venerdì 14 settembre 2012

€uropa: lenta agonia per dissanguamento.


Di Zoltan Zigedy (Marxist Leninism Today)




Molti economisti liberali e persino radicali hanno ventilato la prospettiva di una "doppia recessione". Con la frase "double-dip" (doppio calo), si riferiscono a una ripetizione del drastico rallentamento della crescita visto in quasi tutti i paesi del mondo nel 2008-2009.

La possibilità di una ripetizione, una contrazione violenta dell'attività economica, incombe sull'economia globale mentre sta ancora tentando di riprendersi - barcollando e vacillando - dallo shock di tre anni fa.

Dal momento che l'economia capitalistica deve ancora rimediare alle contraddizioni profonde che hanno prodotto la crisi, la possibilità di un altro forte calo non può essere esclusa.

Tuttavia, è probabile che un esito ancora peggiore sia in agguato. Infatti, la diagnosi economica è così terribile che una flessione drammatica sarebbe gradita in alcuni ambienti come un allentamento delle enormi pressioni che incidono sulle economie del mondo. Tale flessione, distruggendo la ricchezza reale e quella nominale, consolidando i mezzi produttivi, e tragicamente devastando il tenore di vita, potrebbe concedere al capitalismo un po' di respiro e anche costringere chi prende le decisioni politiche a ripensare la tabella di marcia per andare avanti.

Chiaramente, gli economisti e i politici hanno imparato poco o nulla dal dramma 2008-2009. Nonostante la tanto acclamata "morte" del neo-liberismo celebrata nel momento peggiore della crisi da liberali come Paul Krugman e Robert Reich, l'ideologia pre-crisi della sovranità del mercato, del governo minimo e dei piccoli aggiustamenti alla valuta, regna ancora sovrana. Ciò che i policy makers hanno imparato è di incoraggiare le banche centrali ad amministrare una trasfusione monetaria preventiva al primo segnale di recessione.

Anche se questo non ha ancora fermato l'emorragia, ha evitato che il paziente morisse dissanguato.

Al posto della temuta recessione "double dip", è possibile che succederà qualcosa di peggiore: un rallentamento lacerante, una stagnazione insostenibile, una specie di morte economica causata da mille tagli [riferimento a un sistema di tortura dell'antica Cina; l'espressione ha anche il significato di cambiamento negativo che avviene lentamente per piccoli incrementi in modo da apparire normale e accettabile, ndt].

Se i cani da guardia economici sono stati colti di sorpresa nel 2008, fiduciosi che il capitalismo avrebbe continuato a mostrare capacità di recupero e di continua crescita, quelli che oggi dettano le politiche economiche sono diffidenti nei confronti di un simile "momento Lehman", in cui i mercati si bloccano, la fiducia precipita e la paura tiene in pugno tutta l'attività economica.

Così, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, resta vigile sull'uscio, guardando intensamente intorno a sé per individuare qualsiasi intruso economico, ma senza alcuna garanzia di avere armi per respingerlo. Questa vigilanza è particolarmente acuta in un anno di elezioni, quando nessuno zar economico vuole dare l'impressione di poter influenzare il risultato delle elezioni.

La mitologia popolare, molti economisti e troppi marxisti descrivono la crisi economica solo come una grande onda d'urto che manda la vita economica nel caos. Certamente il panico del 1929 ha radicato questa immagine. Ma questa immagine è una caricatura del decennio della Grande Depressione in cui il declino e accenni di ripresa debole e parziale venivano interrotti dai preparativi della seconda guerra mondiale.

La crisi di oggi rispecchia tale evento in molti modi, ma presenta anche delle sue caratteristiche uniche. Alcune delle differenze sono particolarmente minacciose.

Segnali di declino

Il declino economico che ho identificato e previsto nel mio post di gennaio, facendo il punto della situazione, non accenna a diminuire. Il rallentamento della crescita del prodotto interno lordo statunitense ha persistito per tutto il secondo trimestre [di quest'anno]. La crescita nell'eurozona è persino diventata negativa, in particolare nei paesi del Sud Europa. Il crollo della domanda in quest'area critica ha rallentato l'intera economia mondiale, anche nei paesi dei mercati emergenti che in passato erano in rapida crescita: la Cina, il Brasile, l'India e la Russia. La prospettiva di crescita economica globale è scarsa, la stagnazione probabile, una ritirata altamente possibile.

Negli Stati Uniti, gli indicatori chiave dal punto di vista capitalistico - profitti e produttività - hanno vacillato nella prima metà del 2012. Il momento di crescita della produttività che è il risultato della dura disciplina imposta dalla disoccupazione, dalla contrazione dei salari e dei benefit e dalla intensificazione del lavoro nel momento in cui la crisi ha raggiunto l'apice, ha prodotto un aumento altrettanto significativo nei guadagni e nel margine di profitto della classe capitalista.

Per il capitalista, questo era un segnale di "recupero", anche se lo era solo per i pezzi grossi. Oggi lo slancio generato da quella intensificazione dello sfruttamento si è dissolto: i profitti e la crescita della produttività stanno di nuovo rallentando. Il sistema non può funzionare per i capitalisti se questi parametri non dimostrano una crescita sana e, quindi, il declino sistemico diventa nuovamente un problema per la classe capitalista.

Il fronte europeo della crisi globale continua a deteriorarsi, ma ad un ritmo più veloce. La crescita del PIL è negativa in quasi tutta l'eurozona e i trafficanti del credito continuano la loro aggressione contro i tassi di interesse delle obbligazioni, sia mettendo alla stretta i debitori sovrani che pretendendo pagamenti di interessi sempre più alti. Le economie nazionali più vulnerabili si trovano in una crisi perversa "a forbice", tra la fuga dei loro debiti e la necessità di stimolare la crescita economica.

La Repubblica Popolare Cinese, la seconda economia più grande del mondo, è stata colpita dal rallentamento dell'economia mondiale, trascinando le sue prospettive di crescita verso il basso. Quasi tutti gli indici economici della RPC sono inferiori a quelli dello stesso periodo di un anno fa. Mentre il consumo interno è in crescita, ma non al ritmo impressionante di un anno fa, né con lo stesso equilibrio del 2011. Inoltre, il credito bancario inesigibile è alto, i profitti del settore privato sono in calo e il credito ha subito un rallentamento.

Anche in altri mercati emergenti, in passato fiorenti, l'economia sta rallentando.

Naturalmente i freddi dati economici mascherano i costi umani della crisi economica: letteralmente una morte causata dai tagli ripetuti. La disoccupazione, la precarietà, la stagnazione e il declino dei salari, i tagli dei benefici e gli aumenti dei prezzi, i pignoramenti immobiliari, la perdita di copertura assistenza sanitaria e una miriade di altri colpi stanno dissanguando tutti coloro che non hanno ricchezza e potere.

Paralisi Politica

In primo luogo è stata la sfida del socialismo. L'isolamento dal mercato capitalista e i successi del riallineamento agricolo, l'industrializzazione e la pianificazione hanno consentito all'unico stato socialista, l'Unione Sovietica, di rimanere immune alla crisi e godere di una crescita e uno sviluppo senza precedenti nel XX secolo.

In particolare in Europa, l'appello del socialismo e l'attrazione dei partiti comunisti sono aumentati notevolmente, soprattutto in paesi politicamente instabili come l'Italia, la Germania e la Spagna.

In risposta, il nazionalismo rabbioso, l'anticomunismo fanatico e uno stato corporativista insieme, hanno creato una nuova forma di dominio capitalista: il fascismo. La forza trainante dietro l'ascesa del fascismo, suo principale obbiettivo, era la distruzione della sinistra comunista; era in essenza un movimento controrivoluzionario. La risposta del fascismo alla crisi economica è stata la militarizzazione, la guerra, una mentalità collettiva tribale e lo smantellamento del sistema parlamentare. E' sorto in un contesto storico, un momento storico unico nel suo genere.

Anche se raramente riconosciuto negli studi accademici, il fascismo ha messo profonde radici in altri paesi con importanti movimenti di sinistra che coinvolgevano la classe operaia e i contadini, paesi come la Polonia, la Romania, la Finlandia e l'Ungheria. Altrettanto trascurato dagli storici è la caratteristica essenziale dell'anticomunismo, la caratteristica che genera e anima il fascismo ovunque esso riappare.

Molti indicano il New Deal statunitense come una terza via e una risposta meno radicale al comunismo, un moderato e modesto programma socialdemocratico che era iniziato come un approccio quasi corporativista (la National Recovery Administration) e si è trasformato in un progetto di assistenza e di creazione di posti di lavoro spinto dal settore pubblico. Il fatto che abbia portato sollievo a milioni di persone che altrimenti avrebbero sofferto inutilmente è indiscutibile. Che non abbia "risolto" la crisi del capitalismo è altrettanto indiscutibile. Come accadde per il governo del Partito Conservatore britannico dell'epoca, l'economia è andata avanti barcollando fino a che la guerra e le spese militari non hanno definitivamente risolto la crisi economica.

Oggi le élite che detengono il potere, i partiti politici e gli opinionisti mediatici non hanno nessun approccio nuovo, nessun programma nuovo per affrontare le sfide economiche sempre più minacciose. Sono un misto di compiacimento imbarazzante e una quasi religiosa devozione al dogma neoliberista. Anche coloro che sostengono un modello provvisorio di crescita ed elementi di assistenza per mezzo di uno stato sociale, sono molto lontane dall'affrontare la gravità di questa crisi e le carenze sistemiche che l'hanno creata.

Dai fanatici e austeri fautori del mercato, come Paul Ryan e Angela Merkel, ai loro omologhi più umani, flessibili e riformisti, come Paul Krugman e Francois Hollande, tutti condividono la convinzione che la proprietà privata e il mercato sono indispensabili per lo sviluppo economico e la crescita.

Tutti credono che abbiamo gli strumenti per portare l'economia globale ai livelli raggiunti prima del 2007; l'unico elemento che li distingue è quali strumenti adoperare. Anche la visione miticizzata del New Deal e dello Stato timoniere, con un capitalismo dal volto umano, è oltre l'immaginazione dei nostri leader contemporanei.

In attesa delle elezioni di novembre negli Stati Uniti, i due partiti si sforzano di aizzare le loro rispettive basi con prevedibili richiami retorici. I democratici sperano di convincere l'elettorato che l'economia è sulla via della ripresa o, se gli elettori non crederanno a questa menzogna, sosterranno che è l'intransigenza repubblicana che ostacola la ripresa. I repubblicani, invece, vogliono far credere che è la spesa imprudente da parte del Partito Democratico che costituisce un impedimento alla ripresa o, se gli elettori non vi crederanno, affermeranno che ritornare al sistema aureo rimetterà il capitalismo sui binari giusti!

Risponde al campanello per la sinistra, la solita ciurma eterogenea che agita lo spettro del fascismo e la bandiera del male minore. Non importa l'assenza di una minaccia comunista che stimoli il fascismo; non importa che il male minore della scorsa stagione si sia trasformato nel male peggiore di questa stagione. Mentre nel corso di diversi decenni, il centro si stia spostando inesorabilmente verso destra, la sinistra istituzionale costituita da gruppi di esperti, riviste, dalla burocrazia sindacale e dalle ONG, conosce una sola risposta: votare per i democratici!

In Francia, i cittadini stanno vivendo un momento di déjà vu: François Hollande è Barack Obama con un accento francese, promettendo un cambiamento e già seminando delusione. I suoi consiglieri economici incessantemente ricordano all'elettorato la crisi del disavanzo, presagio di nuove delusioni in futuro.

Solo in Grecia c'è una "minaccia" comunista e solo in Grecia c'è davvero una minaccia fascista incarnata nel movimento Alba dorata. I comunisti greci - il KKE - ha presentato un programma rivoluzionario per la rinascita della Grecia, un programma che è sostenuto da un partito di massa ed è unico in Europa. La sinistra "ABC" (Anything But Communism, ossia tutto tranne il comunismo) è rappresentata in Grecia da SYRIZA, una alternativa popolare che offre l'illusione di una militanza senza alcun sacrificio rivoluzionario.

L'attuale leadership della Cina Popolare sembra decisa a smantellare alcune delle garanzie socialiste che proteggevano il paese dalla grave recessione del 2008-2009. Da un lato, si invita un rischio maggiore, riducendo il semi-monopolio dello stato nel settore bancario. D'altra parte, contano soprattutto sulla manipolazione del mercato del credito, piuttosto che su una pianificazione prudente e equilibrata per stimolare la crescita.

Di conseguenza, c'è disordine in iniziative di investimento: progetti non finiti, sprechi, duplicazioni, ecc. Mentre vi è stato uno spostamento deciso verso la crescita dei consumi interni, il tasso di crescita è rallentato notevolmente dopo l'inizio dell'anno. Il recente e palese colpo simbolico alla sinistra del Partito, lascia molte preoccupazioni su quale strada intraprenderà la Repubblica Popolare Cinese e la capacità della Cina di far ripartire l'economia globale.

In breve, le élite al potere in tutto il mondo offrono solo soluzioni stantie e già screditate. Rimangono intrappolate nel pensiero economico che ha dominato il periodo prima della crisi. Né l'audacia né lo spirito di sperimentazione che ha caratterizzato l'amministrazione Roosevelt è ancora emerso, un livello di risposta che potrebbe almeno attenuare il costo umano del declino economico.

Anche la minaccia che potremmo cadere da una "scogliera fiscale", ventilata dal presidente della Federal Reserve e dall'Ufficio per il Bilancio del Congresso statunitense non porta nuove idee o a un ripensamento.

Alcuni vedono questo comportamento come irrazionale da parte dei governanti, ma non riescono a capire che negli ultimi anni le élite hanno sofferto poco: i profitti sono rimbalzati significativamente dopo 2008-2009. E le élite hanno tutte le ragioni di credere, nonostante l'attuale allarme rispetto agli utili, che possono continuare a rattoppare i meccanismi per ottenere profitti e andare avanti grazie alla propensione delle vittime della crisi di lasciarsi sacrificare.

Forse hanno ragione, ma le masse stanno andando verso una lenta agonia per dissanguamento causato dai tagli; la stragrande maggioranza, come ha fatto nel corso degli ultimi quattro anni, pagherà un prezzo enorme per garantire la salute e la redditività del capitalismo monopolistico.

La crisi non accenna a diminuire. L'unica domanda è: chi pagherà per la distruzione che lascerà dietro di sé? Le classi dirigenti esigono che i lavoratori - le masse - paghino per consentire al capitalismo di diventare di nuovo sano e in grado di generare profitti. Non hanno bisogno di nuove idee o nuovi programmi per raggiungere tale risultato.

Ma noi, gli altri, abbiamo un disperato bisogno di idee che ci permettano di uscire dalla crisi e dalla tirannia del capitale monopolistico.

Il socialismo risponderebbe alla chiamata.


Fonte: http://mltoday.com/subject-areas/commentary/death-by-a-thousand-cuts-1475.html
Traduzione a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


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