sabato 29 settembre 2012

Un'App per scendere dal letto.




C'è qualcosa di profondamente strano in quello che succede. Come se ci fosse una distorsione della realtà talmente potente da rendere incapaci le persone di comprendere quello che ci circonda.
Qualcuno in un film bellissimo, l'ha chiamata la Matrix.
L'inganno. La mistificazione.
L'irrealtà che diventa realtà attraverso uno schermo televisivo, un monitor, il display di un cellulare ultramoderno.
Ed è così che folle impensabili (non per il numero, bensì per il contesto), si ritrovano a fare la fila, di notte, per acquistare l'iPhone 5. Prodotto di punta dell'ultratecnologica “mela morsa”.
Ed è così che nello sciopero contro la modifica dell'articolo 18 si ritrovano in piazza 40.000 manifestanti, e solo qualche giorno dopo 400.000 per lo scudetto della Juventus. In un rapporto di 1:10.
Assurdo no?
O forse no.
Perchè probabilmente “tutta” questa crisi non c'è. E forse allora aveva ragione Tremonti. E forse aveva ragione Berlusconi, quando parlava dei ristoranti pieni.
Giri e trovi i locali ancora pieni di gente. Paesi che sperperano decine di migliaia di euro in un mese per festeggiare, per pagare gruppi, cantanti, artisti, fuochi d'artificio.
E poi vedi le file davanti agli Apple Store.
Gli Store. I modernissimi Store. Che solo a pronunciarli ti metti imbarazzo ad entrare.
E ti convinci che allora, dai, dai ce la possiamo fare! Non ci vuole molto. Dobbiamo sperare. Tutto ritornerà come prima, dove saremo liberi di continuare a comprare vaccate.
La finzione delle notizie, delle testimonianze, dei filmati, la manipolazione delle immagini di lontani teatri di guerra, ma così lontani che il “tanto da noi non succederà mai” ci consola a tal punto da farci sfuggire dettagli che sarebbero fondamentali. Ed ora, dopo anni di bombardamento mediatico, di rincoglionimento generale, subìto ma voluto, ampiamente voluto, anche quando ci ripropongono la stessa immagine toccante per una notizia sull'Iraq e un'altra (dopo molto tempo) sulla Siria, chi vuoi che se ne accorga? Se nessuno dice niente, nel mondo dell'informazione, chi vuoi che se accorga?
E in questa finzione cinematografica che è la realtà che ci circonda, in molti, perdiamo la capacità di riconoscerci l'un l'altro, attratti dalle luci scintillanti della tecnologia moderna.
La cosa più triste è che ci saranno ragazzi, giovani, meno giovani, che per comprare l'ultimo iPhone faranno le rate, anche se hanno uno stipendiuccio da call-center, magari con la busta paga (o la pensione) di papà. Quanti ce ne saranno che pur di acquistare le meraviglie di questo telefono che non è più un telefono, ma, dicono, un'esperienza, rinunceranno ad un'altra cosa più importante?
Ma, in definitiva, cos'è veramente importante?
Eppure è così che va.
Finchè una parte dei redditi continuerà a circolare, il sommerso darà il suo ausilio, i doppi lavori daranno possibilità, le pensioni e soprattutto i pensionati reggeranno, il popolino, quello disprezzato, forse perchè a volte pusillanime a volte perchè ipocrita e invidioso, altre volte solo perchè non si ha un cazzo da dire, quella gente avrà di che spendere, illudersi, continuare a tirare. E dopo?
E quando il peso della disoccupazione comincerà a premere sempre di più?
Chi, in questo momento, ha DAVVERO una ricetta per l'occupazione? O quanto meno per il rilancio dei consumi? O cosa ancor più assurda, per gli investimenti?
Poi però scopriamo che c'è una profonda responsabilità della società italiana in quello che sta succedendo! E' inutile starnazzare contro i politici e le loro ruberie!
Cosa ci aspettavamo? Chi avrebbe dovuto vigilare sulle porcherie della politica? Chi si è fatto sottomettere al ricatto della promessa di un posto? Al vincolo del “favore”?
E poi quando ci hanno fatto credere, che la scalata sociale non solo era possibile per tutti, ma necessaria, cosa abbiamo fatto? Ci siamo iscritti in massa all'università, nella speranza di diventare qualcuno, perchè avere il titolo di studio incorniciato ti fa essere un uomo migliore a prescindere. La fregatura è stata che non ci avevano detto che la scuola non ci avrebbe aiutato in alcun modo a selezionare le nostre attitudini e garantirci le scelte più ponderate nel prosieguo del nostro percorso formativo. Perchè o avevi una famiglia con una certa esperienza, o t'arrangiavi.
E ora migliaia e migliaia di ragazzi vagano con o senza il titolo di studio universitario, sicuramente senza un futuro.
La nuova frontiera per questa pletora di giovani ormai più non troppo in forma, è il lavoro sottopagato.
Alternative?
O ti aiutano in famiglia, o non hai un cazzo.
E allora l'iPhone?
L'iPhone è il feticcio, è l'aspirazione, è lo status symbol del momento. E' l'orologio d'oro degli anni '80. E' lo si vuole (e molti si convincono assolutamente del contrario) non perchè piaccia davvero, ma perchè consente di “entrare” nel mondo dove “circola il denaro”. Nella piccola stanza del potere, nel salotto buono dei poveri, nel circolo elitario della libreria di fine '800 di una città senza importanza.
E non importa la reale utilità di quello che compriamo. L'importanza reale è data dal vantaggio sociale dell'emulazione. Perchè ad essere anticonformisti ci voglion le palle.
E poi ci ritroviamo ad un tavolo dove dopo un po' già due quinti dei presenti sono ipnotizzati dalle mollicce carezze da indice sul piccolo schermo a cristalli liquidi.
Con quella presenza-assenza non tanto snervante, quanto incomprensibile.
Cosa sarà?
Cosa rende così indispensabile l'inutile?
Molti giù a dire, si, ma sai, per lavoro è utilissimo. “In ogni cosa che fai durante la giornata, credimi, può ritornarti utile. Ha migliaia di applicazioni!”. E così per risolvere i problemi quotidiani diventa quasi imprescindibile.
Ma mi domando: un telefono del genere sarà davvero (o è già) capace di sostituirsi a carta e penna come fece a suo tempo la calcolatrice per far di conto?
Sarà davvero una rivoluzione?
Probabilmente in un mondo sempre più integrato via web, avrà vantaggi enormi!
Allora perchè lo vedo così lontano? Perchè immagino questo mondo così distante? Questo frenetico mondo sfavillante di luci e vetrine, di rumore di tasti, di sussurri velati nei caffè di una città caotica, questo mondo di contatti virtuali, di strette di mano per email, di messaggi d'amore scritti in un bit, di fotografie che non sbiadiranno mai, perchè non lo vedo?
Sono davvero così tradizionalista?
Mi diranno, no, invidioso!
E mi domando ancora: ma ci sarà posto per tutti?
Chi porterà il caffè?
Ma se non riusciamo a gestire nemmeno i rifiuti, tanto da morirne di cancro come mosche, possiamo aspirare a cosa?
Al sabato sera in disco... alla pizza con gli amici... al film in pantofole... alla gita fuori porta...
Avremo ancora voglia di farlo?
O fingeremo di trovare risposta in qualcosa che ci sorride da uno schermino a cristalli liquidi?
Davvero una generazione X. Quella che si è fottuta il futuro per una X su una scheda elettorale.
Non è quella del posto fisso. Nè quella delle droghe. Nè quella del matrimonio.
Non lo sarà certo delle pensioni.
Chi vivrà di noi, con l'iPhone ultimo modello in tasca, dopo i settant'anni?
Troveremo un'applicazione che ci dirà come scendere dal letto?
Non lo so.
Sono molto confuso.
Probabilmente sono domande stupide. O forse domande che in molti si fanno. Ma qualcuno si è dato una risposta.
Forse oggi, in questa vita o nell'altra, non lo so.

(Francesco Salistrari)

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