giovedì 13 settembre 2012

L'Europa va alle armi.


di Sergio Cararo – Contropiano -
I “gendarmi” dell’Unione Europea e il “capitalismo dal volto umano”
 Dopo aver stabilizzato l’euro servono le armi e una politica militare comune. Per farsi sentire nella competizione globale, ma anche per mettere in riga i “riottosi” che contestano le misure antipopolari. L’Unione Europea del XXI Secolo non sarà più il “capitalismo dal volto umano” impropriamente ritenuto in questi decenni.
“Accertato che l’euro è un processo irreversibile, credo sia necessario rafforzarlo con un salto di qualita’ e rivalutare quella visione politica di chi ha voluto e perseguito l’ideale europeo. E di quella visione politica è a mio avviso componente indispensabile la dimensione di difesa e sicurezza” lo afferma oggi il Ministro della Difesa del governo Monti, Giampaolo Di Paola, in una lettera pubblicata dal ”Corriere della Sera”, nella quale sottolinea quanto sia importante ”un’Unione della difesa per la sicurezza della Ue”.
Il ministro intervenendo su una questione sollevata ieri da un’ampia analisi di Massimo Franco sempre sul Corriere [1], mette i piedi nel piatto: “Credo che sia giunto il momento di alzare lo sguardo verso una riflessione più profonda sul ruolo della costruzione europea”. L’Europa, dice il ministro, è come ”un condominio di 27 piani con una scala in comune, quella monetaria”, che ”ha bisogno di un tetto che protegga la costruzione e la difenda dalle avversita”’. Il tetto è ”rappresentato da una Unione della difesa come parte del processo, una componente importante dell’Unione politica”. E ”il governo si sta muovendo in questa direzione”.
Il ministro Di Paola (non certo casualmente ex comandante della Nato) indica le priorità sulla riorganizzazione delle forze armate italiane per renderle più funzionali agli standard e alle missioni della Nato, ma soprattutto porta alla luce un ulteriore passaggio in corso nella formazione di una “Europa politica” che dopo aver stabilizzato la propria moneta unica e i meccanismi decisionali in termini di bilancio e finanziari, deve dotarsi di un apparato militare che ne certifichi e imponga gli interessi strategici nella competizione globale con gli Usa e i Brics.
Nulla avviene per caso. Ieri il Corriere della Sera aveva occupato un’intera pagina con una analisi che segnalava le preoccupazioni della Nato per eventuali rischi di instabilità in Europa dovuti ai problemi economici interni. L’Unione Europea non può permettersi di tagliare o risparmiare sulle spese militari e le ambizioni geopolitiche. Lo “spread strategico” è stato definito quello che appare come una asimmetria che va assolutamente raddrizzata.
Ad esempio una caduta della Grecia, la piccola Grecia da mesi sull’orlo del fallimento, viene considerata “più pericolosa di quella di un Portogallo e di un’Irlanda, nazioni saldamente incapsulate nella geografia occidentale”. La catastrofe economica sarebbe accompagnata e aggravata da una destabilizzazione regionale. “La bancarotta del governo di Atene avverrebbe infatti in un contesto di inimicizia nei confronti della Germania, la più tenace nel centellinare gli aiuti. E questo avrebbe una serie di effetti collaterali in tutta l’area compresa fra l’Egeo e i Balcani. «Si chiuderebbero le prospettive a breve e medio termine di un ingresso di Serbia e Montenegro nell’Ue», ha scritto sulla rivista SurvivalFrancois Heisburgpresidente dell’IISS, l’International Institute for Strategic Studies di Londra e della Fondazione per la ricerca strategica di Ginevra.
Anche le rigidità sulla concessione di prestiti da parte delle istituzioni finanziarie europee ai paesi della periferia della Ue viene valutata con una certa preoccupazione. Un caso tra questi è quello di Cipro. A giugno, il governo di Cipro ha chiesto infatti un prestito di 5 miliardi di euro alla Russia e non alla Ue per tirarsi fuori dai guai almeno a breve termine, “a Bruxelles ci si è chiesti perché non si fosse rivolto all’Unione Europea. Era chiaro che i vincoli chiesti dalla Commissione e dalla Bce costituivano un ostacolo. Ma era altrettanto evidente che quella mossa poteva segnare l’inizio di una penetrazione strategica della Russia”. Non solo, le politiche di riduzione delle spese militari nei paesi europei vengono vissute come una jattura da evitare da diversi analisti. “Un capitolo della «sfida dell’austerità» viene analizzata in un rapporto della Rand Corporation riguarda proprio la Nato. Gli autori John Gordon, Stuart Johnson, Stephen Larrabee e Peter Wilson, ritengono che questi tagli “mostrano un indebolimento inesorabile e inevitabile dal punto di vista della proiezione internazionale dell’Europa; di più, dell’intero Occidente”.
Ma se sul piano delle ambizioni e della proiezione internazionale l’Unione Europea sembra aver avviato solo recentemente una definizione strategica, sul piano del “fronte interno” contro lavoratori, movimenti sociali, oppositori alle misure antipopolari e ai diktat della Bce, le cose sono andate molto più avanti. Da sempre regolare i conti e tenere sotto controllo i propri cittadini è la prima preoccupazione di chi magari pensa di andare a imporre regole sui prestiti o royalties più vantaggiose sui rifornimenti energetici ad altri popoli. È il caso della Eurogendfor, la gendarmeriaeuropea di cui Contropiano si è già occupato in altre occasioni, un apparato di polizia europeo con pieni poteri e con target espliciti sul “fronte interno”.
Non ci vorrà molto per vedere i droni o i marines “europei” fare esattamente quello che fanno quelli statunitensi. Nel frattempo abbiamo già cominciato a vedere in azioni i gendarmi “europei” nelle nostre piazze, strade, abitazioni. Per molti anni, troppi a nostro avviso, ci è trastullati con l’idea che l’Unione Europea sarebbe stato un “capitalismo dal volto umano”, non è così, non poteva esserlo.
(11 settembre 2012)
Note:
[1] Così la crisi della moneta mette a rischio la sicurezza, Massimo Franco – Corriere della Sera, lunedì 10 Settembre 2012.

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