venerdì 28 dicembre 2012

L'eccidio dei bambini.


di Francesco Salistrari.

Ma che fine abbiamo fatto tutti?
Dove ci siamo rannicchiati?
Dove sono i nostri sguardi incantati?
Non posso, non voglio credere che i bambini che eravamo siano stati cancellati via, come con un colpo di spugna.
Non posso accettare che siamo stati resi orfani di noi stessi.
Ma da cosa?
Cosa, cosa, ci ha disumanizzati a tal punto da non essere più in grado di commuoverci della bellezza del mondo, accontentandoci al massimo di guardarla attraverso immagini scolorite, atone, morte, illusioni che si mascherano da realtà, nei nostri televisori? Cosa ci ha reso insensibili alla maestosità di un albero, a quella degli occhi di un cervo, dei fili d'erba, all'immensità del cielo, alla limpidezza di un fiumiciattolo, alla coda guizzante di un pesce, al ronfare tranquillo di un gatto? Cosa ci ha ridotto a fotocopie ingiallite di noi stessi?
Abbiamo perso i nostri occhi. Accecati dallo scintillio delle illuminazioni delle città, la stessa luce che ci nega la vista di un cielo di notte e cresciamo senza aver mai guardato le stelle, sempre a capo chino, persi in un camminare che non è tale, ma è solo un vagare, è solo un mettere una gamba dietro l'altra, senza un vero scopo.
Abbiamo perso la capacità di farci domande, di ricercare il senso dell'esistenza, rannicchiandoci in un anfratto buio fatto di contabilità e carta straccia.
Abbiamo perso la vista. E i nostri occhi, muti, restano impassibili, vitrei, di fronte a ciò che vediamo. E la loro indifferenza è un coltello che rimesta nelle nostre piaghe, nelle ferite purulente che infliggiamo al mondo, a noi stessi, alla nostra carne, insensibili, in una bolgia di malati di CIPA.
La nostra malattia è grave. Probabilmente irreversibile, perchè incosciente.
Facciamo le nostre cose con noncuranza, senza il benchè minimo sentore di quello che significa, senza comprendere, senza affannarci a cercarne il senso. E perdiamo noi stessi in un pacco di rifiuti.
Siamo fazzoletti usati che svolazzano.
Ed è terrificante scorgere negli occhi delle persone la più completa inconsapevolezza, la freddezza, l'indifferenza, incapaci ormai di provare dolore.
Scortichiamo questo tronco d'albero, stuprandone la corteccia, senza esser capaci di avvertirne lo strazio, senza riuscire a vedere le lacrime dell'albero, senza comprendere che quella corteccia siamo noi stessi.
Dove, dove siamo andati a finire?
Dov'è finita la gioia di guardare un uccello volare? Dov'è finito il nostro disincanto? Dov'è finita quell'attesa meravigliosa che precede un regalo? Dove, quegli occhi scintillanti di vita? Dove, quelle mani desiderose di toccare, di scoprire, si sentire?
Cosa ci è successo?
Perchè ci siamo fatti questo?
Come abbiamo potuto permettere che i bambini che eravamo, venissero massacrati?
Chiudo gli occhi, adesso, e piango...
piango...
come il bambino che ero...
come il bambino che vorrei essere ancora...
piango...
perchè piangere non è aver paura...

7 commenti:

  1. Piangere non è aver paura....
    Bellissimo pezzo Francesco

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  2. Concordo pezzo veramente bellissimo, per certi versi vi è una categoria di persone che sono un po' i "bambini sperduti" dell'isola che non c'è, me compresa , quei bambini rimasti intrapolati laggiù perchè il mondo non li vuole ed essi si rifiutano di ritornare in un mondo che non li accetta,questo è il mondo degli Adulti(non saggi)della razionalità a tutti i costi, del cinismo,del materialismo, un mondo che uccide "il bambino interiore" già dal primo vagito e proseguendo l'opera in famiglia,a scuola,e in seguito nel mondo del lavoro...ma ne sono certa, ancora tutto non è perduto.

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    1. Grazie Carola.... eh si, non tutto è perduto, ma come si fa a recuperarlo? Come si fa a riaprire gli occhi sulle cose del mondo?
      Ti spedisco un abbraccio, piccolo, da bambino...

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  3. Non tutto è perduto...perchè tutto e ciclico
    Non tutto è perduto ma il prezzo sarà un azzeramento totale e resteremo orfani di tutto
    Francesco non vi è nulla che si possa recuperare e costruire su fondamenta ormai fatiscenti ma solo un nuovo da costruire, recuperando una "scienza e una saggezza" antica anche se nuovo e antico appaiono come l'antitesi l'uno dell'altro.
    Vedo gente ,sento gente...non siamo in pochi ad andare verso la ricerca di qualcosa di perduto e a sentire il bisogno di fare un passo indietro verso l'attuale presente ed uno avanti verso valori,sentimenti,origini...ci sentiamo vuoti e soli,eppure a volte felicemente incontro persone che vanno nella mia direzione e questo mi fa dire non tutto è perduto.
    Grazie dell'abbraccio, credo che sia uno dei più belli che ultimamente abbia ricevuto anche se virtuale.
    Un abbraccio

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    1. Sono sempre io Carola :-), mi sono accorta dopo di averti scritto con l'account di google

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    2. Ciao Carolina.... grazie a te delle parole, di esser riuscita a cogliere il senso delle mie parole, buttate lì, pensieri galleggianti nel web, lasciati in attesa che qualcuno li cogliesse.
      Grazie.
      Ti abbraccio e ti auguro un buon anno.... ne abbiamo tutti davvero bisogno.
      A presto

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  4. Questo grido disperato mi ha commosso......segno che, forse, non mi sono perso del tutto.
    Grazie.

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