domenica 9 settembre 2012

E' giusto pensar male dei Gay.


E' giusto pensar male dei gay.
Penso sia naturale, no?
Incontrare una persona del genere, e non appena incontrata e “riconosciuta” cominciare a pensare alle sue devianze sessuali, allo schifo di immaginarlo a letto con un altro uomo, i corpi sudati in un amplesso ignominioso. E' naturale farlo. Com'è naturale incontrare un qualunque eterosessuale e non appena conosciuto pensare alla sua sfera sessuale, non certo a quello che ci sta dicendo, a quello che la sua vita ci racconta, a quello che ci comunicano i suoi occhi, alle vibrazioni della sua anima che riceviamo inconsapevoli. Niente di tutto questo. Il nostro pensiero va al sesso.
Ma forse, forse, non è così. Forse non ci interessa immaginare la sfera sessuale di un etero, perchè non c'è nulla di nuovo, non c'è niente di strano, niente di cui discutere. Perchè è la diversità a confonderci e ad attirarci, a farci paura, in un elastico emotivo incomprensibile, eppur presente.
Dunque è un problema solo dei gay. Sono loro che con la loro storia, il loro modo di atteggiarsi fuori dalle righe, il loro senso estetico, la loro sensibilità femminea, a procurarci una automatica propensione a fermare la nostra attenzione sulla loro sfera sessuale. E come per magia sparisce la persona e a rimanere è solo il suo perverso senso sessuale.
Ed è una distorsione profonda del modo in cui ci si rapporta alle persone, inevitabile.
Perchè è colpa dei gay. Del loro essere. Delle loro perverse voglie.
Ma anche del fatto che in qualche modo ci minacciano. Ci oltraggiano. Ci mettono sotto accusa.
E la minaccia è tanto più reale quanto più esista la possibilità che loro siano attratti da noi e dalla nostra carica sessuale.
E' un po' così che succede, nell'ambito eterosessuale, tra uomo e donna. La diversità della donna, la sua carica attrattiva, il suo modo di fare, a volte possono intimorirci ed è naturale trovarsi di fronte una donna e pensare al sesso, soprattutto se si tratta di una bella donna.
E' una cosa da uomini. E considerando uomini i gay, abbiamo timore delle loro reazioni, vergogna dei loro pensieri, disgusto di quello che potrebbe succedere.
Così li evitiamo, li etichettiamo e li mettiamo lì, nel loro angolino, nel loro mondo, distaccato dal nostro.
E non ci interessa sapere cosa pensano, cosa provano. Perchè possono pensare e provare ciò che vogliono, l'importante è che noi non ne facciamo parte.
E' giusto pensar male dei gay.
Perchè abbiamo imparato fin da bambini, all'oratorio come a scuola, per strada come al bar, in casa come in televisione, che essere gay è contro natura. Che il sesso è procreazione e non deve esistere un sesso che va contro natura, anticontraccettivo per costituzione. Semmai abbiamo imparato ad accettare con tanta fatica, la contraccezione consapevole, ma mai potremmo accettare una contraccezione che esiste a prescindere, derivante dalla natura stessa di chi fa sesso. E abbiamo imparato anche a considerare l'omosessualità una malattia, forse fisica, sicuramente dell'anima, uno squilibrio psichico dovuto a qualcosa di innato, forse genetico. E le malattie, anche quelle non contagiose, fanno sempre paura, ribrezzo, forse perchè inconsciamente pensiamo di poter essere contagiati in qualsiasi momento. E se ciò non succede con le persone di famiglia, chè è più ricorrente accettare e convivere con un malato in casa, diventa però difficilissimo con gli estranei. E allora evitiamo di frequentare le “corsie d'ospedale” che frequentano i gay, le loro feste baccanali a prescindere, evitando di entrare a contatto con i germi del loro male.
E' dunque giusto pensar male dei gay.
Eppure è esistito un tempo in cui queste persone non erano discriminate ed anzi le loro pratiche sessuali erano nient'altro che una forma dei costumi del tempo. Nell'antica Grecia, ad esempio, la cultura dominante non solo tollerava i gay, ma non si poneva proprio il problema. Era naturale accettare quella che, appunto, non era considerata una diversità. Come sarebbe naturale accettare una qualsiasi forma diversa di gusto, nell'arte culinaria, nel vestire, nel parlare. Un costume, insomma.
Allora non sempre è stato considerato “contro natura” il sesso omosessuale? Perciò non è una reazione innata. E' qualcosa che ha a che fare con la cultura, con i costumi, con la religione. Che sono creazioni umane, non certo naturali. E sicuramente non eterne.
Allora qualcosa, forse, nel paradigma moderno non torna.
E se andassimo a ricercare le ragioni di questo cambio culturale, lo ritroveremmo nella genesi e nell'affermazione di determinate culture, determinate religioni e in determinate filosofie che nel corso degli ultimi millenni si sono cementate e sono diventate la norma.
Dunque è una norma culturale, non certo naturale.
Allora dovremmo porci alcune domande serie sulla questione.
E' normale pensar male dei gay?
E non dovremmo considerare la nostra avversione semplicemente un giudizio morale indotto?
Non dovremmo saper scorgere la sofferenza inscritta in una discriminazione ingiustificata?
Ma soprattutto un giudizio morale non presupporrebbe un atto introspettivo senza il quale non è possibile emetterlo?
Ah, beh, attenzione! Guardarsi dentro.
Forse è proprio questo il punto.
Forse è proprio questo ciò che ci spaventa di più. Perchè per poter accettare i gay, dovremmo essere in grado di guardarci dentro e forse abbiamo paura di farlo. Di trovare qualcosa che non ci piaccia. Di scovare qualcosa che possa a nostra volta metterci alla gogna morale della società e della sua cultura dominante.
E' normale pensar male dei gay?
Normalità.
Etimologicamente, deriva dal greco ed è una contrazione di "gnòrima", ovvero "che serve a far conoscere".
Da qui, l'aggettivo normale, ovvero "di comune conoscenza".
E la norma, nell'antichità, era anche una squadra utilizzata per misurare gli angoli retti, quindi una regola.
Pensar male dei gay è dunque solo una convenzione.
Che andrebbe semplicemente cambiata.

(Francesco Salistrari)

3 commenti:

  1. Non è pensar male dei gay.Ma è qualcosa che va oltre i gayE' la pressione continua che viene fatta,l'estremizzazione di un fenomeno che è sempre esistito.e soprattutto lo sfruttamento da pare del Sistema per arrivare alla conclusione di un disegno societario messo in atto da tempo.La deriva globale verso la pedoflia che è una delle cose più nauseanti che esistanoE scommetto che pensi che non sia così.Ma è così purtroppo e non è giusto.Se la natura avesse voluto che i bambini nascessero dal rapporto di due persone delle stesso sesso allora cio' sarebbe avvenuto ...........Ma non è così.Quindi voler far apparire normale quello che normale non è,non lo è e basta.I gay esistono da sempre.Ma che rompessero le palle a chi non lo è .O succederà il caos.E la natura avra' di nuovo il sopravvento.
    La natura è natura e distrugge chi va contro natura...........

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  2. Prossimo passaggio: distruzione famiglia e scuola
    Lo scopo è l’omologazione globale: cancellare le differenze, le diversità per renderci tutti uguali. Demolire tutte le identità sociali, religiose, politiche, culturali e ovviamente anche sessuali.
    Il prossimo passaggio, che sta già avvenendo, sarà la distruzione del concetto di famiglia, perché questa strana e antiquata istituzione è un ostacolo enorme.
    Un uomo privo di valori e senza punti di riferimento è un uomo in balia degli eventi e quindi malleabile e manipolabile a proprio (loro) piacimento.
    Una raccomandazione del 2010 del “Comitato dei Ministri Europeo” invita ad introdurre nelle scuole appositi momenti di “sensibilizzazione” degli studenti sulle tematiche della “discriminazione” verso i gay e le lesbiche.
    In Francia addirittura nell’anno accademico 2013/2014 sarà reso obbligatorio in tutte le scuole di ogni ordine e grado un corso di insegnamento basato sull’ideologia di genere, con lo scopo esplicito di “trasformare la mentalità dei giovani”. Trasformarla in che senso e in che direzione?

    Qui da noi le cose non sono tanto migliori.
    A Venezia gli insegnanti saranno affiancati da controllori chiamati a correggere le espressioni ritenute “discriminatorie”.
    Tale progetto, organizzato dall’Ufficio scolastico territoriale della città lagunare in collaborazione con la Commissione provinciale delle Pari opportunità, ha lo scopo di “promuovere un’educazione oltre gli stereotipi di genere, acquisendo la capacità di coglierli e saper andare oltre”.
    In Veneto, se qualche insegnante vorrà parlare di gay e generi sessuali, potrà farlo soltanto con l’assistenza di un tutor deputato a valutarne le parole onde correggere quelle eventualmente considerate non conformi alla linea di principio antidiscriminatoria.
    Gli organizzatori hanno previsto, per i docenti, un percorso formativo articolato in sei incontri durante i quali “i maestri proveranno a liberarsi dei pregiudizi legati all’identità sessuale e a garantire una migliore offerta didattica ai loro studenti”.
    I maestri delle scuole materne ed elementari di Venezia dovranno quindi abituarsi alla presenza, nelle loro aule, di ben due tutor che dovranno sovrintendere alla loro avvenuta “rieducazione” in tema di “identità di genere, ruolo di genere, identità sessuale e orientamento sessuale” (1).
    Hanno pure iniziato a modificare i termini della lingua italiana, sempre nella direzione del (loro) politicamente corretto. In alcuni comuni italiani nei moduli sono misteriosamente sparite le parole “padre” e madre” per far posto alle parole molto più corrette: “genitore 1”, “genitore 2” o “coppie di fatto”. Il tutto per non discriminare, ovviamente.

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  3. l ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
    L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO) da un po’ di anni ha iniziato ad occuparsi dello sviluppo sessuale dei bambini europei. Chissà come mai…
    In un documento ufficiale, a cura dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA (Federal Centre for Health Education, Centro Federale per l’Educazione e la Salute, Germania) intitolato “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa”, l’ente sovranazionale prescrive alcune cose a dir poco aberranti.
    Il documento in italiano, scaricabile in formato pdf, è stato curato della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica.

    Da 0 a 4 anni l’OMS prescrive l’apprendimento del “godimento e piacere quando giochiamo con il nostro corpo: la masturbazione della prima infanzia”.
    Da 0 a 4 anni è l’età ideale per “la scoperta del corpo e dei genitali”.
    Da 0 a 4 anni è l’età ideale per “esprimere i bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore”.
    Da 0 a 4 anni è l’età ideale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per “consolidare l’identità di genere”.
    Da 4 a 6 anni è l’età ideale per la “masturbazione” e si può tranquillamente: “parlare di argomenti inerenti alla sessualità”.
    Da 4 a 6 anni è l’età ideale per le amicizia e amore “verso persone dello stesso sesso”.
    Da 6 a 9 anni è l’età ideale per conoscere e difendere i “diritti sessuali di bambini e bambine”.
    Da 6 a 9 anni è l’età ideale l’“amicizia e amore verso persone dello stesso sesso”.
    Da 9 a 12 anni è l’età ideale per sapere tutto sulla “riproduzione e pianificazione familiare”, oltreché ai “diversi tipi di contraccettivi” e sui “rischi e conseguenze del sesso non protetto (gravidanze indesiderate)”.(disnformazione .it marcello pamio)

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