martedì 18 settembre 2012

Una nuova "cortina di ferro".


Vorrei fare alcune considerazioni di carattere generale sul vertice di Teheran dei cosiddetti Paesi Non-Allineati. Ho già prodotto la testimonianza di un giornalista indipendente irlandese che ha dato la sua lettura dell'evento (qui), ma credo sia necessario commentare ulteriormente l'evento, che a mio modesto avviso è di importanza geopolitica cruciale.

Innanzitutto partiamo da un FATTO: la maggioranza delle nazioni del mondo si sono schierate a fianco dell'Iran affidando la presidenza triennale del NAM al paese islamico. Questo, aldilà di un attestato di fiducia e una richiesta implicita di sostegno ad un paese indipendente e più forte (parlo dei paesi minori), è un chiarissimo messaggio all'Occidente e alle politiche israeliane.

In primo luogo ciò significa che le affermazioni e i giudizi che vengono dati dall'Occidente, e dai media occidentali in particolare, sul paese mediorientale, sono rifiutate dalla maggioranza della nazioni del mondo. In secondo luogo, ciò significa che i paesi schieratisi a fianco dell'Iran rifiutano qualsiasi politica di aggressione nei confronti del paese islamico. In terzo luogo, significa che tali paesi hanno tutte le intenzioni di tessere rapporti economici e politici con l'Iran anche aggirando le sanzioni dell'ONU.

Il che si traduce in un periodo in cui le tensioni internazionali saranno destinate a crescere.

Aldilà infatti del dato eclatante di come il vertice di Teheran sia stato un successo diplomatico per l'Iran, esso ha sancito uno smacco politico nei confronti dei paesi schierati apertamente contro l'Iran e a fianco di USA e Israele nella lotta all'egemonia iraniana nell'area. Un'egemonia non solo avversata per questioni di immagine, naturalmente, ma per più pragmatiche e puntuali questioni geostrategiche di controllo della zona più ricca di petrolio del mondo. Il controllo dell'area, e quindi il regime-change auspicato per l'Iran così com'è stato per Libia, Iraq e Afghanistan, e quello che si sta tentando anche in Siria, è strumentale alla presa di possesso di quei gangli energetici irrinunciabili da parte di un paese, gli USA (e Israele) per tenere sotto scacco Cina e Russia.

Non è un caso infatti che proprio in questi giorni, e dopo il vertice di Teheran, la Russia abbia annunciato l'intenzione di garantire acquisti illimitati di petrolio alla Cina direttamente con la propria valuta nazionale (yuan). Un fatto rilevantissimo quasi completamente ignorato e non analizzato a fondo per le conseguenze prepotenti che potrebbe avere nei confronti della precaria economia statunitense.

Il tutto complica e, di non poco, la situazione, mentre la palese richiesta da parte del presidente iraniano Aahmadinejad di una chiarificazione dei due paesi maggiori non Occidentali, Cina e Russia, in merito alla loro posizione nei confronti del NAM, ma soprattutto dell'Iran e delle posizioni occidentali in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, è una evidente e incontestabile richiesta da parte dei non-Allineati a scegliere in quale campo stare.

La politica iraniana è abbastanza chiara: ricreare una sorta di nuovi blocchi contrapposti in cui dividere il mondo e ottenere sicurezza per la propria integrità territoriale, economica e politica.
In effetti un cambio di strategia cinese e russa sulla questione darebbe una svolta determinante alla situazione strategica mondiale.

Svolta che però a tutt'oggi manca. E non è nemmeno tanto difficilmente intellegibile la posizione dei due paesi che, probabilmente, sia per interessi economici, sia per diplomazia internazionale, non hanno ancora trovato il coraggio per schierarsi apertamente dalla parte dell'Iran e del NAM.
Resta il fatto che però sia la Russia, ma soprattutto la Cina hanno fortissimi interessi in Iran, la minaccia dei quali ha già spinto i due paesi a forme non ufficiali di collaborazione e di sostegno.

Quello che chiede l'Iran, attraverso l'ottenimento della presidenza del NAM, è che tale collaborazione e sostegno diventino effettivi, dichiarati.

Il mantenimento della pace, dal punto di vista iraniano, risiede precisamente in questo sostegno.
Che non è una semplice dichiarazione ufficiale di collaborazione, ma un esplicito annuncio al mondo occidentale che Cina e Russia, appoggiando il paese islamico, appoggiano anche indirettamente (e direttamente) il PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO.

Aldilà infatti delle dichiarazioni ufficiali iraniane, sono oltremodo convinto che la corsa al nucleare non sia assolutamente mirata al nucleare civile, ma a quello militare, fenomenale deterrente a qualsiasi azione militare nei confronti dell'Iran. E' vitale dunque in questo momento, vista l'accelerazione dell'accerchiamento militare occidentale ed israeliano (è di oggi la notizia della più grande esercitazione militare americana di sempre nel Golfo di Hormuz), che l'Iran prendi tempo. Tutto il tempo necessario. Ed il vertice di Teheran, oltre ad un messaggio politico chiarissimo, è una presa di tempo.

E' chiaro che un palese schierarsi di Cina e Russia a fianco dell'Iran, creerebbe tensioni internazionali con l'Occidente ancora più forti e pericolose, ma fino a che punto i due paesi saranno propensi ad accettare la politica egemonica statunitense?

Quello che mi pare importante rilevare a questo proposito infatti è che a fronte di una crisi economica internazionale che sta facendo sentire i suoi effetti “derivati” anche sulla Cina e sulla Russia, mettendo a rischio previsioni di crescita e piani a lungo termine e, a fronte di una situazione nella quale se, per ipotesi, dovesse crollare l'economia occidentale, una scelta di campo ai due colossi orientali sarebbe obbligata.

Sono molti gli analisti finanziari, gli economisti e le parti politiche in occidente che parlano di imminente collasso generale delle economie occidentali e alcuni movimenti finanziari (di cui ho documentato qui) fanno pensare a questa possibilità in maniera non troppo peregrina.

Il problema, dal punto di vista dell'Iran e di Cina e Russia, è che l'opzione militare americana sarebbe l'unico modo di tenere a freno la dissoluzione economica (e mediaticamente sarebbe anche una giustificazione). Dunque si tratterebbe di scegliere da che parte stare.

Si lascerà che l'Iran (e gli immani interessi che legano l'Iran a Russia e Cina) venga distrutto sulla scorta dell'esempio iracheno? Sarà così “semplice” (più di 2 milioni di morti iracheni, sic) assoggettare un paese organizzato, armato e profondamente orgoglioso come l'Iran?
Cina e Russia decideranno di abbandonare al suo destino (e all'egemonia statunitense ed israeliana) tutto il Medio Oriente, “accontentandosi” di legarsi ancor di più reciprocamente? Pagherà questa politica?

In caso di attacco all'Iran, cosa faranno le 120 nazioni del mondo che il 31 Agosto scorso si sono schierate apertamente al suo fianco?

Le questioni in campo sono tante.

Speriamo solo che la ragionevolezza e la diplomazia riescano ad evitare l'ennesimo spargimento di sangue in nome di cinici calcoli di convenienza economica e di dominazione politica.

Da qualunque versante essi giungano.

(Francesco Salistrari)

2 commenti:

  1. Mi soffermo anch'io in preghiera sulla speranza invocata nelle ultime righe di questa stupenda analisi, anche se la piega che la questione iraniana ha preso da tempo, lascia presagire spiacevoli epiloghi.
    Se le fa piacere, da oggi ha un lettore in più.
    saluti

    SuperM

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    Risposte
    1. La ringrazio per la "stupenda analisi", veramente troppo buono.
      Anch'io prego affinché qualcosa cambi nella situazione internazionale che riguarda l'Iran e in generale il Medio Oriente. Ma le preghiere servono a poco quando sono i Governi quelli che dovrebbero e potrebbero fare qualcosa. Soprattutto quelli che oggi, come ieri, si schierano incondizionatamente a fianco degli USA, anche quando vengono massacrate popolazioni, culture, territori e solo per tenere su la "bolla" del debito americano.
      Purtroppo la situazione è pericolosa e il mondo rischia di scivolare nel baratro. Che Dio ci aiuti in tempi così duri.
      La ringrazio per aver commentato il post.
      Un caro saluto.

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