giovedì 22 novembre 2012

Siamo in ritardo ma...






Dobbiamo cambiare il sistema di produzione, ridurre i consumi e cancellare gli sprechi, non è un’opinione, ma una condizione indispensabile per la nostra sopravvivenza. Già ad agosto, com’è noto, abbiamo raggiunto il massimo carico sopportabile dal pianeta, era il mese di agosto quando siamo arrivati all’overshoot day. Prima usciremo dalla religione della crescita e prima potremmo giungere alla prosperenza.
E’ altrettanto noto che si è sostenibili quando non si compromettono le risorse delle future generazioni, ed è altrettanto noto che, ahimé, diversi ecosistemi sono stati distrutti, specie estinte, e diverse risorse stanno raggiungendo il picco massimo.
Sembra” che la stupidità regni il mondo. Anche i sistemi di controllo sociale sono aumentati, sono più persuasivi e più pervasivi: social media, microchip, e moneta elettronica.
Da questa catastrofe ampiamente annunciata negli anni ’70, ora ne vediamo le facce e le sfaccettature: deliri collettivi, regressioni psicologiche ed ethos infantilistico fra gli adulti, aumento dell’ignoranza di base e dell’ignoranza di ritorno, scarsa propensione alla lettura di saggi, incapacità di scegliere e valutare. Queste caratteristiche sono ampiamente diffuse nel nostro paese, mentre per fortuna in altri luoghi – sud America – aumenta il risveglio delle coscienze ed internet offre opportunità straordinarie di condivisione.

Chi ha potuto iniziare il processo di risveglio arrivando ad una massa critica sufficiente ha la straordinaria opportunità di progettare e costruire la transizione, e vivere in comunità libere, autosufficienti, realizzando la “civiltà contadina modernizzata”. Le risorse ci sono, ma bisogna pensare il cambiamento muovendosi dal basso e dall’alto. I cittadini sono la risorsa principale, e pertanto è necessario progettare comunità sostenibili partendo dai piccoli centri ove la risorsa naturale è ancora a portata di mano, mentre le città abbisognano di invertire il processo espansivo. Se una volta il cemento consumava suoli agricoli, oggi è auspicabile il contrario, l’agricoltura entra nella città per i bisogni alimentari dei cittadini attraverso orti sinergici auto gestiti. Se l’economia produceva per vendere in tutto il mondo, oggi l’economia deve produrre per il territorio locale. Inoltre, è obbligatorio avviare un progetto di recupero degli edifici esistenti, sia dal punto di visto energetico – smart grid – che dal punto di vista statico, poiché siamo giunti alla fine del ciclo vita di tanti edifici costruiti negli ’40, ’50, ’60 e ’70 e si rende necessario prevenire e ridurre il rischio sismico. I grandi complessi industriali stanno chiudendo e la nuova occupazione trova impiego nella manutenzione naturale dei suoli e dei territori, bonificando i suoli contaminati, e conservando le ricchezze naturali, artistiche e storiche. Nuova occupazione sorge da cooperative agricole energeticamente autosufficienti grazie all’economia della sussistenza.  Tutto ciò non solo è possibile, auspicabile, ma è l’unica strada necessaria per la sopravvivenza, è l’unica proposta alternativa a un sistema politico, economico palesemente immorale e dannoso all’essere umano.


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