lunedì 26 novembre 2012

L'Asinistra.


Di Francesco Salistrari.

Ci sono degli argomenti che a trattarli, ti senti talmente in soggezione, sapendo le reazioni che potresti suscitare, che il più delle volte li eviti. E al giorno d'oggi, esistono alcuni dogmi sociali, che metterli in discussione genera quasi un clima da medioevo, dove devi fare attenzione ad ogni singola parola che pronunci per non rischiare di finire sul rogo.
Uno di questi argomenti è certamente l'euro. E chi, ah povero lui!, ha provato a cimentarsi nel tentativo di metterlo in discussione, ha attirato su di sé le critiche, anche personali, più feroci.
Si, perché proprio come un “fraticello” qualunque, vieni subito additato come l'eretico di turno.
Il fatto è che il più delle volte l'argomento euro viene affrontato con una tale superficialità e una tale parzialità di giudizio, da farlo sembrare ad una mente oggettiva e libera da preconcetti politici, davvero un atto di fede. Una fede cieca, per niente dissimile, a qualsiasi altra ideologia che la storia ci ha regalato.
E l'euro è proprio la manifestazione concreta, vale a dire un'istituzione, di una ideologia ben precisa, che ha nome e cognome, che ha determinati effetti sulla vita delle persone, sull'economia, sui rapporti tra i popoli: il neoliberismo. E come tale diventa nient'altro che uno strumento di classe.
E' incredibile constatare, anche nelle discussioni spicciole di tutti i giorni, la confusione sovrana che regna nelle menti degli uomini della sinistra italiana. E non parlo solo dei dirigenti, la maggior parte dei quali considero nel migliore dei casi subalterni, nel peggiore collusi con il disegno predatorio che sottende all'euro, alla sua costruzione, alle sue regole.
E' indubbio che l'Italia, come sistema paese, dall'entrata nell'euro non ci ha guadagnato un bel niente, anzi è stata pesantemente danneggiata. Ma la sinistra italiana, con la stessa perseveranza ideologica, cieca, fideistica, irresponsabile, con la quale difendeva a suo tempo il “socialismo reale” e tutte le sue porcate, oggi, senza quasi nessuna eccezione, difende l'euro. E  senza nemmeno rendersene conto, difende proprio quegli strumenti che ne causeranno la sua ennesima rovina storica.
Si perchè la sinistra (il centrosinistra), in pompa magna alle sue primarie, tra programmi risibili, posizioni incredibili, populismo e spudorate menzogne, si ritroverà molto probabilmente a governare il paese dal marzo prossimo. Questo naturalmente Grillo permettendo. O forse sarebbe più corretto dire, centrodestra permettendo. Se, infatti, la deriva del centrodestra non viene arrestata in qualche modo, o da una trovata dello stesso Berlusconi, o da qualche miracolo, l'astensionismo sarà ancora più alto di quanto molti si aspettano (gli stessi che oggi gridano al successo per meno di 4 milioni di votanti alle primarie del centrosinistra). E l'astensionismo non è alleato né del Pd (e suoi danzanti compari subalterni vari), né di Grillo, ma di Monti. O per meglio dire del Monti-bis.
Forse quello che non hanno capito, i militanti del PD e degli altri partiti accoliti, è che la probabile instabilità o ingovernabilità del nuovo Parlamento, darà il via libera ad un altro governo “tecnico” (leggasi commissariamento) filoeuropeo che continuerà ad attuare lo smantellamento del patrimonio industriale italiano, di quello pubblico, e quello definitivo, del patrimonio sociale (Welfare). 
Ma anche ammesso che il Pd e la sua coalizione trovassero alle urne (insperatamente) i numeri per governare il paese, si troverebbero a dover fronteggiare una situazione che definire difficile è un eufemismo e avrebbero le mani completamente legate, in assenza, come si presentano, di una vera idea di alternativa, di una visione realistica di come affrontare i problemi, tremendi, che il paese vive.
Sento questi leaderini parlare di lavoro, precarietà, disoccupazione, crisi aziendali, fallimenti, investimenti, opere pubbliche, diritti, scuola, ricerca.
Il “come” affrontare queste questioni è completamente assente dal loro vociare inconsulto. E non è solo una loro deficienza congenita, da omuncoli di sinistra d'apparato, cresciuti al caldo dei privilegi partitici, almeno non solo, ma soprattutto l'impossibilità di trovare il bandolo della matassa in un sistema che vede ormai i Governi e i Parlamenti nazionali, ridotti a “camere consultive” e quasi niente più. Gli unici che potrebbero avere un certo ruolo, sarebbero i ministri e il Presidente del Consiglio, nei consessi europei. Ma dove vogliamo andare con un Bersani, o non volesse nemmeno il cielo, un Renzi?
Ecco perchè moltissimi, anche nel PD, auspicano un ritorno in bello stile di Mister Bildeberg Monti, che almeno qualcuno, lassù nelle stanze del potere europeo, forse continua ad ascoltarlo. Peccato che Monti giochi per un'altra squadra, che non è certo il suo paese.
Ed è assurdo guardare lo spettacolo ridicolo di queste primarie, e assolutamente deprimente (da piangere lacrime amare) vedere la passione, il lavorìo delle sezioni impegnate in quella che chiamano la loro “cavalcata”, i militanti che ti guardano ti parlano e ci credono. E credono davvero che queste persone, quelle che stanno contribuendo a mandare lassù, avranno la capacità di risollevare il paese dai problemi che lo affliggono, con quella fede incrollabile nel sol dell'avvenire (sempre più arancione) e la sicumera di non aver più di fronte il satanasso degli ultimi vent'anni, quel Berlusconi che è stato additato in tutto questo tempo come il responsabile di ogni male, dimenticando, facendo dimenticare, che in Europa, in questa Europa, ci hanno portato, al contrario proprio loro.
Si, l'Asinistra. Come dovrebbe essere definita, per far giustizia una volta per tutte anche al dizionario italiano, nelle cose che riguardano la politica.
Poi ti trovi a parlare con qualcheduno di questi militanti e carpisci dai loro argomenti, l'ignoranza il più delle volte, ma soprattutto la confusione assoluta nella quale si trova a far politica un qualunque tesserato di questa sinistra italiana ormai defunta, morta e seppellita da un'ideologia di destra, reazionaria, antiproletaria, antidemocratica nei suoi stessi fondamenti, che è quella che i loro “padroncini” andranno a ratificare (e già lo fanno sostenendo questo governo) nel futuro Parlamento.
Una politica che si è ridotta a “cancelleria” della politica europea, delle politiche monetarie della BCE, degli interessi dei paesi più forti, della finanza internazionale, e tutti orgogliosi con la tessera in tasca, con la certezza di fare qualcosa, di incidere, di dare il proprio contributo al riscatto dell'Italia, mai stato in realtà così lontano come oggi. Tutti che si barcameno a spiegarti che si può fare, che si può ridurre il debito, che si possono imporre politiche utili all'Italia, sia alla BCE sia alla Commissione Europea, al FMI, persino al WTO. Tutti a ribadire la loro, assoluta, fiducia nella possibilità di creare una “nuova” Europa, una nuova Sinistra di Governo (e qui scappa la risata!), una nuova dimensione per lo Stato, che ridiverrà capace di intervenire, di dare una mano alle imprese, agli investimenti, alla ricerca, di alimentare una nuova politica economica, utilizzando termini obsoleti in stile anni '50, ignorando completamente alcune domande sconcertanti: con quali soldi? Quale Stato? Quale politica economica?
Se lo Stato italiano è costretto a chiedere i suoi soldi ai mercati (attraverso emissione di titoli pubblici collocati sui mercati primari, senza nessuna possibilità di controllo degli interessi, e senza una Banca Centrale che si faccia garante di ultima istanza), come si può parlare oggi (con un debito pubblico che vola ai record storici, sui cui paghiamo quasi 100 miliardi di euro di interessi annui), di investimenti, opere pubbliche, occupazione, interventi strutturali, salvataggio delle imprese, ricerca, stato sociale?
La nostra sinistra liberista, è convinta di riuscirci con le stesse ricette di un Milton Friedman qualunque, con lo strumento dell'euro, con la “democrazia europea”, o ha nel taschino qualche ricetta alchemica in classico stile medioevale?
L'Asinistra.
Ma il danno più grande che stanno perpetrando oggi questi signori, tutti insieme, elettori e militanti compresi, è un altro. Un fatto su cui molti onesti osservatori, si sono già soffermati, ma forse non a sufficienza, o meglio più probabilmente inascoltati, soverchiati dal chiasso mediatico del nulla che ci circonda.
Infatti, se dovesse succedere l'irreparabile, e cioè che la crisi dovesse inasprirsi in modo incontrollato (non è peregrino pensarlo) il governo dell'Asinistra verrebbe travolto dalla rabbia sociale e dal disastro economico, senza alcuna arma in mano, lasciando, ad una destra che saprà certamente ricompattarsi, l'argomento formidabile della “sovranità nazionale”, della messa in discussione dell'euro e dell'UE. Perdendo ancora una volta, in definitiva la partita storica che ha di fronte.
E se l'euro dovesse cadere a gestirne le conseguenze, comunque traumatiche, sarebbe proprio la destra.
E l'Asinistra, resterebbe lì, nell'angolino della storia che, ancora una volta, si è voluta ritagliare. E con essa, purtroppo,  le classi subalterne, i più deboli, quelli che... quando piove, si bagna sempre chi sta sotto.
Quello che questi signori (molti dei quali in completa malafede) avrebbero dovuto capire, è che la messa in discussione dell'euro non è la messa in discussione della divinità del Cristo, né l'abiura di un sacro principio irrinunciabile. Quello che questi signori, avrebbero dovuto chiedersi, molto semplicemente, attraverso una domanda talmente banale, talmente logica, che non sentirla pronunciare da nessuno, tra questi commedianti, fa venir solo rabbia, è: i costi del "restare nell'euro" sono più alti o più bassi di quelli dell'"uscire dall'euro"?
Chi avvantaggia questa Europa? Chi ci guadagna? Come sarebbe se...?
Quello che l'Asinistra avrebbe dovuto comprendere, e ancora una volta, così com'è successo negli anni del nostro ingresso nella moneta unica e della sottoscrizione dei Trattati (leggasi capestri) Europei, non ha compreso, è che, semplicemente, avrebbe dovuto fare la Sinistra, quella con la “S” maiuscola. 
E rendersi conto che non è portando avanti le politiche dell'avversario che lo si sconfigge. Non è diventando liberista, che si cambia il mondo e l'economia. Non è prendendo in giro la gente che si verrà ricordati sui libri di storia.
Semmai, proprio dalla Storia, si verrà giudicati.

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