martedì 13 novembre 2012

Primarie, fra propaganda brogli e illusionismo.


DI EUGENIO ORSO
Pauper class

In liberaldemocrazia tutto si crea e s'inventa per orientare, o addirittura predeterminare, gli effetti del voto. L’obiettivo è impedire un effettivo esercizio della sovranità popolare. Persino il voto libero d’opinione, che dovrebbe rappresentare la regola per i “veri democratici e liberali”, è raro quanto i diamanti (se mai è veramente esistito), perché a dominare la scena delle elezioni – da intendersi quale scena del delitto in cui si neutralizza la volontà popolare – sono il voto manipolato, il voto ricattato, il voto in forza di paura, il voto ignorante, il voto d’inerzia e per “tradizione” familiare, il voto di scambio. Il voto liberaldemocratico, oggi, è come mai prima nella storia delle sedicenti democrazie occidentali uno strumento di dominazione delle élite.

Il voto, così come si pratica in Italia, in Grecia, in Spagna, serve essenzialmente per privare di qualsiasi traccia di sovranità i popoli e per far eleggere governi graditi alla classe neodominate globale. Una prova palese di quanto affermo, riscontrabile da qualsiasi persona minimamente pensante, è l’assenza di alternative reali, l’appiattimento delle politiche economiche, sociali e finanziarie che l’”offerta” politica propone, attraverso l’apposito marketing elettorale, sui principi inviolabili della stretta osservanza neoliberista. Destra e sinistra non rappresentano ormai che illusioni, svuotate di ogni contenuto politico effettivo, ereditate da un passato sepolto e messe in campo con liste elettorali differenziate, per ingannare il popolo votante. I moderni demi obnubilati devono illudersi di scegliere fra i “prodotti” del sistema e di decidere così il loro futuro. In questo contesto nascono i programmi politici “fotocopia” – come li definiscono gli stessi media di sistema, svelando in tal modo l’imbroglio – che il popolo degli elettori dovrebbe votare, partecipando al rito liberaldemocratico e illudendosi di scegliere. E’ chiaro che il prodotto è unico e che soltanto il truffaldino marketing elettorale, supportato da appositi pubblicitari e sondaggisti e derivato da quello commerciale, è in grado di differenziare. In certi paesi dell’Europa meridionale e mediterranea, oggi siamo però un passo avanti, per quanto riguarda il controllo di massa e la neutralizzazione della volontà popolare, perché ai governi eletti con l’imbroglio si alternano governi non eletti, decisi autoritariamente dalle Aristocrazie finanziarie accantonando temporaneamente il rito elettorale. Il fatto che le reazioni popolari, o meglio, le proteste delle masse pauperizzate, siano deboli, frammentate e inefficaci conforta i veri decisori e gli consente di perseguire i loro scopi senza intoppi, realizzando i piani economici, finanziari e politici fino alle estreme conseguenze. Così nell’Italia soggetta alla “supplenza direttoriale” Monti-Napolitano, dove le reazioni di massa sono addirittura inesistenti, ma anche in Grecia, ai tempi del governo Papademos emanazione della “troika”, in cui non c’è stata un’efficace opposizione popolare all’usurpatore. Se non vi saranno ripensamenti, in Italia si andrà spediti verso le elezioni politiche di fine legislatura seguendo il percorso greco – il collaborazionista Samaras eletto dopo Papademos, il collaborazionista Bersani dopo Monti – e le principali concentrazioni burocratico-politiche che ci si ostina a chiamare partiti, per fare propaganda, per tentare di “rilegittimarsi” davanti al corpo elettorale e recuperare l’astensionismo, già si preparano a inscenare la commedia delle primarie. 

Primarie e marketing elettorale 

Le primarie, dal mio punto di vista, sono un importante sottoprodotto del marketing elettorale, a lungo sperimentato negli USA, in cui ha dato risultati soddisfacenti, e che quindi può essere convenientemente “esportato” in altri continenti, adattandolo alle varie realtà locali, esattamente come si adattano a usi e costumi particolari i prodotti esportati nell’economia neocapitalista, fino a invadere colonizzandoli i mercatini elettorali europei. Durante le primarie americane, di lunga durata, si costruisce mediaticamente la popolarità del candidato di partito alla presidenza federale e si fa conoscere ben oltre i confini del suo stato (e seggio) di origine. Le grandi entità finanziarie e finanziario-produttive si mettono in moto, nell'interminabile campagna elettorale americana che comprende la fase delle primarie, per tutelare i loro interessi (privati) finanziando i candidati alla presidenza dei due storici partiti (non di rado più di uno contemporaneamente, come ha fatto l’IBM all’epoca della prima elezione di Obama). L’evento è seguito mediaticamente in tutto il mondo quasi quanto le elezioni effettive, per l’impatto geopolitico (accordi internazionali, guerre, dinamiche economico-finanziarie) che una nuova presidenza USA potrà avere nel mondo. Media e marketing elettorale agiscono congiuntamente, fin dalle primarie, per accreditare il candidato presidente ben oltre i confini statunitensi. L’introduzione delle primarie in Italia si deve al critico cinematografico con tendenze hollywoodiane Valter Veltroni, fondatore del pd, “estimatore” un po’ meno nobile di Alexis de Tocqueville del sistema politico americano, concepito come inevitabile destino dell’umanità, e scadente imitatore dei leader democratici di quel paese. Certo, ci sono differenze fra la repubblica presidenziale sul modello americano e quella parlamentare italiana, ma in luogo di eleggere il candidato del partito alla presidenza, si può ben eleggere un candidato di lista alla carica di “capo del governo”, e il gioco è fatto. In genere, anche nella pre-contesa elettorale delle primarie, come nelle elezioni effettive, si può predeterminare il vincitore, e ciò accadrà puntualmente in Italia soprattutto in relazione al pd, dove la spunterà Bersani e non Renzi, o altri minori come Vendola e Puppato. Ma questo sotto-prodotto dell’”offerta politica” non rappresenta soltanto un’americanata a effetto, come qualcuno potrebbe credere pensando alla caratura del suo “importatore ufficiale” nella penisola. In vista delle prossime politiche di primavera, “incoronare” il candidato premier delle principali liste elettorali attraverso la simulazione della partecipazione popolare diretta (non attraverso la mediazione dei voti di grandi elettori) dovrebbe consentire di:

(a) rinfocolare l’illusione (liberal)democratica della sovranità popolare e dell’esercizio effettivo della volontà popolare, concorrendo a legittimare il sistema nel pre-voto; 

(b) ridimensionare il fastidioso fenomeno dell’astensionismo – per cercare di recuperare voti e partecipazione al rito – pubblicizzando l’evento “partecipativo di massa” delle primarie e orientando il consenso, con operazioni manipolatorie specifiche a cura del marketing elettorale, validamente supportato dall’apparato ideologico-massmediatico;

(c) ridimensionare (recuperandolo in parte) il futuro consenso a liste elettorali non troppo conformiste – come M5S – moderatamente critiche, che mantengono saldamente un piede fuori dal sistema, pur aderendovi e partecipando alla kermesse del voto, e che per tale motivo nella rappresentazione incarnano il “pericolo populista contro la democrazia”, la temuta “antipolitica”, la deviazione eterodossa dalla “retta via” (ortodossia) liberale e liberista;

(d) regolare i conti all’interno delle strutture burocratico-politiche liberaldemocratiche, “incoronando” ufficialmente un candidato premier predeterminato e gradito dalle Aristocrazie finanziarie, o almeno non troppo sgradito a queste, che a quel punto dovrà essere accettato con “fair play” anche dagli altri pretendenti al miserevole trono. 

Le primarie del pd e del pdl

Le primarie sono previste sia per il pd che si appresta a governare – a meno di contrordini esterni, euroglobalisti, che comporteranno il rinvio forzato di un anno della scadenza elettorale – sia per il pdl, se ce la farà a sopravvivere fino ad aprile. Il pdl dovrà assumere nel nuovo parlamento, com'è già stato stabilito dai decisori, un ruolo di (falsa) opposizione sistemica in alternativa a quella, meno controllabile e ancora da “addomesticare”, di M5S. E’ ovvio che le primarie più importanti saranno quelle organizzate dal pd, le quali avranno il maggior impatto propagandistico e legittimante sul corpo elettorale. Per il pdl, invece, la strada si prospetta in salita e le primarie potranno servire – se non vi sarà un indesiderato fiasco in termini di partecipazione – per risalire la china mantenendo, nel prossimo parlamento, un’adeguata presenza di centro-destra (in liberaldemocrazia, le apparenze sono essenziali e vanno salvaguardate). Il principale aspetto delle primarie, non soltanto per il pdl in ambasce e crollo di consensi, ma anche per lo stesso pd, è quello della partecipazione, cioè del numero dei votanti. Questo elemento è essenziale per la riuscita complessiva dell’operazione propagandistica e manipolante, conditio sine qua non perché tutto si basa sulla simulazione della partecipazione popolare al pre-voto. E allora gli apparati del pd e del pdl faranno il possibile per gonfiare il dato della partecipazione popolare, come è già accaduto in passato per quanto riguarda le primarie sperimentate dal pd. Ci saranno ovviamente differenze quantitative fra le due kermesse, poiché, per la più rilevante, ossia quella del pd, Bersani che si appresta a vincerla ha già (incautamente?) dichiarato che si attende due o tre milioni di votanti, mentre al pdl basterebbe qualche centinaia di migliaia di voti (mezzo milione potrebbe bastare, piuttosto che il desiderato milione) per mostrare che si è invertita la tendenza e i suoi elettori iniziano a “tornare all’ovile”. Del resto, un Berlusconi che sta abbandonando Alfano al suo destino, ha commissionato specifici sondaggi di cui da sempre si nutre, avvertendo che in occasione delle primarie pidielline si rischia un flop. 

Primarie e partecipazione

Si può cercare di indovinare quel che accadrà nel prossimo futuro quando (e se) si faranno le primarie del pd e del pdl. Cominciamo dal partito in ascesa. Il pd che vuole ufficializzare la leadership di Bersani in modo fintamente democratico, ha bisogno di due o tre milioni di polli che si rechino alle urne con entusiasmo, come dichiarato dallo stesso Bersani. Un numero un po’ troppo alto, data la situazione in cui concretamente vive la popolazione, e dato che la caduta a precipizio del prodotto, la continua riduzione del potere d'acquisto dei redditi popolari e la disoccupazione si aggraveranno rapidamente, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Tutto questo grazie alle politiche recessive del direttorio Monti-Napolitano che sono state votate, in parlamento, proprio dal pd. Bersani e molti altri della nomenclatura pidiina hanno sempre ammesso di aver voluto Monti, e gli hanno dato pubblicamente il loro sostegno. E’ chiaro che solo un idiota – o meglio, un idiotizzato-manipolato che subisce gli effetti di questa drammatica situazione economica e sociale – potrebbe votare per i democrat, partecipando con entusiasmo e “spirito democratico” alle primarie-truffa bersaniane. Tanto più che un possibile, futuro esecutivo del pelatone emiliano prestato al liberismo continuerà le politiche che furono di Monti e Fornero, non sognandosi neppure di “disfare” le controriforme fino a quel momento realizzate. Non basterà ai burocrati pidiini calibrare bene le candidature alle primarie, in modo che non siano troppe, generando caos e sfiducia, ma in modo tale che i candidati fingano di rappresentare concrete alternative a disposizione dei votanti, quali la rottamazione dei dinosauri di partito e la riduzione dei costi della politica, l’alleanza a sinistra, un cauto “riformismo” nel liberismo, eccetera, eccetera. Affinché l’intera operazione funzioni e produca i frutti sperati, si dovrà puntare su un’ampia partecipazione popolare, o meglio, sulla simulazione di un’ampia partecipazione. Per raggiungere tale obiettivo irrinunciabile, si metterà in moto tutto l’apparato di partito e si ricorrerà a qualsiasi espediente, a qual si voglia bassezza resa possibile dall’assenza di etica che contraddistingue i liberaldemocratici, servi dell’eurocrazia e dei mercati. Se non vi sarà sufficiente afflusso di polli chiamati alle urne, ciò non vorrà dire che non si riuscirà a raggiungere, o almeno approssimare in difetto, la soglia dei due milioni di voti. Da bravi illusionisti e truffatori, i suddetti potranno compiere il miracolo. Vediamo come nel seguito del post. 

Il pd alle primarie

Forse qualcuno ricorda il referendum indetto fra i lavoratori per approvare, nel 2007, la cosiddetta “riforma del welfare” contro il lavoro e i ceti popolari. I voti furono circa cinque milioni. La riforma è stata fatta passare, con prevalenza dei favorevoli sui contrari, facendo votare anche più di due volte i sindacalisti “ammaestrati” (in alcuni casi ben cinque volte), chiamando alle urne le clientele sindacali e i “ricattati” (tesserato, ti garantisco che non sarai messo in mobilità se farai tutto ciò che ti ordinerò) e infine manipolando a volontà i risultati del voto. Risultato concreto: i si al “protocollo d’intesa” fra governo e parti sociali prevalsero sui no nella misura di quattro contro uno. La vera sostanza della democrazia, parola con la quale si riempiono solitamente la bocca i servi politici e sindacali delle Aristocrazie finanziarie, traspare con estrema chiarezza in questi episodi. Ciò che hanno fatto i sindacati ascari del sistema (vedi il maggiore, la cgil), lo possono fare anche meglio i partiti, altrettanto ascari del sistema, e fra questi in primo luogo il pd. Una ghiotta occasione per i brogli e gli illusionismi saranno le primarie. Voglio fare, in proposito, una “divertente” ipotesi, anche se so che le cose non andranno esattamente nei termini da me descritti, non essendo il sottoscritto una chiromante! 

Supponiamo che alle primarie i polli che si presenteranno a votare, sommati ai burocrati e ai mercenari di partito di ogni ordine e grado, ai cigiellini spediti ai seggi dalla segreteria Camusso, non superino nelle previsioni il milione di unità (1.000.000 secco, poniamo), mentre il target minimo e irrinunciabile è di (quasi) 2.000.000 di votanti. Una bella forbice, in grado di produrre un colossale fiasco! Ma il gioco si può facilmente truccare, com'è stato fatto in occasione di precedenti primarie pidiine, quando in certe località si sono fatti votare, lusingandoli con promesse poi non mantenute, persino gruppi di extracomunitari non in possesso della cittadinanza. Si potranno far votare due o tre volte quadri di partito e gruppi di tesserati tenuti a guinzaglio con forme di clientelismo o con mezzi ricatti, naturalmente per un candidato ben determinato, che potrà essere in prevalenza Bersani e in subordine Renzi (dotato di minori mezzi e appoggi rispetto al segretario-avversario). Supponendo che si “coinvolgano” nell’imbroglio 200.000 fra dirigenti e tesserati e moltiplicando per tre il numero si ottengono ben 400.000 voti in più. Trattasi naturalmente di voti invalidi, frutto di scorrettezza, che però saranno di grandissima utilità per gonfiare il cruciale dato della partecipazione. Ma ancora non basta, perché così si arriverà soltanto a 1.400.000 voti. Troppo poco. Ecco che allora si ricorrerà ad altri trucchi, al mercenariato spicciolo, alla compra, pagando decine di migliaia di soggetti in difficoltà economica perché votino, oppure, anziché pagarli, promettendogli mari e monti con solenni promesse che poi, in molti casi, saranno puntualmente disattese. Ad esempio, facendo balenare la prospettiva concreta di un posto di lavoro stabile, o della vincita in un concorso per l'assegnazione di posti, piuttosto che sganciare al povero disgraziato qualche decina di euro (pochi, maledetti e subito) in cambio della sua occasionale prestazione, traducibile in “partecipazione al voto democratico”. In vaste zone dell’Italia meridionale ci saranno sicuramente seggi pidiini controllati dalla mafia o dalla camorra, che in qualità di alleati e cointeressati potranno “favorire” la partecipazione al voto, rendendola più consistente. Sì, perché la criminalità organizzata vota quando c’è da votare e non si astiene, si rende disponibile alle trattative con lo stato (sperando di ricavarne consistenti vantaggi) e s'infiltra nelle liste elettorali del partito al momento più forte, che a sua volta, per questioni di opportunità, di potere e di consensi elettorali si lascia infiltrare. Prova ne sia che alcuni anni fa, quando è iniziata la moda delle primarie italiote, intorno ai chioschi pidiini di Napoli in molti hanno notato la presenza di noti esponenti camorristi, che andavano e venivano a piacimento controllando le operazioni di voto. In caso di emergenza, per gonfiare il quoziente, si potrà far votare anche alcuni extracomunitari, con promesse e lusinghe, ma sarà certo più consigliabile – per non esporsi a troppi attacchi e critiche se la cosa dovesse trapelare – “chiamare alle urne” soltanto chi ha la cittadinanza. E perché non far votare anche i sedicenni se serve? Sedicenni che poi, però, non parteciperanno alle politiche di aprile. Per garantirsi comparse, partecipazione e pubblico, Berlusconi e i berlusconiani erano disposti a pagare una giornata di lavoro a giovani interinali in cerca di occupazione, mescolandoli con i pochi giovani del pdl! Il pd lo farebbe? Certo che sì, contando sulla natura berlusconiana “di sinistra” del secondo candidato in lizza, il liberal blairiano Matteo Renzi! Scherzi a parte, comprando i voti dei disperati disoccupati, dei precari, degli “esodati”, dei pensionati ridotti al lumicino dalle politiche di Monti con il sostegno dello stesso pd, e grazie all’intervento della criminalità organizzata in certe aree del meridione (o anche del nord?) si potranno “recuperare” senza eccessivi patemi altri 400.000/ 450.000 voti, e il gioco sarà fatto. Nel paese ci sono numerose sacche di povertà che si estendono rapidamente, e questo è tutto “grasso che cola” per chi vorrebbe comprar voti e “partecipazione democratica” a buon prezzo. Così si sfrutterà il bisogno dei singoli sempre più poveri per soddisfare il supposto bisogno collettivo di democrazia e partecipazione. Ecco che operando in tal modo – con astuzia, spregiudicatezza e la dovuta “professionalità” dell’imbroglione politico – si approssimerà la fatidica soglia dei 2.000.000 cercando di (a) rinfocolare l’illusione liberaldemocratica, di (b) ridimensionare il pericolo astensionista, di (c) ridimensionare il consenso a M5S se possibile recuperandolo, di (d) ristabilire definitivamente la gerarchia all’interno del partito, “incoronando” Bersani candidato premier. Intanto, lunedì 12 novembre alle ore 20.30, è previsto il primo confronto televisivo su Sky fra i cinque candidati pidiini alle primarie: Bersani e Renzi (cane e gatto, nella rappresentazione scenica), il furbetto Vendola, l’inossidabile Tabacci e la patetica trevigiana Puppato. Con tale evento di “democrazia televisiva” (negli studi di X-Factor!) partirà il vero e proprio battage mediatico, per intontire ancor di più popolazione e “elettori” e indurli a partecipare numerosi. Speriamo almeno che Bersani, vincitore in pectore della contesa pilotata, non si comporti da clown che usa un linguaggio da bar sport, come fa spesso, per mostrare che non parla “politichese” e per fingere che è vicino “alla gente”. Possiamo andare ben oltre la critica al parlamentarismo di Lenin buonanima, visti i tempi che corrono. Illusionismo politico, brogli, scorrettezze, il voto per lusinga, compra, promessa e menzogna, il voto estorto con il ricatto, il voto colluso con la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta saranno alla base delle tanto attese primarie pidiine e prepareranno la vittoria nelle elezioni (pilotate) di primavera. 

Le primarie del pdl

Infine, qualche parola moderatamente profetica può esser spesa per le possibili, future primarie del pdl, che avranno comunque un peso limitato nello scenario pre-elettorale italiano. Non importa se il pdl cambierà nome e simbolo in una scontata operazione di maquillage, come va dichiarando Alfano, perché, a meno di drammatici abbandoni, gli esponenti saranno sempre quelli e così anche il partito. Chi saranno i candidati? Alfano probabilmente ci sarà, ma lo scialbo giovane-vecchio non è esattamente un catalizzatore di consensi in grado di infiammare le folle. Berlusconi potrebbe presentarsi a sorpresa, se “andranno a puttane” tutte le altre possibili opzioni e se lo consiglieranno i sondaggi. Daniela Santanchè, attempata soubrette dell’avanspettacolo politico di destra (fascisti e missini, Rauti compreso, rivoltatevi nelle tombe!), potrebbe regalarci un’imitazione minore, ruspante, discutibile ma sexy, di Marine Le Pen. Si parla della candidatura di un imprenditore-faccendiere molto noto, in grado di attrarre consenso idiotizzato, che secondo alcune indiscrezioni sarà Flavio Briatore compagno di merende di Silvio. Potrebbe essere della partita il peggior ministro dell’istruzione della storia d’Italia (il secondo è la Moratti), cioè la giovane insipida e bruttina Maria Stella Gelmini. Oppure quella che è stata definita irrispettosamente (ma verosimilmente) “la stronza tascabile”, l’ex finiana rampante ed ex ministro delle politiche giovanili Giorgia Meloni. E via di seguito elencando. I giovani trenta-quarantenni, per il semplice fatto di essere tali, fungeranno ancora una volta da “specchietto per le allodole” assieme ai candidati donna. La paroletta magica “rinnovamento” sarà presente nelle primarie del pdl come in quelle del pd, ma sarà soltanto aria fritta. Con buona probabilità ci saranno candidati (liberal)montiani contrapposti a candidati (pseudo)populisti, ma se saranno troppi a contendersi l’osso, troppo litigiosi reciprocamente, troppo contrapposti come programmi in un “tutto e il contrario di tutto”, il pdl darà l’impressione di essere ormai irrimediabilmente frammentato, preda del caos post-Berlusconi e destinato alla scissione in formazioni minori, o semplicemente alla scomparsa. Ancor più del dubbio che riguarda le candidature pesa l’incognita che grava sulla partecipazione. Se, per disgrazia pidiellina, si presenteranno a votare meno di duecentomila pollastri, chiunque vinca assisteremo a un’autentica Caporetto dalla quale sarà difficile riprendersi, e questo il Berlusconi abituato a primeggiare quanto a audience e consensi l’ha compreso benissimo. Un po’ meno l’ha compreso, mi sembra, il mancato enfant prodige Angelino Alfano, critico nei confronti dello stesso “padre putativo” Berlusconi (che recentemente ha osato paragonare a Scalfari di repubblica!). Considerando non troppo realistico l’obiettivo del milione o più di votanti, se si approssimerà o supererà la soglia dei 500.000 partecipanti al voto il pdl potrebbe tirare un piccolo sospiro di sollievo, e presentare l’evento addirittura come un successo, sostenendo che la tendenza si è invertita, gli elettori son tornati a casa, e che mancando ancora qualche tempo per le elezioni effettive, si sarà riaccesa la speranza di rimontare lo svantaggio rispetto al pd. Ovviamente si tratterà di sparate propagandistiche – è già stabilito che vincerà il pd – buone per orientare il voto “in libera uscita” (M5S) o finito in astensioni nei sondaggi, ma ciò non toglie che potranno recuperare consenso elettorale almeno in piccola parte. Basterebbe un tre o quattro per cento in più per rendere un po’ meno drammatico il ridimensionamento di consensi subito dal pdl. Un exploit del pdl nelle primarie, quanto a partecipazione al voto, mi sembra che si possa escludere fin d’ora. Anche il pdl per raggiungere l’obiettivo minimo di partecipazione, come il pd ma in misura minore, potrà comprare una parte dei votanti alle primarie sfruttando il bisogno dei singoli, promettere qualcosa ai poveri diavoli in cambio della loro presenza ai seggi, beneficiare in qualche regione dell’apporto di voti della criminalità organizzata (che furbescamente giocherà su più tavoli, per pararsi il sedere e incrementare il suo bottino). Ed anzi, lo farà sicuramente perché le risorse non gli mancano.

Nota di chiusura

Chiudo questa breve dissertazione, vagamente predittiva, sulle primarie prossime venture del pd e del pdl (se si faranno veramente) con la preghiera, rivolta a coloro che sono ancora dotati di senno, di capacità critiche decenti, degli strumenti minimi per analizzare e comprendere la realtà, di non partecipare al rito pre-elettorale preparatorio del voto, e di stare lontani, in quei giorni, dai seggi presidiati dai servi liberali delle Oligarchie finanziarie, comunque si schierino in parlamento.




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