mercoledì 8 maggio 2013

Un benessere immaginario.

di Kostas Lapavitsas

Le conclusioni di un recente studio della BCE sulla ricchezza delle famiglie hanno irritato l'opinione pubblica tedesca. Nel 2010 il patrimonio netto delle famiglie tedesche era in  media di 195 mila euro. Negli stati meridionali del continente, invece, è risultato sorprendentemente elevato: 291 mila in Spagna, 275 mila in Italia, 153 mila in Portogallo. E poi 148 mila in Grecia e - non ci crederete - 671 mila a Cipro.

Sembrerebbe quasi che alla Germania  sia stato chiesto di aiutare dei paesi che sono più ricchi di lei. "La menzogna della povertà" ha titolato Der Spiegel in copertina. I tedeschi hanno ragione ad essere arrabbiati? La risposta è si. Ma il problema è posto male. Il motivo per cui gli europei del Sud sembrano più ricchi dei tedeschi è semplice: posseggono una casa.

I sistemi con cui i pesi europei affrontano il problema abitativo sono molto diversi perchè riflettono storie, scelte politiche e abitudini differenti. I tedeschi e gli austriaci tendono a vivere in appartamenti in affitto. Tra gli spagnoli, gli italiani, i greci e i ciprioti c'è invece un'alta percentuale di proprietari di case. Con l'aumento dell'inflazione degli ultimi 15 anni - e la speculazione edilizia soprattutto in Spagna e a Cipro - il valore delle case è aumentato, facendo sembrare gli europei del Sud più ricchi.

Ma le famiglie del Sud Europa hanno anche debiti, che vanno sottratti al loro patrimonio. Che differenza c'è tra il Nord e il Sud sotto questo aspetto? A giudicare dal rapporto tra le entrate e le uscite delle famiglie, sembra che i tedeschi se la passino peggio dei meridionali, una cosa piuttosto naturale dato che questi ultimi hanno case sopravvalutate e di conseguenza sembrano più ricchi. Ma se si va ad indagare meglio, si capisce che le cose non stanno proprio così.

Le famiglie tedesche sono indebitate per il 37% del loro reddito, mentre quelle spagnole per il 114%, le italiane per il 50%, le portoghesi per il 134%, le greche per il 47% e le cipriote per il 157%. Quindi, a conti fatti, la periferia dell'Europa non è poi così ricca.

Il basso patrimonio medio della Germania non significa che i meridionali stiano approfittando dei tedeschi, ma riflette il fallimento dell'Unione monetaria. Da quindici anni i governi tedeschi rispettano una severa politica di controllo dei salari, riuscendo a tenere l'inflazione al di sotto di quella degli altri paesi dell'Unione Europea, anzi, perfino al di sotto degli obiettivi fissati dalla BCE. In questo modo, Berlino ha potuto anche tenere basso il prezzo delle esportazioni, garantendo un enorme vantaggio alle sue industrie su quelle degli altri paesi dell'Unione.

Le imprese delle altre nazioni europee non sono riuscite a competere con quelle tedesche e la Germania è arrivata a dominare i mercati dell'eurozona. Ma nell'economia interna le cose sono andate diversamente. Dato lo scarso aumento dei salari, la domanda è stata debole, il reddito è cresciuto lentamente e la disuguaglianza è molto aumentata. La maggior parte dei tedeschi oggi fa attenzione ai centesimi e - come sappiamo - non ha accumulato grandi ricchezze. L'unico vantaggio è stato un tasso di disoccupazione relativamente basso grazie alle esportazioni.

Queste stesse esportazioni, hanno però danneggiato gli altri paesi dell'Unione. Quelli più periferici non hanno retto la concorrenza e hanno accumulato un enorme debito pubblico e privato. Per un po' di tempo l'indebitamento ha mascherato la loro debolezza, incoraggiando l'aumento dei consumi e, in alcuni casi, provocando una bolla immobiliare. Ma poi è arrivata la crisi globale e il fallimento della periferia europea è apparso evidente. Gli europei del Sud si sono ritrovati in possesso di case sopravvalutate e pieni di debiti che non riescono a pagare.

La strategia adottata dalla Germania per risolvere questo pasticcio ha peggiorato le cose. Per tornare a fare concorrenza ai tedeschi, i paesi del Sud sono stati costretti a tagliare i salari ed ad adottare misure di austerità. Inevitabilmente, il risultato è stato una profonda recessione e un aumento della disoccupazione. I paesi meridionali che sembravano più ricchi oggi sono in recessione, il reddito diminuisce e il valore delle case cala. La loro ricchezza sta evaporando, ma i debiti rimangono e sono sempre più difficili da onorare. Se la Germania li costringerà a impegnare una parte della loro presunta ricchezza per pagare i costi della crisi - per esempio con un prelievo sui loro conti bancari, com'è successo a Cipro - il risultato sarà un'accelerazione del disastro economico.

Gli elettori tedeschi hanno ragione a essere scontenti di come stanno andando le cose nell'eurozona, ma dovrebbero prendersela con il vero colpevole: cioè la politica di Berlino, che punta a tenere bassi i salari, reprimere la domanda interna e aumentare le esportazioni. E' questa la causa della riduzione dei redditi, e perfino della povertà in Germania. Se i tedeschi vogliono risolvere il problema, non devono prendersela con i ricchi immaginari del Sud ma chiedere salari più alti e pretendere che sia incoraggiata la domanda interna e siano ridotte le esportazioni. E' questa la battaglia che vale la pena di combattere.



fonte: The Guardian.


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