domenica 12 maggio 2013

Salviamo l'Italia dalla catastrofe.


di Francesco Salistrari.

E’ davvero triste osservare lo scenario politico italiano.

Triste soprattutto per chi in questo momento così difficile del paese ha assoluto bisogno di risposte politiche.

Se non fosse così tragica la situazione, a guardare i politici e i loro partiti/movimenti di casa nostra, verrebbe quasi da ridere.

C’è chi si “chiude” in abbazia (ma lo facessero a tempo indeterminato però), chi litiga per gli scontrini, chi urla contro i giudici, chi si barcamena sull’orlo della scissione.

Un panorama desolante.

Proprio in un momento in cui il paese avrebbe bisogno di misure d’emergenza, proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di un governo capace non solo di battere i pugni in Europa, ma PRETENDERE un cambio di rotta delle politiche di Bruxelles/Berlino, proprio adesso che il paese avrebbe assoluta necessità degli investimenti pubblici (soli) capaci di far ripartire la crescita, invece cosa succede? Succede che il governo in carica(tura) è la fotocopia di quello precedente ed è appoggiato dalle stesse forze che negli anni scorsi hanno condannato l’Italia a alla situazione attuale con l’approvazione (tra gli altri scempi) di MES e Fiscal Compact, due strumenti assolutamente deleteri in una situazione come quella in cui versa il paese in questo momento.

Abbiamo una classe politica completamente ingessata e asservita a volontà politiche che non sono italiane e chi dovrebbe rappresentare l’alternativa nel frattempo “litiga” sull’inutile, si divide, propone quasi nulla, organizza la società alla resistenza neanche a parlarne.

Il vuoto politico, illusoriamente riempito dall’affermazione del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni, è enorme. Enorme quanto i problemi che il paese deve affrontare e risolvere, pena la sua completa deriva.

“L’ossessione europea per l’austerità ci ha imposto una politica recessiva concentrata nel tempo, il crollo della domanda interna ha messo in ginocchio le imprese […] innescando un vero e proprio” processo di “deindustrializzazione, non lento come nel decennio precedente, ma catastrofico, da cui potrebbe essere quasi impossibile risollevarsi” (G.P. Caselli, G.Pastorello)*.

Quindi proprio nel momento in cui occorrerebbe una classe politica capace di pretendere dall’Europa un netto e radicale cambio di rotta, minacciando l’uscita del paese dell’euro (cosa che succederà per forza di cose nel medio periodo e con conseguenze tragiche in quanto non negoziato e gestito), invece ci troviamo dinnanzi alla completa subordinazione del paese non solo a interessi ma anche a politiche non italiane.

Il vuoto politico caratterizzato dalla completa assenza di una Sinistra degna di questo nome (o in quanto tale), va dunque riempito e al più presto. Ed in questo il Movimento 5 Stelle DEVE svolgere il suo ruolo.

La società va mobilitata, organizzata, spinta a partecipare nella creazione di un cantiere di idee, proposte e progettualità politiche che tracci una linea coerente per il paese. In questo enorme vuoto politico DEVE nascere e inserirsi una vera leadership politica capace di far pesare in tutti i modi possibili e democratici la propria forza sociale, costringendo questo governo non solo a togliersi dai piedi, ma che si proponga alla guida del paese per attuare un piano immediato d’emergenza per salvare la nazione ed il tessuto sociale stesso dalla catastrofe.

Questo tentativo non solo è auspicabile, ma assolutamente necessario e non c’è un minuto da perdere. Tutte le componenti sociali devono attivarsi e dialogare una con l’altra. Tutti i movimenti e i partiti d’alternativa, compresa l’ala sinistra del PD (in rotta con quella centro destrorsa), devono trovare immediatamente uno spazio entro il quale discutere e creare la massa critica sociale necessaria a dare una spallata al governo, alle pretese europee, alla Germania (e ai paesi forti), alle destre e al berlusconismo.

E’ venuto il momento di far non solo fronte comune, ma far emergere dalla società stessa una nuova Sinistra, che sappia ritrovare i suoi riferimenti culturali, che si faccia proposta politica REALE d’alternativa e di cambiamento, radicale non negli slogan ma nell’azione quotidiana.

Si apre una stagione difficile e la sfida è immensa.

Bisogna tentare proprio per questo.



*G.P. Caselli è professore Associato di Economia Politica all’Università di Modena e Reggio Emilia; G.Pastorello è Economista dell’Università di Trieste. Il brano è tratto dal numero di Maggio di “Limes” nell’articolo “Come uscire dalla trappola della flessibilità”.

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