martedì 5 marzo 2013

La trappola della Casta per il Movimento 5 Stelle.


di Pixel – Megachip.
1. A quanto pare stanno fioccando petizioni di militanti del M5S per questa o quella soluzione alla crisi di rappresentanza istituzionale uscita dalle ultime elezioni.  Noi non siamo militanti del Movimento ma in quanto suoi elettori vorremmo esprimere alcunepreoccupazioni. E le esprimiamo direttamente ai neo deputati e ai neo senatori cinquestelle che abbiamo eletto.  Una delle “soluzioni” che si stanno facendo largo nella confusione generale è questa: associare il M5S in un’operazione di “rinnovamento” che accolga in qualche misura le proposte di ritrutturazione-moralizzazione della politica: riduzione del numero di parlamentari e dei loro emolumenti, finanziamento pubblico ai partiti, legge elettorale e magari anche una qualche forma di “politometro” cioè lo screening patrimoniale all’inizio e alla fine di un mandato (cosa che se ben ricordiamo in Francia si fa da sempre o si faceva). Pur di uscire dall’impasse la “casta” è disposta a provvedimenti in questo senso, ancorché piangendo molte lacrime.  
Ma la “casta” non è solo una banda di persone attaccate con le unghie e coi denti ai propri privilegi, pronta a corrompere e a farsi corrompere.
Certamente questa indubbia caratteristica spicca in un Paese in cui vengono richiesti continui “sacrifici”.
Ma il problema e proprio questo: mentre i signori del prossimo governo o semi-governo attueranno una politica di cosmesi con l’aiuto da loro auspicato del M5S (che poi getteranno sul piatto delle prossime elezioni come una loro “conquista”), la politica di austerity del precedente governo bipartisan continuerà il suo corso coi meccanismi già messi in movimento e con altri che verranno ben nascosti, complici i media, dai fuochi pirotecnici attorno alle misure di moralizzazione politica. 
2. Facciamo solo alcuni esempi.
Anche quest’anno dovrà essere pagata l’IMU. L’Istat ha già detto alla fine dell’anno scorso che gli Italiani non hanno più soldi per pagare un’altra volta questa tassa. Se non si correrà ai ripari saremo costretti a vedere un Paese di famiglie e di piccolo-medie aziende che si indebitano con le banche (se non addirittura con gli strozzini) per pagare una tassa statale. Una base di debiti forse pronta a trasformarsi in una nuova ondata di derivati, un’incredibile “cartolarizzazione” della vita delle famiglie italiane e del tessuto produttivo capillare del Paese che nemmeno lo Sceriffo di Nottingham avrebbe avuto la fantasia di concepire, degna dei Vicerè inglesi in India.
Un secondo esempio. Le Fondazioni bancarie sono pronte al colpo di mano per prendere il controllo della Cassa Depositi e Prestiti, cioè di quell’istituto nato per raccogliere il risparmio postale dei cittadini e utilizzarlo per il finanziamento a tassi agevolati degli investimenti degli enti locali.
Un istituto con grande disponibilità di liquidità (circa quattro volte l’insieme di tutte le nostre banche private) che il buon senso vorrebbe che fosse trasformato in un istituto di interesse pubblico anche con la possibilità di comprare titoli di Stato (cosa già oggi possibile). Ma con un regolamento golpista che consegna grandi poteri decisionali ai soci di minoranza (proprio le Fondazioni bancarie) si è invece deciso di trasformarlo in una vera e propria merchant bank. E il fiduciario delle Fondazioni è, guarda caso,Franco Bassanini, nome di prestigio del PD.
Così mentre si imbiancheranno i sepolcri, il saccheggio del Paese proseguirà su un binario prestabilito, tirando in ballo come al solito, se necessario, i metafisici “mercati” e gli “accordi europei” sul cui marmo è stata incisa l’Agenda Monti per renderla capace di sfidare ogni intemperie politica.
Non bisogna poi scordarsi dell’altra cassaforte che viene abitualmente saccheggiata quando c’è da mettere mano ai soldi degli Italiani, cioè l’INPS.
La cosiddetta “riforma” delle pensioni continuerà nel suo lavoro distruttivo. Anche in questo caso, mentre si moralizzerà la politica, gli esodati rimarranno senza stipendio, senza pensione e senza ammortizzatori sociali, cioè senza un euro. E solo una delle tante conseguenze, notevole perché narra molto bene della cialtroneria del fu “tecnico” e di chi lo ha sostenuto.
E infine con o senza moralizzazione della politica la “riforma” del mercato del lavoro proseguirà con le sue gambe, indipendentemente, come ben sanno le migliaia e migliaia di nuovi licenziati, i precari a vita, chi non ce la fa più.
La sonora sconfitta dell’ex magistrato Ingroia, sostenuto dall’ex magistrato De Magistris, in una lista dove spiccava il nome dell’ex magistrato Di Pietro, dovrebbe aver fatto capire che ormai gli Italiani sanno che le “soluzioni” basate sul rigore delle corti di giustizia, sebbene diano alcune soddisfazioni e siano, ovviamente, anche doverose, non risolvono i problemi del Paese. La crisi non si risolve con la lotta conseguente alla mafia. Semmai è la mafia che sguazza nella crisi, nella sua gestione finanziarizzata.
3. Insomma, i tempi della gestione devastante di questa crisi epocale, sistemica, in cui i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri, in cui tutto viene rimesso in discussione, non sono gli stessi della politica, sono più veloci.
Mentre a Montecitorio si cercherà la pietra filosofale del risparmio sui costi della politica, in altri palazzi del potere reale si saccheggerà ricchezza reale.
Cari neo eletti del Movimento 5 Stelle, gli stipendi dei parlamentari, le loro impunità, i loro privilegi, le loro auto blu, il loro sottobosco di clientes, la loro quasi istintiva amoralità civica sono insopportabili. Lo sono sempre stati e ora solo con una faccia come il culo questi signori hanno preteso e pretendono “sacrifici”.Bisogna spazzare le stalle di Augia, sono troppo maleodoranti. È indubbio. Ma non bisogna scordarci della scia di devastazioni che lascia la loro politica di “sacrifici” e soprattutto delle sue finalità, ci fossero al governo anche le persone più specchiate del mondo.
E infine, ricordatevi che nel famoso Palazzo non si prendono tutte le decisioni. Anzi.
A piazza San Giovanni abbiamo tutti fatto “Boom” al presidente Napolitano in visita a Berlino. Ma prima di andare a Berlino, sempre sotto elezioni, era andato a Washington. Per un cordiale incontro con Obama? Ma va là. Era andato a recepire la “linea” imperiale, sicuramente illustrata nel doveroso linguaggio diplomatico, che poi è andato a negoziare in Germania. Perché questa crisi sistemica pone grossi problemi globali da risolvere, mette in moto grandi conflitti, contrappone interessi che devono essere negoziati.
Noi, in tutto ciò, siamo tra le varie ed eventuali, non certo in cima ai loro pensieri. I nostri soldi sì, ma noi no.
Si sono chiesti tutti dopo il disastro elettorale del PD, perché questo partito non sia voluto andare alle elezioni quando è caduto il governo Berlusconi. Ma che domanda è? Siamo seri! Lo sanno anche i sassi che non si è votato perché Napolitano aveva già da un pezzo preparato il golpe bianco con Monti e il PD doveva ubbidire.
Marco Travaglio ha scritto che a D’Alema la soluzione “inciucio” (o “governissimo”) scatta automaticamente come il braccio del Dottor Stranamore. E’ un po’ di più, caro Travaglio. D’Alema ha i riflessi condizionati da un quadro politico imperiale e subimperiale (che ovviamente non vanno sempre d’accordo) e solo in questo schema si muove più o meno in automatico.
Quindi, attenzione ai poteri decisionali reali, perché da lì provengono i missili più potenti e magari lebenedizioni col randello nascosto dietro la schiena.  E quindi, cari neo eletti del Movimento 5 Stelle,non scordatevi del contesto internazionale. E soprattutto di quello europeo, che ci è più prossimo.
Provate a pensare se non è il caso di riprendere lo slogan "No taxation without representation": o la UE diventa una struttura federale politica e fiscale con un Parlamento elettivo che decide, e non che si limita a ratificare le decisioni di una Commissione esclusiva ed escludente, o è in grado di ricostruire a livello sovranazionale tutte le istanze democratiche rappresentative che vengono sottratte a livello nazionale e a riequilibrare le politiche economiche e fiscali, oppure è meglio una separazione consensuale.
Senza dimenticarci, ovviamente, che la vera agorà democratica, come tutti noi sappiamo, è da costruire altrove, cioè nelle comunità.
Vi salutiamo con cordialità augurandovi battaglie vittoriose.



2 commenti:

  1. Non c'è nulla da aggiungere all'analisi fatta.Tuttavia mi peremetto di osservare che i problemi all'italia sono stati pianificati con l'entrate dell'euro.Credo che restando in europa ci distruggeranno tuttol'apparato industriale dopodiche ci faranno indebitare fino al collo ,si impossesseranno dell'italia e poi ci faranno uscire con l'anello al naso come schiavi.Marchionne docet ,.

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  2. sIAMO ANDATI ALLE URNE.nON PER DECIDERE UN GOVERNO ,MA IN PRATICA GLI ITALIANI HANNO INTESO PARTECIPARE AD UN REFERENDUM RELATIVO ALL'AUSTERITà DETTATA DALL'EUROPA E SOSTENUTA DAI MAGGIORI PARTITI.SE RIFLETTIAMO BENE TRA GLI ASTENUTI ATTESTATI AL 25% E I CONTRARI POSSIAMO CONCLUDERE CHE IL REFERENDUM COME ESITO HA DATO IL RIFIUTO DELLE PREDETTE POLITICHE.POICHE IN ITALIA DEI RISULTATI SUL REFERENDUM NON SE NETIENE CONTO .IMMAGINANO DI RIPETERE LE VOTAZIONI.ORBENE PRIMA CHE CIRENDANO SCHIAVI è NECESSARIO USCIRE ADESSO DALL'EURO LIMITANDO I DANNI,ALTRIMENTI SAREMO DESTINATI AL FALLIMENTO SICURO

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