giovedì 28 marzo 2013

"Cipro lasci l'euro: ora!"


di Paul Krugman, da krugman.blogs.nytimes.com
Un corrispondente che stimo mi ha (gentilmente) sfidato a dire chiaramente quello che penso dovrebbe fare Cipro – lasciando da parte tutte le domande relative realismo politico. E ha ragione: mentre io penso che sia OK passare la maggior parte del mio tempo su questo blog entro i limiti del politicamente possibile, e basandosi su una combinazione di ragionamenti e ironia per spingere quei limiti nel corso del tempo, una volta ogni tanto dovrei solo affermare categoricamente che cosa avrei fatto se ne avessi la possibilità.
Per cui, ecco: sì, Cipro dovrebbe lasciare l’euro. Ora.
Il motivo è semplice: stare nell’euro significa una depressione incredibilmente grave, che durerà per molti anni, mentre Cipro cerca di costruire un nuovo settore delle esportazioni. Lasciando l’euro, e lasciando cadere fortemente [il tasso di cambio della] nuova moneta, tale ricostruzione accelererebbe notevolmente.
Se si guarda al profilo degli scambi commerciali con Cipro, si vede quanto danno il paese è in procinto di sostenere. Si tratta di un’economia molto aperta con solo due principali esportazioni, i servizi bancari e il turismo – e uno di loro è appena scomparso. Ciò da solo porterebbe ad una crisi grave. Oltre a questo, la troika sta chiedendo maggiore austerità, anche se il paese ha apparentemente un bilancio primario (senza interessi) all’incirca in pareggio. Non sarei sorpreso di vedere un calo del 20 per cento del PIL reale.
Qual è il percorso da seguire? Cipro deve avere un boom turistico, oltre a una rapida crescita delle altre esportazioni – la mia ipotesi sarebbe l’agricoltura come settore trainante, anche se non so molto su questo. Il modo più ovvio per arrivarci è attraverso una grossa svalutazione; sì, alla fine, questo probabilmente porta a offerte vantaggiose che attirano un sacco di pacchetti turistici britannici.
Arrivare allo stesso punto tagliando i salari nominali richiederebbe molto più tempo e infliggerebbe molti più danni umani ed economici.
Ma è possibile lasciare l’euro? La tesi di Eichengreen – che anche solo una ipotizzata uscita potrebbe causare fuga di capitali da panico e assalti agli sportelli – è ora opinabile: le banche sono chiuse, e il capitale è controllato. Quindi, se fossi un dittatore, semplicemente prolungherei  la chiusura delle banche abbastanza a lungo per preparare la nuova moneta.
OK, e per quanto riguarda le banconote? Io non sono un esperto in materia, ma conosco ipotesi sulla possibilità di ricorrere alle carte di debito in circolazione, in modo che le imprese possano riprendere senza dover aspettare che qualcuno comandi la stampante [delle banconote]. Il governo potrebbe anche essere in grado di emettere scritture temporanee, dei “pagherò” (IOU) che non sembrano banconote vere e proprie, quale misura transitoria.
Sì, sembra qualcosa di disperato e improvvisato. Ma la disperazione è appropriata! In caso contrario, stiamo parlando un livello di austerità alla greca o peggio in un’economia i cui fondamentali, grazie alla implosione del sistema bancario off-shore, sono molto peggiori di quanto quelli della Grecia siano mai stati.
La mia ipotesi è che niente di tutto questo accadrà, almeno non subito, che la leadership del paese tema il salto nel buio che verrebbe dall’uscita dall’euro, nonostante l’orrore evidente di cercare di rimanere dentro; ma, come ho detto, penso che l’uscita dall’euro sia ora la cosa giusta da fare.

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