giovedì 24 settembre 2009

Un incantesimo meraviglioso.


Sono stato bambino un tempo...e forse ancora lo sono. Mi guardo in giro e mi commuovo per le cose semplici, per una carezza, per un candido pensiero.
Ammiro la natura con l'incanto di un estraneo, come se la vedessi per la prima volta e mi innamoro di lei, come se fosse la donna più bella. Gli alberi mossi dal vento somigliano ad antichi giganti, pronti a difenderci, ad ammantarci da un torrido sole o da un cielo poco indulgente. I fiori, con i loro meravigliosi colori, simili a tocchi di pennello magistrali ed il cielo, azzurro come i suoi occhi. Guardo il lombrico scivolare via, lentamente, incurante e la formica che segue sua sorella, inseparabile, pronta a sacrificarsi per lei pur di salvarle la vita. Sento gli uccelli cantare, picchettare, mentre sfrecciano nel cielo alla ricerca di cibo per i piccoli pigolanti nel nido.
Mi sento proprio un bambino quando vedo le cose e me ne innamoro. Vorrei dare loro il nome che mi viene in mente e ringraziare il sole. Lui, là, lontano, ma così vicino, potente ma così gentile, simile ad una palla di fuoco, in realtà Dio che suscita la Vita. La sua mano calda e gentile si posa sulla Terra e la avvolge, come in una carezza maestosa, la sua forza fa salire in alto i germogli come amanti bramosi.
La sua luce, capace di dare senso all'oscurità.

Alzo gli occhi e vedo il mio Dio. Tutti noi veniamo da là. Siamo fatti dalla stessa polvere di cui è fatta la nostra stella, nostra madre, il nostro Dio.
Siamo polvere e acqua, luce e pensiero.
Sono ancora un bambino, lo so. Ma non me ne vergogno, perché non voglio ignorare da dove veniamo, non voglio rassegnarmi a sentirmi superiore a ciò che ci ha dato la vita, a ciò che ha permesso questo miracolo meraviglioso.
Sono un bambino che non vuol dimenticare l'innocenza di questa magia.

(Francesco Salistrari, 2009)

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