mercoledì 2 settembre 2009

Il Dio della Festa.


Un oscuro presagio si abbatte sulle speranze di un mondo che non ha più senso.
Scivolo giù nel catino della mia coscienza. Con in gola l'ultimo boccone della cena di ieri sera.
Non ci credo. Non posso farlo.
Solo qualche ora prima guardavo la tv e pensavo al giorno dopo.
E adesso?
Cosa mi è successo?

Guardo fuori e vedo un mondo sbiadito. Guardo giù e vedo le diapositive dei miei amici.
Sbiadite anch'esse.
Mi sento come una cavalletta senza coscienza.
Pronta solo a mangiare ciò che resta del raccolto.
Senza pietà. Senza la benchè minima lungimiranza.

Del resto la lungimiranza non è mai stata il mio forte.
Aspetto il sole del giorno. Uguale a quello già passato.
Forse peggio di un icubo ad occhi aperti.
Forse solo il sogno angoscioso di un matto di strada.
Forse uguale solo alla corda stonata di una chitarra di ferro.

Sento i rintocchi di una campana.
Ma non è presagio di morte. Non ancora.
Suona la festa che tutti aspettano da mesi. Felici di essere felici.
Felici di fingere di esserlo. Ma pur sempre felici.
Assaporo l'odore della festa dal naso. Ma non è per me.

Come poteri guradare il cielo e festeggiare?
Cosa potrei chiedere in cambio della mia stupidità?
Qualcuno forse vorrebbe un sacrificio. Ma sono pronto?
Un tempo il Dio richiedeva sangue, in tempo di festa.
Oggi forse non è poi così diverso...

Non ho il coraggio di immolarmi sull'altare del Dio che Vede.
Non ho la necessaria follia per essere lucido.
Non posseggo quel pizzico di genialità che apre le porte del cielo.
Dio, brami il sangue delle mie vene, solo perchè così è scritto.
Ma in quale pietra è inciso il mio nome?

So di essere perduto in questo vortice di incomprensione e tristezza,
ma non riesco a vedere aldilà del giorno a seguire.
Come potrei farlo, senza occhi per guardare?
Il Dio della vendetta ha già preteso da me palprebe e pupille.
Ora sono qui, senza parole. Senza la benchè minima capacità di comprendere.

E' il tempo del male, il nostro.
L'epoca degli orrori e degli inganni. Ma chi ci crede?
Chi può vedere oltre lo scintillio di una festa organizzata ad arte?
Chi può essere in grado di vedere il buio? Se non un fantasma?
Se non chi come me ha dato i suoi occhi ad un Dio senza testa.

Sento la campana. La festa ha inizio.
Io posso solo sperare che stasera non tocchi a me.
Che almeno stasera mi sia concesso di illudere ancora.
Di fare il mio mestiere.
Illusionista in una realtà d'illusione.

(Francesco Salistrari, 2007)

Tratto dalla raccolta di aforismi e pensieri "Polvere"

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