martedì 15 settembre 2009

Un granello di polvere.


Strada lucente.


Ho di fronte una strada lucente, bagnata da una pioggia lontana, segnata dal passaggio di migliaia e migliaia di anime dannate, terra di confine tra un mondo ed un altro.

Sento in lontananza il pianto di un bambino, il rantolo di un vecchio morente.

Forse sto sognando, ma è tutto così reale, così vero, inconfutabile.

Ho davanti agli occhi lo spettacolo più strano che abbia mai potuto concepire. Non so se resisterò.

Vedo chilometri di code umane che attendono il proprio passaggio, vedo in lontananza degli occhi accesi nel buio da cieco furore.

Guida i suoi servi di rame fin nella fiamme, senza battere ciglio.

Forse sto anch’io aspettando il mio turno. E fremo di paura al solo pensiero di trovarmi di fronte quel mostro di carne e sangue.

Il solo modo per scoprire la mia presenza qui è aspettare e aspettare.

Se sentirò gridare il mio nome, così come quello degli altri, mi dirigerò alla meta finale del mio destino e piegando le spalle chiederò perdono.


Ho visto.


Ho visto il baratro e ne ho osservato l’orrore.

Ho guardato in fondo all’abisso e me ne sono ritratto quando già l’equilibrio era venuto meno.

Ho visto gli occhi infossati di un viso marcio fissarmi dal buio e ho provato terrore, smarrimento, disperazione.

Ho chiuso gli occhi ripetendomi che era tutto un sogno, che avevo confuso l’immaginazione con la realtà.

Ho visto un mondo popolato da fantasmi e sono stato fantasma anch’io, ho vagato insieme a loro e ho visto le pareti del reale assottigliarsi, i contorni svanire, i colori sbiadire.

Ho visto la morte nei loro occhi e ho riconosciuto il mio stesso sguardo nei loro, provando misericordia e compassione soprattutto per me stesso.

Ho visto il cielo farsi scuro e le nuvole diventare ombre minacciose, mentre il vento si trasformava in funebre lamento .

Ho cercato a tentoni un appiglio, proprio mentre cadevo ed il mondo è svanito.

Ho visto tutto questo e sono rimasto stravolto, come mille altri prima di me, mentre qualcosa fermava le lancette di un orologio che ora sembra non muoversi più.


(Francesco Salistrari, 2006)

Tratti dalla raccolta di aforismi e pensieri "POLVERE".



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