martedì 8 settembre 2009

Quei luridi scarti.


Ci sono cose che mi fanno incazzare davvero. E una di queste, probabilmente la principale, è l'indifferenza della gente. Ma cosa cazzo ci è successo? Perché siamo diventati così menefreghisti? Perché pensiamo solo al piccolo orticello di casa?

Ci sono problemi devastanti che interessano tutti. Problemi ambientali, problemi economici, problemi sul lavoro, problemi di salute. Ci sono guerre, malattie infettive e fame. Povertà, abusi, ladrocini, omicidi, violenze. Ci sono persone che soffrono le pene dell'inferno e nessuno se ne interessa. La droga infesta le nostre strade e distrugge la vita delle famiglie, produce delinquenza, morte. Ma tutti sembrano fregarsene. Almeno fino a che una di queste calamità umane non gli piomba sulla testa.

Fino a quando non veniamo direttamente toccati, sembriamo immuni a tutto, continuiamo la nostra vita di tutti i giorni, usciamo, andiamo nei locali, beviamo la nostra buona razione di alcool quotidiana, balliamo, cantiamo, ci facciamo la striscetta di coca (tanto che male fa?), andiamo a fare shopping, spendiamo, consumiamo. Se poi però succede qualcosa di brutto, ecco che ci risvegliamo dal sogno. Se ci muore un padre e siamo costretti a doverci alzare le maniche, parliamo male del mondo del lavoro, se ci muore un figlio per droga cominciamo a maledire la droga e pensare a chi ne fa uso come a persone e non animali, se ci viene violentata la figlia cominciamo a chiedere giustizia, se ci rubano la macchina ci incazziamo con il mondo intero. Fino a questo punto siamo ciechi, sordi, impassibili. Mai ci sfiorerebbe la mente di entrare in qualche organizzazione benefica, di fare qualcosa di concreto, di scendere in piazza e protestare per il lavoro, per la sicurezza, per la giustizia. Ce ne restiamo ben barricati nel nostro mondo dorato e questo fino a che qualcosa non rompa l'illusione e ci faccia sentire l'olezzo di un mondo sempre più violento, ingiusto, asociale, egoista, spietato.

Rimaniamo impassibili davanti a tutto. Davanti al povero che chiede l'elemosina, anzi ci infastidisce. Ci scagliamo senza sapere perché contro l'immigrato che “ruba” un lavoro che nessuno di noi si sognerebbe di fare se non costretto. E poi ci lamentiamo di quanto poco vengano pagati e garantiti i lavori più sporchi e faticosi, solo quando siamo costretti a farli noi.

Ci sentiamo liberi, mentre in realtà siamo costretti a vivere in modo innaturale, legati mani e piedi dalla violenza, dall'astuzia, dalla cupidigia, dall'odio, dall'intolleranza. E dall'indifferenza.

E ci rendiamo conto dell'indifferenza e di quanto sia disumana, quanto ad essere sul fondo siamo proprio noi, quelli che il giorno prima andavano per locali, quelli a cui piace la vita, quelli a cui non devi parlare di politica sennò si annoiano mentre se parli di calcio puoi farlo fino all'alba, quelli a cui non devi mai dire cosa fare se non chiederlo per piacere, quelli a cui non interessa se al governo ci sia un santo o un mafioso.

La nostra è una società malata e non ce ne rendiamo conto. Siamo come tante piccole cellule cancerogene pronte ad esplodere. E la metastasi è già cominciata.

Per curarci non basterà un ciclo di chemio. Sarà necessario qualcosa di più.

E' necessaria una presa di coscienza collettiva dei problemi che ci attanagliano, delle storture che ci condannano, delle ingiustizie che ci sviliscono, delle illusioni che ci uccidono. Continuando a restare così, credendo di essere intoccabili, immortali, prescelti, non riusciremo mai costruire un futuro migliore per i nostri figli, per i nostri nipoti. La cosa più nobile che un uomo possa fare è quella di lavorare e vivere per garantire ai propri figli una vita migliore.

Siamo sicuri che lo stiamo facendo?

Ho paura che a loro, alle generazioni future, stiamo lasciando solo gli scarti.


(Francesco Salistrari, 2009)


Nessun commento:

Posta un commento

Followers

Google+ Followers