sabato 12 settembre 2009

Le altre domande contro la mania di rassegnazione.


Succedeva ad agosto, mentre in molti erano al mare, ci stava anche Francesco Mastrogiovanni prima su una spiaggia poi su un letto di contenzione. L’altro non è solo un quotidiano che pure ha scritto di lui, è anche Francesco Mastrogiovanni, anarchico intollerante, un caso che solleva ancora domande, non solo quelle che ci pone ossessivamente il Sistema dei Media. Sento ancora la necessità di scriverne anche se altro non posso fare che impegnarmi a ricapitolare e portare a conoscenza di più persone un fatto grave, molto grave, accaduto ad un maestro definito anarchico, magari “affetto da mania di persecuzione” come si è detto, come chi ha vissuto intensamente e che viene rammentato in un Castello vero, che si vedrebbe con piacere far crollare, quasi fosse di carta.
Il primo video che invio, segnalato sul sito La dimora del tempo sospeso e Filarmonici è stato registrato mercoledì 9 settembre al Castello dell’Abate (Castellabate) dove si è tenuto un incontro per ricordare “il caso Francesco Mastrogiovanni” e contiene anche interviste all’editore Giuseppe Galzerano e al curatore della rassegna Alfonso Amendola. La rassegna “Finisterre Plus“ composta da video, musica e performance è stata dedicata per più giorni a William Burroughs con un concerto-reading “La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili” .
” Tra sperimentazione artistica e riflessione sociale. Infatti grazie agli interventi di Giuseppe Galzerano e Giuseppe Tarallo si è ricostruita la tragica fine dell’insegnante anarchico Francesco Mastrogiovanni morto lo scorso 4 agosto nell’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dopo che era stato arrestato e sottoposto a un TSO. A partire da questa storia, piena di ombre e violenza, gli organizzatori hanno voluto ampliare il contesto organizzativo della rassegna dedicata a William Burroughs – autore che spesso ha raccontato le dimensioni della violenza, dell’oppressione e delle gabbie sociali- e proporre la testimonianza di chi ha seguito la storia di Franco Mastrogiovanni (una “storia vera” che sembra uscita da uno dei romanzi – a sfondo persecutorio – del grande scrittore ed artista americano)”
Poi ce n’è un altro di video che pone molte domande, le altre domande: “Ad un mese dalla morte di Francesco Mastrogiovanni all’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania, l’ex sindaco di Montecorice, Giuseppe Tarallo, pone una serie di interrogativi sui giorni trascorsi all’ospedale “San Luca” e sulla misura del Trattamento Sanitario Obbligatorio, richiesto dagli uffici del Comune di Pollica. Un appello affinché qualcuno risponda”.
Le carte processuali, gli appelli, le indagini sembrano rotolare con il vento quasi d’autunno, come le rivendicazioni di altra natura, il lavoro e la sicurezza, la casa e la salute, l’ informazione,la cultura, la dignità .
Non è una vendemmia felice, si raccolgono spesso solo i semi transgenici del malessere globale. E si dà il caso come ci offre Annalisa Melandri nel suo blog dove “mille solitudini fanno un popolo in lotta…” che leggo e trascrivo Sandro PadulaIn un paese come l’Italia, in questo strano impero del bene, non dovremmo meravigliarci se gli attuali indagati per la morte di Francesco fossero assolti dall’accusa di omicidio colposo. Nessuno però ci venga a dire che Franco, amico della vita, dei suoi giovani studenti, dei suoi concittadini e di tutti i libertari del mondo, si sarebbe suicidato”.
Leggo Franco Senia che racconta di molti anni prima, quando incontrò Francesco Mastrogiovanni per il processo “politico”: “…c’è da dire, per onestà, che quando arrivammo a Vallo, prima che cominciasse il processo, ci incontrammo coi dirigenti del PCI locale. Ricordo ancora il viso del segretario, anche se non ne ricordo il nome. Ci disse che era successo un casino, perché loro avrebbero voluto sostenerci ed aiutarci, fino a metterci a disposizione la sede per fare dormire i compagni. Ma la direzione provinciale aveva posto il veto!
Così si rosicchiavano i soldi, ai libri venduti, e ad altro, per poter pagare l’albergo. Ricordo come, ad un certo punto si “materializzò”, un vecchio amico di Franco Leggio che aveva una pizzeria alla fine del paese, e che, praticamente, ci dava da mangiare. Ce ne sarebbero di cose da ricordare, di nomi e di facce, di storie, dal piacere di incontrarsi in quello strano paese, fino alla notte passata all’addiaccio, in attesa della sentenza. Le lacrime e la rabbia. Perché si seppe ancora una volta che se scampavi ai fascisti, ci pensava lo stato. Com’è tornato a succedere, trentacinque anni dopo!”
Per concludere questo aggiornamento, scelgo Filarmonici ad agosto 2009 su Facebook: *Gruppo per far luce sulla morte di Francesco Mastrogiovanni, avvenuta il 4 agosto 2009 nel reparto psichiatrico (Spdc) dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dove Mastrogiovanni era stato rinchiuso e legato al letto di contenzione a seguito di un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) disposto dal Sindaco di Pollica (SA) il 31 luglio 2009. Francesco Mastrogiovanni era stato condotto nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura contro la sua volontà dopo essere stato prelevato con la forza dai Carabinieri presso il campeggio di Marina Piccola (Comune di San Mauro Cilento) dove si trovava in vacanza. La “cattura” di Mastrogiovanni ha avuto luogo con un ingente dispiegamento di forze, giustificato dalla dichiarazione, contenuta nel provvedimento di TSO, che si trattava di «noto anarchico», personaggio «pericoloso socialmente, intollerante ai carabinieri»*
PERCHE’
“ci appare urgente portare alla luce un aspetto dell’Italia poco noto a chi vive nelle grandi città, all’ombra dell’anonimato che ci regalano le moltitudini: nella provincia, nei piccoli paesi, esiste sovente una sproporzione fra soggetti da controllare e controllori. Questo innesca molte volte una capillarità ossessiva dell’osservazione dello stato. In pratica un’intera stazione dei carabinieri, o un intero ufficio Digos si occupa stabilmente di un unico minimo gruppetto di tipi strani o addirittura di un unico individuo con la “fobia per i carabinieri”. Questa é una vessazione in sé, anche quando non conduce né a TSO né a procedimenti penali. Ma di solito vi conduce. Sono cose che non si sanno. O cui non si pensa. Noi vogliamo che si sappiano, e vogliamo che tutti ci riflettano e possano giudicare se si sentano sicuri grazie a ciò che si fa in nome della sicurezza. E della sicurezza di chi si stia parlando: perché Francesco Mastrogiovanni stava in vacanza e dopo quattro giorni era morto, perché le forze dell’ordine erano andate a prenderlo. Questa é l’unica cosa indiscutibile da cui partiamo. A questo fine intendiamo raccogliere, pubblicare e diffondere tutti gli elementi che emergeranno. Invitando ciascuno a ricavarne le opportune riflessioni. Già che ci siamo, ne avanziamo subito una: gli stessi carabinieri che avevano fatto il blitz contro Mastrogiovanni che passeggiava in ciabatte da mare, adesso portano avvisi di garanzia a medici e infermieri. Lo stesso stato che ha determinato il danno, ora pretende di giudicarlo e di distribuire assoluzioni e forse anche condanne. Nei riguardi tutti, salvo che di sé stesso e delle sue leggi. Ecco, nella ricerca che vorremmo avviare, lo stato non dovrà essere al di sopra delle parti, ma essere chiamato precisamente in giudizio. Già ora infatti, con i soli dati di cui disponiamo, é evidente che Mastrogiovanni é morto a causa dello stato. E che quindi, come sempre d’altro canto, non é dallo stato che possiamo attenderci verità e giustizia”.
Dicono che il Castello dell’Abate costruito nel 1121 e che poi ha dato nome al paese, Castellabate, oggi si presenta in buono stato di conservazione, dominando ancora il litorale del Cilento dall’alto del promontorio di Licosa. Solleviamo lo sguardo, almeno quello, potrebbe incuriosirci e farci muovere il conoscere dal basso e ancora andare. Stare fermi su una Prima Pagina che non offre “altre” notizie, fa grande solo la rassegnazione e la pena. Rimane invisibile l’altra, l’altro, noi.

Per l’anarchico Francesco Mastrogiovanni il TSO è stato doppio. È morto, come da cronaca, mentre la Salute Mentale stava praticando su di lui un Trattamento Sanitario Obbligatorio, previsto, come tutta l’altra legislazione italiana, propriamente all’interno dei Diritti Umani.

(Doriana Goracci)

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