lunedì 30 aprile 2012

Prima che scoppi la bomba.

Togliere all'improvviso il cibo a un cane non può che generare una reazione violenta. Soprattutto se il cane è legato alla catena. Alla prospettiva di morire di fame, triplicherà le ultime forze, quando e se avrà capito della situazione in cui versa, e cercherà di liberarsi. Una volta liberatosi dalla catena, andrà alla ricerca di cibo e la sua determinazione feroce non lo fermerà di certo di fronte alla prospettiva di procurarselo con la violenza.
E' esattamente quello che succede oggi nei meandri della crisi.
Ci sono imprenditori e lavoratori disoccupati, falliti, pignorati, sfrattati, esodati che si suicidano. Per loro il fatto di essersi resi conto troppo tardi del proprio destino ha decretato il proprio arrendersi. E sono tanti, troppi.
E fa schifo, letteralmente schifo, sentire Monti parlare dei suicidi in termini di tassi di suicidio tra paesi. Ma qualcuno gliel'ha mai spiegato che la vita non si calcola in tassi, sconti, prezzi e denaro? Vergogna! Vergogna!
La responsabilità di questi suicidi è TUTTA di questa classe politica e imprenditoriale canaglia e mafiosa. Dei “bocconiani” e dei tecnici, dei banchieri e dei finanzieri. Quindi, per cortesia, caro presidente del consiglio, quando parla di morti ammazzati, un po' di rispetto! Almeno nei confronti del dolore di quelle famiglie! Capo chino e chiedete scusa!
Ritornando alla metafora del cane, nelle pieghe di questa crisi ci saranno anche coloro i quali non si lasceranno morire, ma saranno disposti ad uccidere. In ogni forma. E il terrorismo non è l'unica. Perchè l'odio sociale che monta, alimentato ad hoc, azionerà prima di ogni cosa una guerra fra poveri senza precedenti. E le catene che si spezzeranno paradossalmente non aiuteranno la gente ad essere più libera, ma daranno vita ad un gioco al massacro dove a rimetterci sarà la popolazione più debole.
Lo sfaldamento sociale è dietro l'angolo.
La soluzione sarà lo Stato di Polizia. E nient'altro.
Un'altra forma più rozza e rudimentale di catena.
Bisogna capire che la sproporzionata (e spropositata) distribuzione della ricchezza è l'estremizzazione di quella che tanti bei dotti professoroni di sociologia, politica ed economia ci hanno detto per anni essersi esaurita, la lotta di classe. Ed è proprio per evitare che la lotta di classe esploda nelle sue manifestazioni più pericolose (dal punto di vista dell'establishment) che oggi si vedono compiere operazioni di divisione sociale strategiche. Si mette una contro l'altra le varie categorie sociali, si incita alla discriminazione e alla guerra tra pari. E chi beneficerà di questo stato di cose, sarà, come al solito chi detiene il potere.
I dati, già adesso, sono allarmanti. La crescita esponenziale dei furti d'appartamento violenti, gli omicidi, le guerre tra piccole organizzazioni criminali (o paracriminali), le violenze sulle categorie sociali più deboli (donne, bambini, immigrati), le violenze legate al degrado sociale sono tutti campanelli d'allarme e indicatori chiari di quello che sta succedendo.
La politica NON ha risposte. Non ha ricette. Non propone alternative. Incapace com'è di rinnovarsi, di sganciarsi dai meccanismi che essa stessa ha creato. La corruzione, la clientela, la malversazione, lo spreco. Ed è incapace soprattutto di capire che in gioco c'è molto di più che la poltrona parlamentare.
I movimenti spontanei di cittadini che nascono, i fenomeni sullo stile dei “pirati” svedesi o degli “indignados”, o il Movimento 5 stelle italiano, sono tutti fenomeni positivi e di risveglio, ma che ad oggi non bastano ad arginare la deriva del sistema e della società.
Siamo dinnanzi ai prodromi di un crollo spaventoso. Che mette a repentaglio la vita di milioni e milioni di persone.
Non si può pensare di fermare questo semplicemente proponendosi come alternativa in una tornata elettorale.
C'è bisogno di ben altro.
L'autorganizzazione dal basso se indirizzata semplicemente alla sfera poltica, non produce risultati capaci di creare una rete sociale di difesa efficiente. C'è bisogno della creazione di strumenti di difesa sociali nella sfera economica, produttiva, energetica, di sussistenza.
E ce n'è bisogno subito.
Prima che sia troppo tardi.
Prima che scoppi la bomba e non ci sarà nemmeno tempo per nascondersi.

(Francesco Salistrari)

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