martedì 24 aprile 2012

Dalla democrazia allo Stato di Polizia.


Può accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro – In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri.
Se un individuo abile ed ambizioso, riesce ad impadronirsi del potere, in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine, è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei suoi affari privati, i più piccoli partiti possono impadronirsi dei loro diritti. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo, delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio, di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo – e ogni riferimento è puramente casuale” – Alexis de Tocqueville, da ” La democrazia in America “, 1840
Siamo talmente assuefatti all’illegalità, al sopruso, al ricatto, al raggiro e all’intimidazione che, da tempo, sono divenuti i tratti caratteriali della “moderna cultura liberista”, assimilati come nuove regole relazionali. La paura di ritorsioni, che va dal licenziamento del semplice operaio, fino alla minaccia di morte di un conduttore televisivo, di un giornalista, scrittore, di un pentito di mafia o di un giudice e suoi famigliari, hanno avvolto il nostro paese dentro un velo di totale omertà, degna del peggiore regime. Si sta prospettando la seria e non remota eventualità che presto, le democrazie occidentali trasfigurino in totalitarismi, essendosi venute a creare le condizioni ideali, capaci di innescare una tale degenerazione.
Pensare e tentare di rovesciare un tale sistema di cose, attraverso un’azione democratica fatta di leggi e di regole, al fine di ripristinare principi, valori e il comune buon senso, non solo è impraticabile, ma direi, semplicemente fantasiosa. Solo una sana e solerte rivoluzione popolare, è in grado di porre fine a una tale ingiustizia e ristabilire l’ordine delle cose! Ma nulla di tutto ciò potrà mai accadere, senza il sacrificio di vite umane.
Il livello di omologazione e di dipendenza al Sistema Potere sono a tal punto cronici, da vanificare ogni impulso rivoluzionario – impensabile in una società composta da individui monchi, più propensi all’inettitudine, riversi su se stessi, e tesi alla sola soddisfazione del loro bisogni particolari e alla soluzione di questioni meramente personali. Siamo popoli avulsi dal più remoto spirito di solidarietà, di fratellanza, di senso della comunità, e di condivisione di quei valori che sono alla base di quel processo di unità, il solo in grado di contrastare le perversioni del Potere.
La paura dell’uomo moderno (in quanto, elemento improprio di un habitat in cui non si riconosce, unita alla paura sociale relativa alla perdita del lavoro, della dignità e dell’impossibilità di provvedere con continuità a tutto ciò che il suo status gli impone), lo costringe alla rinuncia di ogni individualità e capacità critica, dentro un appiattimento di comportamenti e pensieri, condivisi per assuefazione, deresponsabilizzazione e come male minore. La paura poi di essere additato come “diverso” lo fa precipitare in uno stato di angoscia persistente, che solo un rientro nell’omologazione, può attenuare. Questo è lo spaccato delle nostre moderne società liberiste che per tale motivo, non sono in grado di dare forma alle loro aspirazioni, ne tanto meno di rinunciare alle seduzioni del Sistema.
Il relativismo culturale che le nuove generazioni erediteranno, è la più grande sciagura nella storia dell’umanità. Crederanno davvero che la contaminazione delle nostre acque, dell’aria e del territorio, sia il risultato del progresso? Che le bombe intelligenti, fatte esplodere sulla testa di persone innocenti, sia la giusta, sola e unica condizione per preservare e consolidare la libertà di tutti? Che il traffico di organi, l’uso di droghe sintetiche, gli abusi sistematici sui minori, la prostituzione dilagante, siano semplicemente i normali e logici effetti collaterali (male fisiologico) di quella medicina (la libertà), in assenza della quale le nostre società sarebbero in preda all’anarchia più totale; il prezzo da pagare per essere liberi? Che la propaganda populista e mediatica di prodotti inutili, inefficaci e dannosi, rientri nelle logiche di una società libera e che il lordume morale di cui trasudano i programmi televisivi, sia la connotazione (nel bene o nel male), del diritto alla libertà di informazione?
Siamo servi e schiavi di una realtà capovolta, e quel regime mediatico al quale abbiamo delegato ogni nostra scelta e responsabilità, muterà a breve in uno Stato poliziesco.


(Gianni Tirelli)






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