giovedì 19 aprile 2012

Fiscal (im)Pact.


Fisco.
Una parola che in Italia sembra sinonimo di ladrocinio. Ed in un certo senso lo è.
L'Italia è uno dei primi paesi al mondo per volume di evasione fiscale (calcolata intorno ai 130 mld di euro annui) ed è anche per questo motivo uno dei primi paesi in quanto a pressione fiscale.
Una pressione fiscale che dopo le ultime manovre di questo scellerato governo Monti è aumentata in maniera consistente soprattutto su lavoro dipendente e pensioni, piccole e medie imprese e che registra uno dei costi del lavoro più alti d'Europa.
Costo del lavoro e pressione fiscale, burocrazia. Sono questi i reali motivi per cui in Italia non investe nessuno, anzi le aziende delocalizzano all'estero. Altro che articolo 18 e fregnacce forneriane varie.
Parlare di tasse oggi in Italia sembra un tabù. Anche perchè una politica vera ed incisiva di recupero dell'evasione in Italia NON è mai stata fatta. Ed è inutile credere alla propaganda di regime e alla fiction della Guardia di Finanza che va a Cortina o che acchiappa i commercianti senza scontrino. La fetta consistente di evasione fiscale non è certo rappresentata dall'evasione dei commercianti o delle piccole imprese, ma risiede nel cumulo di denaro non dichiarato (e portato nei paradisi fiscali) dalle grandi imprese, dai finanzieri d'assalto, dai grandi professionisti (medici, avvocati ecc) che determinano il 65% dell'evasione totale annua.
E non è certo con la politica che adotta in questo momento il governo Monti che si combatte l'evasione o con gli scudi fiscali (riciclaggio legale di denaro) tassato al 5%.
Dopo l'approvazione del Fiscal Pact europeo, ratificato nel silenzio dell'informazione che ha sancito la modifica dell'art. 81 della Costituzione Italiana e che ha introdotto, tra le altre cose, il pareggio di bilancio, una politica sull'evasione fiscale non solo si rende necessaria, ma appare vitale.
In una situazione infatti in cui la sovranità italiana (monetaria, fiscale e politica) è stata minata dall'impalcatura europea , appare chiaro come per raggiungere il pareggio di bilancio annuale evitando disavanzi consistenti e ridurre il debito pubblico, con la situazione attuale delle casse statali è semplicemente una chimera e si trasformerà molto probabilmente in una ulteriore “tassa” da pagare all'Europa. Infatti il Fiscal Pact impone ai paesi che non raggiungessero il pareggio annuale di bilancio una “penale” pari allo 0,1% del PIL nazionale. Una piccola manovra finanziaria aggiuntiva. Dal momento che risulta evidente come l'Italia non sia in grado di onorare questa nuova imposizione europea, emerge prepotente la necessità di operare un cambio di rotta nella politica fiscale statale.
E il cambio di rotta è ancora più importante in quanto non essendo possibile caricare ancora lavoro dipendente e pensioni di nuove tasse e di compromettere definitivamente il potere d'acquisto e i consumi (oggi ai livelli del 1997!), c'è bisogno di una piccola rivoluzione fiscale.
E' necessario innanzitutto sgravare le imprese (costo del lavoro, burocrazia), il lavoro dipendente e le pensioni e aumentare la pressione fiscale su patrimoni e rendite (finaziarie e non). "Le aziende pagano più di quanto guadagnano. E la pressione fiscale punisce chi aumenta il personale e frena lo sviluppo. Ben il 55% ha versato al fisco il 50% del proprio utile anti imposte. Il 22% ha addirittura eroso più del 90% dei profitti. " (dati Unindustria Bologna).
L'aumento della tassazione delle transazioni finanziarie (con varie modulazioni ed esenzioni) dal 12,50% al 20% a partire dal gennaio 2012 appare una misura eccessivamente ridotta e iniqua se si pensa che la tassazione del lavoro sfiora il 50%.
Accanto a questo urge una politica di lotta all'evasione vera e non da sceneggiatura propagandistica. Una lotta all'evasione che vada a colpire i veri grandi evasori e dare un freno all'esportazione illegale di capitali all'estero, nonché una nuova normativa antiriciclaggio. A livello Europeo, invece di imporre nuovi balzelli e nuovi sacrifici cosa si fa per combattere il fenomeno dei paradisi fiscali? Un Fiscal Pact degno di questo nome, sarebbe proprio di questo che dovrebbe occuparsi! Di evasione, paradisi fiscali, riciclaggio del denaro, transazioni finanziarie, grandi patrimoni.
La strada che stiamo prendendo non è certo quella giusta.
E le soluzioni che ho prospettato, dinnanzi alla truffa gigantesca rappresentata dall'impalcatura europea nel suo complesso non vanno certo a colpire o a risolvere il nodo centrale di questa crisi, dei problemi legati al fisco, al debito sovrano e alla situazione sociale che stiamo vivendo.
Dico solo che in mancanza di una anche minima parvenza di volontà di risolvere i problemi reali (monetari, economici e costituzionali) legati al nome Unione Europea, che almeno i governi, come quello italiano, si impegnino in una direzione diversa e non già quella intrapresa fino a questo momento.
I costi sociali da pagare causati da questa scelleratezza saranno troppo alti.
Il corto circuito è alle porte.

(Francesco Salistrari)

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