lunedì 23 novembre 2009

Vagare.


A volte mi trovo ad affrontare ciò che non vorrei,

ed è per questo che il mio sorriso sfuma ogni qualvolta si affaccia alle labbra.

Mi sento trasportato nei luoghi più lontani dell’emisfero boreale,

ma poi apro gli occhi e vedo la mia stanza.

Per costituzione, sono portato a considerare ciò che mi capita con serenità,

ma è pur vero che a volte mi sento il sangue pulsare più forte.

Vorrei non avere sentimenti,

per evitare di affondare ogni volta nelle loro stupide illusioni.

Vorrei essere libero da ogni freno morale,

per poter guardare il mondo dall’alto in basso, lui che di morale sa ben poco.

Faccio questo ogni volta che mi sveglio,

ma poi mi rendo conto che quelle pie illusioni che mi cullano,

non sono altro che i miei sentimenti e la mia coscienza.

Essenzialmente sono così, libero e scevro da ogni limitazione,

ma in realtà sento i piedi piantati a terra dal piombo delle ingiustizie.

Sento il canto degli uccelli, la voce del vento calmo, e mi cullo con loro;

guardo le stelle nel cielo, osservo il sole con dignità,

bacio la luna come se mi fosse sorella,

guardo negli occhi il ghiro affaccendato, la volpe scaltra e veloce,

ascolto il rumore calmo delle onde, o la voce straripante del mare in tempesta,

mi piago la pelle al gelo della neve, ma riesco solo ad apprezzarne la candida bellezza,

guardo gli occhi della gente e riesco a vivere di loro,

mi commuovo per tutto ciò, ma nessuno vede le mie lacrime.

Vago per il mondo, ma nessuno si accorge di me….


(Francesco Salistrari, 2009)

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