mercoledì 11 novembre 2009

Amico mio.


Penso a te ed il rimpianto mi collassa. Penso a te ed una lacrima mi attraversa il ventre, penso a te che ti ho allontanato, rivedo il tuo sorriso, la tua affabilità, i tuoi occhi sinceri e la tua simpatia. Sono stato io a cancellarti dalla mia vita, perché non volevo che vedessi la mia meschinità, la mia paura di crescere, perché non scorgessi in me ciò che avresti potuto vedere in te stesso, perché non provassi la mia stessa inquietudine a guardare il cielo e a sentirsi troppo piccoli.
Amico mio, unico e solo della mia vita, mi dispiace averti fatto male, mi dispiace aver inventato mille scuse per tenerti lontano, alimentando la tua rabbia e il tuo risentimento, facendoti credere di avere colpe che non hai.
Amico mio, unico e solo, l’unico che mi ha sempre capito, l’unico che ha sempre intuito i miei pensieri, che ha sempre condiviso le mie gioie e le mie passioni, l’unico che ha davvero saputo apprezzare quello che ho dentro. Perdonami per il male che ho fatto e detto, perdona se puoi questo bimbo che non vuol diventare uomo. Perdonami se ho paura del mondo e di quello che mi nasconde, perdona la mia paura di vivere. Perdonami se non ho mai avuto paura di morire.
Amico mio, se ora non ci sei, è solo perché non ho voluto farti guardare il precipizio insieme a me.
Spero un giorno avrai la forza ed il coraggio di capire, magari solo guardandomi negli occhi. Come hai sempre fatto, anche quando non c’era nulla da capire.

(Francesco Salistrari, 2005)

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