martedì 3 novembre 2009

Cosa sarà.


Sento gli scrosci di pioggia, furiosi, come se avessero qualcosa da recriminare. Sento il rumore della pioggia e mi sciolgo insieme ad essa, simile a sale.

Provo a ricordare, a ripercorrere una strada, un passaggio, un momento, ma non ci riesco, sono come impedito da una mano invisibile che mi tiene legato.

Ma cosa sarà?

E intanto fuori i lampi e i tuoni si inseguono, come piccoli giocosi. E la pioggia cade bagnando il mondo col suo pianto sincero.

Vorrei parlare, pensare, sperare, sognare. Ma non mi è concesso, non oggi almeno. Non in questa giornata di pioggia.

La pioggia mi riporta ad un'insolita solennità e ad un contegno che non sono miei, vicino, troppo vicino, alla noia. Cosa sarà? Perchè non posso capire il segreto di questa esistenza grama, di questo corrersi intorno senza trovarsi, troppo simili a bambini che giocano a nascondino senza saperlo. Perchè non posso spiegare cos'è questa sensazione, quest'emozione senza tempo che mi si agita dentro. E' come provare rabbia, con un formicolio alla base del collo, senza consistenza. Non so e provo a capire. Come tutti in fondo.

La pioggia cade ed il tempo va e penso alle persone per strada, rannicchiate sotto gli incerti ripari, disperatamente aggrappate a quel poco di asciutto che rimane. Penso a chi non ha casa, non ha amici, non ha futuro. E forse comprendo cos'è questa sensazione d'angoscia che mi scuote.

Guardo dalla finestra il mondo scuro e vedo solo tetti, finestre.

Il calore della stanza mi avvolge come una coperta e la pioggia di fuori sembra solo un'immagine in tv, ma non per tutti è così. Perchè per alcuni la pioggia è una sventura. Mentre per molti è solo un gioco. O al massimo una seccatura.

Ascolto i rumori del mal tempo, ma non riesco ad amarli. Non oggi, almeno.

Non posso non pensare ai brividi di freddo di un bambino, alla sua pelle come buccia d'arancia, alle sue labbricine violacee.

E' forse questa la mia angoscia.

Ne scrivo per condividerla con voi. Per non essere solo, almeno per un attimo, a maledire questo tempo.


(Francesco Salistrari, 2009)

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