venerdì 5 ottobre 2012

Sanzioni Sovversive.


Di ERICDRAITER
ericdraitser.podbean.com

Questa guerra in corso contro l'Iran, manifesta e sotterranea, istigata principalmente da Stati Uniti e Israele, cerca di isolare l'Iran politicamente, militarmente e soprattutto economicamente. 

Gli imperialisti occidentali hanno come obiettivo finale nientemeno che una guerra su larga scala con l'Iran, un potere chiave nella regione, e grande fallimento dei tentativi USA di controllo o manipolazione, dalla rivoluzione del 1979. I loro tentativi di demonizzare l'Iran facendolo apparire come un paria internazionale e un attore irrazionale nel teatro mondiale sono stati ripetutamente frustrati, come visto recentemente al summit del NAM (movimento dei paesi non allineati) svoltosi a Teheran, dove due terzi del mondo si sono schierati con l'Iran nel condannare le sanzioni imposte dagli USA e dai loro alleati europei. 

In ogni caso, come evidenziato dal summit, la risposta iraniana alla serie di aggressioni e provocazioni occidentali non è soltanto diplomatica. L'Iran si sta invece impegnando in un processo di cooperazione economica e sviluppo collettivo con partners regionali e non -un processo che potrebbe unire il futuro economico dell'Iran con quello di altre nazioni - nonostante i continui tentativi di strangolamento economico messi in atto dall'Occidente. 

La penosa realtà delle sanzioni 
Non è difficile pensare alle sanzioni come a una tattica nella partita di scacchi politica e diplomatica in corso tra Washington e Teheran: indubbiamente i due governi si stanno sfidando a questo gioco. Detto questo, la verità sulle sanzioni è che sono un'arma economica puntata direttamente alla popolazione iraniana, a dispetto di qualunque retorica emanata da Washington sulla volontà di colpire il regime. Nei fatti le sanzioni sono l'arma più potente nell'arsenale imperialista, usata da questa gente attualmente al potere per tentare di fomentare caos e agitazioni e rovesciare dall'interno il governo iraniano. 

In un articolo intitolato "Le nuove, controproducenti sanzioni di Obama all'Iran", pubblicato su Foreign Affairs (Affari Esteri, ndt), il bollettino del Consiglio delle Relazioni Estere, scrive Suzanne Maloney del Brookings Institute: 
Le nuove sanzioni dell'amministrazione Obama rivelano la scomparsa del paradigma che ha guidato la politica dell'Iran dalla rivoluzione del 1979: la combinazione di pressione e persuasione... gli Stati Uniti non possono sperare di fare affari con un paese di cui stanno smantellando e distruggendo l'economia... il fatto che la Casa Bianca abbia assunto un atteggiamento di aperta pressione, significa che è ritornata a sostenere una politica di intervento per un cambio di regime.

L'idea che le sanzioni siano in qualche modo mirate a fare pressione su Teheran affinché accetti un tavolo di negoziazione e faccia le necessarie concessioni, è completamente fraudolenta. La classe dirigente degli Stati Uniti (e di Israele) sa perfettamente che le sanzioni non funzionano in questo modo. Basta guardare alla storia recente per avere esempi di sanzioni che hanno storpiato nazioni intere e distrutto la vita dei cittadini, senza avere praticamente impatto sui governi -Iraq, Birmania ecc. Al contrario, le sanzioni servono come necessario preludio a un cambio di regime o una guerra. Questa politica, oltre che immorale, è una politica di belligeranti, finalizzata all'escalation della tensione e della possibilità di una guerra. 

Uno degli effetti desiderati delle sanzioni è la svalutazione della moneta iraniana. I dati più recenti mostrano che il rial iraniano ha perso più della metà del suo valore da gennaio, quando furono annunciate le sanzioni. Questa tendenza ha accelerato in luglio, quando le nuove sanzioni sono state applicate completamente, impedendo agli altri paesi del mondo di fare affari con la banca centrale iraniana, una mossa volta a distruggere le esportazioni iraniane, in particolare quelle di petrolio. Infatti Reuters riportò ad aprile che il tasso di inflazione in Iran stava superando il 21.5%. Questo, molto prima che le sanzioni divenissero effettive a luglio, dopo di che l'inflazione è cresciuta drammaticamente. 

Allo stato attuale, le sanzioni più pesanti riguardano il mercato estero del petrolio. Secondo i dati recenti, le vendite di petrolio iraniano sono crollate di un quarto dal luglio 2011. Per stessa ammissione dell'Iran il petrolio invenduto finora è stato immagazzinato nei porti o in petroliere in mare -una sorprendente rivelazione che svela piuttosto chiaramente la difficile situazione economica che l'Iran sta fronteggiando. Una caduta delle vendite così significativa significa che gli introiti statali sono troppo bassi, con l'effetto di esacerbare la già difficile situazione economica del paese. 

Comunque, le sanzioni non mirano solo a distruggere l'economia commerciale, ma anche ad erodere la pubblica fiducia nel governo, e a fomentare agitazioni. Con la creazione della crisi inflattiva i prodotti alimentari, le medicine, ed altri generi di prima necessità sono diventati molto più cari e difficili da reperire, generando giusta rabbia nel popolo iraniano. Tutto questo, combinato con l'ordine del presidente Ahmadinejad di ritirare i sussidi alimentari, provoca un sentimento di disagio nella popolazione rispetto al proprio futuro economico, disagio che ha fatto emergere fratture molto gravi all'interno dell'establishment politico di Teheran. 

Nonostante l'impatto sulla popolazione di tutti questi attentati alla propria economia, l'Iran rimane impegnato nella missione di indipendenza economica e sviluppo politico. L'atteggiamento di sfida nei confronti degli Stati Uniti e della classe dirigente imperialista è radicato in una strategia più ampia che combina sviluppo economico con diplomazia, cercando di trovare un'alternativa alla resistenza indefinita nell'isolamento, o alla capitolazione a Usa e Israele. 

Energia - Oleodotti & Linee elettriche 
Le sanzioni imposte da Stati Uniti ed Unione Europea intendono distruggere l'economia iraniana, attaccando in particolare la possibilità di Teheran di partecipare al mercato globale del petrolio. Tuttavia è importante notare che le sanzioni non mirano a colpire solo l'effettiva vendita di greggio, ma soprattutto tutti i meccanismi necessari ad effettuare transazioni internazionali di petrolio, inclusi solvenza finanziaria, approvvigionamento di cisterne, e molto altro. In verità, esaminando le sanzioni nella loro totalità, si comincia a vedere che sono mirate a colpire il cuore dell'economia iraniana ed ostacolare Teheran in ogni tipo di affari. 

Nonostante tutto, l'Iran continua economicamente a sopravvivere. Ciò è dovuto principalmente al fatto che l'Iran ha effettivamente cementato le sue relazioni economiche con attori chiave nella scena internazionale, in particolare India, Pakistan e Cina, ciascuno dei quali resiste alla pressione statunitense, volta a ridimensionare il volume di affari con la Repubblica Islamica. Infatti, Bloomberg ha recentemente riportato che la Cina continua a comprare petrolio iraniano nonostante le sanzioni. Questo dimostra non solo che la Cina vuole continuare a fare affari con l'Iran, ma anche che l'Iran stesso vede nell'espansione dei suoi contratti l'unico modo per continuare la sua crescita economica. 

Infatti, il commercio tra Iran e Cina sta esplodendo nella misura in cui le compagnie occidentali se ne sono tirate fuori, a causa delle sanzioni e pressioni internazionali. La Cina ha così trovato la porta spalancata per riempire il loro vuoto, visto che ha importato più di 45 miliardi di dollari dall'Iran nel 2011. La Cina non è l'unico giocatore internazionale ad aver aumentato le importazioni di greggio iraniano dall'inizio dell'embargo. Paesi come Italia, Giappone e India hanno iniziato ad aumentare le importazioni di petrolio iraniano, nonostante il braccio di ferro con gli Stati Uniti. Questi grandi importatori non vedono l'Iran come uno stato-paria che minaccia la pace mondiale, così come la demagogia occidentale vorrebbe far credere. Invece, trovano nell'Iran la possibilità di un alleato strategico ed economico a lungo termine, che a causa delle circostanze politiche potrebbe diventare fortemente dipendente da loro. 

Anche se le esportazioni di energia sono molto significative di per sé, sono le infrastrutture per il trasporto, in particolare gli oleodotti, che cementano permanentemente questo tipo di accordi economici di mutuo beneficio, e per conseguenza rendono il forzato isolamento dell'Iran più difficile. Probabilmente, il progetto di oleodotto più importante a cui l'Iran partecipa è l'oleodotto Iran-Pakistan, chiamato anche "Oleodotto della Pace". Il progetto porterà energia dall'Iran al Pakistan - una nazione che ha a che fare con una continua e paralizzante carenza di energia. Il progetto è fondamentale per la strategia iraniana, non solo perché genererà introiti di cui Teheran ha molto bisogno, ma anche come simbolo delle relazioni amichevoli tra Iran e Pakistan. Inoltre, il progetto è ancora nella sua prima stesura. Si può facilmente immaginare che l'oleodotto si estenda in Cina, da lì diventando il connettore diretto della Cina con le vaste risorse energetiche del Medio Oriente, e assicurando all'Iran la protezione di una superpotenza alleata. 

Il progetto Iran-Pakistan non è l'unico oleodotto in costruzione. Infatti l'Iran si trova in un processo di attuazione di nientemeno che quindici nuovi progetti di oleodotti all'interno di tutto il paese. Questo significa più di una semplice espansione economica. Si tratta della necessaria modernizzazione dell'infrastruttura energetica del paese, al fine di rendere la Repubblica Islamica in grado di mantenere il proprio status di leader mondiale di esportazione di energia, e allo stesso tempo garantire una buona diffusione all'interno del paese stesso. 

Esportazioni energetiche ed oleodotti sono anche al centro dell'espansione delle relazioni tra Iran e Turkmenistan. Paese emerso sulla scena da pochi anni come grande esportatore di gas, il Turkmenistan è divenuto parte cruciale nella regione del Caspio, necessitando così relazioni più strette con la Repubblica Islamica. Come affermato recentemente dal presidente Ahmadinejad, le relazioni tra i due paesi devono essere coltivate ed espanse. Dimostrazione non solo del desiderio dell'Iran di avere relazioni amichevoli con i vicini, ma anche del fatto che Teheran riconosce i pericoli dell'isolamento nella regione, particolarmente in un momento in cui l'esplorazione e lo sviluppo delle risorse energetiche nel Caspio sono al primo stadio. 

Petrolio e gas non sono le uniche forme di energia che l'Iran sta cercando di esportare, al fine di sovvertire le sanzioni statunitensi. Uno degli aspetti più critici delle esportazioni energetiche iraniane è la vendita e trasporto di energia elettrica, in particolare al Pakistan, che come già menzionato soffre di una perpetua carenza di energia. L'Iran si propone di diventare il benefattore energetico del Pakistan, visto il rinnovato interesse nell'aggiornare ed espandere l'infrastruttura condivisa dei paesi vicini. E' stato recentemente riportato che l'Iran stia per firmare un progetto per un impianto di un gigawatt, che connetterà il porto iraniano di Chabahar con il porto pakistano di Gwadar. Si tratta di un accordo grandemente significativo, in quanto rifornirà il Pakistan di molta corrente elettrica, oltre a solidificare in senso fisico le relazioni tra i due paesi. Inoltre questo progetto indica la crescente importanza dei porti iraniani, specialmente Chabahar, per il futuro sviluppo economico iraniano, così come altri progetti tecnologici e strutturali. 

Oltre l'energia 
Una delle più diffuse idee sbagliate riguardo all'Iran è la credenza che il futuro dello sviluppo economico della Repubblica Islamica resti unicamente nel settore energetico. Al contrario, Teheran sta sviluppando un numero di porti e altri progetti che saranno pienamente implementati nei prossimi decenni. Il primo e più importante di questi progetti è il porto di Chabahar. Situata sulla costa dell'Iran, Chabahar diverterà un porto di importanza regionale ed interregionale. 

Teheran ha recentemente annunciato che investirà 25 miliardi di dollari per trasformare il porto di Chabahar in uno dei grandi punti nevralgici per l'energia nel mondo. Naturalmente in questa visione la Cina appare prominente, poiché guarda a Chabahar come ad un importante accesso sull'oceano Indiano. In ogni caso, la Cina non è l'unico giocatore internazionale interessato al porto. Recentemente i rappresentanti iraniani si sono incontrati con le loro controparti indiane e afghane per discutere del commercio regionale e del ruolo di Chabahar. Alla luce di questo incontro, è chiaro che Chabahar sarà presto uno dei porti più importanti in Asia. In più il porto farà dell'Iran un concorrente integrale nel commercio navale, garantendo alle compagnie internazionali l'accesso al mercato iraniano, che altrimenti sarebbe impossibile. L'apertura dell'Iran per mezzo del porto di Chabahar è senza dubbio un aspetto preminentemente nei piani di Teheran di integrarsi nell'economia mondiale alle proprie condizioni, invece che a quelle dettate dai poteri imperialisti dell'Occidente. 

L'Iran non sta puntando solo su Chabahar. Infatti l'Iran ha recentemente annunciato un investimento di più di 4 miliardi di dollari in un buon numero di porti iraniani. Il livello dell'investimento dimostra la volontà dell'Iran di investire sul proprio futuro economico, e allo stesso tempo dimostrare agli osservatori esterni che lo sviluppo non è solo un'idea, ma una realtà. Questi porti, come l'Iran spera, trasformeranno il paese in un centro navale tale da poter rivaleggiare le monarchie del Golfo, e renderanno l'Iran un partner indispensabile per la regione e i poteri mondiali. 

La Repubblica Islamica sta guardando anche al cielo in cerca di sviluppo. L'Iran ha recentemente lanciato un programma spaziale in piena regola e sta attualmente costruendo un centro spaziale nazionale, che sarebbe usato per lanciare satelliti dal proprio e altri paesi musulmani. L'incursione iraniana nel settore spaziale beneficia il paese in una serie di modi. Per prima cosa e più importante, lo sviluppo in questo campo è una formidabile vittoria per la propaganda. Catapulta il paese nella top tier dei poteri mondiali, guadagnando per Teheran il rispetto di molte regioni del mondo. Oltre alla propaganda comunque, lo sviluppo di un programma spaziale è terreno fertile per la possibilità per la scienza iraniana di fare una quantità di scoperte tecnologiche in una varietà di settori. Infine, il centro spaziale aiuta a integrare l'Iran nella regione e nel mondo musulmano, rendendolo un partner attraente per altre nazioni che volessero lanciare satelliti o altri progetti. Il centro spaziale, come i porti e gli oleodotti, aiuta l'Iran ad uscire dall'isolamento imposto da Stati Uniti, Europa e Israele. 

L'Iran ha dovuto resistere ad un assalto internazionale che non ha precedenti nella storia recente. A causa della volontà del governo e del popolo iraniano di non piegarsi ai voleri della classe dirigente imperialista dell'Occidente, la Repubblica Islamica è stata attaccata letteralmente da tutti i fronti. Dovendo resistere a una guerra sotterranea di sabotaggi e terrorismo mentre veniva internazionalmente demonizzata, Teheran fino a questo punto è riuscita a respingere tutti gli attacchi. Nonostante la difficoltà economica causata dalle sanzioni imposte dagli USA, l'Iran continua a guardare verso sviluppo e progresso. Come il mondo ha potuto vedere recentemente al Summit dei Paesi non Allineati, l'Iran non è così isolato come USA e Israele vorrebbero vederlo. Al contrario, l'Iran cerca partners in altre nazioni del mondo, mentre prende l'iniziativa per costruire il proprio futuro. Naturalmente, nulla fa infuriare l'imperialismo e le forze del capitale finanziario mondiale quanto l'indipendenza economica. Per questa ragione l'Iran rimane l'incubo per gran parte del mondo occidentale, mentre sta lavorando per delineare il proprio futuro economico. 




Traduzione a cura di PUNDAMYSTIC per www.Comedonchisciotte.org

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