venerdì 31 agosto 2012

Intelligenza globale al servizio dell'Umanità.


Il mondo sta cambiando radicalmente.
Sono tante le questioni sul tavolo dell'umanità e alcune di un'urgenza spaventosa.
Qualche giorno fa la notizia del raggiungimento dell'Overshoot Day (di cui ho parlato qui), mi ha lasciato colpito. E' una notizia passata praticamente nell'indifferenza generale. Nessuno che si sia chiesto come e perchè e cosa fare, ma soprattutto cosa significhi. Tutto è scivolato nel silenzio, nonostante se ne siano occupate (anche se marginalmente) tutte le maggiori testate giornalistiche e le maggiori televisioni. Eppure nessuno ha posto alcuna domanda. Nessuno ha aperto un dibattito su una questione del genere.
E l'Overshoot Day è solo una delle questioni.
Viviamo una crisi epocale non solo di natura economica, ma di modello. Un modello che ci sta trascinando verso situazioni irrimediabili da un punto di vista ambientale, sociale ed economico.
Il mondo vive tensioni altissime in regioni da sempre teatro di scontri geopolitici importanti, la soluzione dei quali appare non solo lontana ma foriera di disastri.
La questione Palestinese, la questione Siriana, la tensione in Iran. Assange e l'Ecuador. La crisi alimentare africana. La crisi energetica mondiale.
Sono tutti tratti di uno stesso dipinto.
E le soluzioni?
E' chiaro che il mondo della globalizzazione NON funziona. E' chiaro che l'apertura dei mercati, il sistema monetario, la libera circolazione dei capitali, la finanza, il sistema bancario, la “fame energetica” delle economie emergenti, stanno creando dei problemi che rischiano di diventare insuperabili a meno di conflitti estesi tra le varie potenze su scala globale che potrebbero trascinare il pianeta nella barbarie.
Appare evidente come il modello di sviluppo vigente NON può rispondere né alle necessità dell'uomo, né alle sfide ambientali e climatiche. Il benessere collettivo non può essere garantito da un sistema predatorio, competitivo, inefficiente, incapace di allocare in maniera equa risorse e ricchezza. E' assolutamente impensabile credere di risolvere i problemi del mondo attraverso gli strumenti finanziari e produttivi del capitalismo.
Urge un cambio di paradigma.
E urge anche e soprattutto in considerazione del fatto che il Potere, quello con la P maiuscola, sta concretamente attrezzandosi per una stretta autoritaria nelle maggiori democrazie occidentali, onde prevenire il malcontento, la formazione di movimenti di massa capaci di mettere in discussione il sistema e i pericoli per le posizioni privilegiate da difendere. Si tratta di una dinamica in atto ormai da un ventennio che ha visto l'erosione della base democratica delle istituzioni statali (il più delle volte a vantaggio di istituzioni internazionali e sovranazionali non democratiche), lo svuotamento degli istituti di democrazia diretta, la compressione dei diritti e delle tutele, l'abbassamento del tenore di vita di ampie fasce della popolazione (che mette in discussione l'esistenza stessa della classe media tradizionale), l'accentramento del potere, la svendita (privatizzazione) dei patrimoni pubblici e dei beni comuni, l'irreggimentazione sociale attraverso la mistificazione mass mediatica.
Sono tutti temi ampiamente trattati ed analizzati in maniera capillare da anni.
Un'analisi ed una trattazione che però appare, nella realtà dei fatti, puramente accademica e appannaggio di una “intellighenzia” assolutamente incapace di incidere nelle dinamiche sociali reali in modo tale da ottenere una risposta da parte del corpo sociale che, a differenza dei trascorsi storici, appare del tutto incapacitata a trovare forme e strumenti di protezione.
La domanda di leniniana memoria “Che fare?” diventa pertanto un imperativo categorico per tanti attori sociali chiamati oggi a dare una risposta concreta.
Tale risposta non è più procrastinabile.
La società nel suo complesso ha urgenza di trovare una serie di strumenti di difesa nei confronti del disfacimento che abbiamo di fronte. Sono a rischio la tenuta sociale e democratica, è a rischio la salute umana, l'accesso alle risorse, la possibilità di vivere in un minimo condiviso di benessere. E questo per le società occidentali da più di mezzo secolo a questa parte è un'assoluta novità che rischia di diventare la campana a morto delle libertà e dei diritti democratici dei popoli in questione. Lo shock che le generazioni odierne saranno costrette a vivere a causa del crollo generalizzato delle condizioni di vita e dell'accesso al consumo, potrebbe causare una serie di danni e di risposte completamente sbagliate da parte della società. Reazioni che avrebbero il contraltare in risposte del potere abbondantemente immaginabili.

L'umanità ha oggi di fronte una responsabilità storica, l'assunzione della quale non può esimersi dall'affrontare questioni cruciali come la sostenibilità del sistema produttivo, energetico, militare, economico, sociale. I nodi cruciali della sovrappopolazione, della guerra per l'accesso alle risorse (acqua, petrolio, gas, materie prime), della distribuzione planetaria della ricchezza, del modello mondiale della divisione del lavoro, del sistema educativo, della trasparenza democratica delle scelte e delle istituzioni, delle relazioni etniche, nazionali e continentali, vanno tutti affrontati con urgenza e vanno creati i presupposti sociali e politici per un cambiamento su larga scala che investa il mondo nel suo complesso. Non è più possibile rimandare l'elaborazione di un modello sociale ed economico alternativo al capitalismo che ha ampiamente dimostrato di essere incapace di rispondere in maniera adeguata ed equa alle esigenze della popolazione mondiale.
Sono numerosi i movimenti a livello mondiale che hanno già elaborato soluzioni, proposte, modelli e progetti. Così come sono numerosi gli intellettuali che hanno detto la loro su economia, educazione, potere, sistema monetario, società, uscendo fuori dal coro dei “lacchè” di sistema e proponendo soluzioni e prospettive alternative. Sono tante le soggettività nel mondo dell'arte e della cultura che hanno espresso il proprio dissenso, la propria preoccupazione, le proprie idee.
E' venuto il momento di unificare il tutto attraverso la creazione di un “corpus mondiale” che sia sinonimo di sintesi e di dialogo, di elaborazione collettiva, di proposizione di tutela sociale irrinunciabile dinnanzi ai pericoli disgregativi che le tensioni sistemiche odierne scaricano sul corpo sociale in maniera indiscriminata. E' venuto il momento di abbandonare i modelli tradizionali di organizzazione politica e del consenso, di rielaborare i modelli sociali di protesta e di lotta, di creare nuove formazioni sociali di tutela (ausiliarie alla famiglia), capaci di creare quel terreno fertile su cui innestare e far crescere proposte e progettualità condivise aldilà di qualsiasi confine ideologico, religioso, etico.
Non esiste UN modello alternativo, né un PENSIERO UNICO del cambiamento. Ma esiste un PENSIERO UNICO che governa il mondo e contro quello bisogna scontrarsi. E vincere.
Non c'è alternativa. O cominciamo a ragionare come specie e non più come razza, nazione, continente, latitudine geografica, religione, ideologia, partito, gruppo, o non avremo chances di successo.
E se ragionassimo come specie, anziché come singoli individui atomizzati (che è ciò che il potere ci ha inculcato fin dai primi mesi di vita) capiremmo che la prima strada da intraprendere a livello globale sarebbe quella del boicottaggio sistematico.
Boicottaggio dei prodotti dell'industria, dell'imposizione del lavoro, dello stile di vita e di consumo, del modello monetario, dell'etica dominante, dell'esclusione sociale come risposta alla diversità, dei modelli di trasporto, dei modelli comportamentali, dei modelli educativi. Occorre una rivoluzione permanente della cultura e dei rapporti sociali, capace di spezzare la dittatura oligarchica del denaro e della finanza che inquina la convivenza pacifica e collaborativa di una società che deve essere integrata non su basi economiche, bensì umane. Bisogna spezzare l'ideologia della dominazione e sostituirla con quella della collaborazione, l'ideologia dell'individualismo e della competizione sistemica e sostituirla con quella della socializzazione inclusiva dei beni, delle risorse, della produzione, della cultura, dell'informazione.
Occorre riscrivere la storia sociale del mondo per poter vedere l'alba di una nuova era. La messa al bando delle armi e delle guerre per la risoluzione delle controversie internazionali deve diventare il DIKTAT sociale del mondo nei confronti dei potenti.
E questo si ottiene boicottando l'adesione al modello sociale nel quale siamo immersi e che (anche inconsapevolmente) sosteniamo. Boicottando le forme finto democratiche delle elezioni e richiedere forme di democrazia diretta e partecipativa che dal locale emergano a forme globali, attraverso anche (perchè no?) l'utilizzo delle tecnologie moderne di comunicazione capaci di implementare nuove forme e nuovi strumenti democratici che eliminino quelle oligarchiche della politica e del potere.
Per fermare i potenti, occorre che a fermarsi sia il mondo intero. Per tutto il tempo che occorre affinchè questa gentaglia tolga il disturbo.
Il mondo deve fermarsi ed esser capace di ascoltare se stesso e le grida di dolore che giungono da ogni dove. Fermarsi ed esser capaci collettivamente di interrompere l'eccidio generalizzato di esseri umani e specie viventi. Fermarsi e dire BASTA all'insulsa cecità di un Potere che non sa più riconoscere la propria umanità, avendola sostituita da tempo con concetti ideati solo per la creazione di una “specie nella specie” privilegiata e assolutamente convinta della propria superiorità morale e culturale. Non è più solo questione di lotta di classe, ma di un tipo disumano di umanità, contro l'umanità vera. Di una visione del mondo contro un'altra. Di un futuro garantito a tutti e non a pochi.
Abbiamo il dovere di liberarci dalla schiavitù imposta al mondo da un pugno di imbecilli convinti di aver compreso i segreti dell'esistenza, mentre in realtà la loro opera e il loro piccolo e immondo orizzonte culturale non è altro che la negazione di ciò che siamo e di ciò che potremmo fare come specie collaborando in ogni ambito.
Le immani potenzialità della genialità umana non possono essere sprecate per una visione così triste e limitata del mondo e del posto che occupiamo nell'universo.

(Francesco Salistrari)

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