martedì 25 agosto 2009

Un mare di rifiuti.


E' delle ultime ore la notizia battuta dall'Ansa di una "schiuma bianca" e di "aria irrespirabile" nella Grotta Azzurra a Capri, dove già da diversi giorni erano state segnalate sostanze tossiche e si era proceduto all'arresto di due operai di una ditta del napoletano per aver riversato in mare il contenuto di un'autocisterna. Tutto questo oggi ha portato alla chiusura della Grotta, che viene visitata da migliaia di persone al giorno. Un marinaio ha avvertito anche un malore. Il fenomeno è ora al vaglio dei biologi e dei tecnici dell'Asl che sono arrivati immediatamente nella zona dove stanno effettuando i prelievi sia nello specchio d'acqua antistante che nella Grotta stessa. Terza attrazione turistica della Campania per numero di visitatori paganti dopo gli Scavi di Pompei e la Reggia di Caserta, la Grotta Azzurra fu scoperta dal pescatore Angelo Ferraro che nel 1826 vi accompagnò due turisti tedeschi, lo scrittore August Kopisch e il pittore Maler Ernst Fries. Kopisch fu così colpito dalla bellezza della grotta che al suo ritorno in Germania la descrisse in un suo scritto rendendola così famosa. La Grotta era già nota agli abitanti di Capri sin da epoca romana, periodo in cui si ritiene fosse utilizzata come ninfeo marino, ma con la visita dei primi due 'stranieri' ne furono scoperte le potenzialità turistiche. Da allora la Grotta divenne l'emblema di Capri. La principale attrattiva della Grotta Azzurra, che si trova nella zona nord-ovest dell'isola, sono i suoi colori, creati dalla luce del sole che passa attraverso il suo stretto ingresso (2 largo 2 metri e alto altrettanto) filtrata dall'acqua di mare. Alta 15 metri con una profondità di 15 metri, alla grotta si accede solo su piccole barche a remi, in tre persone al massimo, distesi sul fondo.
Dunque un'altra delle bellezze naturali italiane messe a rischio da questa mafia dei rifiuti, dai controlli assenti, da una cultura del territorio e della sua salvaguardia praticamente da medioevo. Non è il primo caso, non sarà l'ultimo. L'Italia, il cui patrimonio territoriale è considerato in tutto il mondo di inestimabile valore, viene quindi messo seriamente a repentaglio da una politica ecologica generale assolutamente carente o non rispettata.
Una situazione non nuova nemmeno a noi calabresi, le cui coste, meraviglie dell'Italia, stanno diventando sempre più sporche, come sporca e impraticabile appare ogni giorno che passa l'acqua del Tirreno dove la politica dell' arraffa-arraffa delle giunte regionali ha allestito un bel banchetto di fondi europei e non ha costruito i depuratori che, da progetto, avrebbe dovuto. Così oggi, sulle coste calabresi, cominciano ad accumularsi anni di depurazione sottodimensionata rispetto al volume dei rifiuti emessi e le conseguenze sono ben evidenti. Basta un bagno per rischiare infenzioni e anche qualcosa in più.

La Procura della Repubblica di Paola, di concerto con l’ufficio ambiente del palazzo di giustizia, con la Polizia provinciale e con la Capitaneria di porto ha apposto i sigilli agli impianti di depurazione dei comuni di Santa Domenica Talao e Acquappesa. Il computo totale dell’inchiesta sulla depurazione dell’alto Tirreno cosentino, partita agli inizi di luglio, è di ben tredici sequestri. Ricordiamo che in precedenza erano finiti nel mirino degli inquirenti i depuratori dei comuni di Santa Maria del Cedro, Grisolia, Maierà (due impianti), Diamante, Aieta, Fuscaldo, Guardia Piemontese e tre impianti di San Nicola Arcella.

Un bel quadro non c'è che dire.

Ma di chi sono le responsabilità? La procura di Paola potrebbe finalmente fare giustizia in questo senso, smascherando i veri responsabili di questo disastro non solo ecologico, ma anche economico (turismo in calo del 35% rispetto a luglio 2008). Ma i nomi dei veri responsabili, forse, li conosciamo già tutti. Saranno condannati? Ne dubito. Anche perchè qui da noi (e Capri in questo non è diversa) sappiamo bene come vanno queste cose, soprattutto quando ad essere coinvolti sono i soliti noti amici degli amici politicanti di mestiere, corsari per vocazione.


(Francesco Salistrari, 2009)

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