martedì 4 agosto 2009

Suitcase Bomb.

Vorrei soffermarmi ancora un po' sull'argomento “nucleare” e sui pericoli che l'umanità corre a causa di questo obbrobrio militare.

Tralasciando per una attimo le terrificanti e devastanti armi nucleari mantenute attive in silos, rampe di lancio, sottomarini e bombardieri, vorrei puntare l'attenzione su alcuni ordigni nucleari meno potenti, ma più insidiosi ed inquietanti. Sto parlando di quelle che sono state definite le “Suitcase Bomb” (letteralmente bombavaligia), microbombe nucleari che possono appunto essere trasportate con una valigia. In quanto a potenza distruttiva, naturalmente, non hanno nulla a che vedere con le “sorelle maggiori” che equipaggiano missili e aerei, tuttavia se utilizzate, ad esempio, in un contesto metropolitano possono provocare danni a breve e a lungo termine ingentissimi. Il raggio di distruzione totale è “solo” di 300-400 metri, ma la ricaduta radioattiva è comunque nell'ordine dei chilometri. Quindi stiamo parlando di una bomba estremamente pericolosa e insidiosa perchè facilmente trasportabile e occultabile e che può essere fatta detonare da una sola persona.

Questo tipo particolare di ordigno nucleare, costruito da USA e URSS durante gli anni della guerra fredda, è ancora oggi ben presente negli arsenali di entrambi i paesi (e potrebbe esserlo in quello delle altre “potenze nucleari”). La cosa sconvolgente però riguarda l'ex Unione Sovietica. Infatti, durante i caotici momenti della smobilitazione e dello smantellamento delle postazioni militari sovietiche nei paesi del Patto di Varsavia a cavallo dei primi anni novanta, circa la metà di 250 bombe di questo tipo sono “andate smarrite”! Tale notizia, smentita più volte, getta comunque una luce inquietante sulla pericolosità e insidiosità di tali ordigni. Infatti, nonostante le smentite, l'ipotesi che ordigni simili siano stati (o verranno in futuro) trafugati non è peregrina. Il fatto che sia un'arma estremamente potente (pari a 10 e fino a 1000 kg di tritolo), facile da trasportare e occultare e far detonare, la colloca tra le armi nucleari attualmente esistenti più pericolosa in ordine alla probabilità che essa venga effettivamente usata.

Questo perchè ordigni del genere potrebbero far molto “comodo” ad organizzazioni che ricorrono al terrorismo come strumento di lotta, qualora riuscissero a procurarsene una.

Ma c'è un aspetto ancora più preoccupante della faccenda e che idealmente si riallaccia a quanto ho già affermato in precedenza, vale a dire il serio rischio di un conflitto nucleare, pur se non globale.

Questo aspetto è legato al compito svolto oggi, e in misura non troppo minore in passato, dai servizi segreti. Potrebbe infatti verificarsi la condizione in cui un servizio segreto di uno Stato, abbia la necessità e abbia valutato la possibilità di utilizzare armi del genere per giustificare, ad esempio, una guerra anche nucleare contro il paese indicato come “mandante” dell'attentato. Se consideriamo e valutiamo a fondo i pesantissimi indizi che ricadono sui servizi di sicurezza statunitensi e le complicità dell'amministrazione Bush negli attentati dell'11 settembre a New York e Washington, o il ruolo svolto negli “attentati all'antrace” dei mesi successivi, ecco come la questione possa diventare realmente pericolosa. Infatti non è neanche necessario che simili bombe nucleari cadano nelle mani di gruppi terroristi, basterebbe, in ipotesi, la valutazione di un servizio di sicurezza di uno Stato che le possiede che il loro utilizzo possa tornare utile, nel computo perdite/guadagni, alla strategia militare politica ed economica dello Stato stesso per optare appunto per un loro utilizzo. In Italia, negli anni '70 i servizi segreti, guidati dai governi della DC, adottarono, sotto “suggerimento” americano, la cosiddetta “strategia della tensione”, un sofisticato metodo di intimidazione sociale che ha causato morti a centinaia e sofferenze inaudite. Il cardine della “dottrina” era molto semplice: destabilizzare per stabilizzare (dai Fields Manual dell'intelligence americana e firmati dal Gen. Westmoreland). Vale a dire terrorizzare la popolazione civile con attentati e omicidi “politici”, far ricadere la responsabilità su una parte politica specifica (in quel caso le formazioni extraparlamentari di sinistra) e favorire una svolta autoritaria delle istituzioni democratiche per assicurare l'ordine. Una simile strategia non è stato un caso isolato italiano, bensì la norma operativa dei servizi di intelligence americani e dei paesi di riferimento in tutta Europa ( ad esempio in Germania con la RAF, l'equivalente delle Brigate Rosse Italiane), o nei paesi del Sud America (Cile, Nicaragua). Questo per dire che una “deviazione” dei servizi segreti di un paese in possesso di simili ordigni nucleari, potrebbe essere usata proprio come “giustificazione” all'uso di armi nucleari ben più potenti, una volta individuato un obiettivo specifico (uno “Stato Canaglia”, come vengono oggi definiti gli Stati ostili a Washington) difficilmente “assoggettabile” con i metodi di una guerra convenzionale.

Ecco perchè, oggi più di ieri, diventa assolutamente imprescindibile riprendere un dibattito serio all'interno di tutti i movimenti sociali ostili alla guerra e per la pace anche per la messa al bando completa di tutti gli armamenti nucleari. La concezione, sbandierata da molti, che il rischio di una guerra nucleare sia ormai cessato e che oggi si è “entrati nell'era dei conflitti interni e minori” a base regionale, è molto pericolosa, perchè tende a sottovalutare un pericolo serio e ben presente, una minaccia concreta che mette a serio repentaglio la vita su questo pianeta. Ecco che a questo punto interviene una corretta informazione sui rischi che si corrono dalla presenza nelle “opzioni strategiche” degli Stati che posseggono simili armi al loro utilizzo in un conflitto militare. Finchè esisteranno nel mondo armi nucleari, la minaccia di un loro utilizzo non è semplicemente una paura, ma una possibilità reale, concreta. Le armi nucleari sono la quintessenza della negazione della vita umana, il calpestamento di tutti i diritti umani elementari. “E' il potere esclusivo, chiuso segreto, che esercita il diritto di vita o di morte su tutti noi tenendo pronte sulle piattaforme di lancio armi nucleari la cui potenza ammonta a circa una tonnellata di tritolo per ogni abitante del pianeta” (Manlio Dinucci).

La creazione di un movimento per la pace che leghi agli altri temi anche quello della minaccia nucleare e chieda la messa al bando e la distruzione di tutte le armi nucleari presenti negli arsenali militari dei vari Stati, è indispensabile non solo per rendere più sicuro e vivibile il nostro mondo, ma anche per eliminare uno spreco di risorse insensato, spropositato. Risorse che potrebbero essere destinate alla ricerca per le cure delle malattie ancora incurabili (cancro, Aids), alla ricerca scientifica più in generale, agli aiuti per i disastri naturali.

Non è possibile pretendere ogni volta “un Euro per ...”, quando nel mondo si spendono centinaia di migliaia di miliardi di dollari all'anno per armamenti, ricerca militare, test e mantenimento degli arsenali. Anche l'Italia, nel suo piccolo, ha spese militari nell'ordine dei 22 miliardi di dollari all'anno (fonte SIPRI 2002).

Se vi sembra poco.


(Francesco Salistrari, 2009)

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