lunedì 17 agosto 2009

Alive.


Antescritto:

In quanto l'argomento che tratterò è vastissimo, questo post va letto come semplice spunto di riflessione. Molti degli argomenti trattati, infatti, non sono stati sviluppati adeguatamente e questo per ovvie ragioni. Pertanto vi invito a leggerlo come momento iniziale di un'approfondimento che sarete voi a dover scegliere se intraprendere o meno. Se sarà così, vorrà dire che questo post non è stato inutile.



Per comprendere meglio il nostro mondo abbiamo bisogno di alcune generalizzazioni. In economia non è diverso.

Parlando di sistema economico e soprattutto di tenuta del sistema economico abbiamo bisogno di porre una di queste generalizzazioni.

L'attuale sistema economico mondiale poggia sulla divisione in due sottosistemi che potremmo definire: materia-energia (e che comprende anche tutta la conoscenza scientifica) e monetario*. Il primo sistema è il principale “artefice” dello spettacolare sviluppo delle società industriali ed è fondamentale per il loro perpetuarsi. Il secondo, più antico, opera secondo sue regole proprie pur essendo strettamente collegato e sovraordinato a quello comprendente materia-energia. Il legame tra i due sistemi, negli ultimi secoli, ha rappresentato la leva principale allo sviluppo e all'evoluzione della società industriale capitalistica e tale legame è stato reso possibile e funzionale a quest'ultima attraverso quel meccanismo che è conosciuto come crescita economica. La crescita esponenziale di entrambi i valori di riferimento dei due sistemi è stato per più di due secoli il perequisito fondamentale che ha permesso alla società di crescere in numero (popolazione mondiale), in ricchezza, in produzione, in teconlogia, nei trasporti, nelle comunicazioni.

Il problema sorge quando il primo dei due sottosistemi, quello che si riferisce al complesso materia-energia, non può più seguire la crescita del sistema monetario che, per le sue regole fondamentali, deve continuare per interesse composto.

La domanda è: ma perchè dovremmo aspettarci che la crescita del primo dei sottosistemi debba interrompersi?

Per una semplice ragione. Le risorse su cui si basa non sono infinite. Questo significa che l'assioma su cui poggia il sistema capitalista, vale a dire la crescita, può funzionare solo con il sistema monetario, mentre è impossibile con quantità fisicamente finite come quelle rappresentate dalla materia e dall'energia. In altre parole, una volta venute meno le “garanzie” energetiche che hanno permesso alla società industriale e alla popolazione umana di espandersi, attraverso le conquiste tecnologiche e mediche, della produzione alimentare e di beni materiali, il sistema entra in collasso.

L'energia che ha sostenuto la crescita economica in questi due secoli di storia straordinari, quella basata sulle risorse non rinnovabili dei combustibili fossili, non può sostenere fisicamente il sistema monetario internazionale ad infinitum.

Ogni società complessa storicamente esistita ha dovuto scontrarsi con un problema analogo. Un problema legato essenzialmente a quella che è stata definita legge dei rendimenti decrescenti, che presuppone, per il mantenimento e lo sviluppo di una società, continui aumenti delle forze produttive per ovviare appunto ai rendimenti decrescenti. In un sistema produttivo generico, infatti, ad ogni apporto di un fattore qualsiasi, cioè terra, lavoro, capitale, macchine, ecc. non corrisponde un incremento di produzione proporzionalmente crescente a meno di un surplus di energia. In altri termini esiste una soglia oltre la quale la produzione economica non può andare se non attraverso un aumento del consumo di energia disponibile. E qui arriva il nocciolo della questione. Storicamente, ogni società esistita è giunta al collasso proprio quando era ormai impossibile attingere ad ulteriori iniezioni di energia, e questo per i limiti propriamente fisici delle risorse che venivano sfruttate.

L'evoluzione sociale che ha portato alle società industriali ha conosciuto tre fasi. Una grosso modo riferentesi al periodo Medioevale che aveva come risorsa energetica predominante la legna. Una tra la fine del XVII sec. e l'inizio del XVIII sec. che ha visto la legna sostituita dal carbone. Infine, l'era del petrolio e del capitalismo. I passaggi tra queste tre fasi, sempre attraverso una generalizzazione, si è verificata in quanto la società è riuscita a sopperire alla mancanza di energia attraverso il passaggio a fonti energetiche alternative, migliori e a basso costo ed ha così scongiurato ed eliminato (fin'ora) il ciclo “normale” delle economie pre-industriali: crescita-espansione-crollo. I sistemi antichi infatti, si basavano su una quantità scarsa di risorse e l’esaurimento ciclico delle scorte di sussistenza, generavano carestie di vasta portata che perduravano per lunghi periodi. Il carattere ciclico di queste crisi, impossibile da evitare, visti i rapporti di produzione e la produttività bassissima del lavoro, nonché il basso contenuto tecnologico delle epoche antiche, alla lunga fu la causa principale della loro scomparsa. Con le nuove fonti energetiche scoperte, da un certo periodo in poi, come abbiamo visto, questi problemi sono stati risolti completamente e l'economia sorta sulle basi di questo sistema energetico (materia-energia) ha permesso lo sviluppo anche dell'altro sistema (monetario) nelle forme in cui lo conosciamo oggi.

Il punto è però che anche la civiltà industriale è soggetta alla legge dei rendimenti decrescenti.

Se fino ad ora il capitalismo è riuscito a mitigarne gli effetti attraverso la crescita continua degli investimenti, prima, e con lo sviluppo di aziende multinazionali, poi, tuttavia la legge opera aldilà di qualsiasi meccanismo “difensivo” economico ed è destinata a mettere in crisi anche la nostra civiltà.

Questo perchè le risorse energetiche, a meno di sorprendenti scoperte nel breve periodo, non avranno la capacità di sostenere la crescita necessaria a mantenere i livelli di consumo attuali.

Ma se nessun economista, nessun geologo, nessun politico o esperto, ha ufficialmente messo in dubbio la scarsità di combustibili fossili, perchè dovremmo preoccuparci?

Dovremmo preoccuparci perchè sono in moltissimi a denunciare l'inizio del declino di fonti energetiche a basso costo. E hanno cominciato dagli anni '50 a farlo. Il fatto che i media non ne parlino e gli economisti interpellati sull'argomento si sono detti fiduciosi nelle rosee aspettative del futuro energetico del mondo, non significa che il problema non esista.

Non voglio cimentarmi assolutamente nell'argomento del picco petrolifero si, picco no. Sulle date e il tempo che resta prima che le risorse non rinnovabili si esauriscano o sia oltremodo diseconomico estrarle. Tutti i dati indicano che questa data non sia troppo lontana, ma non è questo il punto. Intraprendere la strada per un'economia diversa, basata su fonti energetiche alternative e rinnovabili, che abbandoni completamente il sistema monetario e si configuri come economia stazionaria, deve essere un imperativo categorico di tutte le élite politiche ed economiche mondiali e dei movimenti sociali, per tre ragioni.


  • Il picco della produzione petrolifera potrebbe essere più vicino di quanto si pensi (se non è già stato superato). Quando questo avverrà si osserverà un aumento generalizzato dei prezzi lentamente inarrestabile e la produzione di petrolio sarà lentamente decrescente, fino al raggiungimento di una soglia oltre la quale non potrà più soddisfare la domanda mondiale. E' possibile che il primo picco della produzione globale generi un periodo di stasi in cui ricorrenti recessioni economiche si tradurranno in una ridotta domanda di energia, la quale maschererà a sua volta temporaneamente la sottostante tendenza all'esaurimento**.

  • L'utilizzo massiccio di petrolio, gas naturale e carbone pone serissimi problemi a livello ambientale che potrebbero generare gravi conseguenze anche nel breve periodo, attraverso cambiamenti climatici globali. Lo scioglimento dei ghiacciai perenni potrebbe diventare un problema serio nei prossimi decenni capace, ad esempio, di causare l'interruzione di quella che è definita la corrente del Golfo, che è la principale responsabile del clima temperato dell'Europa. Se infatti da un lato i danni ambientali dovuti all'emissione di ingenti quantità di Co2 nell'atmosfera, genera un innalzamento delle temperature a livello globale, lo scioglimento dei ghiacci conseguente, nel breve periodo, può causare l'esatto opposto: una nuova piccola era Glaciale. Ed in una situazione di carenza energetica, un'evenienza del genere, potrebbe risultare semplicemente catastrofica.

  • L'esplosione demografica degli ultimi due secoli che ha portato la popolazione mondiale dagli 1,7 miliardi di esseri umani del 1800 agli attuali 6,3 miliardi, è stata essenzialmente resa possibile dalla disponibilità praticamente illimitata di risorse energetiche come i combustibili fossili a basso costo. Una penuria di queste fonti potrebbe porre (e lo farà) seri problemi alla tenuta dell'attuale livello della popolazione mondiale. Una seria politica del controllo delle nascita, da ora, dovrebbe tra l'altro essere una risposta necessaria all'esaurimento delle risorse energetiche nelle quantità e ai prezzi fin'ora conosciuti.


Attualmente, però, il mondo appare troppo indietro nello sviluppo e nello sfruttamento di fonti energetiche alternative ai combustibili fossili e, soprattutto nel campo delle rinnovabili, il ritardo accumulato negli anni a causa delle politiche energetiche dominate dalle grandi compagnie petrolifere che hanno condizionato enormemente lo sviluppo delle nostre società nella direzione di un uso intensivo e massiccio del petrolio e degli altri combustibili di origine fossile, è penoso. L'economia mondiale si è sviluppata fino a basare il 95% dei trasporti sul petrolio, il 93% dell'azoto necessario alla coltivazione dei campi viene ricavato dal gas naturale, il 99% delle materie plastiche e sintetiche sono prodotte con il petrolio, il 54% dei principi attivi dei medicinali vengono estratti petrolio ecc.

La dipendenza dal petrolio e dal gas naturale, ma anche dal carbone, appare dunque totale e dovrebbe rimanere a questi livelli per mantenere gli odierni livelli di consumo e l'attuale popolazione mondiale.

Il problema dunque è serio e riguarda le generazioni future e il destino dell'umanità in generale. Dunque una seria riflessione a livello globale ed un cambio di tendenza generale nelle politiche energetiche mondiali, diventano non solo necessari, ma irrinunciabili.

Non rendersene conto è un errore madornale con il quale tutti, prima o poi, faremo i conti.

Quando arriverà il giorno in cui per estrarre un barile di petrolio sarà necessaria l'energia equivalente di un barile di petrolio, l'estrazione di questo combustibile non avrà più senso. Siccome molti esperti dicono che questo giorno non è così lontano come vorrebbero farci credere, prendere dei provvedimenti prima di allora, appare doveroso e sensato.

In base ad un criterio solidaristico, la strada da intraprendere, sarebbe nell'immediato quella di ridurre i consumi (anche se questo avrebbe effetti negativi sull'economia generale), come detto un controllo non disumano delle nascite e trasferire la maggior quantità di fondi possibile da settori non necessari (esercito) e destinarli alla ricerca per soluzioni energetiche alternative. Va detto che anche cominciando da oggi, da subito, una politica del genere a livello mondiale, i traumi per la società, se il picco del petrolio è vicino o già addirittura superato, saranno comunque inevitabili e lo sconvolgimento sociale e politico che ne potrebbe derivare, sarebbe comunque molto serio e profondo.

Ho parlato di “criterio solidaristico” per una ragione. Come la storia infatti ci ha insegnato, né l'economia, né il potere sono solidali. L'esempio dell'Africa è l'emblema di quello che voglio dire. L'economia mondiale, semplicemente, per puro interesse ha lasciato l'Africa soffocata da debiti, fame, malattie e guerre. E ciò per una ragione semplicissima: non era conveniente favorire lo sviluppo dell'Africa in modo simile alle altre zone del globo. Per una questione di grandi numeri. Ci sarebbe stato maggiore consumo, quindi maggiori esigenze energetiche. Esigenze che gli strateghi del potere mondiale, avevano ben presenti fin da tempi non sospetti.

Allo stato attuale, credete davvero che in una situazione energetica da “si salvi chi può” le strategia possano mutare in direzione di una maggiore solidarietà mondiale, capace di attenuare gli sconvolgimenti conseguenti ad una minore disponibilità energetica globale? L'ipotesi più probabile è la “chiusura progressiva dei rubinetti del petrolio”. E chi controllerà (e in parte già controlla) i rubinetti del petrolio? Chi avrà deterrenza militare a sufficienza per scongiurare qualsiasi iniziativa di segno contrario. Vi viene in mente qualcuno?

Il problema drammatico è che una situazione siffatta è il preludio più classico ad una guerra mondiale e alla scomposizione sociale traumatica.

In altre parole il crollo della civiltà industriale, date le attuali dinamiche, appare inevitabile.

Il sistema che ne seguirà dipenderà dai sopravvissuti.

Chi saranno?


(Francesco Salistrari, 2009)


*M.K.Hubbert

** C.Campbell

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