sabato 16 gennaio 2010

D'ifinito.


Se potessi mi tufferei nei suoi occhi di pece.
E lentamente affogherei.
Con un grande sorriso a disegnarmi le labbra.

Vorrei fosse qui.
Per ridere con lei, come solo noi riuscivamo.
Toccarci l'anima con le dita...
...e suonarla come un'arpa.

Insieme, siamo stati grandi musicisti...
...ed abbiamo, anche se per poco, accarezzato l'utopia.
Magnifica, sebbene fugace, sensazione d'eternità.

Quell'oscura forza magnetica che ci ha attratti,
fin dalla prima volta che, inconsapevoli, ci siamo guardati.

La sua incantevole innocenza,
che splendette come sole sui miei giorni,
...e a lei m'incatenò per sempre.

Sebbene adesso lei rimanga solo un ricordo...

Tra i più dolci che conservo,
simile al profumo di una magica pozione.

Negli occhi l'uno dell'altra scorgemmo
la luminescenza dell'infinito.
E, sebbene sopita, ancora s'intravede.

Sebbene lontani...come pianeti distanti.

Se non ci fossimo mai incontrati,
saremmo persone diverse.

Senz'altro peggiori.


(Francesco Salistrari, 2010)

3 commenti:

  1. Complimenti per questa bellissima poesia. Molto espressiva e densa di significati.
    P.S. Nel "suoi" del passo "che splendette come sole suoi miei giorni" c'è una o in più, credo dovuto ad un errore di battitura.

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  2. Gentilissimo per i complimenti e per la correzione sulla battitura!! Sei un grande...

    RispondiElimina

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