lunedì 7 gennaio 2013

Storie di una precaria.

di Savina Donato.

Il 2012 ha da pochi giorni abbandonato il pianeta terra e stiamo per aprire le porte definitivamente al nuovo anno. Ciò che è stato, ha lasciato ferite, delusioni, incomprensioni e una buia scia. Ho 24 anni, un mezzo titolo di studio e soprattutto ho una “non indipendenza” che mi rattrista. Ho da sempre sacrificato il divertimento per lavorare, sottomettendo vergognosamente la mia dignità. Vorrei con queste parole, poter rispondere a persone senza cuore, ai giornalisti che in tv (come ad esempio quel tale, ospite a “L’Arena” su Raiuno), continuano a ripetere che la colpa è dei giovani, i quali non rinunciano alle baldorie del week-end. Carissimi, sapete quanti come me, hanno lavorato solo nel week-end per undici ore di lavoro, retribuite a 25/30 euro? Quanti come me, sfruttati e sottopagati, hanno accettato solo per poter dare una mano in casa? 
Ecco le mie esperienze lavorative: la prima, a sedici anni in un pub. Guadagnavo 20 euro per otto ore lavorative più o meno e, malgrado a volte non venissi pagata, tacevo, a causa del pudore che mi contraddistingueva. Seconda esperienza, dai diciannove ai ventiquattro anni in un bar, la più longeva. Secondo i calcoli dei titolari, undici ore di lavoro corrispondevano a 30 euro. Ora, non posso esimermi nel rammendare che, appena entrata a far parte di questo nuovo mondo, guadagnavo ben 15 euro ma sorvoliamo, era solo una gavetta! L’anno in cui mi sono decisa a far valere i miei diritti, facendo loro presente la regola delle “tre otto” (che voi tutti conoscerete sicuramente), mi sono sentita gridare contro che se non mi stava bene, la porta stava nella direzione di sempre. Per cui, ho deciso di rinunciare alle ore notturne d’estate, al lavoro settimanale, alle pulizie generali che ci stanno da fare in un bar, compreso il bagno ovviamente e alla paga. Ho lasciato tutto, tranne l’affetto che mi ha legato a quelle persone, le quali comunque per cinque anni mi hanno vista crescere. Nel lasso di tempo, tra il periodo non lavorativo e la quarta esperienza, mi sono laureata. Ebbene sì, ho avuto anche il tempo di studiare e laurearmi in tre anni. Questo è stato il momento più buio della mia vita: curriculum non letti, rifiutati, mai sfogliati o persino cestinati. Questo è stato il momento in cui la crisi ha iniziato a sciogliersi nella mia clessidra. Quarta esperienza lavorativa: estate 2012, in un bar del mio stesso paese. Ho resistito solo cinque giorni.
Pertanto, carissimi che guadagnate uno stipendio, che blaterate tanto e affermate che siamo noi giovani a non voler creare un futuro, cosa mi rispondete? Cos’avete da dire ad una donna, ormai adulta, che ha lavorato per sette lunghi anni solo nei week-end e d’estate, rinunciando perciò al mare, al divertimento, agli amici e quant’altro contraddistingue coloro che conducono tutto ciò? Come se non bastasse, sono così sfortunata da non poter terminare i miei studi. Chi di voi ha letto bene, ha certamente colto che ho parlato di mezzo titolo di studio. Ordunque, come ci si comporta nel momento in cui le porte dell’università ti vengono chiuse, non per tuo volere? Mi spiego: finita la triennale, il totale abisso per la mia cultura. Ho conseguito la mia laurea presso l’Università della Calabria, ove però non mi è stato possibile continuare. Qui le vie d’uscita sono poche e il più delle volte non corrispondono al volere della propria realizzazione. Abisso ancora più profondo: non poter studiare fuori, data la poca disponibilità economica e la coscienza di non voler pesare sulla propria famiglia. Secondo voi, come ci si sente quando, bussando alle porte di un ufficio per chiedere consiglio, la risposta è «la tua laurea vale zero»? La giornata sembrò ancora più pesta in quel preciso istante ma nonostante tutto, ha prevalso la vivacità del mio essere. Sì, io sono così: so rialzarmi, so sorridere e donare un sorriso; so amare e abbracciare chi mi ama; so essere me stessa in tutto; so dedicarmi alla vita con la giusta passione.
Lo ammetto, a volte mi demoralizzo e credo di non farcela ma fortunatamente sono ancora qui, pronta a rispettare la vita, al fine di continuare a correre per questa lunga staffetta senza fine, passando il testimone alla prossima esperienza tramite il sudore del sacrificio, il quale sottolineerà ciò che sarà mio: l’indipendenza. Ergo, al via la corsa.  

* Spezzano Piccolo
(Cosenza)

3 commenti:

  1. Io ho quasi 50 anni, lavorai al nero e neanke fui pagato, vedevo altri giovani, disoccupati si ma figli di papà ke potevano aiutarli a trovare lavoro adatto alle loro capacità e titolo di studio senza essere costretti ad andare fuori, per cui come me e peggio di me ce ne sono di persone,i genitori hanno fatto sacrifici per farli studiare e istruire

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  2. "fortunatamente sono ancora qui, pronta a rispettare la vita, al fine di continuare a correre per questa lunga staffetta senza fine, passando il testimone alla prossima esperienza tramite il sudore del sacrificio, il quale sottolineerà ciò che sarà mio: l’indipendenza. Ergo, al via la corsa"---
    HO MESSO LE TUE STESSE PAROLE, CHE TI FANNO ONORE, PER IL TUO SPIRITO "DA LOTTATRICE"...
    FORZA E CORAGGIO, NON MOLLARE MAI!!
    Salvatore Bruno Bossio

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  3. Amica carissima, i guai del popolino è quello di non interessarsi alla conoscenza, ognuno si adatta a quello che la società fa finta di offrire, la conoscenza non è quella che si apprende nelle scuole che ti obbligano a frequentare, la conoscenza te la devi cercare da te, nessuno te la mette nel piatto d'argento, questo fenomeno è figlio del menefreghismo che sta nel DNA di ogni individuo della categoria dei (gentili) la conoscenza è fatta di calcoli, facciamo qualche esempio, se un essere umano per vivere ha bisogno di cibarsi è ovvio che deve avere la possibilità di accedere a comprare il cibo, oppure, se tutti pensano di essere più furbi degli altri succede che frequentano tutti la scuola per laurearsi visto che è meno faticoso stare dietro una scrivania che lavorare la terra, mungere le mucche, pecore ecc, non ci vuole molto capire che se tutti studiano il cibo non si produce, cosa mangiamo? è ovvio che necessitiamo di chi coltiva i campi, purtroppo la non conoscenza dei gentili ci costringe a seguire il programma di chi ci guida per sfruttarci, quindi tutti a scuola, dopo qualche anno le fabbriche espatriano, l'edilizia frana, l'agricoltura odiata le pastorizie nemmeno a parlarne, domanda a cosa serve un ingegnere edile se non si costruiscono case? a cosa serve un ingegnere elettronico se i computers, radio,televisioni, schede elettroniche le fabbricano in Cina? il mondo e abitato da due categorie di individui, sfruttatori e sfruttati, se appartieni alla categoria degli sfruttatori allora dovrai ingegnarti per praticare lo sfruttamente, se sei un gentile cioè lo sfruttato dovrai organizzarti per non essere sfruttato, se però lo sfruttato si lascia governare dagli sfruttatori, non si può certamente aspettare che gli sfruttatori si prodigano per loro, questa è la vera fregatura di questo pianeta, ci facciamo governare da chi ha interessi a mantenerci in povertà il popolo si domina con la povertà, lo so non è facile capire con quattro parole lo schifo di questo mondo, se vuoi capire qualcosa, digiti so google (signoraggio) oppure (Giacinto Auriti) se ti interessa visita il nostro sito, www.nuovaeramovpolitico.it dal nostro sito puoi capire molte cose la rimanenza chiedila a noi. Grazie

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