domenica 6 aprile 2014

Vestito d'Arlecchino.

di Francesco Salistrari

Il passo incerto del viandante ramingo che mi accompagna da sempre, è tutto ciò che ho.

E trovo il senso del mio vivere in questo vagare, quasi senza meta, ma con una destinazione precisa. Che conosco, che ho sempre conosciuto e che nessuno mi ha insegnato.

Ovunque vada, qualunque cosa tocchi, qualunque odore avverta, me li porto addosso. Cuciti come tessere di mille colori in un vestito d’arlecchino di stoffa pregiata, che mi regala una sembianza, una storia da raccontare ad ogni piè sospinto, un granello da condividere al vento, un canto da intonare.

Camminare in questo mondo appare spietato, quasi crudele. Non c’è pace, non c’è comprensione, non esiste lingua condivisa. E così, tutto sembra condannarti, piegarti, illuderti, umiliarti. E queste gambe, non sorreggono il peso dei giorni, delle tempeste, del freddo e della miseria.

Incedere diventa difficile, sovrumano. Eserciti di imbecilli assassini, son lì a ricordarti ogni istante quanto vano possa essere credere in qualcosa di bello. Ed anche un fiore, muore appassito senza un perché.

Eppure le mie spalle sono forti, quasi possenti, dinnanzi allo spettacolo tremendo che mi offre questo tempo. Forti, delle carezze ricevute. Forti, dei sorrisi regalati. Possenti per il tempo che mi è stato concesso di vivere con voi.

Ogni sguardo, ogni espressione, ogni mano gentile, ogni profumo, ogni sapore c’ho incontrato, me li porto addosso e ne custodisco la ricchezza come scrigno miracoloso. Perché non esiste valore alcuno al mondo, se non quello incalcolabile, inestimabile, rappresentato dalle persone che si è incontrato sul proprio ciglio di strada.

Siete tutti voi che fate di me ciò che sono.

Qualunque cosa voi mi abbiate donato. Qualunque cosa mi riserberete.

Ode a voi, miei compagni di viaggio, amici di frontiera, fuggiaschi inconsapevoli, anime belle, dolci fratelli e sorelle che ho amato ed amo.

Un giorno, forse non lontano, forse ancora d’avvenire, chiederemo conto, insieme, del male fatto a Madre Terra da tutti coloro che del proprio vestito d’arlecchino hanno fatto scempio e stracci.

Un giorno, forse non lontano, chissà, vestiremo il mondo della luce sincera che ci ha fatto innamorare.

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