venerdì 11 aprile 2014

L'ingiustizia di chiamarsi Cristo.


di Francesco Salistrari.

Una manciata di polvere, di terriccio portato dal vento e un filo di luce.

Quello che getta un’ombra su questa umanità stanca e le sue contraddizioni. L’ombra millenaria di un corpo martoriato, umiliato, seviziato dall’indifferenza e dall’oblio. Ucciso una e mille volte. 
Crocifisso inutilmente.

Quel sangue scuro che ha bagnato la terra, a poco è servito. Quelle parole usate come spada, spuntate e arrugginite, ora, giacciono a terra, tra quella polvere, insieme ai responsabili.

Hanno edificato imperi in suo nome e massacrato popoli sotto i suoi vessilli. Hanno edificato bugie e oppressione sotto la sua croce, eppure lui, è stato sempre lì. Il suo corpo martoriato, amputato, seviziato, sotto lo scampolo di un sole ipocrita. Eppure lui è rimasto per millenni, sepolto, sotto coltri di bugie, calpestato da eserciti di malaffare che hanno lucrato sul suo oblio. Eppure lui è stato sempre lì, sotto i nostri occhi, senza possibilità di indicarci quella via che già aveva tracciato, ma che nessuno ha seguito.

“Non sono venuto a portare pace, ma una spada”. (Mt. 10,34b) e tutti coloro che quella spada, dopo di lui, l’hanno sfoderata, sono svaniti nel sangue, seppelliti sotto le macerie della storia. Di una storia che qualcuno ha voluto raccontare, senza conoscere alcunchè dell’uomo che si era ribellato al potere e perciò punito.

Un uomo potente, un uomo, nel senso vero della parola. E potenti le sue gesta, il suo esempio, le sue parole, capaci di riecheggiare comunque prepotenti nei millenni, tra stoffe vellutate e ori. Un uomo potente che si schierò al fianco dei deboli e promise loro il cielo.

Ma… “Non osare, o potente, schierarti al fianco di chi potere non ne ha” (Sant’Agostino).

Il suo sacrificio non ha salvato l’umanità, ma l’ha dannata. Nei secoli dei secoli.

Condannata da sé stessa a percorrere la strada della perdizione. A sconvolgere il senso dell’esistenza. A fraintendere totalmente qual era il compito assegnatole in questo mondo.

Quel corpo martoriato, roso dal tempo, non è Cristo, ma siamo tutti noi.



(foto: Antonietta Bonanno ®)

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