domenica 21 luglio 2013

Associazione "Eleanor Roosevelt": riflessioni ad alta voce.



Riflessioni a margine dell’incontro di Gioia Tauro, propedeutico al lancio dell’Associazione “Eleanor Roosevelt”.

di Francesco Salistrari.

L’incontro di ieri di Gioia Tauro, a cui ho avuto l’onore di essere invitato, è stato un incontro interessante e partecipato. L’intervento di Gioele Magaldi è stato come al solito serio e circostanziato ed ha espresso la volontà concreta di creare un nuovo soggetto politico-sociale (pre-politico) capace di porsi come forza di pressione sul mondo politico, economico e sociale non solo italiano.

L’Associazione “Eleanor Roosevelt” che, da ieri, comincia a muovere i suoi primi passi, si pone obiettivi concreti ed ambiziosi e lo spirito che anima l’esperimento è dei migliori. Innanzitutto, il contributo di personalità come quella di Gioele Magaldi, appare oggi più che mai, di fondamentale importanza, perché il ruolo che può svolgere in questa fase storica e politica la massoneria progressista, può risultare determinante, viste le dinamiche operanti e le forze in gioco.

Questo per una serie di ragioni. 

Innanzitutto, questa crisi economica di portata globale, viene utilizzata dalle élites dominanti per sferrare l’attacco decisivo all’impianto democratico occidentale in quanto tale. La strategia di quella che Magaldi più volte ha chiamato nei suoi interventi pubblici, la “massoneria conservatrice”, si pone come obiettivo la liquidazione dei diritti sociali e l’asservimento sociale ad un modello di capitalismo neo-aristocratico e neo-schiavistico e al controllo elitario di ricchezza e risorse.

Inoltre, l’asservimento e la subalternità del ceto politico italiano, rappresenta un fattore non secondario per quanto riguarda la riuscita di questo disegno, che per quanto concerne l’Italia, mira alla spoliazione della ricchezza del paese attraverso una manipolazione profonda dell’opinione pubblica.

Queste cose ieri, il Dott. Magaldi, le ha spiegate ancora una volta molto chiaramente e la proposta, appunto, di liberare attraverso un’associazione nazionale, ma non solo nazionale, quella “massa critica” capace di rappresentare un contraltare politico e sociale nei confronti del disegno egemonizzante dei settori più conservatori e antidemocratici delle élites mondiali, è una novità e un’opportunità che vanno tenute in considerazione, soprattutto dalle altre forze politiche.

Il percorso è ancora lungo e tortuoso, e la riuscita del tentativo, ambizioso, passa per alcuni snodi fondamentali.

Per prima cosa la nuova Associazione dovrà essere in grado di rappresentare una novità concreta nel panorama politico italiano. Questo perché, soprattutto negli ultimi anni, si è assistito al pullulare un po’ ovunque di nuovi movimenti, associazioni, partitini che hanno proposto e propongono analisi più o meno coerenti e più o meno efficaci soluzioni alla crisi che stiamo vivendo, ma hanno dimostrato una incapacità endemica a radicarsi nella società. Dal momento che appare assolutamente imprescindibile creare un blocco sociale di opposizione, quanto più ampio possibile, alle politiche devastatrici delle élites dominanti (nazionali e sovranazionali), l’Associazione “Eleanor Roosevelt” dovrà essere capace di stimolare la risposta sociale in forme e contenuti nuovi.

In questo, il contributo che può essere rappresentato dalla massoneria progressista, di cui Gioele Magaldi è un eminentissimo rappresentante, può e deve essere decisivo. Perché se è vero com’è vero che una parte importante (ed in questo momento dominante) della massoneria italiana, europea ed occidentale, ha come obiettivo la liquidazione del concetto e della prassi della “sovranità popolare”, la liquidazione dei diritti acquisiti del “welfare state”, la liquidazione della democrazia e dei “beni pubblici”, la riduzione della funzione e del ruolo dello Stato a vantaggio esclusivo del “privato” (nella logica dominante del “profitto”), il ruolo di contrasto che può svolgere la massoneria progressista, è imprescindibile, a cominciare da una vasta operazione (peraltro già cominciata, ma ancora circoscritta) di trasparenza, necessaria quanto propedeutica a quello stimolo che si tenta di procurare al corpo sociale. Trasparenza che significa non solo la denuncia dei disegni elitari che si vogliono combattere, ma un’apertura maggiore del mondo massonico alla società civile, apertura che si potrebbe tradurre in quella fiducia che si cerca di ottenere proprio da quest’ultima. La fiducia, come la trasparenza, nel mondo politico, sono beni troppo scarsi: è per questo motivo che l’Associazione “Eleanor Roosevelt” deve distinguersi. Ed in questo, lo stimolo potente che può essere rappresentato dal ruolo e dalla funzione della massoneria progressista, può essere davvero importante.

La seconda cosa che vorrei analizzare, rispetto ai compiti che, secondo la mia modestissima opinione, dovrebbe assumere l’Associazione “Roosevelt” è quella di proporre un’analisi critica di alcuni punti problematici del sistema capitalistico in quanto tale, punti che determinano non solo le dinamiche della crisi economica in generale, ma che stanno essi stessi alla base delle strategie delle élites dominanti.

In particolare, ritengo necessaria lo sviluppo di un’analisi profonda delle contraddizioni intrinseche al sistema capitalistico moderno, soprattutto per quanto riguarda i modi, i tempi e i fini della produzione, l’allocazione di beni e risorse, la distribuzione della ricchezza. Un’analisi che in altre parole faccia i conti con quello che oggi vogliono significare le parole “finanza”, “crescita”, “mercato”. Questo perché sono convinto, probabilmente nella mia ingenuità, che intorno alla ridefinizione di questi concetti si gioca la partita più ampia per il miglioramento delle condizioni di vita generali, ma anche la partita decisiva del compito e del ruolo che la democrazia deve e può svolgere. 

Se si vuole realmente incidere ed in profondità nei meccanismi economici, sociali e politici che il tempo in cui viviamo ci propone, non si può assolutamente prescindere dalla comprensione di alcuni fenomeni latenti e palesi che operano nel mondo moderno e che stanno alla base delle dinamiche distruttive a cui oggi assistiamo. Sarebbe decisamente inefficace pensare di poter invertire tale rotta, solo mettendo in discussione le forme e i modelli istituzionali oggi esistenti e imposti, solo mettendo in discussione i soggetti politici (occulti e palesi) che detengono le fila del comando, solo proponendo un cambio di guardia e di personale, senza agganciare a questo una messa in discussione più profonda di alcuni meccanismi del sistema capitalistico in quanto tale.

Questo non significa che l’Associazione “Eleanor Roosevelt” debba porsi come un soggetto anticapitalistico, questo non significa mettere in discussione la difesa della “libera iniziativa privata” a vantaggio di uno Stato invadente e pervasivo. Non si tratta di discutere quale modello sia auspicabile: se un modello ad “economia di mercato” o un modello ad “economia pianificata”. Non si discute di scegliere tra “socialismo” e “capitalismo”. Si tratta di capire e di comprendere che i fenomeni che stanno alla base delle dinamiche moderne, pongono dei quesiti ineliminabili intorno ad alcuni dei principi che hanno informato fino a questo momento lo sviluppo del modello economico nel quale viviamo. Principi, ideologie, strumenti, modi, modalità e prassi, che segnalano come sia venuto il tempo di cominciare a porsi delle serie domande sulla società che si vuole costruire.

Nell’intervento di ieri del Dott. Magaldi, ad esempio, parlando di “globalizzazione”, l’eminente studioso ha posto un problema molto serio. Criticando la globalizzazione economica così come è stata concretamente realizzata, non ha messo in discussione il principio della “libera circolazione di merci e capitali”, ma il fatto che ad essa non sia stata accompagnata una applicazione generalizzata dei “diritti sindacali”. E’ un argomento che può sembrare (ed in parte lo è) molto convincente, ma nasconde una debolezza di fondo che investe la natura stessa del sistema capitalistico moderno. E questa debolezza è rappresentata essenzialmente dal fatto che se le aziende multinazionali hanno voluto (e imposto) un certo tipo di globalizzazione, lo hanno fatto esclusivamente perché il saggio di profitto, in presenza di tutele del lavoro particolarmente avanzate, non è sufficiente a sostenere la crescita economica. Ed è per questo motivo che si sono cercate soluzioni alternative a quella che è una tendenza generale sistemica. D’altra parte anche la “finanziarizzazione dell’economia” risponde precipuamente a questo scopo e rappresenta, a partire dal fatidico momento dell’abbandono degli accordi di Bretton-Woods, quel tentativo peculiare di sostenere la crescita dei profitti, e dunque la crescita economica generale, con metodi diversi.

Concludo dicendo che saluto con molto piacere questa iniziativa, che ritengo non solo importante ma potenzialmente capace di dare risposta a quella domanda latente di partecipazione politica che sorge un po’ ovunque nelle pieghe della società italiana (e non solo italiana). La crisi dei partiti e del sistema politico, è anche una crisi culturale, non solo politica. E’ una crisi che mette in discussione la stessa modellistica della forma-partito e dei modi di partecipazione popolare che tale forma ha permesso si esplicasse nel corso della storia recente, soprattutto a partire dal dopoguerra fino agli anni settanta. E’ per questo motivo che sono convinto che la ricerca di nuove forme e di nuovi metodi di partecipazione democratica alla formazione di indirizzi politico-culturali innovativi, rivoluzionari e capaci di incidere profondamente nella realtà economica, sociale e politica del contesto nel quale viviamo, siano assolutamente necessari e ormai improcrastinabili.

Da oggi, l’Associazione “Eleanor Roosevelt”, comincia un percorso di crescita che si spera sia importante. Per non tradire questa speranza, viva e necessaria, c’è bisogno di tanto lavoro, di chiarezza di idee, di intenti e di finalità e soprattutto la capacità di conquistare, nel corpo sociale, quella fiducia necessaria affinché il contributo che essa può dare al dibattito politico generale possa essere determinante. 

Non solo, l’Associazione è chiamata ad un compito se vogliamo anche più difficile: saper risvegliare la speranza. La speranza in un mondo migliore, un mondo più giusto, più a misura d’uomo. Una speranza di cui, la società, oggi, ha assoluto bisogno per risvegliarsi da quel torpore nel quale le tecniche manipolative del potere l’hanno relegata per troppo tempo.

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