domenica 22 luglio 2012

Il destino coloniale della cintura mediterranea.



Il film è già visto.
Così come in Grecia, ora in Spagna, domani all'Italia.
E le dinamiche economiche sono identiche.
Non è solo, come vorrebbero farci credere, attacco speculativo. Sono i risultati dell'euro, vale a dire di quel perverso meccanismo monetario che ha visto l'aggancio (nominale 1-1) di monete più deboli a monete più forti.
Senza dover essere per forza dei geni in economia, secondo voi, quali erano le monete più deboli prima dell'entrata nell'euro?
Bene, ci siamo capiti.
E' un film già visto con l'Argentina, che agganciò la sua moneta al dollaro con conseguenze disastrose causate (all'origine del processo), così come nei paesi oggi in gravissima crisi di debito sovrano, dall'impennata del debito privato (cittadini e imprese) dovuto all'afflusso di capitali esteri nel paese.
Oggi gli stati europei in difficoltà sono gravati da interessi da strozzo sui propri debiti, il pagamento dei quali sta avvitando consumi, produzione e investimenti in una parabola discendente disastrosa.
Le politiche imposte dal potere politico europeo (nelle sue componenti decisive e determinanti non eletto democraticamente) ai vari paesi in difficoltà sono l'espressione di una volontà politica criminale a danno delle condizioni di vita di centinaia di milioni di europei. I vari paesi come Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, i cui parlamenti, tra le altre cose, votano a occhi chiusi (e senza informare la gente) ulteriori trattati come il Fiscal Compact e il MES che aggravano la situazione e inibiscono qualsiasi possibilità di manovra alternativa per i governi nazionali, si trovano così chiusi nella morsa degli interessi sul debito, del rispetto dei parametri economici imposti dall'Europa, dell'impossibilità a far ripartire gli investimenti (e figurati la crescita!) perchè ormai privi di qualsiasi strumento di politica economica usurpati dall'assurda e inaccettabile costruzione europea.
Il perdurare della crisi non è solo l'incapacità dei governi nazionali a produrre politiche adeguate. Certamente a fronte delle scelte del governo Monti, se ne sarebbero dovute affrontare altre. Ma anche ammesso che il governo Monti fosse sostituito da un governo che decidesse immediatamente politiche di redistribuzione del reddito per far ripartire i consumi e gli investimenti, o che operasse scelte di recupero fiscale da fantascienza (abbassando l'imponibile totale), o qualsiasi altra politica differente e più efficace, il default sarebbe solo rimandato. Perchè il default dei paesi della cintura mediterranea, è sostanzialmente programmato nel meccanismo monetario denominato Euro.
Qualsiasi governo NON ha più la possibilità di implementare la propria politica economica e fiscale autonoma e questo perchè trattati come il Fiscal Compact e il MES, entrambi sotto il cappello del Trattato di Lisbona, lo impediscono loro. Se poi a questo aggiungiamo la volontà politica di favorire i paesi già più forti (Germania, Francia ecc), il cerchio si chiude.
La domanda che viene spontanea è: per quali interessi lavorano il Governo Monti, quello Raoy o quello Samaras? A vedere da quello che stanno facendo, non certo per gli interessi dei cittadini e delle imprese del proprio paese. Semmai per chi finirà di spolpare i patrimoni pubblici ancora in mano agli Stati, cioè multinazionali e capitali privati.
Non c'è via di scampo.
Rimanere nell'euro per questi paesi, equivarrebbe all'eutanasia economica e sociale.
L'unica vera e reale alternativa per risollevarsi dalla crisi senza causare ulteriori e irreversibili danni sociali ed economici a paesi come il nostro, è quella di abbandonare l'euro e i trattati europei, ripristinare la sovranità monetaria e politica, nazionalizzare il settore bancario e assicurativo (compresa la Banca d'Italia che dovrebbe stampare moneta per conto e in nome dei cittadini italiani), disgiungere le attività di banche commerciali e banche di investimento, ri-nazionalizzare le aziende strategiche del paese e non pagare il debito estero.
Non ci sono alternative.
Si può argomentare qualsiasi cosa, criticare qualsiasi cosa, ma l'unica strada per rimediare a questa crisi che ci sta trascinando nel baratro, è questa.
Senza questi passaggi il destino coloniale dei paesi della cintura mediterranea è segnato non solo dai fatti economici esogeni (il mercato, la finanza, la speculazione), ma è artatamente programmato a tavolino dalle politiche europee.
Vogliamo ritornare ad essere un paese economicamente forte o diventare il “bacino di utenza” di manod'opera a basso costo per paesi e aziende straniere?
Vogliamo ridare un minimo di speranza alle nostre famiglie o sprofondarle nell'angoscia e nella precarietà ad infinitum?
Vogliamo garantire un futuro degno di questo nome ai nostri ragazzi o vogliamo condannarli, nel migliore dei casi, ad emigrare in cerca di fortuna come negli anni '50 in giro per il mondo?

(Francesco Salistrari)

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