martedì 3 luglio 2012

In lontananza il rumore degli anfibi.





E così come avevo già detto nell'articolo Chi piangerà?”, ecco che la tanto declamata “spendig review” si traduce in nient'altro che taglio di posti di lavoro anche nel pubblico.
Ecco a cosa è servita la modifica dell'art.18.
A nient'altro.
La crisi viene fatta pagare alla popolazione.
Una crisi generata dalle intrinseche contraddizioni del sistema capitalista e da quel fantomatico mondo cosiddetto della finanza che non è altro che la stampella economica che ha mantenuto in piedi la baracca fino ad oggi. Ora il boomerang sta tornando indietro con una velocità pazzesca, incontrollabile, e qual'è la strategia che il potere utilizza per affrontare questa crisi? Socializzare le perdite.
Il che si traduce in abbassamento del tenore di vita per la stragrande maggioranza delle popolazioni occidentali.
Abbassamento dei salari, delle tutele e dei diritti sociali e del lavoro. Privatizzazione selvaggia dei patrimoni pubblici (aziende e territorio). Smembramento della sanità, della scuola e della cultura.
E così mentre assistiamo (come in ogni crisi storicamente avvenuta) alla sparizione della classe media, avviene il generale impoverimento delle fasce più basse della popolazione che si traduce in miseria e disperazione sociale.
Ed in conflitto.
Il quadro è talmente preoccupante e le dinamiche della crisi talmente repentine che il mondo occidentale rischia di incendiarsi in maniera incontrollabile.
E quando sulla scena della storia ad irrompere sono le masse con le loro contraddizioni, illusioni, il loro spiccio giustizialismo, la loro profonda disperazione, il tutto si complica in maniera decisiva.
Perchè c'è solo un modo per evitare lo scivolamento in nuove esperienze autoritarie del potere: che le masse riescano a coalizzarsi intorno ad un'idea, e intorno a questa idea individuare una serie di parole d'ordine per affrontare l'immediato e progettare un modello di società radicalmente diverso.
In una parola una rivoluzione. Nel pieno senso del termine.
Il problema essenziale è che allo stato attuale non esiste ancora né un soggetto politico realmente rivoluzionario e con il radicamento di massa necessario, né un progetto chiaro e preciso, né quell'idea intorno alla quale costruire realmente l'alternativa.
I movimenti esistenti, ad esempio in Italia, non hanno ancora la capacità concreta di incidere a fondo sui sentimenti delle masse che questa crisi metterà in moto.
Al contrario, la situazione rischia di scivolare in esplosioni di rabbia e violenza senza un fine politico preciso a cui il potere risponderà nella maniera più decisa e radicale. Così come annienterà i movimenti di lotta già presenti (No-Tav, Forconi, Pastori Sardi, Operai FIAT) se non avranno la capacità di unirsi o di essere uniti in un movimento unico, di popolo, che proponga non più la solita becera, inutile, compromissoria politica dei partiti, ma al contrario la prospettiva di un mondo diverso.
Purtroppo, al contrario, la prospettiva ad oggi è la dittatura. In Europa e in Occidente.
Sembra esagerata come previsione, ma non è così.
Il potere gestirà la crisi e le sue conseguenze inevitabili scaricando sul corpo sociale tutti i costi e reagirà alla protesta con la forza dirompente dell'esercito, degli arresti, della violenza sistematica negli scontri di piazza.
Il destino della democrazia è segnato.
Perchè questa crisi non verrà risolta se non attraverso una svolta palesemente autoritaria e, nell'ambito dei contrasti internazionali e degli interessi tra capitalismi confliggenti, da una guerra.
Bisogna fermare tutto questo.
Con una presa di coscienza collettiva. Con nuove forme di lotta. Con un programma ed un progetto capace di dare speranza e prospettiva ad una popolazione intera.
Non esiste altra via se non la sollevazione generale del popolo europeo (e poi statunitense) che si opponga frontalmente a quegli interessi colossali che decidono i destini del mondo. Bisogna che si trovino al più presto le parole d'ordine su cui legare tutti gli strati sociali sotto attacco. Bisogna esser capaci di sperimentare e inventare nuove forme di resistenza.
Già renderci tutti consapevoli di ciò che stiamo rischiando e fermarsi, bloccando il sistema, sarebbe un buon inizio.
L'auspicio è che questa presa di coscienza arrivi al più presto.

(Francesco Salistrari)

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