giovedì 6 maggio 2010

La coscienza degli Zeno.


Il senso della vita si ritrova nei nostri pensieri più reconditi. E non è altro che la rappresentazione mentale di tali pensieri.

La vita non esiste al di fuori di noi stessi. Siamo vivi solo perché sappiamo, siamo coscienti, di esistere, e l’essenza dell’io risiede nelle nostre rappresentazioni mentali del reale. L’istinto alla sopravvivenza non è altro che il principio informatore di tutto il regno vivente, dall’ameba all’organismo più complesso, tutti lottano e combattono per la sopravvivenza ogni giorno incessantemente e così fin dall’inizio dei tempi. Le società umane sono solo più complesse per il fatto che l’uomo è l’organismo vivente più complesso, ma pur sempre guidato dal suo istinto di sopravvivenza e le convenzioni umane non sono altro che il manifestarsi di questa lotta per la vita quotidiana. Così come il leone più forte guida il branco, mangia le prede migliori, sceglie le compagne più ambite, l’uomo non fa altro che cercare di imporsi giornalmente sul proprio prossimo per il suo unico e solo interesse personale. I sentimenti d’altro canto fanno ciò che l’istinto non potrebbe mai fare: rendere la vita degna di essere vissuta. Senza i sentimenti (che informano tutto il regno animale) la vita sarebbe solo una sterile radura su cui morire lentamente.

Viviamo per morire, ma ce ne rendiamo conto solo quando siamo sul punto di morte. L’istinto alla sopravvivenza, la Volontà di vivere, sono il velo che la vita ci mette davanti agli occhi per la continuazione della specie. Senza la consapevolezza della morte, vera reale immanente, riusciamo ad essere ciò che siamo. Divenire coscienti di essere solo un ammasso di carne in decomposizione, ci renderebbe perdenti in partenza e metterebbe in serio pericolo la sopravvivenza della specie.

Un giaguaro che ogni mattina si sveglia consapevole di dover rincorrere gazzelle e gnu per la savana alla ricerca del sostentamento quotidiano, che tutt’a un tratto si rendesse cosciente del suo destino, si lascerebbe morire di fame così come farebbe l’uomo che lavora ogni giorno per portare il pane a casa. Sapere di essere circondato dagli affetti dei propri cari,e il fatto di non pensare e di non concepire mai la morte nella sua essenza, fa dell’uomo e del giaguaro dei campioni di sopravvivenza nel mondo attuale, così come nel mondo di un tempo…

Il fatto di essere calati in una realtà fatta di piccole cose quotidiane, ci distrae dal fatto che proprio quelle piccole cose quotidiane, non sono altro che delle creazioni messe lì apposta per distrarci dal nostro destino.

La vita dunque è un sogno.

E’ il sogno di una carcassa putrefatta, che si illude di essere immortale.


(Francesco Salistrari, 2010)

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