mercoledì 24 marzo 2010

No.











Mi sciolgo in una realtà di ciottoli persi per strada.
Fatta di bolle di glassa in cui galleggiare.
E' difficile respirare in una stanza senza sentire il bisogno di scappare.
E le pareti diventano strette mani possenti, simili ad artigli feroci.
Mi sciolgo e tutto tace, mentre il cielo cade giù.
E con esso i nostri sogni, non più chimere da inseguire.
Unicorni da cavalcare.
Dame da salvare.
Fogli da riempire.
Cede il cielo lento, in un film muto, senza attori nè modelle.
Senza baci nè luci scintillanti.
Mi sciolgo in una realtà che non è nostra.
Ma che ci siamo scelti, nostro malgrado, senza saperlo.
Il cielo viene giù nei giorni di pioggia e la pietra si scalfisce.
Cera molle vecchia.
L'odore del mondo è buio, come quello della morte per strada.
Anonima, ma non meno terribile.
E se la morte ti guarda negli occhi, c'è sempre un motivo.
Che non conoscerai mai.
La gelida carezza del vento che tutto rattrista quando è tempesta.
Siamo foglie alla deriva, strappate così.
Il mondo si scioglie e cade in fondo, dove occhi non vedono, dove muore la pioggia.
Siamo punti di domanda sospesi nel vuoto.
La nostra risposta non la sapremo mai.
Perchè la pioggia quando cade lascia in noi un senso di vuoto che è difficile spiegare.

(Francesco Salistrari, 2010)

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