martedì 17 marzo 2009

Apocalypse Now


Il nostro mondo per quanto complesso all'apparenza, in realtà è molto semplice nella sua stupidità.
Esistono alcuni mattoni fondamentali su cui poggia la convivenza, schematizzabili molto semplicemente e senza paura di confusione.
E' molto semplice. In ogni società esistono delle istituzioni affermatesi storicamente che esplicano oltre che una funzione regolatrice anche e non accessoriamente, una funzione fondante la percezione stessa che la società da di sé. Il concetto di società può essere espresso da una serie molto grande di fattori concomitanti, che in definitiva sono determinanti per la rappresentazione che una società dà di se stessa, vale a dire il senso ultimo e profondo della motivazione fondante il patto originario che ha dato vita all'ordine sociale. 
Se ciò non avverrebbe un ordine sociale non avrebbe potere di esistere e sarebbe l'anarchia.
Queste istituzioni, essendo della più svariata natura, interagiscono e connaturano moltissimi, se non tutti, gli aspetti del vivere associato, delle sue regole, dei rapporti che sorgono al suo interno e delle regole per renderli operanti e non distruttivi. Da un certo punto di vista queste istituzioni potrebbero essere raffigurati come quel collagene sociale riproducentesi all'infinito in ognuno dei consociati e cioè all'interno della stessa soggettività, attraverso la formazione di quella che potrebbe essere definita coscienza sociale di sé. In altre parole le istituzioni sociali che garantiscono la sopravvivenza di una società, sono i freni inibitori di un istinto primordiale dell'uomo che altrimenti avrebbe il sopravvento e distruggerebbe l'ordine sociale. 
Essendo istituzioni-meccanismi che plasmano la coscienza di se stessa di una società in modo gerarchico e non orizzontale, nella maggior parte dei casi, queste istituzioni da una indefinitamente presente parte di società, vengono considerate coercitivo-ipositive delle proprie regole. Questo avviene perché non esistendo in natura l'omogeneità di specie tra esseri viventi e trovandoci in un contesto connaturato dalla oggettiva limitatezza delle risorse, ci sarà sempre una parte di essi che saranno tendenzialmente portati ad essere sopraffatti dal resto degli altri. Il senso di queste istituzioni che la società si da per funzionare è proprio questo: permettere alla disomogeneità di specie di diventare disomogeneità sociale ed influire nell'allocazione delle risorse. In altri termini di continuare a persistere. 
In definitiva, l'organismo sociale sente minacciata la propria integrità dalla tendenziale propensione dei propri associati ad aspirare all'omogeneità nei trattamenti complessivi che si verificano all'interno di quei meccanismi che rendono tale una società (distributivi, allocativi,di status) ed opta per la soluzione più semplice ed efficace: creare delle barriere funzionali alla non realizzazione di uno status sociale complessivo tendente all'omogeneità. Questo avviene non per una naturale propensione all'avidità e all'accumulazione o semplicemente per selezione genetica, ma è legato ad un fattore evolutivo ben preciso: l'abbandono primordiale del vivere nuclearizzato proprio delle scimmie. Il vivere associato delle scimmie, in natura, è possibile solo ed esclusivamente per un numero limitato di esemplari, una comunità bastante a se stessa. Nel caso contrario di un numero troppo grande di esemplari, il vivere gerarchicamente associato basato sulla cooperazione si tramuterebbe repentinamente in guerra individuale e ciò renderebbe impossibile la divisione delle risorse a cui la comunità ha accesso, provocando la distruzione lenta ma inesorabile della comunità ed una deformazione del processo di selezione che ne dovrebbe garantire l'evoluzione. Essendo l'essere umano riuscito a coniugare con vari espedienti la divisione delle risorse spendibili con un numero via via più elevato di esemplari, vi era la necessità di creare un meccanismo che evitasse la guerra individuale dell'uomo contro l'uomo che, basata sull'imposizione della forza singola nei confronti dell'altro individuo sarebbe stata distruttiva dell'ordine sociale (ciò che avviene con le scimmie). Al contrario l'uomo sfruttando la sua capacità speculativa ad associarsi in gruppi dominanti a danno di altri, con la creazione di istituzioni coercitive ad hoc (che in ultima analisi sono gruppi di individui associati omogeneamente), si è assicurato quella distribuzione minima capace di garantire la sopravvivenza del corpo sociale nel suo complesso, ma di un gruppo a danno di un altro. Questo modo di organizzare un corpo sociale, abbandonando quei ceppi genetici del vivere associato dei propri diretti discendenti nella scala evolutiva, si è reso necessario e soprattutto convenientemente consono nel caso dell'uomo per un altro motivo molto importante strettamente legato alle considerazioni precedenti: la capacità dell'uomo, fin dalla sua comparsa, a plasmare la materia con crescente abilità, rese necessario nel corso del tempo un numero sempre maggiore di individui deputato a farlo e questo meccanismo storicamente ha portato alla specializzazione complessiva delle mansioni e delle abilità umane (milioni di milioni nelle società di oggi), questa capacità innata dell'uomo ha prodotto la moltiplicazione esponenziale della disponibilità di risorse e la conseguente capacità del corpo sociale a sopportare incrementi consistenti di popolazione.
Naturalmente questo processo, storicamente ha avuto fasi di contrazione e fasi di espansione ed il ciclo vitale delle società primordiali e via via più complesse, era basato su un meccanismo molto semplice schematizzabile in vari periodi: Accumulazione-Espansione-Crisi economica-Contrazione.
Le società moderne sono riuscite a cancellare per il momento l'ultima fase di questo meccanismo. Infatti se in passato a fasi di espansione e di crescita economica e demografica si accompagnavano necessariamente periodi di crisi e profonde carestie per mancanza di risorse adeguate al numero accresciuto di popolazione, oggi, grazie anche ad una grandissima acquisita competenza tecnica che tende esponenzialmente a limitare le crisi, le società moderne hanno affinato quegli strumenti capaci di garantire la sopravvivenza del maggior numero di individui. Ma questo avviene comunque per un gruppo limitato di individui a danno di altri. Nel seno che esiste nel mondo un potere, politico militare poliziesco, ma soprattutto economico che, gestendo le chiavi del sistema si assicura la propria sopravvivenza grazie al lavoro e alla produzione di risorse del resto della popolazione. La complessità estrema a cui sono giunte le moderne società non può far perdere di vista il fatto che esistano due categorie principali di soggetti economici e sociali comunque, anche se non palesemente, confliggenti: produttori e consumatori. Non necessariamente queste due categorie sono sempre disgiunte, anche perché in ultima analisi anche i produttori diventano alla fine del processo produttivo vero e proprio consumatori di beni e servizi. Il punto però è che esiste una categoria molto omogenea di individui che all'interno dei vari apparati economici e politici degli Stati del mondo, funge semplicemente da consumatore.
Le istituzioni politiche, religiose, scientifiche, di controllo, esistenti nelle più svariate forme nelle nostre società, esistono solo ed esclusivamente in funzione del mantenimento di questo status quo, in cui un gruppo di individui abbastanza piccolo vive a danno del resto della popolazione produttrice, mantenendo un tenore di vita in termini assoluti e relativi molto al di sopra della media della popolazione. 
Questo dato per quanto assurdo è sotto l'evidenza dei fatti e rappresenta l'aspetto che storicamente si è sempre riprodotto all'interno delle varie epoche. Non a caso rivoluzioni, rivolgimenti, atti terroristici per raggiungere il fine di un sovvertimento dell'ordine esistente, storicamente, hanno sempre avuto come target principale della propria azione, non a caso, queste istituzioni. Essendo il cardine dell'ordine sociale queste istituzioni rappresentano l'humus e la sicurezza di quest'ultimo. Attaccare un'istituzione, significa minare alla base la sicurezza e la tenuta di un ordine sociale esistente.
Questo storicamente è avvenuto e ha dato determinati sviluppi. Tali sviluppi, grazie anche ad una parziale restaurazione dell'ordine disomogeneo della società, non ha fatto altro che sostituire istituzioni nuove a quelle vecchie, classi sociali dominate a danno di quelle precedentemente dominanti, raffigurando un rimescolamento delle situazioni sociali di partenza che l'ordine sociale sovvertito aveva istituito.
Arriverà il giorno in cui questo meccanismo conoscerà un radicale cambiamento. Arriverà il giorno in cui, per ragioni non solo sociali o politiche, ma soprattutto economiche, il rivolgimento che investirà le nostre società organizzate gerarchicamente spazzerà via ogni situazione istituzionale e sociale senza possibilità di restaurazione. Sarà la fine della società e l'inizio di quella guerra tra lupi che l'ordine sociale riprodottosi in varie forme nel corso tempo aveva sempre scongiurato. Arriverà il giorno in cui, le risorse disponibili del pianeta diventeranno insufficienti a mantenere in vita la maggioranza della popolazione mondiale e quest'ultima avrà la forza e la capacità, seppur disorganizzata, di ribellarsi ad una fine inesorabile. Questo rivolgimento non sarà in grado di evitare l'estinzione della razza umana dalla terra, ma solo di far crollare per sempre la società divisa in classi fin qui storicamente esistita.
Per far si che la guerra inizi, bisogna accendere una fiamma. Bisogna colpire prima di essere colpiti.
Arriverà il giorno in cui tutto si esaurirà, il petrolio, l'aria respirabile, le foreste da bruciare, l'immondizia ricoprirà un quarto della superficie terrestre, le fabbriche chiuderanno, la carestia comincerà a mietere vittime ovunque, le malattie faranno milioni di morti. Ribellarsi quando già l'Apocalisse è cominciata non avrà più senso.
Bisogna ribellarsi da ora.
C'è bisogno che un angelo rompa il primo sigillo e dia la notizia al mondo.
Se l'uomo deve estinguersi, che lo faccia con onore.
Sono io il primo Angelo dell'Apocalisse.

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