sabato 23 aprile 2016

La teoria della Global Class (quarta parte).

I mezzi di comunicazione, sono, assieme al monopolio della forza (esercito e polizia), gli strumenti principali attraverso cui il potere esercita la propria egemonia su una società, vale a dire i modi attraverso i quali viene espressa la sovranità.

Il meccanismo che ha dato vita al capitalismo finanziario globalizzato odierno, sarebbe stato impensabile senza il sistema di comunicazione mondiale utilizzato oggi.

di Francesco Salistrari



Il controllo dell’informazione e il dominio totalitario del mondo.

L’avvento della modernità capitalistica è stato favorito da una serie imprecisata di fattori concomitanti che, nella loro interazione reciproca, hanno reso possibile un’accelerazione senza precedenti della potenza produttiva mondiale, dando un impulso impressionante all’avanzamento materiale della società nel suo complesso.

La tecnica, la medicina, l’osservazione astronomica, la fisica, la chimica, le scienze in generale, tutte, ebbero uno sviluppo straordinario, contribuendo e allo stesso tempo essendo favorite, dallo sviluppo capitalista del modo di produzione mondiale.

Uno di quei progressi che, grazie al (e favorendo lo) sviluppo capitalista, più di tutti contribuirono al progresso generale della società, fu senza dubbio quello della “comunicazione”. L’invenzione della stampa, dei primi telegrafi, dei primi strumenti di comunicazione radio a distanza, grazie alla scoperta delle onde elettromagnetiche, del magnetismo della terra, dell’elettricità ecc, furono fattori propulsivi del sistema economico mondiale e da questo furono potentemente favoriti in relazione simbiotica.

La comunicazione, è uno degli elementi essenziali del progresso di una civiltà ed è per questo che l’analisi della qualità, dei modi, degli usi e della cultura che si sviluppa intorno alla comunicazione, di un determinato periodo storico, diventa essenziale per comprendere “lo stato dell’arte” di tale civiltà.

Comunicazione significa innanzitutto informazione, circolazione di informazione, quindi di idee, soluzioni, applicazioni, capacità, possibilità. Più un sistema di comunicazione permette la circolazione e la condivisione delle informazioni, più tale sistema può dirsi efficiente e soprattutto evoluto.

E’ per questo motivo che oggi, con il sistema di comunicazioni di cui disponiamo, in cui la velocità dell’interconnessione planetaria e la mole di informazioni a cui si può attingere sono straordinarie, capire i funzionamenti dei cosiddetti “media” diventa cardinale per comprendere a che punto è la nostra civiltà ed eventualmente cominciare a comprendere dove, come e perché intervenire.

Abbiamo analizzato fin qui tutta una serie di cambiamenti che hanno stravolto il mondo moderno rispetto a pochi decenni fa e se guardiamo al mondo di fine anni ’60 e lo paragoniamo a quello di oggi, da un punto di vista politico, economico e sociale, ci rendiamo conto della distanza siderale che separa questi due mondi. In questo cambiamento spaventoso, l’esplosione dell’informatica e della comunicazione in generale, con l’avvento della televisione e dei moderni mezzi di comunicazione di massa, aggiungendo tutto il complesso sistema di comunicazione satellitare (prima militare e poi civile), il mondo non solo è cambiato, ma è stato completamente stravolto.

Non dissimilmente da altri importanti settori che hanno contribuito allo sviluppo generale della società moderna, così anche i mezzi di comunicazione rientrano nell’ambito e nelle logiche dei settori sociali dominanti. Differentemente però da altri settori, lo sviluppo dei mezzi della comunicazione hanno di pari passo contribuito all’affermazione e sono stati utilizzati da settori di classe subalterni che, senza per altro riuscire sempre ad utilizzarli in maniera adeguata, hanno comunque beneficiato dei vantaggi derivanti dalla condivisione delle informazioni necessari alla difesa dei propri interessi specifici.

Questo perché, lo sviluppo della tecnologia, ha comunque assunto carattere di massa e con essa i mezzi di comunicazione in particolare. Ciò, seppur funzionalmente alle logiche del profitto proprie del sistema, ha comunque favorito spazi di autonomia e di influenza mediatica anche per settori subalterni della società, rendendo più semplice l’organizzazione della difesa di quegli interessi.

Attraverso la stampa, ad esempio, in occidente, venne forgiata quella che da quel momento in poi sarebbe stata conosciuta come “l’opinione pubblica”, favorendo la diffusione delle idee rivoluzionarie della borghesia in ascesa. Dall’interno delle logge massoniche, espressione viva della politica borghese del tempo, le idee fuoriuscirono come un fiume in piena che invase ampli strati della società. Ma per poter affluire in maniera efficace, proprio come un fiume in piena, aveva bisogno dei canali giusti e questi canali furono individuati nei “quotidiani”, ma soprattutto nei “pamphlet” e nella stampa politica in generale.

La società borghese si affermò grazie ad una serie di fattori storici ed economici e non solo grazie alla forza delle armi della rivoluzione. Uno dei segreti di quel successo storico, fu proprio la capacità di trascinare il popolo verso i cambiamenti auspicati da quella che in quel momento era la classe sociale più dinamica, favorendo un cambiamento complessivo della cultura generale dell’epoca e garantendo l’ascesa al potere degli interessi incarnati dalla borghesia.

Questo solo per dare un esempio di come la comunicazione sia influente e lo è sempre stata, nel corso della storia e nel condizionare in un modo o nell’altro i processi storici.

Tutta la storia umana, se vogliamo allargare il nostro orizzonte, è storia di comunicazione. Le grandi dinastie del passato, come ad esempio gli Egizi, uno dei più prosperi imperi dell’antichità, capace di sviluppare la propria economia in modi che per i tempi erano assolutamente spettacolari e avanzatissimi, si resse per millenni grazie alla “comunicazione religiosa”. Una vasta e complessa teologia, espressa attraverso una dottrina sofisticata e di grande impatto che, comunicata al popolo suddito e lavoratore (in maggioranza schiavo), permise l’alternarsi al potere di specifiche dinastie.

E’ la storia di tutti gli imperi. Ed è la storia della politica.

Lo sviluppo moderno ha solo sofisticato i mezzi attraverso cui il potere ha comunicato la propria ideologia e il proprio “credo”, determinando un mutamento radicale delle logiche della comunicazione, ma non la sostanza.

I mezzi di comunicazione, sono, assieme al monopolio della forza (esercito e polizia), gli strumenti principali attraverso cui il potere esercita la propria egemonia su una società, vale a dire i modi attraverso i quali viene espressa la sovranità. Non esistono altri sistemi.

I “media”, mediano, dal latino “medium”, fanno da tramite, tra il mondo dell’élites al governo e il popolo suddito. E questo che ci si trovi in un antichissimo impero del passato o che ci si trovi nella più moderna delle società contemporanee.

Un salto di qualità estremo, rispetto all’utilizzo degli strumenti di comunicazione di massa, si ebbe a cavallo degli anni ’20 e ’30 del ‘900, allorquando l’avvento della radio rivoluzionò completamente il modo con cui la comunicazione di massa veniva espressa.

Nell’Europa sconvolta dalle ferite della guerra e dalle conseguenze potentissime della rivoluzione russa, l’invenzione della radio rappresentò un evento fondamentale. Fu attraverso l’uso sapiente e via via più sofisticato ed ingegnoso che i vari regimi di quegli anni in Europa seppero fare della radio, che i destini del mondo furono decisi.

L’adesione popolare al regime fascista in Italia e l’utilizzo sapiente e scientifico da parte del regime nazista in Germania della cosiddetta “propaganda”, furono immensamente favoriti dalla radio e dai mezzi di comunicazione. La manipolazione delle masse, da quel momento in poi divenne una scienza che nei successivi decenni si perfezionò progressivamente ed in maniera impressionante, molto tempo dopo che quei regimi dittatoriali che più di altri erano stati capaci di elevare le capacità e i metodi d’utilizzo degli strumenti di comunicazione di massa, erano ormai seppelliti sotto le ceneri della distruzione della seconda guerra mondiale.

La televisione, rivoluzionò nuovamente il mezzo, ma la logica era ormai acquisita e si era compresa molto bene, sull’esempio nazista, la potenza manipolativa sulla coscienza collettiva degli strumenti di comunicazione moderni. Fu così che il mondo dei media, oltre che per ragioni strettamente economiche, divenne una vera e propria industria.

Il cinema, la televisione, la radio, i giornali, gli spettacoli, la musica, divennero pienamente integrati alle logiche mercatistiche che il potente sviluppo economico della ricostruzione post bellica stava portando.

C’era bisogno di creare “un sogno americano”, un “sogno europeo”, e in misura diversa non nei fini ma nei contenuti ideologici, un “sogno socialista”. Il potere, seppur da logiche apparentemente opposte e distanti, sfruttò alla perfezione la macchina mediatica che si era messa in moto favorendo l’avvento del “consumismo” e creando una visione del mondo e della società, plasmando i valori della modernità, condizionando vasti processi di cambiamento sociale che, come abbiamo visto, hanno tutti insieme portato a determinati sviluppi storico-economici.

Oggi, più che in passato, l’importanza della comunicazione e dei “media” appare spaventosamente estesa. I moderni ritrovati della tecnologia della comunicazione, dai satelliti alla rete internet, ha aperto possibilità di interconnessione inesplorate, allargando a dismisura le capacità di collegamento di ogni angolo del mondo con il resto. Da questo punto di vista il mondo non è mai apparso così unito.

Alcuni autori hanno visto nelle potenzialità della “rete globale” di interconnessione, una grande opportunità per il genere umano di promuovere un colossale avanzamento della coscienza collettiva globale. I nuovi strumenti di comunicazione con cui praticamente tutti, oggi, possono comunicare con chiunque in qualsiasi parte del mondo, potrebbero diventare lo strumento per la nascita di una vera coscienza globale unificata, creatrice di nuovi valori condivisi e di nuove opportunità per la cooperazione umana, divenendo fattore potente di eliminazione delle barriere linguistiche, culturali, nazionali, militari e religiose, quindi delle divisioni politiche che potrebbe indirizzare il mondo vero l’unificazione dell’umanità.

Se solo consideriamo le capacità di calcolo dei computer moderni e a questo affianchiamo l’innervatura della rete di comunicazione globale (Internet), appare evidente come il meccanismo di valorizzazione del valore e l’estrazione di profitto (plusvalore) dalla società, ha assunto dimensioni e connotati mai sperimentati. Il meccanismo che ha dato vita al capitalismo finanziario globalizzato odierno, sarebbe stato impensabile senza il sistema di comunicazione mondiale utilizzato oggi.

I cambiamenti intervenuti nel modo di allocare le risorse (circolazione dei capitali) e nella velocità di interconnessione (mercati finanziari computerizzati) hanno permesso un duplice effetto:

  •          l’espansione dei profitti;

  •          la trasformazione dei connotati del lavoro;


Il pallone aerostatico che ha tenuto su il sistema capitalistico nell’ultimo trentennio, può a ragione essere individuato nella “finanza”, che ha permesso livelli di profittabilità altrimenti irraggiungibili. Ma la finanza moderna è talmente innervata con i sistemi di telecomunicazioni, che appare assolutamente inscindibile (e imprescindibile) da essi, così come gli stessi livelli di profitto.

Dall’altra parte, le modificazioni intervenute nell’ambito della comunicazione, hanno permesso non solo una nuova configurazione della divisione mondiale del lavoro (spazialmente e geograficamente, nei metodi e nelle metodologie del lavoro industriale/produttivo), ma anche la comparsa di figure e tipologie del lavoro tali da trasformare l’intera società nel suo complesso. In altre parole, la società contemporanea diviene “totalmente produttiva” e questo grazie anche al sistema delle comunicazioni che ha favorito (insieme ad altri fattori sistemici) l’insorgenza del cosiddetto “general intellect”, nuovi strumenti e tipologie di lavoro sociale (lavoro intellettuale, creativo, collaborativo) e nuovi modi di interagire delle forze produttive mondiali.

Questo ha determinato un’enorme espansione della produttività sociale complessiva ed una capacità “estrattiva” (sistemica) del valore assolutamente inconcepibile nelle vecchie e superate forme di capitalismo keynesiano/fordista/taylorista.

Ma il sistema di comunicazioni globale, appare decisivo anche da un altro punto di vista.

Attraverso l’interconnessione planetaria non si muovono soltanto denaro, dati, informazioni, ma anche (e in maniera decisiva) idee, modi di pensare, modelli di consumo. In una parola, attraverso la rete di telecomunicazioni (intesa nella sua totalità) viaggia l’ideologia del sistema.

Le multinazionali, infatti, grazie anche ai nuovi strumenti telematici (social media, blogsfera, social network ecc.) hanno potuto raccogliere una tale quantità di dati e informazioni sugli utenti della rete che ciò, non solo ha permesso l’elaborazione di sempre più efficaci tecniche di marketing, ma soprattutto ha consegnato nelle loro mani il potere di indirizzare e di creare, in maniera ininterrotta, i desideri stessi dei consumatori, forgiando i modelli di consumo globali immanentemente.

L’ideologia, che già con la Tv commerciale, aveva volato sulle frequenza elettromagnetiche delle trasmissioni televisive, plasmando il boom degli anni Sessanta e veicolando il consumismo come nuova religione secolare, viaggia oggi sulle velocissime autostrade informatiche, dove il meccanismo di “creazione del desiderio” non ha più un andamento univoco, ma multidirezionale, essendo connaturato dall’interazione sociale che la rete incarna.

Dunque, i cambiamenti operati dalla comunicazione massificata, nel mondo a capitalismo finanziario globalizzato, non solo hanno favorito l’insorgenza di meccanismi nuovi di formazione del desiderio consumistico, ma hanno d’altra parte instaurato nuove forme di sfruttamento del lavoro e della produzione sociale complessiva, altrimenti nemmeno pensabili.

L’integrazione dei mercati, impensabile in assenza dell’interdipendenza della rete telematica, è un processo che ha segnato in maniera profonda gli ultimi 30 anni di storia del mondo, permettendo la strutturazione e l’affermazione di questa forma totalitaria e onnipervasiva di capitalismo il cui apice sociale va rintracciato nei nuovi rapporti di proprietà internazionali sorti nei “marosi” della fine della Guerra Fredda.

La manipolazione globale organizzata e la veicolazione ideologica dei principi e dei valori sistemici, si esprime pertanto oggi attraverso le bocche di fuoco multipolari della rete, della televisione, della stampa, del cinema, della radio, in modo sempre più sofisticato e raggiungendo livelli stupefacenti di efficacia. Ogni “media” viene infatti contemporaneamente funzionalizzato a:

  •         creazione del consenso;

  •          formazione dei desideri consumistici;

  •          omologazione culturale;


La comunicazione politica, espressa attraverso le forme più disparate, dal talk show televisivo all’uso del social network (specialmente Twitter), veicola la stessa omologante visione del mondo, ipostatizzando ed eternizzando il presente, feticizzando l’economia (e le merci), proponendo un orizzonte di senso che, nella finta pluralità delle opinioni, in realtà impone il pensiero unico del mercato come universo naturale imprescindibile ed eterno, in cui la società viene letteralmente dissolta nell’atomistica individualista del consumatore compulsivo. La macchina infernale della pubblicità che, incredibilmente sottile, sofisticata e subliminale, permea la comunicazione collettiva, eternizza lo stile e il modello di consumo imposto dalle multinazionali della produzione globale, manipola attivamente e continuativamente l’orizzonte sociale per la prima volta nella storia in modi così efficaci e funzionali alla riproduzione sistemica. La società dello spettacolo, come qualcuno ha definito la società contemporanea, è la realizzazione del capitalismo assoluto (nel senso di ab solutus, sciolto da vincoli, attraverso il piano liscio dello scorrimento delle merci e della comunicazione) e lo spettacolo, come rapporto sociale mediato da immagini, permette all’ideologia (l’unica rimasta) di impossessarsi delle coscienze, creando de facto, la dittatura totalitaria della forma merce (mercificazione dell’esistente) innestata sul sostrato finanziario del sistema (denaro).

Il mito del denaro, del self made man, della scalata sociale, proprie del primo affermarsi del consumismo come religione della modernità post bellica del mondo occidentale, si declinano oggi in maniere del tutto originali e onnicomprensive, surrettizialmente, determinando una mutazione antropologica complessiva che si esprime attraverso la figura dell’homo consumens, atomizzato, individualista, anticomunitario.

Le culture (multiculturalismo) vengono spazzate via dalla visione monoculturale dell’imperativo mercatistico, della crematistica assolutizzata e dell’economia feticizzata, in cui l’essere umano, merce tra merci, vive la propria esistenza rifuggendo la socialità che non sia quella istituita dal nesso liberoscambista, ricreando perciò stesso una “società senza socialità”, in cui gli stessi problemi sociali collettivi (disoccupazione, sottoccupazione, miseria) vengono percepiti come fallimenti individuali e non già come manifestazioni proprie del sistema delle ineguaglianze promosso dal classismo capitalistico.

In questo meccanismo psicologico di massa, la comunicazione e la cultura in generale, com’è ovvio, giocano il ruolo cruciale che hanno sempre giocato nella storia dell’essere umano. Il sistema di manipolazione globale della coscienza collettiva, funziona a pieno regime e permette la standardizzazione dei modelli di consumo e dei comportamenti collettivi, funzionalmente alla illimitata valorizzazione del valore che trova nella categoria “teologica” della crescita (illimitata, appunto) il suo corollario automatico.

Un altro aspetto su cui influisce la macchina possente della manipolazione mediatica planetaria è il processo che sfocia in ultima battuta nella “feticizzazione dell’economia” che viene percepita collettivamente come sistema naturale di funzionamento della società e non già come momento politico (dunque discrezionale) della distribuzione della ricchezza.

E’ in questo modo che le “crisi economiche”, la disoccupazione, la devastazione ambientale, le crisi sanitarie, descritte nelle giaculatorie del nuovo clero della comunicazione attraverso sempre più l’uso massiccio della neolingua (l’inglese imposto a livello globale come lingua unica), vengono percepiti dalle masse come fenomeni naturali, assimilabili ai terremoti e agli uragani, cioè come eventi imprevedibili e imprescindibili con i quali si è nostro malgrado costretti a fare i conti.

La “naturalizzazione” dei fenomeni economici (che restano tuttavia sempre e comunque determinati da scelte collettive di classe) è la manifestazione evidente di quanto profonda sia la distorsione ideologica veicolata dai “media” controllati dai grandi potentati economici della finanza mondiale.

Il controllo della comunicazione, attraverso il possesso dei grandi quotidiani nazionali (stampa), dei network televisivi internazionali e delle emittenti nazionali e locali (Tv e rete satellitare), nonché il controllo dei colossi del Web, da Google ad Amazon, da Microsoft a Yahoo!, per fare alcuni esempi (Internet), configurano un sistema integrato di comunicazione mondiale di immane potenza mediatica. Se a questo aggiungiamo le grandi case di produzione cinematografica e pubblicitaria, la sottomissione degli atenei e della produzione/ricerca scientifica universitaria, appare chiaro e cristallino come il controllo della cultura generale, la sua espressione, i principi e i valori veicolati e quelli censurati/ostracizzati, configura in assoluto il sistema più totalitario che la storia abbia mai sperimentato. 

L’apparente libertà individuale di scelta (sempre quasi esclusivamente limitata a quella del consumo in base alle proprie possibilità di spesa), l’apparente pluralità delle opinioni (ma che suonano tutte la stessa canzone rideclinata secondo i più svariati arrangiamenti), l’apparente pace armata (contraddistinta da innumerevoli scenari di guerra regionali settorialmente limitati), l’apparente libertà di pensiero (ma che svilisce, umilia e marginalizza ostracizzando il pensiero divergente e antiadattivo), l’apparente caduta delle ideologie (che lascia in piedi un’unica e totalizzante ideologia che si autodefinisce a-ideologica), l’apparente libertà del lavoro (ma che si esprime attraverso forme di sfruttamento e di estrazione del valore semmai più barbare e più pregnanti), l’apparente democrazia (ma che alle varie latitudini del mondo è sostanzialmente scomparsa o non è mai esistita), nel mondo dell’apparente che appare, è attraverso la proprietà e il controllo dei media, della produzione, della governance politica (sovranità) che la cuspide della piramide sociale governa l’intero pianeta e costruisce giorno dopo giorno il dominio totalitario delle coscienze, delle risorse e della vita. Un dominio, denominato da molti autori, e non a torto, biopolitico.

Viviamo il mondo dell’immagine, consensuale e televisivo, flessibile, ma per sua essenza totalitario, oligarchico e antidemocratico. Il mondo della Classe Possidente Globale, della sua ideologia e della sua ricchezza ostentate.



(continua)

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