martedì 14 gennaio 2014

Quando la "cultura" diventa oppressione e omologazione.

di Gianni Tirelli
La parola, educazione, deriva dal latino “educare”, che significa “guidare”, dalle tenebre alla luce.
L’educazione dovrebbe prepararti ad entrare in armonia con tutto ciò che è bello, con gli alberi, gli uccelli, il cielo, il sole, la luna, ed infine dovrebbe prepararti ad essere te stesso. Ora come ora ti prepara e ti insegna ad essere come tutti gli altri. Ma questa è diseducazione. La vera educazione ti insegna ad essere te stesso, unicamente te stesso. Tu sei unico! Non c’è nessuno come te non c’è mai stato, e non ci sarà mai. Questa è la stima che Dio ha per te, non imitare la gente, non diventare un imitatore.

Educazione, significa dare realtà alle tue potenzialità, mettere alla luce quello che è dentro di te, significa: guidare senza soffocare.
Continuano a buttare dentro di Voi nozioni di storia, geografia, scienze, matematica, alla fine diventate come pappagalli. Siete stati programmati e trattati come computer.
Le vostre istituzioni educative servono solo a imbottirvi la testa di cose inutili. La vera educazione consisterà nell’estrarre ciò che è nascosto dentro di te: quello che Dio ha riposto in te come tesoro da scoprire, da portare alla luce, per renderti luminoso.
Sii in accordo con la tua consapevolezza, segui la tua consapevolezza: sii luce a te stesso. Questa è libertà: diventare luce a se stessi. (Osho)

Ciò che oggi definiamo “la cultura” (intesa come modello educativo), non ha niente a che vedere con la libertà, la conoscenza, e con la consapevolezza di sé e delle cose.
E’ una menzogna che il Sistema Potere, come un disco rotto, ripete ad libitum per tenerci occupati, renderci inoffensivi, e disarmarci da ogni impulso rivoluzionario.
Immaginare per un solo istante che al Sistema Bestia stia a cuore il nostro livello di istruzione, non solo è una bieca contraffazione della realtà, ma è una tale fesseria, che ci da la misura del livello di condizionamento mentale dentro il quale siamo precipitati. Tutto si è ridotto ad arido apprendimento, informazione, a sterile e fastidioso chiacchiericcio – una condizione di totale subalternità verso Sistema Potere, dove gli schiavi si sono convinti di essere uomini liberi e capaci di decidere per il loro meglio.

Tutte le “conquiste” (che siano sociali o tecnologiche), sponsorizzate nei decenni dal Sistema come traguardi fondamentali e scelte ineludibili, si sono rivelate oggi, alla luce dei risultati, delle autentiche bufale.
Il mito dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione obbligatoria, sdoganato come riscatto ad una condizione di ignoranza, accesso alla società civile e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando così il lavoro della terra,
tradizioni, principi e valori), è miseramente defunto.
Quanti giovani, oggi, hanno buttato il loro prezioso tempo, chini sui banchi di scuola, dentro atenei caotici, fra master e improbabili specializzazioni?
Quanti hanno rinunciato a vivere, per rincorrere, il mito di una laurea, svuotata di ogni significato e intenzione, per coronare l’ambizione dei loro padri? Quante energie e sudati risparmi, è costato tutto questo?
I giovani, sono stati depredati e defraudati del presente e del futuro, e nell’impossibilità di attingere alle esperienze del passato – indottrinati alla cultura del permissivismo, spacciato per benessere, felicità e progresso – addomesticarli, dunque, inquadrarli, annichilire ogni loro personalità, così da renderli inoffensivi e ubbidienti, castrando ogni loro impulso di ribellione, immaginazione e sussulto.

Si, oggi sappiamo scrivere e leggere, ma incapaci di osservare, di percepire, di vedere, di meditare, e di trascendere la realtà che ci circonda per invertirne la rotta e produrre il cambiamento.
Alfabetizzazione e omologazione, procedono allo stesso passo, e sono le due facce di una stessa medaglia. Spingono gli individui a uniformarsi alle tendenze dell’idea dominante. Un’opera di condizionamento e di plagio senza precedenti che, in pochi decenni, ha scardinato ogni preesistente regola e principio, e costretto l’individuo a tradire la sua vera natura, per sottomettersi all’egemonia dell’industrialesimo idolatra e alle seducenti sirene del consumismo.

Ricchezza, benessere, e qualità della vita di un paese, dunque, non sono relative al numero di laureati che riesce a sfornare, bensì, al numero di individui che decidono di occuparsi di ambiente, artigianato, agricoltura, tradizioni e, in una parola sola, di “diversità”. I tutto questo possiamo noi ravvisare l’autentico significato di “CULTURA”.


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