lunedì 18 maggio 2009

MENTIRE


Ci sono persone che non dicono mai quello che pensano. Ti guardano in faccia, ti scrutano, e poi, senza battere ciglio, cinematograficamente ti buttano giù la cazzata. Il fatto è che il più delle volte non ce ne sarebbe nemmeno bisogno. Essere sinceri, a volte, può essere meno tremendo di quello che si pensa.

Ci sono persone che invece vedono nel mentire, e più maggiormente nel non essere se stessi, come una sorta di meschino guadagno. Niente di tanto grave, intendiamoci. Ma pur sempre un guadagno non lecito.

Non dire quello che si pensa, è come un salvacondotto dai guai.

Non dire quello che si pensa, a volte, potrebbe evitarti un licenziamento, se per esempio fai il giornalista e tieni particolarmente alla tua carriera, o per meglio dire ai figli che ti aspettano a casa.

Non dire quello che si pensa, a volte, può esserti utile nell'evitare mille discussioni con la persona con la quale pensi di voler trascorrere la vita. Può sembrare banale, ma quante donne o uomini, ogni giorno, mentono al proprio partner solo per il quietovivere.

Ma succede naturalmente, quotidianamente, nelle relazioni di voler, di essere costretti a, mentire. Mentire, farsi gioco delle persone, vedere solo il lato positivo della cosa, senza pensare minimamente a quello negativo. Il fatto è che il più delle volte, questo, è un ragionamento utilitaristico, prettamente personale.

L'interesse a mentire. Ecco.

Esiste, nella nostra vita, un particolare interesse a mentire, che solo per opportunità si trova a dover interagire con l'interesse per eccellenza, quello economico. Si, si mente anche (e nella maggior parte dei casi) per interesse economico semplice e puro. Ma si ha pienamente interesse a mentire anche per motivazioni che sono lontane anni luce da un puro interesse materiale.

Si tratta di un interesse spirituale. Dell'anima.

Così ci troviamo ogni giorno a mentire sulle più piccole cose. Quelle semplici, banali, innocue, miseramente inutili. Solo per sentirci meglio.

Mentiamo a domande come “ti sei divertito stasera?”, “Perchè non sei venuto?”, “come mai hai fatto ritardo?” Con la naturalezza di un bambino. Quando non abbiamo nulla da nascondere ci sentiamo ancora meglio. Perchè in questo caso non è necessario al togliersi un peso dallo stomaco, il mentire, ma diventa come una sostanza psicotropa, come il vizio della caffeina. Più un gusto che non un capriccio.

Il gusto di sentirsi capace di manipolare una persona, o di sentirsi più importante, migliore. L'interesse, appunto, a raffigurarsi almeno di fronte agli altri come si vorrebbe essere, ma si è consapevoli di non essere. E di non poterlo mai essere.

E' questa l'unica spiegazione del mentire.

E' solo la capacità, tutta umana, di mentire anche a se stessi senza essere scoperti.

Abbiamo bisogno di mentire. E nel mentire traiamo giovamento spirituale da un autoinganno.

Cose di cui faremmo a meno di sentir parlare, ce le tacciamo spudoratamente ogni giorno, tra me e me.

Si mente e ci si sente meglio.

Non voglio fare un processo morale. Non voglio pertanto addentrarmi nell'etica del mentire, o meglio nella critica etica alla menzogna.

Non giudico. Osservo.

E nell'osservare questi nostri strani comportamenti, mi chiedo perchè?

C'è un profondo senso di autodistruzione in tutto questo. C'è la rinuncia a molte cose.

Perchè facciamo così?

Non è semplice ingordigia, animalesca, istintiva.

E' qualcosa di molto più sottile.

E' una di quelle cose che dovrebbe essere considerata appartenente alla sfera più della nostra creatività che di altro.

Del resto è l'arte stessa che si regge, tutta, sulla menzogna. Sulla trasposizione della realtà in una dimensione puramente estetica. I migliori capolavori del cinema, anche quelli di un cinema il più realista in assoluto, si reggono su una menzogna. Sono storie, sentite, magari migliaia di volte, magari successe lì a pochi passi da dove vivi, magari basati sui documenti più attendibili della storia. Ma hanno sempre qualcosa di artefatto, di aggiunto o di tolto, appunto di menzognero.

Recitare è mentire. Vivere è recitare. Vivere è mentire.

Raccontare una storia è mentire.

I romanzi, la letteratura, sono sogni, sono immagini, fantasie, rabbia, emozioni. Quindi false, perchè riprodotte in un secondo momento. E sono belle da vedere, appaganti. O quantomeno stimolanti.

Inestimabili gemme del nostro essere uomini.

Quando la vediamo “in diretta”, la vita, al contrario ci appare brutta, noiosa, impietosa. Solo dopo ci rendiamo conto di determinate cose. Sempre dopo.

Allora mentiamo per vederla come se fosse un film.

Per passare il tempo.

E' questa la cosa spietatamente ironica che facciamo, tutti, mentendo.

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