martedì 6 gennaio 2009

Il Potere delle parole


La storia può essere definita in mille modi, da mille angolazioni diverse, interpretata, letta, imparata e dimenticata. Ma della storia, di questo immane processo che non è altro che la Vita dell’uomo sulla terra, alcuni episodi, alcuni eventi, non potrebbero essere mai dimenticati, perché sono proprio essi ad aver permesso alla storia di esistere. Quando uno di questi eventi si verifica, quasi inconsapevolmente, per l’uomo la vita non è più uguale a prima e da quel preciso istante, cristallizzatosi nel tempo, si darà corso ad un’altra storia che senza quel punto di non ritorno non sarebbe mai esistita.

La nascita di Cristo, le Crociate, la nascita dell’Inquisizione, la nascita di Maometto, Leonardo da Vinci, Colombo, la Rivoluzione Industriale e Francese, la nascita di Roosvelt, la nascita di Hitler, la nascita di Eistein, Pearl Harbour, le bombe di Hiroshima e Nagasaky, la morte di J.F. Kennedy, l'11 Settembre 2001. Senza questi eventi chiave, senza questi cataclismi storici, la vita che noi tutti oggi conosciamo e viviamo, non avrebbe potuto mai essere quella che è. E questo per il semplice fatto che alcuni uomini con le loro decisioni, molto più di altri e per svariate ragioni, con la loro storia personale, con le loro scelte, con le loro contraddizioni e follie, ma anche con la loro genialità, con la loro assoluta unicità, sono stati e sono capaci di influenzare per sempre il corso delle cose, di cambiarne per sempre la fisionomia, influenzando e cambiando di riflesso la vita di tutti e non solo la propria. Nel loro intimo più recondito, dalla loro incredibile complessità interiore, dalla loro assoluta forza persuasiva, vi è insita l’energia più dirompente della storia dell’uomo: la volontà collettiva. La loro voce e le loro azioni, i loro sogni e le loro illusioni, rappresentano nient’altro che il pungolo magistrale alla volontà di tutti, rappresentano lo stimolo primordiale al risveglio delle passioni umane e giuste o ingiuste che siano sono proprio queste le sole capaci a costruire la storia e dare il volto al mondo. La lucida follia di tutti questi geni dell’umanità è la sola che ha sempre reso possibile alle masse di elevarsi ad artefici del destino collettivo e liberarsi per sempre da quella altrimenti propria amorfità e inconcludenza tipiche delle folle. Senza questi uomini e senza le loro decisioni più assurde e terribili, quella stragrande maggioranza delle popolazione del pianeta non avrebbe mai avuto la possibilità di irrompere sulla scena della storia e sentirsi partecipi o vittime di quella forza plasmatrice del mondo e della sua fisionomia. 

Il risveglio della volontà collettiva avviene sempre e solo grazie alle parole dell’uomo potente. Che non è necessariamente tale per acquisizione od elezione, per possedimenti o titoli, ma lo è per natura, alla nascita. Il potere non si misura sulla ricchezza o sulla potenza militare, ma sulla capacità evocativa contenuta nelle proprie parole.

Chi è depositario del potere della parola, solo lui avrà in mano le chiavi della storia.

Sono le parole che fanno la realtà, sono le parole che determinano e  plasmano quel pantano melmoso in cui siamo immersi fino alle caviglie, sono le parole che colorano il mondo e ne fanno uno spettacolo indecente.

Furono le parole a scatenare la follia del più grande oratore che la storia abbia mai conosciuto, Hitler; furono le parole a rendere grande un Mussolini o uno Stalin, o un Churchill o un Saddam Hussein, le parole, semplicemente quelle quattro idee blasfeme messe in vita da una squallida cavità orale.

Non ha senso stupirsi di questo, come non ha senso pensare che da sole le parole non siano capaci di cambiare il mondo. Chi ha mai ascoltato le parole di Gesù? Chi ha mai potuto apprendere direttamente da lui i suoi insegnamenti? Eppure le sue parole hanno attraversato il tempo e benché siano state reinterpretate, traviate e nascoste, il nocciolo del suo pensiero è giunto fino a noi, con quella stessa esuberante forza che avevano suscitato a quel tempo nel popolo Palestinese.

Non importa chi pronunci delle parole, non importa se appartengano ad un grande sermone o un mirabile discorso politico, ad una dichiarazione d’amore o ad una confessione personale, quello che conta è che tutte le parole, quelle di ognuno di noi, sono sempre capaci di suscitare qualcosa nell’altro, sono sempre capaci di cambiare qualcosa, in positivo o in negativo.

Sono le parole la forza motrice della storia, quella storia scritta e decisa dalla massa di un popolo drogato dalle parole dei suoi leader.

Oggi, XXI sec., mondo della comunicazione globale, le parole hanno assunto un peso che mai nella storia le era stato affidato. Le parole, oggi, sono immediate. Raggiungono i quattro angoli del mondo in pochi secondi e in pochi secondi possono cambiare i destini di molte persone. Oggi le parole hanno dalla loro la forza evocativa delle immagini e l’animo umano non sa resistere alla potenza dei simboli. Quello che fa del mondo moderno uno spettacolo televisivo, sono proprio la forza e la potenza evocativa delle immagini e delle parole veicolate attraverso la Tv. La realtà può essere riscritta e reinterpretata, nascosta, adattata, sfruttata, funzionalmente a qualsiasi disegno generale di controllo, di repressione, di potere.

E questo grazie ai simboli rappresentati dalle parole e dalle immagini. E all’intrinseca attrazione inconscia che un simbolo è capace di generare nell’animo delle persone. L’adesione ad una visione del mondo non è così travagliato come si potrebbe pensare, basta l’interposizione di un simbolo, pungolo alla coscienza di una realtà che viene creata e vive grazie a quel simbolo e all’adesione che esso richiama. La realtà del XXI secolo non è poi tanto diversa da quella del Medioevo, dove in nome di un simbolo (la Croce o la Mezza Luna) venivano commessi massacri e persecuzioni, venivano brandite guerre e rase al suolo civiltà, venivano distrutti templi ed edificati di nuovi. Il popolo si muoveva seguendo questi simboli e si scontravano sui campi di battaglia persone che avevano le stesse aspirazioni, lo stesso modo di intendere la vita, la famiglia, l’aldilà. Proprio come oggi in Iraq, in Sudan ed in tutti i teatri in cui è rappresentata la storia del nostro secolo.

1183. Reclutamento per la Seconda Crociata in Medioriente: “Venite a combattere per la terrasanta. Chi uccide un infedele vedrà il paradiso!”

2002. Al Zarquawi, video di rivendicazione: “Uccidere gli infedeli dell’occidente è la sicura via del paradiso, dove vi aspettano 7 vergini per l’eternità”.

Le motivazioni, i simboli e le parole che spingono il popolo a muoversi e a plasmare la storia, sono sempre le stesse da millenni. Ed è questa la constatazione amareggiata di un corso storico che si ripete, in un andirivieni di situazioni e di moventi collettivi che plasmano la fisionomia delle società, dei loro rapporti e delle loro tragedie. Il mondo si divide da sempre e continuerà a farlo, perché forse in fondo l’uomo non è definibile dai suoi rapporti sociali, ma dalla sua egocentrica autoreferenzialità. E le società moderne glorificano l’individuo e il successo personale, appunto in quel patos evocativo di superiorità e specialità che fa degli uomini di potere e di successo i degni rappresentanti di un’elite dominante, di una casta privilegiata non già per elezione divina, ma naturale. Le società moderne sono l’agone in cui opera e sceglie una selezione naturale che farebbe di pochi e speciali individui i destinatari delle speranze e delle illusioni di una massa informe di diseredati e disadattati il cui unico compito nella vita è quello di produrre e consumare.

E’ per questo che i rapporti sociali stessi sono improntati al dominio e alla dominazione, alla suggestione e alla potenza dell’immagine-simbolo di un campione di razza. E tutto questo avviene ogni giorno, ogni istante, grazie alle parole, sapientemente e funzionalmente, usate da un sistema di diffusione mediatico sempre più integrato e regolato.

Il mondo moderno è lo spettacolo televisivo di un passato che si ripete, è il documentario di un tempo passato che si modernizza e si tecnologizza, è il balletto di una sterminata marea di persone che inconsapevolmente, simili a miliardi di formiche, portano briciole di pane nella stessa tana e per la stessa Regina.


Francesco Salistrari

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