martedì 27 novembre 2012

L'Europa dei banchieri colonizza anche l'Italia.


DI MAURO BOTTARELLI
ilsussudiario.it

Sono sincero: non mi interessa nulla delle primarie del centrosinistra e non per alterigia. Scusate, ma non riesco ad appassionarmi alla scelta di chi sarà l’uomo che pronuncerà il “prego, si accomodi” a Mario Monti dopo il voto del prossimo marzo per una nuova legislazione tecnico-austera. Inutile prendersi in giro, i mercati vogliono Monti e la sua agenda e si sa come finiscono i paesi che osano sfidare certi poteri (Davide Serra, il finanziere che sostiene Matteo Renzi dalla City, dubito potrà creare un argine di garanzia alle necessità di poteri forti davvero, non di hedge funds).



La notizia politica del weekend, infatti, a mio avviso è un’altra: ovvero, il flop elettorale del CiU, gli indipendentisti moderati catalani, i quali hanno sì ottenuto la maggioranza, ma non quella straripante risposta di popolo necessaria per dare il via alla fase finale del progetto sovranista. CiU ha infatti ottenuto solo 50 seggi, contro i 68 necessari per una maggioranza assoluta, tanto che il premier Mariano Rajoy non ha perso occasione per definire il risultato una “bofetada” (uno schiaffone) per il leader catalanista, Artur Mas.

I catalani non vogliono più l’addio a Madrid? Non lo so, io temo che l’apparato politico-mediatico-finanziario globale sia riuscito nella sua operazione più difficile e importante, terrorizzare la gente, controllare i popoli con la paura del futuro, del “salto nel buio”, rendendo così possibile l’esperimento di by-pass della democrazia vissuto dall’Italia o il ridimensionamento dello spirito indipendentista di un popolo come quello catalano.

Chi però ha colto dei mutamenti sullo scacchiere è Nouriel Roubini, al secolo Mr. Doom, l’uomo che vide e previde la crisi del 2008. Ecco il suo tweet di ieri mattina: “Catxit, Basqxit, Scotxit, Brixit, Valloxit, Flemxit, Finxit may follow Grexit? Europe of Regions rather than Europe of Nation States?”. Penso abbiate capito il senso, cioè non si starà creando una frattura tra Stati nazione, sempre più in mano a poteri eterodiretti e non democraticamente eletti e la volontà dei popoli per un’Europa delle Regioni? Non è cosa da poco, visto anche il background di Roubini. Destabilizzazione o presa d’atto di un’Europa non più a misura di popolo ma di oligarchie? Una cosa è certa: il rischio colonizzazione permanente è dietro l’angolo.

Nel mio articolo di venerdì ho dedicato il P.S. finale alla situazione argentina, alla luce della sentenza della Corte distrettuale di New York che ha respinto l’appello del governo argentino e dato ragione a un consorzio di hedge funds capitanato da NML Capital - parte dell’aggressivissimo vulture fund Elliott Associates che negli anni Novanta trasportò di fronte ai giudici il Perù e guadagnò il 400% dalle sue detenzioni obbligazionarie - che si rifiutarono di aderire alla ristrutturazione dei debiti del Paese nel 2001. Quindi, Buenos Aires dovrà pagare 1,3 miliardi di dollari entro il 15 dicembre, che la cosa gli piaccia o meno.

Il problema è che proprio il mese prossimo l’Argentina dovrà già pagare 3,4 miliardi in totale a vari detentori dei bonds ristrutturati su regolari scadenze: il primo appuntamento - di piccola entità - è previsto già per il 2 dicembre. Se però entro il 15 non verranno pagati i due hedge funds, si bloccheranno automaticamente tutti gli altri pagamenti regolari ai detentori post-swap e sarà molto probabilmente un nuovo default sovrano, uno scherzo da 24 miliardi di dollari. Sicuri che non possa accadere, alla bisogna, anche in Europa?

A oggi, infatti, Atene ha preferito evitare i tribunali e pagare solo alcuni dei fondi consorziati dallo studio americano Bingham-McCutchen, tra cui proprio il Dart Management che si è portato a casa il 90% dei 436 milioni di euro di debito ellenico sotto legislazione straniera, ma a dire no allo swap di marzo sono stati i detentori di oltre 6 miliardi di euro di debito greco. E, guarda caso, da qualche giorno i rendimenti sui bonds greci stanno crollando, la gente quindi compra. Attenzione, poi, allo stesso Portogallo che ha emesso un’alta percentuale del suo debito sotto legislazione britannica, qualcosa come oltre 25 miliardi di euro di bonds che potrebbero far scattare la “negative pledge”, ovvero l’obbligo del pagamento pari passu di quel debito anche in caso - non peregrino - di ristrutturazione del debito lusitano. E ancora, una grande parte del debito regionale emesso dalle varie Generalitat spagnole è sotto legislazione UK, come ad esempio proprio il debito della Catalogna, la quale prima di chiedere il salvataggio all’odiata Madrid ha avuto la bella idea, per finanziarsi, di dar vita a un “Programma di emissione a medio termine in euro” da 9 miliardi con governing law del Regno Unito e negative pledge inserita nella condizione numero 5 del contratto.

Insomma, una Catalogna indipendente potrebbe far comodo a molti, ma anche paura a tanti altri, visto che il suo default all’interno del contesto spagnolo vedrebbe entrare in azione l’Ue e la Bce, mentre un default sovrano extra-iberico avrebbe conseguenze imprevedibili e senza precedenti. Capite, quindi, quanto quel tweet di Nouriel Roubini sia criptico e tutto da interpretare. Così come l’atteggiamento della Lega Nord, primo partito in Italia a parlare di Europa delle Regioni da contrapporre all’Europa dei banchieri, la quale nella sua versione 2.0 - copyright del sito indipendentista www.lindipendenza.com, diretto dal bravo Gianluca Marchi - «sta con Bava Beccaris e i poliziotti», come denunciava Tontolo nel post che apriva la homepage ieri.

Insomma, nel periodo di maggior fermento popolare su progetti indipendentisti - ricordiamo il referendum in tal senso che si terrà in Scozia nel 2014 - la Lega dei “barbari sognanti” cambia parole d’ordine e pelle? Qualche dubbio a me era sorto già venerdì sera, quando ospite della trasmissione “L’ultima parola”, condotta da Gianluigi Paragone su Rai2, c’era il sindaco di Verona ed esponente maroniano di punta del partito, Flavio Tosi. Il quale, stimolato dal padrone di casa sul ruolo delle banche nella crisi in Italia, soprattutto in relazione alla mancata erogazione di credito all’economia reale al netto dell’inondazione di liquidità ottenuta dalla Bce, ha risposto dicendo che le banche sono state obbligate da Bankitalia a comprare debito italiano e quindi non potevano prestare denaro a cittadini e imprese, anche perché ora stanno pagando il conto dei prestiti allegri pre-crisi, quando si finanziavano mutui anche al 120% a soggetti con rating di credito a rischio. Per finire, Tosi ha detto che la colpa della situazione italiana, ovvero il malessere di lavoratori e piccole imprese, è del debito pubblico e dell’eccessiva spesa pubblica, non delle banche.

Dopo aver controllato che Flavio Tosi non fosse passato nelle file dell’Udc, mi sono chiesto: ma come, un leghista che difende le banche e non gli imprenditori strozzati da Equitalia? Al netto del fatto che il debito sia oggettivamente alto e la spesa pubblica vada fatta dimagrire nettamente, anche per poter abbassare le tasse, come si fa a difendere l’operato delle banche post-Ltro della Bce? Primo, il debito in Italia è storicamente alto e abbiamo toccato rendimenti del decennale ben più alti di quelli emergenziali di qualche mese fa, eppure il Paese cresceva - seppur poco - e non è mai andato in default. Il nostro, infatti, è un debito alto ma sedimentato, in parole povere spaventa i mercati molto ma molto meno di altri, altrimenti il Giappone non dovrebbe nemmeno più esistere. 

Secondo, caro Tosi le dico un segreto, ma, per favore, lo tenga per sé: le banche ci hanno guadagnato da quell’operazione che lei quasi denunciava come uno strozzinaggio di Bankitalia contro la loro indipendenza operativa. Le care banche del Bel Paese, infatti, hanno preso soldi dalla Bce all’1% e hanno comprato titoli di Stato che pagavano all’epoca un rendimento del 5,5%: un bel 4,5% di guadagno non è male, vero Tosi? In gergo finanziario risponde al nome esotico di carry trade, è legale e fa la gioia di chi lo compie. Quindi, non c’è proprio da ringraziare le banche come salvatrici del Paese, visto che hanno fatto i Garibaldi con la camicia rossa altrui. Terzo, non è vero che se non fossero entrate in gioco le banche i mercati ci avrebbero chiuso le porte del finanziamento. E il perché nel grafico qui sotto: se va in default l’Italia, si sfonda l’Europa e il sistema bancario francese crolla in due ore. Ed essendo il valore di quel sistema doppio del Pil francese, chi salva le banche d’Oltralpe?

In caso di spread ancora in rialzo, ci avrebbe pensato la Bce, come farà a inizio anno nuovo con la Spagna: d’altronde, è la Bce che ha salvato il nostro debito, al limite, non le banche o il governo tecnico, inondando i soggetti di mercato con denaro a costo zero per stabilizzare il mercato secondario, senza violare così il mandato dell’Eurotower, altrimenti i falchi della Bundesbank rompono l’anima. Quarto, nelle due aste Ltro di dicembre e febbraio scorsi, le banche italiane hanno ricevuto complessivamente circa 249 miliardi del triliardo totale messo a disposizione dall’Eurotower e, conti dello scorso aprile alla mano, ne avevano spesi per comprare debito italiano poco più di 100. Ne ballano quasi 150, caro Tosi e sa dove sono finiti? Parcheggiati nei depositi overnight della Bce, pagando lo 0,75% di interesse, per tenerli al caldo come riserva per le scadenze obbligazionarie future e per fare lifting ai conti in vista di Basilea III.

Ci sta, lo capisco, sono uomo di mondo (pur non avendo fatto il militare a Cuneo), ma sarebbe il caso di dirlo chiaramente invece di raccontare barzellette, anche perché la Bce disse chiaro e tondo che parte di quei fondi dovevano essere immessi nel sistema per aiutare la ripresa. Quinto, caro Tosi, non è che da “barbaro sognante” anche lei si è piegato a certe logiche e, in quanto sindaco della città che esprime una delle fondazioni bancarie più importanti d’Italia, Cariverona (3,5% del capitale di Unicredit), all’Europa dei popoli è costretto, giocoforza, a preferire quella delle banche? Soprattutto ora che si parla di fusione con IntesaSanPaolo? Così, tanto per sapere.

Il fatto che in studio a “L’ultima parola” nessuno abbia alzato il ditino per far notare queste cose a Tosi, poi, la dice lunga, molto lunga sullo status quo. E io dovrei preoccuparmi di questa politica italiana, tra mutazioni genetiche e primarie per scegliere il maggiordomo futuro di Mario Monti? No, grazie.

P.S.: Il governo britannico ha deciso di cambiare radicalmente la guida della Banca d’Inghilterra, nominando alla carica di governatore il canadese Mark Carney, attuale governatore della Banca centrale del Canada. La decisione è stata annunciata dal ministro delle Finanze George Osborne, il quale ha confermato che Carney rileverà la guida della Bank of England per otto anni, in sostituzione di Mervyn King, che lascerà a giugno e assumerà anche nuovi poteri di vigilanza sulle banche. E sapete dove ha lavorato Carney, dopo laurea e PhD ad Oxford? Bravissimi, Goldman Sachs. La presa d’Europa da parte della banca d’affari Usa è completa, la guerra per la salvaguardia del dollar standard a livello globale - costata la ghirba a Dominique Strauss-Kahn - avrà inizio a breve. Non ci credete? Dietrologia. Guardate questo grafico e meditate.






lunedì 26 novembre 2012

L'età oscura del Denaro.


Di JAMES C. KENNEDY
counterpunch.org

Milton Friedman e l'avvento del fascismo monetario

Se vi capita spesso di chiedervi come mai il “capitalismo del libero mercato” sembri un fallimento nonostante che economisti e opinionisti politici assicurino che funziona a dovere, la vostra intuizione è azzeccata.
Il capitalismo del libero mercato ormai appartiene al passato. A dire il vero il capitalismo del libero mercato è stato sostituito da qualcosa che è sia contro il capitalismo sia contro il libero mercato. La deviazione avviene alla luce del sole.
A iniziare all’incirca dal 1970, gli Stati Uniti e la maggior parte del “mondo libero” si sono allontanati dal tradizionale “capitalismo del libero mercato”, imboccando una strada diversa.

Al giorno d’oggi gli Stati Uniti e gran parte dell’economia mondiale operano sotto quello che io chiamo Fascismo Monetario: un sistema nel quale gli interessi finanziari controllano lo Stato a vantaggio della classe finanziaria. Si tratta di qualcosa di significativamente diverso dal Fascismo tradizionale, un sistema nel quale lo Stato e l’industria operano a vantaggio dello Stato.

Il Fascismo Monetario è stato concepito e diffuso tramite la Chicago School of Economics. Le opere collettive di Milton Friedman costituiscono le fondamenta del Fascismo Monetario. Consapevoli della universale impopolarità del termine “Fascismo”, Friedman e la Chicago School of Economics camuffarono le loro opere sotto l’etichetta di “Capitalismo” ed economia del “Libero Mercato”.
La chiave di volta del principio corruttore di Friedman è che l’investitore (cioè il denaro, a essere precisi) non conosce né doveri, né obblighi, né impegni contrattuali nei confronti di niente e nessuno. Il “Mercato” di Friedman non soggiace a “qualsiasi” criterio umano di moralità, discrimine politico o interesse nazionale. Il denaro è libero di agire senza vincoli materiali o sociali. Nulla è proibito, finché il mercato può fornire un “prezzo di equilibrio” [1].
La differenza fondamentale tra il capitalismo del libero mercato di Adam Smith e il “capitalismo del libero mercato” di Friedman è che quello di Friedman è un modello iper-depauperante [2], del genere che crea e sostiene paesi del terzo mondo e repubbliche delle banane, a prescindere da confini geografici o politici.
Chi affermasse che in questo non c’è nulla di nuovo, perderebbe di vista l’essenziale. Friedman non fa differenza tra un qualsiasi paese del terzo mondo e il proprio. La differenza fondamentale è che Friedman ha creato un modello che permette e promuove lo sfruttamento del suo stesso paese, di fatto di qualsiasi paese, a beneficio degli investitori, o meglio dei super ricchi. Egli ha camuffato questa dottrina tossica con la veste del “capitalismo del libero mercato” e ha convinto la maggior parte del mondo ad accoglierla come propria salvezza economica.
Per quanto sembri improbabile, questa ideologia ha il consenso quasi universale della maggior parte degli economisti, dei media, delle università, della Federal Reserve, del Tesoro, di quasi tutti i membri del Congresso statunitense e di chi più ne ha più ne metta. Oggi l’ideologia di Friedman è accettata, in varia misura, da quasi tutti i paesi del mondo. Ma alla fine dei conti questo modello basato sullo sfruttamento è insostenibile a qualsiasi livelli, sia di individuo sia di nazione.
La differenza essenziale tra l’ideologia di Smith e quella di Friedman è semplice: Smith era di fatto un mercantilista [3]. È vero, egli si opponeva alla consuetudine di accumulare oro e ad altre pratiche mercantiliste, ma in definitiva era un mercantilista. Smith sosteneva il “libero commercio” con l’obbiettivo di accrescere i vantaggi dei mercanti britannici, e di conseguenza dello Stato. Nulla lo esprime più chiaramente del titolo del suo libro, Indagine sulla Natura e le Cause della Ricchezza delle Nazioni. Il mercantilismo si basa sulla relativa ricchezza di uno stato nazionale rispetto agli altri, non sulla spoliazione dello Stato e dei suoi cittadini a vantaggio dell’individuo.
Smith credeva nel potere dello Stato e riconosceva che soltanto per mezzo del potere dello Stato la libera impresa può avere successo e prosperare. Concordava con Locke che, in un mondo senza Stato, “la vita è breve e brutale”. Conseguentemente, esistono degli obblighi nei confronti dello Stato e delle persone che lo costituiscono: quelli che lavorano.
Secondo Smith ogni macellaio, panettiere, artigiano e mercante avrebbe dovuto perseguire il proprio interesse, e quel vantaggio economico alla fine avrebbe beneficiato i suoi concittadini e la Corona. Gli argomenti di Smith contro alcuni precetti del mercantilismo erano intesi a procurare agli artigiani inglesi un maggior vantaggio, niente di più. Lo scopo era quello di rendere il proprio Stato più ricco di tutti gli altri, un’alternativa alla primitiva pratica della guerra come tradizionale mezzo di arricchimento della Nazione. Smith vedeva la situazione come un gioco a somma zero. E dato che l’Inghilterra era all’epoca l’indiscussa dominatrice dello sfruttamento globale, lo sfruttamento delle altre Nazioni veniva considerato un obbiettivo legittimo.
Comunque, secondo l’economista David Ricardo lo scambio tra nazioni dalle economie relativamente similari produce quello che chiamava “vantaggio comparato”. Il vantaggio comparato si basa sulla specializzazione: la Germania costruisce attrezzature meccaniche, l’Italia prodotti in pelle, la Francia produce formaggio, vino e letteratura. Quando queste nazioni scambiano merci tra loro ognuna delle parti ottiene un guadagno netto, risultato della specializzazione che evita la duplicazione delle risorse [4].
Ovviamente la cosa non funziona quando le nazioni del primo mondo delocalizzano fabbriche e posti di lavoro verso economie di sussistenza [5] (il termine “comparato” esce di scena). La delocalizzazione verso economie non comparative è di puro sfruttamento, perché tutto il guadagno viene privatizzato e non ha più collegamenti cogli interessi nazionali. La delocalizzazione non comparativa danneggia sia la nazione di origine sia quella di destinazione.
Un soggetto finanziario è in grado di ottenere vantaggi ambientali, fiscali, finanziari e infrastrutturali dalla nazione ospite. Se la nazione ospite cercasse di rinegoziare la sua posizione nei riguardi di quel soggetto economico, il soggetto può mettere in campo il potere della sua nazione di origine (i.e. Il Dipartimento di Stato). Questo genere di intervento può rivelarsi molto dispendioso per la nazione di origine e risultare tragico per la nazione ospite. Sotto il dominio del Fascismo Monetario, il soggetto finanziario ottiene profitti spropositati dalla nazione ospite, utilizzando lo stato come proprio garante di legalità, massimizzando nel contempo l’elusione fiscale tramite corporation off-shore (e altri stratagemmi).
Il capitalismo di libero mercato, nella concezione di Smith, era per natura nazionalistico, per cui all’aumento della ricchezza dello Stato Nazione corrispondeva un aumento della ricchezza dei cittadini e dell’industria. Questa relazione richiedeva obblighi e ricompense condivisi da Stato e cittadini.
Il Fascismo tradizionale, com’era concepito da Mussolini o da Hitler, possedeva un carattere aggressivamente nazionalistico col quale lo Stato promuoveva al di sopra di tutto l’industria, con lo scopo di rafforzare lo Stato a fronte di quelli che percepiva come rivali. Hitler e Mussolini credevano che di quanto lo Stato faceva avanzare l’industria, di tanto l’industria avrebbe fatto avanzare il popolo – dignità e orgoglio per la propria nazione erano principi imprescindibili.
Il Fascismo Monetario, nella concezione di Friedman, utilizza i poteri dello stato per porre gli interessi del denaro e della classe finanziaria al di sopra e al di là di tutte le altre forme di attività economica (nonché di altri soggetti portatori di interessi) e dello stesso Stato.
Nelle democrazie e nelle nazioni del primo mondo tutto questo viene ottenuto attraverso l’attività di lobbying, i contributi elettorali, gli incentivi finanziari, i controllori che passano dalla parte dei controllati (e viceversa), e altri mezzi ancora. Con queste premesse, lo Stato viene cooptato nella modifica di regolamentazioni e leggi, nello sviamento di indagini e provvedimenti giudiziari o nella creazione di scappatoie fiscali a beneficio della classe finanziaria. Queste azioni finiscono per minare la sovranità degli stati.
Per quel che riguarda il resto del mondo, gli interessi e la sovranità degli stati vengono minate per mezzo del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e di altre agenzie monetarie globali.
Il Fascismo Monetario ha una spiccata preferenza per l’investimento politico piuttosto che per l’investimento di capitali. Quest’investimento è concepito per perseguire e sostenere le opzioni e le attività della classe finanziaria nelle sue manipolazioni volte a creare opportunità ancora maggiori di profitti spropositati, o a produrre transazioni per rimuovere il rischio, che riversano i profitti degli arbitraggi rischiosi [6] tutti da una parte, mentre le future perdite cadranno sull’altra.
Su scala globale, le idee di Friedman hanno influenzato pesantemente i trattati internazionali in materia fiscale e di flusso di capitali, con il fine ossessivo di affrancare il capitale da qualsiasi obbligo nei confronti sia del paese di origine sia di quello ospite. In sostanza questi accordi hanno creato una nazione virtuale, o non nazione, costituita di denaro, che si situa al di là della portata degli stati-nazione convenzionali. La “mano invisibile” di Friedman è libera di prosciugare la ricchezza di qualsiasi corporation o nazione senza che ci sia alcun obbligo reciproco.
La Tranquilla Insurrezione del Denaro
Ogni teoria economica viene concepita per soddisfare un bisogno, per giustificare azioni pubbliche o private. Dati i profitti sempre crescenti della classe finanziaria nel corso di un’epoca di dismissioni, cominciata negli anni 70 e tuttora in corso, c’era bisogno di una giustificazione ideologica per le loro azioni (la svendita del futuro dell’America e la distruzione di imprese e posti di lavoro per ottenere rapidi profitti), e per questo scovarono e abbracciarono il Fascismo Monetario. Di fatto, si trovarono a vicenda: Friedman stava soltanto “soddisfacendo un bisogno del mercato”.
Friedman creò semplicemente una nuova ideologia che giustificasse quello che la classe finanziaria stava già facendo.
Razionalizzare la dismissione di un’intera economia è moralmente deplorevole, ma ha anche offerto la possibilità di profitti “taglie forti” su scala gigantesca. Alla ricerca di un po’ di rilevanza nella marea distruttiva del capitalismo cannibalistico, altri accademici si sono buttati tra le onde. Nessuno si è preoccupato di prendere in considerazione le conseguenze a lungo termine che sarebbero derivate dall’integrale smembramento della nostra economia industriale. Al contrario, gli accademici “scoprirono” di colpo un futuro utopistico e inverosimile che sarebbe stato reso possibile dal potere creativo della finanza e dall’abbandono della nostra eredità industriale in cambio di un’economia di servizi.

Sconvolgente? Nient’affatto. La promozione, da parte degli accademici, di concetti, teorie, narrazioni storiche, insieme alle nozioini di “fatti” e “scienza”, è sempre di più a disposizione di chi offre di più. Realtà su misura vengono prodotte su ordinazione ad nauseam dai tanti “think tank” esentasse che cercano di plasmare il pubblico dibattito e dirigere le politiche pubbliche a vantaggio dei loro clienti.
Milton Friedman e la Chicago School of Economics affermavano di aver affinato e sviluppato strumenti moderni e scientifici di “capitalismo del libero mercato”, atti a far emergere vantaggi ancora maggiori dal semplice, primitivo concetto di “libero mercato” di Adam Smith. Il Fascismo Monetario venne adottato con rapidità perché la cultura occidentale era cosciente dell’enorme contributo storico arrecato dal tradizionale capitalismo del libero mercato, e desiderava approfittare della promessa di un salto di qualità.
In verità, si trattò di nient’altro che fumo negli occhi – lo schermo per nascondere il comportamento privo di scrupoli di banchieri di investimento, scalatori di società, speculatori, corporation off-shore, spacciatori di debiti e soffiatori di bolle (di solito la medesima cosa). L’espansione dei profitti si realizzava rubacchiando la tecnologia e il capitale investito dalle generazioni passate, con la liquidazione della forza lavoro e la delocalizzazione della produzione, scremando i fondi per il TFR [pension accounts] ed eliminando o indebolendo i reparti di Ricerca e Sviluppo, e con la concessione di pacchetti di opzioni a manager e dirigenti che si concentrassero su obbiettivi finanziari di corto respiro.
I Laboratori Bell, un tempo parte della compagnia telefonica AT&T, che hanno a suo tempo creato le basi per l’elettronica e la tecnologia delle comunicazioni oggi in uso, vennero trasformati nella Lucent Technology. La Lucent fece rapidamente man bassa del patrimonio [tecnologico] dei Laboratori Bell, in modo da arricchire se stessa e i suoi azionisti, lasciandosi dietro un guscio vuoto che alla fine venne assorbito dalla Alcatel.
I banchieri di investimento di Wall Street, le società specializzate in acquisizioni e liquidazioni, insieme ai fondi speculativi, divennero i paladini di un “libero mercato” in cui la loro fedeltà andava ai “nobili azionisti”, ai mercati e ai flussi monetari. In realtà gli azionisti erano/sono poco più che l’anonimo e momentaneo strumento nel perseguimento incessante di “profitti taglie forti” sempre maggiori. Il normale accumulo di capitale venne sostituito con manovre finanziarie mirate a ottenere l’acquisizione di titoli tramite liquidazione, i dirigenti abbandonarono una rigorosa gestione a lungo termine in favore di risultati a breve termine e trucchi contabili legati alla quotazione di opzioni e pacchetti di azioni. Nel momento in cui il capitale ottenuto dall’entrata in borsa di una società [IPO – Initial Public Offering] viene usato pere pagare la fuoriuscita dei primi investitori, il mercato azionario si è trasformato in nulla di più di una serie di strategie di fuga attinenti alla teoria dei giochi. Per la creazione di progetti produttivi o a grande intensità di capitale, il mercato delle partecipazioni azionarie è una piazza totalmente fallimentare. Guardate al fallimento dei mercati di capitali.
In ogni caso, l’enorme fallimento sistemico, sia a livello nazionale sia globale, nasce dalla distorsione del mercato del debito pubblico e privato. Ciò è stato reso possibile da un decennio di massicce deregolamentazioni e dai lasciti della crisi finanziaria del 2008.
L’intera crisi del 2008 è responsabilità del Congresso statunitense. Quando il Congresso abolì il Glass Steagall Act, emanato in risposta alla Grande Depressione, eliminarono qualsiasi sostanziale supervisione sul sistema delle banche [commerciali] e delle banche d’investimento.

Perché il Congresso statunitense cambiò la legge che proteggeva la nostra economia da una seconda depressione come quella degli anni 30? È semplice: si trattò di contributi ai politici (vagonate di soldi che nel settore privato sarebbero state considerate bustarelle se non peggio), di riempire le prime file della Fed, del Tesoro e dell’Amministrazione con dirigenti di primo piano della Goldman Sachs et similia, e della prospettiva di ottenere un impiego nel settore privato della finanza per regolatori malleabili, ex membri del Congresso ed ex Presidenti.
È a causa di questa decennale orgia di conflitti di interessi saturi di contante che il Congresso alla fine delegò all’industria finanziaria la sua “autoregolamentazione”. Se si vuol credere alla retorica del tempo, la deregolamentazione era intesa a dare via libera al “potere di creare ricchezza” i quei nuovi strumenti finanziari concepiti dal puro genio dei banchieri di investimento.
Alan Greenspan e altri non vedevano limiti al potenziale contributo economico dei mercati finanziari – se solo fossero stati liberati da normative gravose e futili.

Questa deregolamentazione irresponsabile permise al sistema finanziario di creare migliaia di miliardi di dollari in CMO e CDS (CMO: Collateralized Mortgage Obligations – pacchetti di mutui ad alto rischio che ottenevano una valutazione AAA; CDS: Credit Defaultr Swaps – assicurazioni fittizie, cartaccia come i CMO) e altri derivati complessi, derivati ipotecati, derivati sintetici, perfino derivati ipotecati sintetici e le transazioni nascoste con capitale incontrollato che creava e quotava questi sofisticati strumenti finanziari.
Il risultato fu un accumulo di debito (e correlati titoli derivati) insostenibile e senza precedenti, letteralmente centinaia di bilioni di dollari, di varie lunghezze superiore al PIL, gestiti da banchieri senza né controllo né scrupoli. A molte nazioni, alla fine, questo è costato la sovranità.
Sovranità Monetaria e Morte delle Nazioni
Il modello di Friedman di drenaggio della ricchezza si è trovato sin dall’inizio in conflitto col tradizionale Stato Nazione e con il concetto di sovranità nazionale.
Ottimo, direte, lo stato è il male e va rimpiazzato con qualcosa di nuovo. Non c’è da fidarsi di questo tipo di ragionamento. La nocività dello stato non è nulla in confronto a quella dell’arraffa-soldi [7]. Lo Stato deve rendere conto al pubblico, o quantomeno alle organizzazioni criminali. L’arraffa-soldi risponde solo al proprio desiderio insaziabile di accumulare sempre più denaro.

L’ideologia di Friedman comincia a minare la sovranità dello Stato svincolando la creazione di ricchezza dagli interessi statali. La ricchezza che si viene accumulando viene utilizzata per alterare l’attività politica, per ottenere scappatoie fiscali e normative finanziarie a vantaggio del ceto benestante. Nel corso della storia, lo Stato ha sempre protetto gelosamente la propria sovranità. Perciò, com’è potuta sopravvivere una tale ideologia, e come ha fatto a impadronirsi dello Stato?
È semplice: hanno cooptato tutti quanti. Prima gli accademici e i think tank, poi, l’uno dopo l’altro, i partiti politici. I media sono stati assorbiti e concentrati nelle mani di un oligopolio aziendale [8] che ha prontamente imposto i propri interessi tramite le agende di direttori e programmisti. Poi si sono radicati nella società attraverso TFR e fondi pensione. Perfino i disoccupati e gli inabili al lavoro sono stati dichiarati idonei a ottenere una carta di credito, magari una macchina nuova, perfino una casa. Il debito pubblico e privato si è allargato a livello nazionale e globale. Per un breve periodo hanno fatto sentire tutti più ricchi. E nel frattempo l’industria finanziaria delocalizzava, liquidava, dislocava e metteva fuori gioco le tradizionali attività produttive della nostra economia.
Con l’avvento del Fascismo Monetario, la percentuale di PIL dovuta ai guadagni del settore finanziario è cresciuta dal 5% del 1969 a più del 22% del 2008. Nello stesso lasso di tempo l’industria manifatturiera è scesa da una percentuale maggiore del 26% ad appena il 12%. Utilizzando criteri di aggiustamento storici quella percentuale scende a meno del 10%. Solo la parte di PIL pertinente al governo federale è stata maggiore [di quella del settore finanziario], arrivando al 35%.
Piazzandosi al primo posto nell’economia statunitense, l’industria finanziaria è diventata la protagonista dell’azione di governo. Ma il vero potere dietro l’industria della finanza va molto più in là dei semplici vantaggi politici che si ottengono finanziando una campagna elettorale. L’industria finanziaria esercita un’influenza profonda e diffusa su tutte le attività di governo, per mezzo della Federal Reserve, il Ministero del Tesoro, Fannie May e Freddie Mac [9], la FDIC [10], consiglieri di primo piano nell’Amministrazione, membri del Congresso, nomine politiche nella SEC [la Consob statunitense], la CFTC [11], e componenti del Council of Foreign Relations, nonché agganci in organizzazioni globali come il G8, il G20, il Comitato di Basilea [12], il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Per mezzo di un’influenza senza precedenti sull’Amministrazione, sulle commissioni parlamentari finanziarie e sulla Federal Reserve, hanno ottenuto il pieno controllo su chi stabilisce le regole. Difatti sono stati individui come Alan Greenspan, Tim Geithner (della Federal Reserve), Robert Rubin a Larry Summers (dell’Amministrazione), insieme ad altri, che hanno messo a tacere i “regolatori canaglia” [13] che cercavano di mettere in guardia il Congresso statunitense sui rischi potenziali della deregolamentazione, dei derivati e delle transazioni nascoste. Greenspan, Summers, Rubin e gli altri hanno in sostanza messo in scena un processo in stile staliniano contro Brooksley Born e altri, allo scopo di mandare un messaggio agli altri aspiranti regolatori: per la classe finanziaria le regole non valgono più. E ha funzionato.

Una volta avuti sotto controllo i regolatori e i membri chiave delle commissioni parlamentari sulla finanza, si ritrovarono liberi di modificare le norme contabili, di creare complicati strumenti finanziari e manipolare il rischio dei derivati, mentre le perdite reali raggiungevano livelli stupefacenti di sfacelo globale. Ipotecarono i CMO e perfino i CMO sintetici a livelli insostenibili, camuffando ogni possibile segnale di allarme con CDS senza garanzie collaterali.
Il rischio concreto per la finanza globale veniva mimetizzato dagli strumenti derivati, legati all’enorme portafoglio di debiti controllati da banche “troppo grandi per fallire”, investite di un potere politico senza precedenti.
Queste banche non erano sottoposte a nessuna effettiva forma di regolamentazione. Per la precisione, Goldman Sachs e simili poterono entrare, dalla sera al mattino, nel novero delle più grandi banche mondiali, garantendosi accesso illimitato alla Finestra di Sconto [14]. Si tratta di una mossa talmente clamorosa da sfuggire alla miopia del pubblico, mentre i media, gli accademici e i think tank hanno fatto tutti scena muta.

Ma l’accesso illimitato alla Finestra di Sconto non era abbastanza.
Le banche di investimento e l’industria finanziaria nel suo insieme possono godere della liberalità illimitata dello stato attraverso l’alleggerimento quantitativo, dell’immunità penale per quel che riguarda strumenti finanziari fraudolenti come i CMO, i CDS e derivati assortiti, operazioni speculative coi soldi dei clienti [15], sottrazione di denaro ai clienti, travasi totali di titoli da banche fallite a banche in via di fallimento, e perfino per l’intera operazione manipolatoria del LIBOR [16].
Il tradimento definitivo è stato perpetrato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha conferito al denaro una voce e poteri elettorali [17]. Questa decisione considerava ogni singolo dollaro in circolazione come un potenziale elettore. Nelle mani di un cittadino qualsiasi, la voce del dollaro ammonta a 2.500 dollari a persona per candidato. Ma nelle mani di un SuperPAC controllato da qualche potere economico, la voce del dollaro non ha praticamente limiti.
Il settore finanziario ha investito più di 5 miliardi di dollari in contributi elettorali dal 1998 al 2008. Come se 5 miliardi non bastassero, la sentenza della Corte Suprema e la creazione dei SuperPAC determinerà sulla politica l’effetto di uno tsunami.
Ai SuperPAC è consentito raccogliere e spendere illimitate quantità di denaro provenienti da individui, corporation, associazioni e altri gruppi di interesse per sostenere “apertamente” i politici candidati. Un esempio recente di quanto tutto questo sia negativo è rappresentato dal contributo di 10 milioni di dollari versato a Newt Gingrich da Sheldon Adelson e da sua moglie. I contributi “legali” del SuperPAC degli Adelson hanno, da soli, mantenuto il “loro candidato” nelle Primarie Repubblicane. Gingrich, a parte questo singolo finanziatore, non gode di alcun altro significativo sostegno. Democrazia? Governo rappresentativo?

Quella decisione di fatto ha abolito la forma rappresentativa del nostro governo. Di nuovo, questo atto di tradimento non ha innescato nessuna discussione rilevante tra gli accademici, i costituzionalisti, i think tank, gli attivisti dei diritti civili o nei media. Perché? Sono stati tutti cooptati.
Oggi il potere dello Stato serve ciecamente l’interesse di quelle banche, a spese di chiunque altro. Non sto dicendo che tutto questo debba essere il frutto di una ben meditata cospirazione. Al contrario, si tratta di un risultato inevitabile. In assenza di ostacoli, i sistemi orientati verso l’accrescimento, come i virus, tendono a un’espansione senza limiti. Senza la presenza di limitazioni, l’equilibrio diventa impossibile. L’enfasi ossessiva dedicata alla crescita monetaria ha compromesso tutti gli altri aspetti dell’economia.
Qualsiasi leader politico statunitense che perseguisse un programma di tipo nazionalista verrebbe messo alla gogna come oppositore del “libero scambio” e un pericolo per il “libero mercato”. L’esempio perfetto è costituito dalle reazioni, sia a livello parlamentare sia governativo, alle tradizionali iniziative di Politica Industriale. La reazione unanime è quella di caratterizzare qualsiasi iniziativa di Politica Industriale come “anti libero scambio” e antiamericana. È doppiamente sbagliato: l’intera argomentazione di Adam Smith sul libero scambio era intesa a potenziare la Politica Industriale dell’Inghilterra. Ed è un dato di fatto che la potenza industriale statunitense è radicata in 200 anni di Politica Industriale diretta, sostenuta o sponsorizzata dal governo.
La stampa e gli opinionisti hanno altresì contribuito a questo rovesciamento della realtà, quando hanno messo in discussione la fiducia di Obama nel capitalismo per via delle sue critiche alla delocalizzazione di posti di lavoro statunitensi da parte di Mitt Romney quando era a capo della Bain Capital. Secondo stampa e opinionisti la delocalizzazione è un principio fondamentale del “libero mercato”, ma la delocalizzazione non trova nessuno spazio nel libero mercato di Adam Smith. La delocalizzazione come viene effettuata oggi, tecnicamente è incompatibile anche con Ricardo, dato che il Vantaggio Comparato di Ricardo presuppone una reciprocità di scambio tra partner relativamente simili.
Nel corso della storia i governi hanno utilizzato le tariffe o altri mezzi per riequilibrare eventuali grandi discrepanze con partner commerciali troppo diversi o indesiderabili. Oggi le corporation e l’industria finanziaria hanno messo da parte queste “disparità comparate”. Alla fine tutto questo ha come risultato la diffusione della disoccupazione e della delocalizzazione all’interno delle nazioni origine e ospite, e tutto il costo cumulativo diventa semplicemente onere per lo stato.
Non è niente di più che una speculazione sulle disparità e il trasferimento dei costi collaterali allo stato. Dato che i costi della disoccupazione e della delocalizzazione minacciano la relazione asimmetrica tra stato e classe finanziaria, la classe finanziaria promuove l’austerità tramite i propri vari think tank, accademici a libro paga e sostenitori nel Congresso e nell’Amministrazione.
Al di fuori degli USA, a sponsorizzare l’austerità ci sono il FMI, la Banca Mondiale e varie agenzie internazionali monetarie, commerciali e finanziarie, inclusa l’Unione Europea.

Oggi le classi bancaria e finanziaria impongono quest’ideologia per mezzo di media e governo con la stessa spietatezza della Chiesa nel Medioevo: avere dubbi equivale a essere eretici. Si tratta di una forma di scomunica molto più sinistra, che colpisce qualsiasi figura pubblica che non accetti o non dichiari con sufficiente eloquenza la sua fedeltà alla venefica ideologia di Friedman.
Di conseguenza, è una triste realtà che sia i membri Democratici sia i membri Repubblicani del Congresso indossino la livrea [17] del Fascismo Monetario – che sia per convinzione o per paura. Entrambi i partiti sono divenuti schiavi di questa ideologia mortale.

Contagio Globale
Sfidare il Fascismo Monetario è molto più pericoloso per i leader politici di paesi al di fuori del G20. I leader populisti che pratichino politiche di tipo nazionalista violano automaticamente una o più norme degli accordi internazionali di “libero scambio”. La non conformità a queste norme porta alla fine a sanzioni commerciali, un’austerità imposta da FMI e Banca Mondiale, o peggio ancora…
L’ideologia di Friedman è globale e le sue regole di “libero scambio” sono profondamente integrate nelle normative del commercio internazionale. Tutti i trattati internazionali su commercio e finanza stipulati dalla nostra Nazione sono una serie di accordi capestro che costringono tutte le nazioni a rovesciare la loro sovranità per aderire al Fascismo Monetario. È un’epidemia globale basata su un sistema di trasmissione con poteri universali di costrizione. Considerato il massiccio aumento del rapporto debito/PIL di molte delle nazioni occidentali, un piccolo aumento del prezzo del denaro porterebbe con facilità al fallimento e alla bancarotta.
Oggi gli Stati Nazione hanno di fronte niente di meno che un Armageddon finanziario – l’opzione Sansone, se non esaudiscono le pretese dell’industria bancaria globale. Ed è con quest’arma che la Classe Finanziaria è arrivata a dominare lo Stato.

Lasciate stare Al Qaeda: l’unica vera minaccia per gli Stati Uniti e la sicurezza internazionale è la classe finanziaria. Hanno creato le Armi di Distruzione di Massa Finanziaria (Financial WMDs) e sono pronti a smantellare l’economia mondiale. Sono più pericolosi di qualsiasi “gruppo terrorista”, perfino più di tutti i “gruppi terroristi” messi insieme.
Che esagerazione, direte – ma considerate cosa ha inflitto il sistema bancari alla Friedman all’Islanda, l’Irlanda, la Grecia, l’Estonia ecc. Quante nazioni occidentali ha rovesciato l’Islam? Nemmeno una, e il paragone dovrebbe far spavento.
Il denaro si è fatto stato, e lo stato tradizionale è costretto a servire gli interessi del denaro. Dovunque la Classe Finanziaria signoreggia apertamente sulle nazioni sovrane. Irlanda, Grecia e Spagna ricevono ultimatum, e ricordatevi dell’estorsione di 700 miliardi di dollari di Hank Paulson nei confronti del Congresso [19]. Quei 700 miliardi erano solo l’inizio. Per mezzo di un accesso illimitato alla Finestra di Sconto, all’alleggerimento quantitativo e altri sistemi di salvataggio pagati dai contribuenti, i trasferimenti all’industria finanziaria, a giugno del 2010, superavano i 16.000 miliardi di dollari, secondo una verifica della Federal Reserve. Tutto sulle spalle dei contribuenti, e il conto continua a crescere.
Perché i cittadini irlandesi o islandesi devono accettare le perdite delle banche private come fossero debito pubblico? Perché i greci devono accettare l’austerità dovuta a una serie di contratti stipulati dai loro politici e congegnati dalla Goldman Sachs appositamente per ingannare gli altri partner europei? Se la Goldman Sachs ha manipolato la documentazione con l’intento di commettere una frode, allora la Goldman Sachs dovrebbe farsi carico delle conseguenze finanziarie e legali. I contribuenti non c’entrano un bel nulla.
C’è da restare di sasso. Nel corso degli ultimi 40 anni il Denaro ha ottenuto il controllo su tutti noi. Le generazioni a venire vedranno la luce sotto il peso del debito dei loro padri. Non esiste luogo dove fuggire. È più di una tela di ragno, più di una piovra succhia-soldi, è una peste globale che infetta il nostro stesso DNA. È il Peccato Originale del denaro – soggetto a interesse composto, convertito in derivati, ipotecato e impacchettato in un CMO, e quindi messo in gioco coi CDS.

I super-ricchi continueranno ad accumulare ricchezza. Il sistema bancario continuerà a fare “scommesse a rischio zero”, incassando i guadagni e lasciando le perdite al pubblico. Mentre queste perdite continuano ad accumularsi sul bilancio, lo stato sarà costretto a sottoporre i cittadini a misure di austerità. Col crescere di austerità e livello del debito, l’economia mondiale continuerà a vorticare nel water a velocità sempre maggiore, finché non saremo tutti risucchiati nello scarico.
Inchinatevi alle Regine del Welfare [20]
Il totale dei trasferimenti di fondi pubblici e la presa in carico di passivi, riguardo le istituzioni finanziarie a partire dal 2008, supera quello dell’intera storia dello stato sociale di tutte le economie del mondo libero nel loro insieme fin dai tempi di Bismarck (è così, basta fare i conti).
E quindi, com’è possibile che le più grandi regine del welfare della storia possano esigere che il resto della società sia costretta a farsi carico della loro prolifica moltiplicazione di migliaia di miliardi di dollari di derivati e altri abomini finanziari nel nome del “libero mercato”? Semplice: il vostro governo ha rinunciato alla sua Sovranità Nazionale.
Il governo rappresentativo non esiste più. L’incomprensione e la cieca accettazione da parte del pubblico dell’ideologia di Friedman come se fosse una legittima forma di capitalismo è precisamente ciò che rende il Fascismo Monetario immune a ogni concreta contromossa politica.
È la classica situazione in cui non si riescono a identificare efficacemente le cause di un’epidemia. Questo è il potere nascosto del Fascismo Monetario. Se si fallisce nell’identificazione dell’origine della patologia o del suo mezzo di trasmissione, l’ulteriore contagio, le diagnosi e le cure sbagliate sono una certezza.

Il sostegno pubblico al venefico sistema di Friedman si basa sui passati successi dell’autentico capitalismo e del libero mercato come li concepiva Smith. La maggior parte dei cittadini statunitensi vorrebbe disperatamente riconquistare il passato prestigio della nostra Nazione. Dato che non sanno distinguere tra il sistema di Smith e quello di Friedman, vedono le restrizioni governative sugli affari, sul fisco e sui flussi di capitale come un ostacolo al raggiungimento della nostra passata grandezza economica. Si può contare su una maggior richiesta, da parte del pubblico, di deregolamentazioni ancora maggiori, con un’influenza ancora minore sul sistema e sulla economia e sovranità della Nazione.
Intere industrie sono da tempo sparite nel nulla. Il Fascismo Monetario di Friedman ha devastato quasi tutto quel che resta della classe media. In cerca di combustibile, l’incendio si è fatto strada verso la classe medio-alta e verso la classe medio-bassa. La piccola impresa e i sindacati vengono consumati dalle fiamme. Perfino alcuni membri della classe finanziaria sono stati offerti in sacrificio al dio denaro. Decine di migliaia di ex membri della classe medio-alta, insieme ad alcuni ranghi inferiori della classe abbiente, si ritrovano senza lavoro qualificato e senza prospettive. Sono tutti passati per il tratto digerente del Fascismo Monetario, eppure continuano a difendere strenuamente il “libero mercato”, in modo da poter essere inceneriti fino in fondo quando l’incendio montante cercherà nuova esca.
L’unica difesa razionale possibile è una denuncia collettiva dell’ideologia di Friedman, nel dibattito politico e accademico, e una rilettura degli autentici principi di Adam Smith.
La fine del Fascismo Monetario inizia col diffondere il concetto che esso è l’antitesi del capitalismo, del libero mercato, dell’autodeterminazione dell’individuo e della sovranità nazionale. Ma finché il mondo continua a vederlo come l’incarnazione del “capitalismo del libero mercato” di Adam Smith, sarà impossibile fermarlo.

Finché continuerà il saccheggio e tante vite verranno distrutte, la moltitudine infuriata continuerà a gonfiarsi. E mentre si avvicina la massa critica, avanza anche la paura. Ciò che resta della classe medio-alta e della classe media teme di perdere ciò che possiede, mentre i nuovi poveri si attaccano disperatamente alla loro fede nel “libero mercato” di Friedman, nella speranza della redenzione. I fedeli riconfermano la loro fede, a loro danno, e intanto le file dei paria si moltiplicano. Siamo diventati comparse della nostra stessa tragedia [21]
Siamo al termine dell’evoluzione umana, siamo diventati cose di proprietà. Siamo condizionati a servire chi ha denaro, ne vuole sempre di più, sempre di più ne genera, sempre e solo nel nome del denaro. Il futuro è buio.

Il prevedibile esito a lungo termine è un profondo declino verso un oscurissimo Feudalesimo Monetario.
Alla domanda di come si prospettasse il futuro dell’umanità, Eric Blair, meglio noto come George Orwell, rispose: “Immagina uno stivale che calpesta un volto umano – per sempre” [22].
Benvenuti nell’Età Oscura del Denaro.





Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO D'AMICO




Note del traduttore
[1] Il prezzo di equilibrio (clearing price) è il prezzo di mercato che si raggiunge in una situazione di perfetto equilibrio tra domanda e offerta, secondo le regole del “libero mercato”. [cfr. e-investimenti.com]
[2] Nell’originale “hyper extractive”. Si riferisce alle colture agricole che impoveriscono il terreno senza rimpiazzare le sostanze nutritive perdute, e che quindi devono essere alternate a colture di rinnovo. [Sapere.it]
[3] In soldoni il mercantilismo può essere definito come “la politica indirizzata ad aumentare, entro lo Stato, la disponibilità di moneta e il protezionismo tendente a rendere la bilancia commerciale attiva” [Treccani] che è poi il modo in cui si sono formate le potenze economiche in età moderna. Si tratta, evidentemente, di un approccio opposto a quello liberista [Wikipedia].
[4] A parte la divertente descrizione delle varie “specializzazioni” nazionali, l’autore da’ un’immagine un po’ troppo ottimistica del vantaggio comparato, che Ricardo ideò proprio per opporsi al “protezionismo” mercantilista delle Corn Law della sua epoca (vedi articolo dal Real World Economic Review Blog), ma dato che il punto in questione è la similarità tra le economie che intrecciano l’interscambio, la semplificazione è più che accettabile.
[5] Cioè quelle di paesi che non hanno abbastanza beni da effettuare uno scambio “paritario” coi paesi più ricchi.
[6] Arbitraggio rischioso [Risk Arbitrage]: contrapposto all’arbitraggio non rischioso (che consiste nel comprare su un mercato e vendere su un altro, traendo un profitto “sicuro” dalla differenza di quotazione), l’arbitraggio rischioso è un genere di investimento speculativo, spesso legato agli hedge fund, che riguarda società oggetto di (futura) acquisizione. Diciamo che le azioni di una società X sono quotate 50. Si viene a sapere che qualcuno vuole comprare la società X offrendo 60 ad azione. Lo speculatore informato deve procurarsi le azioni, che magari sono salite a 55 per via dell’annuncio, e sperare così di guadagnarci quando l’acquisizione diverrà un dato di fatto. Siccome ci sono molte variabili e incognite (le autorità di controllo possono intervenire, alcuni azionisti possono mettersi in mezzo, o addirittura la preannunciata acquisizione può non verificarsi affatto) si tratta di un’attività “rischiosa”. [cfr. Wikipedia]
[7] Ho preferito una traduzione alla larga del termine “money counter” (che è la macchina che conta automaticamente le banconote), perché il termine “avaro” (che nel suo significato più autentico indica un accumulatore, non un usuraio) è gravato da tristi eredità ideologiche.
[8] Nell’originale si parla di “corporate conglomerates”: ho esplicitato il senso dell’espressione.
[9] “Fannie Mae e Freddie Mac (rispettivamente Federal National Mortgage Association e Federal Home Loan Mortgage Corporation) sono due società create alle fine degli anni Trenta per garantire i fondi per il mercato immobiliare americano. Sono formalmente società private dalla fine degli anni Sessanta ma hanno sempre avuto una linea di credito garantita per svolgere la loro “missione pubblica”. [IlSole24Ore (2008)]
“Per calmare gli investitori, preoccupati che i colossi dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac possano esaurire gli aiuti ricevuti dal Governo americano, il dipartimento al Tesoro ha rivisto i termini dei prestiti erogati a partire da quattro anni fa, quando la crisi aveva quasi ridotto al collasso le due agenzie (erano “sponsorizzate” dal Governo, ma sono finite sotto il controllo federale proprio a causa della crisi). [Corriere.it (agosto 2012)]
[10] “La Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) è una società del governo degli Stati Uniti istituita dal Glass-Steagall Act del 1933. L’FDIC svolge due funzioni principali: fornire una assicurazione sui depositi delle banche membre fino a 250.000 dollari per depositante per banca; vigilare sulla solvibilità di banche statali che non sono sottoposte alla vigilanza del Federal Reserve System (le banche nazionali sono invece sottoposte per legge alla sorveglianza dell’Office of the Comptroller of the Currency). L’FDIC, inoltre, svolge alcune funzioni a tutela del depositante, nonché collegate alla liquidazione di banche in stato di insolvenza. [Wikipedia]
[11] Analoga alla SEC, la CFTC (United States Commodity Futures Trading Commission) “è l’agenzia di Governo Statunitense che si occupa della regolamentazione del mercato dei futures.” [Forex Wiki]
[12] L’originale ha “Basil Accords”, cioè “Accordi di Basilea” (“Gli Accordi di Basilea sono linee guida in materia di requisiti patrimoniali delle banche, redatte dal Comitato di Basilea, costituito dagli enti regolatori del G10 (composto attualmente da undici paesi) più il Lussemburgo allo scopo di perseguire la stabilità monetaria e finanziaria. [Wikipedia]), ma è evidente che il riferimento è all’organo decisionale.
[13] “Rogue regulators”. Il testo riporta “rouge regulators”, ma si tratta di un lapsus calami.
[14] Finestra di Sconto (Discount Window): “ovvero il ricorso in ultima istanza a finanziamenti, richieste di prestito a breve termine fatte dalle grandi banche direttamente alla Federal Reserve, alle banche centrali, invece che attraverso il sistema interbancario. Storicamente una richiesta di questo tipo coincide con un segnale di debolezza da parte dell’istituzione finanziaria che lo richiede in quanto non più in grado di reperire liquidità a breve termine sul mercato per far fronte ai propri impegni.” [borsamercato.com]
[15] Nell’originale si parla di “front running”: “Nelle operazioni in titoli, si dice che un operatore si viene a trovare in front running nel momento in cui, conoscendo che in futuro avverrà una compravendita di notevoli dimensioni, agisce prima della stessa eseguendo un’operazione per conto proprio, così da beneficiare dell’oscillazione di prezzo dovuta al volume della contrattazione che si verificherà in un secondo momento.” [Performance Trading]
[16] Cfr. l’articolo di Mark Vorphal Il Cuore Oscuro dello Scandalo .LIBOR.
[17] Il riferimento è alla famigerata decisione nella causa Citizen United vs. Federal Election Commission, “Questa, in nome primo emendamento alla Costituzione, quello che garantisce la inviolabilità della libertà di parola, ha stabilito che le grandi imprese non dovessero sottostare ad alcun limite nell’ammontare di finanziamenti elettorali destinati a candidati a pubbliche elezioni. La Corte giunse a tale determinazione spaccandosi letteralmente in due, la sentenza fu infatti emessa con una maggioranza di 5 voti contro quattro, a dimostrare quanto fosse scottante e controverso il thema decidendum. In sostanza la suprema magistratura americana, dominata da una maggioranza di giudici conservatori, nominati anche da George W. Bush, ha aperto la strada ad una illimitata possibilità di influenza del processo democratico americano da parte delle grandi corporation, del loro capitale e soprattutto dei loro interessi.” [Pierfrancesco Galgani]
[18] Nell’originale “ wear Monetary Fascism on their sleeves” (letteralmente “hanno appuntato il Fascismo Monetario sulle loro maniche”) che trae origine dall’antico costume dei cavalieri di appuntarsi su una manica un pegno d’amore in segno di dichiarata fedeltà.
[19] Hank Paulson, ex dirigente della Goldman Sachs e nel 2008 Ministro del Tesoro, fu il principale sostenitore del piano di salvataggio del sistema finanziario, tramite un “bailout” di 700 miliardi di dollari (sotto Bush, proseguito da Obama). Nel maggio dello stesso anno Paulson sosteneva che “ormai il peggio è alle nostre spalle”. [Wikipedia] Ora si scopre che forniva a grossi investitori informazioni riservate sulle iniziative finanziarie del governo. [Business Insider]
[20] Epiteto razzista lanciato nel 1976 dal candidato Ronald Reagan. Nell’immaginario conservatore una welfare queen è un membro di una minoranza razziale (un nero, si capisce) che sfrutta l’assistenza pubblica per fare una bella vita alle spalle dei contribuenti. È una delle tante sfaccettature dell’odio dei conservatori per poveri e minoranze. [Wikipedia]
[21] L’originale ha “bit player”, che indica un attore con pochissime battute (una comparsa non ne ha nessuna). [Wikipedia]
[22] È una delle frasi più note di 1984.

L'Asinistra.


Di Francesco Salistrari.

Ci sono degli argomenti che a trattarli, ti senti talmente in soggezione, sapendo le reazioni che potresti suscitare, che il più delle volte li eviti. E al giorno d'oggi, esistono alcuni dogmi sociali, che metterli in discussione genera quasi un clima da medioevo, dove devi fare attenzione ad ogni singola parola che pronunci per non rischiare di finire sul rogo.
Uno di questi argomenti è certamente l'euro. E chi, ah povero lui!, ha provato a cimentarsi nel tentativo di metterlo in discussione, ha attirato su di sé le critiche, anche personali, più feroci.
Si, perché proprio come un “fraticello” qualunque, vieni subito additato come l'eretico di turno.
Il fatto è che il più delle volte l'argomento euro viene affrontato con una tale superficialità e una tale parzialità di giudizio, da farlo sembrare ad una mente oggettiva e libera da preconcetti politici, davvero un atto di fede. Una fede cieca, per niente dissimile, a qualsiasi altra ideologia che la storia ci ha regalato.
E l'euro è proprio la manifestazione concreta, vale a dire un'istituzione, di una ideologia ben precisa, che ha nome e cognome, che ha determinati effetti sulla vita delle persone, sull'economia, sui rapporti tra i popoli: il neoliberismo. E come tale diventa nient'altro che uno strumento di classe.
E' incredibile constatare, anche nelle discussioni spicciole di tutti i giorni, la confusione sovrana che regna nelle menti degli uomini della sinistra italiana. E non parlo solo dei dirigenti, la maggior parte dei quali considero nel migliore dei casi subalterni, nel peggiore collusi con il disegno predatorio che sottende all'euro, alla sua costruzione, alle sue regole.
E' indubbio che l'Italia, come sistema paese, dall'entrata nell'euro non ci ha guadagnato un bel niente, anzi è stata pesantemente danneggiata. Ma la sinistra italiana, con la stessa perseveranza ideologica, cieca, fideistica, irresponsabile, con la quale difendeva a suo tempo il “socialismo reale” e tutte le sue porcate, oggi, senza quasi nessuna eccezione, difende l'euro. E  senza nemmeno rendersene conto, difende proprio quegli strumenti che ne causeranno la sua ennesima rovina storica.
Si perchè la sinistra (il centrosinistra), in pompa magna alle sue primarie, tra programmi risibili, posizioni incredibili, populismo e spudorate menzogne, si ritroverà molto probabilmente a governare il paese dal marzo prossimo. Questo naturalmente Grillo permettendo. O forse sarebbe più corretto dire, centrodestra permettendo. Se, infatti, la deriva del centrodestra non viene arrestata in qualche modo, o da una trovata dello stesso Berlusconi, o da qualche miracolo, l'astensionismo sarà ancora più alto di quanto molti si aspettano (gli stessi che oggi gridano al successo per meno di 4 milioni di votanti alle primarie del centrosinistra). E l'astensionismo non è alleato né del Pd (e suoi danzanti compari subalterni vari), né di Grillo, ma di Monti. O per meglio dire del Monti-bis.
Forse quello che non hanno capito, i militanti del PD e degli altri partiti accoliti, è che la probabile instabilità o ingovernabilità del nuovo Parlamento, darà il via libera ad un altro governo “tecnico” (leggasi commissariamento) filoeuropeo che continuerà ad attuare lo smantellamento del patrimonio industriale italiano, di quello pubblico, e quello definitivo, del patrimonio sociale (Welfare). 
Ma anche ammesso che il Pd e la sua coalizione trovassero alle urne (insperatamente) i numeri per governare il paese, si troverebbero a dover fronteggiare una situazione che definire difficile è un eufemismo e avrebbero le mani completamente legate, in assenza, come si presentano, di una vera idea di alternativa, di una visione realistica di come affrontare i problemi, tremendi, che il paese vive.
Sento questi leaderini parlare di lavoro, precarietà, disoccupazione, crisi aziendali, fallimenti, investimenti, opere pubbliche, diritti, scuola, ricerca.
Il “come” affrontare queste questioni è completamente assente dal loro vociare inconsulto. E non è solo una loro deficienza congenita, da omuncoli di sinistra d'apparato, cresciuti al caldo dei privilegi partitici, almeno non solo, ma soprattutto l'impossibilità di trovare il bandolo della matassa in un sistema che vede ormai i Governi e i Parlamenti nazionali, ridotti a “camere consultive” e quasi niente più. Gli unici che potrebbero avere un certo ruolo, sarebbero i ministri e il Presidente del Consiglio, nei consessi europei. Ma dove vogliamo andare con un Bersani, o non volesse nemmeno il cielo, un Renzi?
Ecco perchè moltissimi, anche nel PD, auspicano un ritorno in bello stile di Mister Bildeberg Monti, che almeno qualcuno, lassù nelle stanze del potere europeo, forse continua ad ascoltarlo. Peccato che Monti giochi per un'altra squadra, che non è certo il suo paese.
Ed è assurdo guardare lo spettacolo ridicolo di queste primarie, e assolutamente deprimente (da piangere lacrime amare) vedere la passione, il lavorìo delle sezioni impegnate in quella che chiamano la loro “cavalcata”, i militanti che ti guardano ti parlano e ci credono. E credono davvero che queste persone, quelle che stanno contribuendo a mandare lassù, avranno la capacità di risollevare il paese dai problemi che lo affliggono, con quella fede incrollabile nel sol dell'avvenire (sempre più arancione) e la sicumera di non aver più di fronte il satanasso degli ultimi vent'anni, quel Berlusconi che è stato additato in tutto questo tempo come il responsabile di ogni male, dimenticando, facendo dimenticare, che in Europa, in questa Europa, ci hanno portato, al contrario proprio loro.
Si, l'Asinistra. Come dovrebbe essere definita, per far giustizia una volta per tutte anche al dizionario italiano, nelle cose che riguardano la politica.
Poi ti trovi a parlare con qualcheduno di questi militanti e carpisci dai loro argomenti, l'ignoranza il più delle volte, ma soprattutto la confusione assoluta nella quale si trova a far politica un qualunque tesserato di questa sinistra italiana ormai defunta, morta e seppellita da un'ideologia di destra, reazionaria, antiproletaria, antidemocratica nei suoi stessi fondamenti, che è quella che i loro “padroncini” andranno a ratificare (e già lo fanno sostenendo questo governo) nel futuro Parlamento.
Una politica che si è ridotta a “cancelleria” della politica europea, delle politiche monetarie della BCE, degli interessi dei paesi più forti, della finanza internazionale, e tutti orgogliosi con la tessera in tasca, con la certezza di fare qualcosa, di incidere, di dare il proprio contributo al riscatto dell'Italia, mai stato in realtà così lontano come oggi. Tutti che si barcameno a spiegarti che si può fare, che si può ridurre il debito, che si possono imporre politiche utili all'Italia, sia alla BCE sia alla Commissione Europea, al FMI, persino al WTO. Tutti a ribadire la loro, assoluta, fiducia nella possibilità di creare una “nuova” Europa, una nuova Sinistra di Governo (e qui scappa la risata!), una nuova dimensione per lo Stato, che ridiverrà capace di intervenire, di dare una mano alle imprese, agli investimenti, alla ricerca, di alimentare una nuova politica economica, utilizzando termini obsoleti in stile anni '50, ignorando completamente alcune domande sconcertanti: con quali soldi? Quale Stato? Quale politica economica?
Se lo Stato italiano è costretto a chiedere i suoi soldi ai mercati (attraverso emissione di titoli pubblici collocati sui mercati primari, senza nessuna possibilità di controllo degli interessi, e senza una Banca Centrale che si faccia garante di ultima istanza), come si può parlare oggi (con un debito pubblico che vola ai record storici, sui cui paghiamo quasi 100 miliardi di euro di interessi annui), di investimenti, opere pubbliche, occupazione, interventi strutturali, salvataggio delle imprese, ricerca, stato sociale?
La nostra sinistra liberista, è convinta di riuscirci con le stesse ricette di un Milton Friedman qualunque, con lo strumento dell'euro, con la “democrazia europea”, o ha nel taschino qualche ricetta alchemica in classico stile medioevale?
L'Asinistra.
Ma il danno più grande che stanno perpetrando oggi questi signori, tutti insieme, elettori e militanti compresi, è un altro. Un fatto su cui molti onesti osservatori, si sono già soffermati, ma forse non a sufficienza, o meglio più probabilmente inascoltati, soverchiati dal chiasso mediatico del nulla che ci circonda.
Infatti, se dovesse succedere l'irreparabile, e cioè che la crisi dovesse inasprirsi in modo incontrollato (non è peregrino pensarlo) il governo dell'Asinistra verrebbe travolto dalla rabbia sociale e dal disastro economico, senza alcuna arma in mano, lasciando, ad una destra che saprà certamente ricompattarsi, l'argomento formidabile della “sovranità nazionale”, della messa in discussione dell'euro e dell'UE. Perdendo ancora una volta, in definitiva la partita storica che ha di fronte.
E se l'euro dovesse cadere a gestirne le conseguenze, comunque traumatiche, sarebbe proprio la destra.
E l'Asinistra, resterebbe lì, nell'angolino della storia che, ancora una volta, si è voluta ritagliare. E con essa, purtroppo,  le classi subalterne, i più deboli, quelli che... quando piove, si bagna sempre chi sta sotto.
Quello che questi signori (molti dei quali in completa malafede) avrebbero dovuto capire, è che la messa in discussione dell'euro non è la messa in discussione della divinità del Cristo, né l'abiura di un sacro principio irrinunciabile. Quello che questi signori, avrebbero dovuto chiedersi, molto semplicemente, attraverso una domanda talmente banale, talmente logica, che non sentirla pronunciare da nessuno, tra questi commedianti, fa venir solo rabbia, è: i costi del "restare nell'euro" sono più alti o più bassi di quelli dell'"uscire dall'euro"?
Chi avvantaggia questa Europa? Chi ci guadagna? Come sarebbe se...?
Quello che l'Asinistra avrebbe dovuto comprendere, e ancora una volta, così com'è successo negli anni del nostro ingresso nella moneta unica e della sottoscrizione dei Trattati (leggasi capestri) Europei, non ha compreso, è che, semplicemente, avrebbe dovuto fare la Sinistra, quella con la “S” maiuscola. 
E rendersi conto che non è portando avanti le politiche dell'avversario che lo si sconfigge. Non è diventando liberista, che si cambia il mondo e l'economia. Non è prendendo in giro la gente che si verrà ricordati sui libri di storia.
Semmai, proprio dalla Storia, si verrà giudicati.

domenica 25 novembre 2012

Medioriente: verso la III Guerra Mondiale?




Cosa sta succedendo in medio oriente? Fino alla settimana scorsa non si sentiva parlare da un bel po’ di Gaza e Hamas, poi di colpo sappiamo tutti quel che è successo. Ma parallelamente la questione siriana è scomparsa dalle prime pagine dei giornali, nonostante i combattimenti continuino. Ci si è invece concentrati sulla nuova coalizione di opposizione siriana riconosciuta da diversi stati tra cui l’Italia. Ma se leggiamo altri giornali la versione è diversa e Assad viene presentato come un governante afflitto da movimenti interni finanziati e sobillati dai servizi segreti degli stati stranieri.
In queste righe troverete una raccolta di notizie da varie testate di diverse nazioni. Giusto per farci un’idea di quanto complessa sia la situazione e di come parziale sia ciascun punto di vista.

Partiamo da una notizia poco diffusa in Italia: mercoledì 24 ottobre Israele ha attaccato la fabbrica di munizioni di Yarmouk, in Sudan.
La denuncia è arrivata dal ministro sudanese dell’informazione, Ahmed Belal Osman spiegando come siano stati visti 4 aerei caccia arrivare da est.
Anche l’ambasciata sudanese in Inghilterra denuncia l’accaduto.
Israele non conferma nè smentisce ma accusa il Sudan di essere uno snodo chiave per la fornitura di armi a Hezbollah e ad Hamas.
Degli esperti del Satellite Sentinel Poject (SSP) hanno confermato il bombardamento sul sito di Yarmouk a Kartoum rilevando crateri larghi 16 metri.
Come riferisce il portavoce del SSP Jonathan Hudson all’Associated Press - L’esplosione ha interamente distrutto due edifici e gravemente danneggiato altri 21 appartenenti al complesso militare di Yarmouk -.
Il capo di stato maggiore delle forze armate russe, il generale Nikolai Makarov, ha affermato che al Cremlino sono giunte voci circa il fatto che l’Egitto a seguito di questo attacco in Sudan ha deciso di dispiegare i suoi bombardieri e caccia nella base segreta vicino a Kursi, nell’ovest del Sudan.
Di questa base se ne era già parlato due anni fa a seguito di cablogrammi di Wikileaks dove si apprendeva che questa base nasceva per permettere all’Egitto di avere un punto di forza per uneventuale attacco all’Etiopia e alle sue dighe sul Nilo. L’Egitto infatti, trovandosi nell’ultimo tratto di percorso del Nilo, teme che dighe e altre operazioni fatte in territorio etiopico possanoincidere sulla quantità e qualità di acqua sul territorio egiziano.
Il generale Makarov continua sottolineando come l’Egitto abbia anche dispiegato grandi numeri di artiglieria e soldati sui confini con la Libia.Libia con 46,5 bilioni di barili di petrolio all’anno è la prima economia petrolifera dell’Africa con una produzione almeno 10 volte superiore a quella dell’Egitto.
Con un’invasione in Libia, sfruttando l’instabilità politica di questo momento, l’Egitto potrebbe appropriarsi delle riserve petrolifere della Libia.
Un’invasione che porterebbe alla disintegrazione delle nazioni del Nord Africa così come noi oggi le conosciamo.
Questa è una delle preoccupazioni del generale russo.
La situazione del nord Africa e del medioriente è quindi molto più complessa di quanto ci venga presentata dalla stampa occidentale.

Non solo i disordini in Siria e i conflitti, per ora verbali, tra Israele e diversi paesi arabi.
La situazione di instabilità generale dopo la primavera araba potrebbe portare ad scenari dove l’Egitto da un lato deve difendersi da possibili attività etiopiche per controllare le acque del Nilo, dall’altro potrebbe approfittare della situazione in Libia per estendere i propri confini e beneficiare delle grandi quantità di petrolio libico.
In tutto questo vanno considerate le diverse alleanze tra i paesi e lo scambio di armi e munizioni come il Sudan con i paesi antioccidentali ed antiisraeliani.
In questo contesto l’attacco di Israele alla base Sudanese e la più grande esercitazione congiunta con l’esercito americano prendono sempre più significato.
E cosa dire della mossa del presidente egiziano Morsi, poco battuta dalle agenzie di stampa italiane? Morsi con un decreto ha licenziato il procuratore generale e assunto i suoi poteri (AlJazeera). El Baradei (ex presidente dell’AIEA) scrive su twitter: “ha oggi usurpato tutti i poteri dello Stato e si è di fatto autoproclamato nuovo faraone” e aggiunge: “un duro colpo per la Rivoluzione che potrebbe avere conseguenze terribili”. (ANSA).
Inutile raccontare della recente escalation tra Hamas ed Israele.
Questa panoramica di collage di notizie dal mondo ci fa capire come l’equilibrio in medioriente sia decisamente instabile.
A tutto questo non va dimenticato di aggiungere la pesante crisi che sta vivendo il mondo occidentale.
Avvicinamento alla III guerra mondiale? Staremo a vedere
 
Senmut
Fonti per approfondire:

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