mercoledì 24 febbraio 2010

Ronzio nella testa.













Il viso che mi guarda da un sogno, non è più il suo.
E forse non lo è mai stato.
Troppo tempo è passato.
Trope cose.
Troppa pioggia ha lavato queste strade.
Le sue mani dolci che mi accarezzavano, restano attimi scolpiti nella pietra.
Le sue parole, la sua voce, la sua dignità, qualcosa di speciale.
E quel suo sorriso, capace di accendermi in un tocco.
Di consentirmi di afferrare la vibrazione del mondo, altrimenti inafferrabile.
Son tante le cose che ricordo e tante quelle che ho scordato.
Ed il rimpianto m'inchioda al mnuro delle mie responsabilità.
Troppa strada ho messo tra te e me.
Troppo son cambiato.
Troppo stupido, lo sono sempre stato.
Capace di non capire che il tuo era lo sguardo dell'eternità.
Capace di confondere l'acqua con la sabbia.
Capace di essere incapace.
Cieco a non vedere in te la luce che avrebbe reso la mia vita un giorno senza notte.
Sordo a non comprendere che le tue erano le uniche parole che avrei voluto sentire.
Perdonami se puoi.
Perchè io, credo, non riuscirò mai a farlo.

(Francesco Salistrari, 2010)

sabato 20 febbraio 2010

E lo sai...















Non ci sono occhi che non possano amarti,
pur solo guardandoti.

Labbra che non possano bramarti,
pur solo dischiudendosi distanti.

Sei il vento che entra dalla finestra
e spazza la polvere.

Sei la spuma delle onde
ed il sale del mare.

Non ci sono mani che non vorrebbero toccarti,
pur solo sfiorandoti.

Non esiste anima che non resti folgorata
da un tuo semplice sorriso.

Seri sangue che ribolle e lo sai.
Sei lacrima che luccica e non ti interessa.

Quando ti ho conosciuta il mio cuore si è fermato.
Da allora non ha ripreso a battere ancora.

mercoledì 17 febbraio 2010

A volte...ma solo a volte.












A volte è come rimanere solo in ogni istante.
Come piangere e non capire il perchè.

A volte...ma solo a volte, è come camminare e non arrivare mai.

Gridare senza che nessuno ti senta.
Come saper volare, ma aver dimenticato come si fa.

A volte...ma solo a volte.

Quando il tempo piange ed il giorno invecchia.
Quando ti rannicchi nei rimorsi.
Quando il cielo si stringe e non riesci a respirare.

A volte...ma solo a volte.

E' come cadere e non toccare terra.
Come sorridere, ma senza sorriso.
Come guardare e non vedere niente.

Negli occhi scuri della notte non c'è ragione.
Perchè nel buio non esiste colore.

A volte...ma solo a volte.

Quando un telefono squilla e nessuno risponde.
Non c'è verità nel cuore della gente.
Perchè nel sonno anche i sogni svaniscono.

(Francesco Salistrari, 2010)

lunedì 15 febbraio 2010

Il grande vecchio.











Il cielo a volte sembra stanco come un vecchio.

Sembra quasi riflettere su questa umanità che scorge dall'alto.

Ed il mondo si cancella in questa striscia d'oriente.


La luna, sua compagna di sempre, sembra quasi triste nel gettare luce sulla notte che incombe.
Viso graffiato dal tempo e dagli inganni.

E la sua voce si inabissa su questo specchio d'incanto.
E noi, inconsapevoli, le rispondiamo ogni giorno.

Il cielo, a volte, sembra quasi come un vecchio.
Che si appoggia al suo bastone e riprende fiato.
Sembra esser perplesso da ciò che succede.
E l'unica cosa che può fare, è stare a guardare.

E questo sogno si scioglie su banchise lontane.
Simile a mare spumoso smosso dal vento.

(Francesco Salistrari, 2010)

sabato 13 febbraio 2010

Camminare.















Un vecchio stanco che cammina per strada,
occhi distanti,
rughe come carta strappata.

Gli anni son passati,
troppo presto,
troppo uguali a se stessi.

E la sofferenza ha disegnato i suoi lineamenti,
spietata scultrice del volto della gente.

Quanti chilometri hanno percorso le sue gambe!
Quante albe e tramonti hanno scorto i suoi occhi!
Quante volte il suo petto si è alzato e abbassato,
mai domo.

La vita gli è scivolata via una goccia alla volta,
simile ad un rubinetto difettoso.

E' questa la vita.
Per lui e chiunque altro.
Continuare a camminare è la sola cosa che possiamo fare.


(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 11 febbraio 2010

Neoplasia d'amore.






Tocco le cose e, simile a Medusa, le trasformo in pietra,
i miei capelli serpenti,
i miei occhi dardi avvelenati,
la mia bocca alcova di maleficio.
Catene sono le aspettative degli altri,
catene sono i loro sorrisi bugiardi,
la loro finta comprensione.
Sono il cancro malato dei sentimenti degli altri.
Prima o poi questa neoplasia finirà con l’uccidere anche me.

(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 9 febbraio 2010

Gemelli per sempre.















Amare, morire.

Identica sorte per l'anima.


Morire, amare.

Entrambi un soffio sperso nell'aria.


Entrambi una condanna e un favore.

Entrambi tremendi e meravigliosi.

Entrambi ricompensa.

Entrambi castigo.


Condannati a morire o ad amare.

Qual'è la differenza?


Amore. Morte.

Indistinguibili perché destinati ad essere eterni.


(Francesco Salistrari, 2010)


venerdì 5 febbraio 2010

Come eravamo.















C'è delusione in me, l'ennesima.
Per questa triste incapacità a comunicare.
Come se parlassimo lingue diverse.

C'è amarezza nel mio cuore, troppa.
Per l'abisso incolmabile che ormai ci divide.
Troppo diversi siamo diventati.

Ci guardiamo senza intravedere quella luce negli occhi.
Quel filo sottile che sempre ci ha unito.
Ormai reciso da stupidità e sospetto.

E' la comprensione di sicuro la risorsa più preziosa per l'uomo.
E tu l'hai smarrita.
Perchè hai smesso di capirmi.

Hai tolto una giacca e l'hai appesa all'appendiabiti.
Ed è stato naturale per te.
Perchè non hai voglia di cambiare.

La polvere dei tuoi pensieri è spessa come sabbia.
E la tua sicurezza non fa altro che denigrarti.
Ancora di più, inconsapevolmente.

Credi di sapere ed invece non capisci.
Credi di vedere ed invece non ascolti.
Credi di sentire ed invece parli ad uno specchio.

C'è tanta rabbia in me, superflua.
Perchè avrei creduto a tante cose.
Tranne al fatto che ti scordassi chi siamo.

(Francesco Salistrari, 2010)

mercoledì 3 febbraio 2010

Più peggiore del peggiore.



Non vorrei lasciare dietro di me cattivi ricordi, ma sono oltremodo affascinato dal farlo.

E' ammaliante sapere che qualcuno sparla di te, perchè in fondo c'è una sola ragione: l'invidia.
Vorrei dunque essere denigrato, come si farebbe di un uomo poco virtuoso, condannato per i miei peccati, per la mia nefanda voglia di sfidare il mondo.
E' dolce sapere che si è sulla bocca di tutti, per oscenità, per immoralità.
E' oltremodo soddisfacente sapere che coloro che emettono giudizi, predicano solo contro la propria vigliaccheria.
Voglio essere spudorato.
Ed esser crocifisso per questo.
Voglio bruciare in migliaia di roghi e sputare oscenità dalle fiamme.
Voglio scandalizzare il mondo intero e rimanere per sempre nei ricordi di ognuno.
Voglio essere la storia da raccontare.
L'esempio da non seguire.
La cattiva compagnia da evitare.
Il peccato è ammaliante. E' una mela da mangiare. E' un dispetto di cui godere.
Il peccato ci rende uomini e ci rende uomini il rinfacciarci a vicenda le proprie colpe.
Senza, saremmo solo animali civili.
Perchè è il peccato che ci fa essere tristi o felici.
Come piatta e noiosa sarebbe la vita senza peccato!
Chi non ha peccato, non ha pietre da scagliare. E allora dove sta il divertimento?
Esser lapidato e lapidare qualcuno. E' un gioco. E' la voglia di sentirsi migliori a tutti i costi.
E' per questo che voglio esser condannato da una giuria di moralisti.
Punito con l'onta pubblica e la gogna.
Com'è dolce la tortura delle parole spese a diffamare.
Com'è dolce la sentenza di un popolo corrotto e senza rotta.
E' troppo dolce esser giudicato, condannato e discriminato.
Dalla paranoia ossessiva di qualcuno che vuol credersi migliore.

E' per questo che voglio essere peggiore. Peggiore di chiunque.
Più peggiore del peggiore.

Perchè è troppo attraente sapere che c'è qualcuno che giudicando te, crede di redimere i suoi peccati.
La pagliuzza nell'occhio dell'altro non è più una trave, ma un appiglio.
E' per questo che voglio lasciare alle mie spalle non dolci ricordi, ma brividi indecenti.


(Francesco Salistrari, 2010)

lunedì 1 febbraio 2010

L'ombra del peccato.









Esiste una storia per ognuno di noi e che chiunque può raccontare.
Ogni vita è un romanzo, un film per natale. Una Soap piena di comparse.
Esiste una ragione per ognuno di noi e che chiunque può trovare.
Ogni vita ha il suo senso, sebbene incomprensibile.
Ed ognuno di noi possiede il suo scopo.
E' per questo che siamo tutti, dall'ultimo al primo, troppo importanti.
Purtroppo sembriamo non capirlo e uccidiamo ogni giorno per le ragioni più stupide, inconsapevoli del peccato del quale ci macchiamo.
Un peccato ancora più grande se pensiamo a quanto siamo unici.
L'anima non è un giocattolo e probabilmente è destinata a morire con noi.
Il sacrilegio più grande è proprio considerarla immortale e credere, uccidendo qualcuno, di dargli un'altra possibilità.


(Francesco Salistrari, 2010)

sabato 30 gennaio 2010

Il vento.







Sento una carezza sulla pelle, proprio in questo momento, dolce, delicata, sincera.
E conosco queste mani ferme, gentili, leali.
Sono le dita del vento quelle che mi accarezzano adesso.
Sono le dita di quest'incantesimo che non ha nome, questo miracolo a cui nessuno fa caso.
Sono le dita di una magia, quelle che fanno volare gli uccelli, che muovono le nuvole, che accarezzano gli alberi. In un tocco d'amore infinito che si spande nel mondo.
Il vento.
Il respiro della Terra.
Adoro farmi accarezzare da loro, sentirne il solletico sul corpo, lasciare alle emozioni la possibilità di librarsi e diventare, esse stesse, uccelli.
L'incanto del vento è sapere che la Terra ancora respira.
Viva.
E che, adesso, qui, accarezzandomi, dichiara il suo amore per me.

(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 26 gennaio 2010

La paura.









C’è stato un momento in cui ho pensato che il sole cadesse dal cielo,
un altro invece in cui ho creduto le stelle potessero scappar via,
e un altro ancora in cui ho pensato che il mare evaporasse al soffio caldo del vento.


Nulla di tutto ciò naturalmente è successo,
ma qualcosa è cambiato,
qualcosa è diventato ciò che non avrei mai voluto che fosse.


Il mondo intorno adesso mi sembra diverso,
i suoi colori e i suoi odori non sono più gli stessi,
la passione con la quale li osservavo è ormai cambiata per sempre.


Il sole, le stelle, il mare,
non sono più ciò che ho sempre creduto che fossero,
adesso quasi inutili, quasi senza senso e significato.


C’è stato un momento in cui mi sono sentito immortale,
ma anche quello è fuggito senza lasciare traccia di se
togliendo però alla vita quel senso d’incanto e di bellezza.


C’è stato un momento in cui mi sono sentito come Dio,
ma naturalmente ho solo scrutato l’illusione del mondo
di essere ciò che non è.


E’ stato tutto così bello e attraente,
ma ora ho paura,
paura di evaporare, io si, al posto del mare,
di cadere, io si, al posto del sole,
di scappare via per sempre, io si, al posto delle stelle…


Ho paura,
ma la paura è solo ciò che non si può ottenere,
è solo ciò che è falso e non può diventare realtà,
è solo ciò che si ha, ma si vorrebbe buttare via…


(Francesco Salistrari, 2010)

lunedì 25 gennaio 2010

Dignità.


A volte scrivere mi fa male, come un pugno allo stomaco.
E' come se confessassi un peccato tenuto celato per troppo tempo. E mi sento alla gogna.
Come se avessi gli occhi della gente appicicati addosso, simili a sanguisughe.
A volte scrivere mi fa sentire nudo.
Come quando si sogna di camminare in mezzo alla gente senza le scarpe, perfettamente a disagio.
Ed è così che tante volte rinuncio. Che zittisco la rabbia che mi scivola dentro. E' così che sospendo giudizi che inevitabilmente riguarderebbero anche me.
Viltà.
O qualcosa di simile.
Ho paura di scivolare nell'imprudenza, nel qualunquismo (se mai esistesse), nella maleducazione.
E taccio.
Nascondendo me stesso dietro le apparenze, come tutti, in fondo.
A volte mi trincero nel silenzio per non sembrare patetico, banale, superficiale.
Come adesso del resto.
Come sempre, forse.
Ma il più delle volte non riconosco limiti alla decenza...e grido il mio furore.
Contro quello che siamo, quello che sono.
Grido il mio dolore per le ferite che vedo comparirmi sul corpo, inferte da qualcuno chissà dove.
A volte scrivo e ammanto la mia naturale viltà con la dignità della denuncia. Una dignità che in fondo non mi appartiene, ma che fingo di avere.
Solo per sentirmi migliore.
In fondo per dimostrare a me stesso che non mi sono ancora arreso.


(Francesco Salistrari, 2010)

venerdì 22 gennaio 2010

La notte.

Meravigliosa, la notte.
Come una dolce signora che arriva in punta di piedi,
silenziosa e discreta,
gentile e sincera.

Ha per occhi le stelle e per sorriso la luna,
radioso, ammaliante,
perché melanconico.

Meravigliosa, la notte.
Perla splendente
racchiusa nella sua conchiglia di buio.

Come nenia la sua voce calma
ci conduce al mattino,
all'ennesima rinascita.
Perché nel sonno moriamo,
ma solo per gioco.

Meravigliosa, la notte.
Che ci fa tutti bambini,
vulnerabili e sinceri,
gioiosi e senza pensieri.

Com'è bella, la notte.
Amante discreta
di questa risma di pazzi che qualcuno chiama umanità.


(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 21 gennaio 2010

Ed io...mi volto di lato.


Mi guardo di lato e vedo lei..o forse non lo è.
Non può esserlo.
Non ha senso reincontrarla adesso, ora, dopo così tanto tempo.
Quante occasioni sciupate, quanto tempo andato a male.
Il tanfo dei giorni buttati, mentre lei era lì.
Ad aspettarmi. Ad attendere una chiamata, una scusa, una stronzata.
Come ho fatto a non capire, a non immaginare come sarebbe stata la mia vita senza di lei?
Eppure l'ho fatto.
Perchè lo volevo.
Allora.
Ma oggi?
Non ne sono sicuro, non come prima.
Mi manca la sua carica esplosiva, la sua magra follia, la sua stupidità, la sua irriverenza, la sua mancanza di stile.
Perfetta. Perchè vera.
Sempre, comunque, ovunque.
Il suo stranissimo sorriso, veniale, attraente.
Ogni centimetro della sua pelle, un'oasi di pace interiore.

Mi guardo di lato e la vedo.
Che mi sorride e si avvicina.
Ci parliamo. Come se non lo avessimo mai fatto.
Ci sfioriamo. Come se fosse la prima volta.
Ci guardiamo. Quasi come due sconosciuti.
"Usciamo qualche volta?"
"Certamente"
E mi volto di lato.
E lei svanisce.
O forse sono io a farlo al posto suo.
Ancora una volta.
Cammino, sulla strada. Tagliente come nastro adesivo cosparso di vetri.
Ma non so dove vado.
Vorrei fermarmi, tornare sui miei passi, abbracciarla, sentirne l'odore.
Il suo.
Unico.
Vorrei sentire palpitarmi il suo cuore vicino.
Ed immagino di sentirlo veloce, all'unisono col mio.
Sentirei le gambe più molli, ne sono sicuro.
Ed invece è tutto irrealtà.
Svanisco. Nei pensieri del tempo. Nelle occasioni andate a male.
In quella vita che potevo scoprire e che ho ucciso senza pietà.
Traviato o illuminato, chissà.
Dalle mie convinzioni, paranoie, ossessioni, relazioni.
Adesso, in un altro universo, ne sono sicuro, un altro me stesso è con lei che cammina.
Felice.
Sarà!
Sicuro, comunque, di non aver rinunciato al proprio destino.

(Francesco Salistrari, 2010)

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