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mercoledì 12 febbraio 2014

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ammette: l'inquinamento è cancerogeno.

di Giuliano Polichetti
Ci siamo spesso occupati di inquinamento atmosferico, in particolare di PM (polveri sottili), e abbiamo visto le correlazioni esistenti tra di esse e numerosissime patologie (malattie cardiovascolari, respiratorie, difficoltà riproduttive e altre). Sono ormai anni che il mondo scientifico produce evidenze clamorose in tal senso, ma quasi mai riesce a sortire effetti che conducano politici e società civile a un cambio di rotta, a incoraggiare i cittadini ad assumere stili di vita meno impattanti e a tutelare l’ambiente in cui viviamo e il cibo di cui ci nutriamo. Eppure proprio la scorsa settimana l’IARC (International Agency for Research on Cancer), un ramo dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che si occupa esclusivamente di sostanze in grado di indurre neoplasie, ha ufficialmente riconosciuto l’inquinamento atmosferico e in particolare il PM come agente cancerogeno, in grado cioè di fare sviluppare a qualunque essere vivente molteplici tipologie di tumore. La conclusione? Più viviamo in ambienti inquinati più abbiamo la possibilità di sviluppare il cancro.

La situazione è davvero preoccupante dal momento che l’Organizzazione ha inserito le polveri sottili tra le sostanze del cosiddetto “Primo Gruppo” ovvero quelle dichiaratamente pericolose e delle quali è stata dimostrata la cancerogenità. Dal resoconto dell’IARC risulta che solo nel 2010 le morti per cancro al polmone imputabili al PM sono all’incirca 223.000, un dato che fa rabbrividire, soprattutto se consideriamo che si riferisce al solo mondo occidentale e a pochi paesi emergenti (Cina per esempio).

Questa presa di posizione dell’OMS segna un evento epocale: finora infatti, benché questi effetti fossero confermati da buona parte della comunità scientifica sopravviveva ancora un limbo di “detto non detto” su cui si reggeva, e tuttora si regge, il “non fare” delle istituzioni di tutto il mondo. La dichiarazione dell’OMS è vincolante e lascia poco, o meglio nessun margine al dubbio e all’incertezza. Nessuno può più far finta di niente o accampare alibi e tutti siamo obbligati a porre rimedio e trovare una strada per sanare questa boccia tossica in cui viviamo. Inoltre questo è l’esempio di come la ricerca, quando è indipendente e senza scopo di lucro, riesce a fornire la verità, pura e semplice. Ora la mia domanda è: alla luce di quanto detto, noi cittadini attenderemo magniloquenti provvedimenti internazionali o sceglieremo nel nostro piccolo di far qualcosa per salvarci la pelle? Ora è tempo di cambiare, il boomerang sta tornando dietro.



Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica


*****
Oms: “Smog è cancerogeno come l’amianto”. 220mila le morti causate solo nel 2010.
L’inquinamento dell’aria è stato inserito nel gruppo delle sostanze più dannose. E’ la prima volta che l’organizzazione mondiale della Sanità conferma ufficialmente un collegamento con il cancro ai polmoni

Lo smog è uno dei più importanti agenti cancerogeni. Lo ha dichiarato ufficialmente l’Iarc, l’agenzia di ricerca sul cancro dell’Oms, che ha annunciato oggi la decisione di inserire gli inquinanti dell’aria nel gruppo numero 1, quello dei sicuri cancerogeni, insieme a sostanze come amianto e benzene. E’ la prima volta che l’organizzazione mondiale della Sanità dichiara ufficialmente che l’inquinamento dell’atmosfera può causare il cancro. In precedenza l’agenzia aveva dichiarato nocivi solo alcuni componenti dello smog, come ad esempio i gas combusti del gasolio.
“L’aria che respiriamo è inquinata da diverse sostanze cancerogene – ha spiegato Kurt Straif, curatore della monografia dell’Iarc sull’argomento – Ora sappiamo che l’inquinamento dell’aria, oltre a provocare una serie di danni per la salute, è anche un potente cancerogeno, più del fumo passivo”. Lo studio dell’Oms raccoglie più di mille ricerche effettuate sui danni derivanti dall’inquinamento dell’aria in tutto il mondo. Un’analisi che ha registrato più di 220mila casi di morti nel 2010. Anche se la composizione dell’atmosfera varia da zona a zona, hanno spiegato gli esperti, le conclusioni sono valide in tutto il mondo.
“Ci sono prove sufficienti per affermare che l’esposizione all’inquinamento dell’aria provoca il cancro ai polmoni e aumenta il rischio di contrarlo alla vescica” ha precisato il team di ricercatori. Il rischio per i singoli individui è basso, anche se Straif ha precisato che le fonti di questo tipo di inquinamento sono così diffuse da essere difficili da evitare. I dati della ricerca non hanno permesso di stabilire se un particolare gruppo (donne o uomini, giovani o anziani) sia più vulnerabile ma è emerso che più aumenta l’esposizione più aumentano le probabilità di ammalarsi.
Sull’argomento l’Oms ha ricordato che si sta impegnando, insieme alla Commissione Europea, ad abbassare i limiti imposti per legge all’inquinamento atmosferico.



fonte: Repubblica


sabato 10 agosto 2013

Crisi alimentare in Grecia: le famiglie rischiano la fame durante l'estate.


HELENA SMITH
theguardian.com

Le organizzazioni di carità in prima linea rivelano che il 90% delle famiglie nei quartieri più poveri deve affidarsi alla banca del cibo e alle mense dei poveri per la sopravvivenza. Ma la fine dell’austerità non è in vista, e ora anche i volontari stanno rallentando. 

"Fame" non è una parola che venga facile ad Antonis Antakis. E al 28 di Veikou Street, negli spazi ristretti e affollati del Club della Solidarietà, è una parola che non viene nemmeno pronunciata. Ma la paura di non avere abbastanza da mangiare è la forza che spinge quelli che arrivano qui - ed è quella che sostiene gli instancabili volontari che accatastano pacchi di riso, pasta e altre merci secche che i greci come Antakis si portano a casa. 

  "La verità è che, se non venissi qui, non avrei i mezzi per nutrire i miei figli," dice il padre di tre figli, recentemente rimasto vedovo, con gli occhi fissati sul pavimento. "Tre anni fa, quando io ero il capo e avevo due dipendenti, l'idea di andare da qualche parte a raccattare cibo sarebbe stata inconcepibile. Allora, guadagnavo €3.000 al mese e il frigo era sempre pieno". 

Il compito di assicurare che le famiglie come quella di Antakis abbiano da mangiare per tutta l'estate è diventato più gravoso in questo fine settimana, in cui i greci si preparano alla tradizionale pausa estiva, condizionando la fornitura di servizi di base come la distribuzione di cibo ai poveri. 

Normalmente, la prospettiva che la Chiesa ortodossa – o qualsiasi altra organizzazione caritatevole – in agosto rallenti l'attività, sarebbe passata inosservata. Ma in questa Grecia tramortita dai debiti è impossibile da ignorare. In un contesto di disoccupazione record e con il paese intrappolato nella sua peggiore crisi dai tempi moderni, il disagio emerge in modi che pochi avrebbero mai potuto prevedere. Fame e malnutrizione sono parte del quadro.  

Per Antakis e per il numero crescente di persone che dipendono dalle mense dei poveri, che ora saranno privati di ogni supporto esterno, agosto è diventato il mese più crudele.  

"Mi preoccupo seriamente che un giorno non sarò più in grado di nutrire i miei figli", ha spiegato l'ex piastrellista trentanovenne, ora diventato taxista. Prima ero il capo, ora sono fortunato se guadagno 500 € al mese. Non puoi vivere solo di questo, pagare le bollette, tutti i debiti e tutte le tasse che ti accollano e riuscire a sopravvivere."  

Con il suo personale motivato e il suo spirito positivo, il Club della Solidarietà è simile a molti altri gruppi creati dai cittadini preoccupati e afflitti dagli effetti corrosivi dell'austerità. È gestito, anche se non finanziato, dalla sezione locale del partito di opposizione della sinistra radicale, Syriza. 

Un segno rivelatore del tessuto sociale greco, è che Veikou street non si trova nella  periferia decrepita di una capitale intrappolata nel sesto anno consecutivo di recessione, ma nel centro, a pochi isolati di distanza dal viale più elegante di Atene, in vista dell'antica Acropoli. 

  "Non avevo idea – e sono rimasto scioccato nel saperlo - che la gente di questo quartiere, in queste strade, in tutti gli edifici a cui passo davanti ogni giorno, stesse soffrendo in questa maniera," dice Panaghiota Mourtidou, 54 anni, co-fondatore dell'organizzazione, mentre imballa alacremente scatole di cibo. "Dopo tutto, stiamo parlando della classe media, persone che per lungo tempo si sono vergognate troppo per poter ammettere di avere di questi problemi." 

I bambini malnutriti, alla fine, hanno svelato il segreto attraverso i rapporti sugli svenimenti di alunni nelle scuole di tutto il paese. "Gli insegnanti hanno segnalato casi di bambini che venivano a scuola da mesi con nient’altro che riso o biscotti stantii", ha ricordato Mourtidou. "E’ lì che abbiamo deciso di lavorare con le associazioni dei genitori per identificare le famiglie in difficoltà. Attraverso le raccolte di cibo fuori dal supermercato ora nutriamo circa 130 persone per due volte al mese." 

Mentre il paese vacilla elemosinando un aiuto dopo l’altro, un clima di silenziosa disperazione cresce in Grecia. La politica della povertà – causata dai tagli implacabili, aumenti di tasse e licenziamenti richiesti in cambio dei fondi di salvataggio di UE e FMI -  lascia disastri nella sua scia.  

La Chiesa greco-ortodossa da sola alimenta circa 55.000 persone al giorno; le autorità comunali distribuiscono altri 7.000 pasti presso le mense dei poveri intorno ad Atene. «Normalmente non chiudiamo, ma le volontarie che cucinano nelle cucine delle chiese in tutta Atene hanno bisogno di riposo» ha detto padre Timotheos, portavoce del Santo Sinodo, massima autorità della Chiesa. 

"A tutti i livelli, le persone stanno attraversando un periodo molto difficile. La richiesta di cibo è cresciuta enormemente" ha dichiarato al Guardian, ammettendo che se i bisognosi non potessero recarsi alla mensa centrale della Chiesa dovrebbero affrontare immense difficoltà. 

Attraversando la città fino a Neos Kosmos, un quartiere della classe operaia i cui abitanti sono visti spesso rovistare in cerca di cibo al mercato settimanale di frutta e verdura, Christos Provezis descrive i fatti senza mezzi termini. L'ingegnere civile disoccupato, che ha avviato un proprio gruppo di solidarietà nella zona lo scorso anno, dice: "In passato una persona su 10 andava alla mensa dei poveri, oggi siamo quasi a nove persone su 10." 

"Dicevano che la crisi sarebbe finita nel 2012 e ora, nel 2013, dicono che vedremo la luce in fondo al tunnel nel 2014. La verità è che la situazione continua a peggiorare. I greci hanno speso i loro risparmi, non hanno più nulla da parte".  

In un rapporto agghiacciante di quest'anno, l'Unicef stima che in Grecia quasi 600.000 bambini vivono al di sotto della soglia di povertà e che più della metà di loro non può soddisfare le necessità nutrizionali quotidiane di base. "Nelle famiglie più povere stiamo assistendo all'incapacità di garantire le necessità di salute, sociali ed educative dei bambini," ha detto Lambros Kanellopoulos, che dirige il ramo greco dell'Unicef. "L'esclusione sociale è in crescita. Lo si nota nella classe media, dove i redditi sono stati duramente colpiti da tutti i tagli." 

Nell'ambiente politico greco, sempre più teso, la politica del cibo è delicata. Negli ultimi mesi il partito di estrema destra Alba Dorata ha iniziato a tenere distribuzioni alimentari " per soli greci" al fine di guadagnare consensi. 

I politicanti hanno nascosto quello che molti temono possa trasformarsi in una crisi umanitaria nei prossimi mesi. Come la malnutrizione – ad oggi il più pernicioso sottoprodotto dell’austerità  –  anche il fenomeno dei senzatetto è in aumento. "La situazione peggiorerà ancora prima di poter vedere qualche miglioramento" ha detto Xenia Papastavrou, che gestisce la principale organizzazione di soccorso alimentare del paese, Boroume.  

"I servizi sociali dei comuni non possono nemmeno tenere il passo a registrare il numero delle persone in stato di bisogno," ha detto Papastavrou, il cui programma distribuisce le eccedenze alimentari donate da catene di negozi, ristoranti, pasticcerie e alberghi a 700 mense dei poveri in tutta la Grecia. "In quartieri borghesi tradizionali come Zographou il numero di coloro che richiedono aiuto dal 2011 è salito  da 50 a 500 persone. Ovunque andiamo  è la stessa storia, ed è il motivo per cui abbiamo bisogno di tutto l'aiuto possibile." 



Versione originale:


Versione italiana:


mercoledì 10 aprile 2013

Fukushima, dati preoccupanti dal Giappone.


Nuovi dati rilasciati dal Ministero della Sanità giapponese, dimostrano ancora una volta che il disastro nucleare diFukushima, verificatosi a seguito del violento terremoto dell’11 Marzo 2011, è tutt’altro che finito. 

Stando a quanto afferma Fukushima-Diary.com, nonostante un completo oscuramento dei media sull’attuale situazione, i livelli di cesio-137 e cesio-134 trovati nei crackers di riso e nei mandarini prodotti nella prefettura di Shizuoka a 362 chilometri dalla centrale, sono abbastanza alti da permettere il superamento delle soglie consentite nei residenti nel corso di pochi mesi, o addirittura settimane. 

Dai dati emerge che i livelli potenzialmente letali di radiazioni stanno ancora interessando i grandi centri abitati di tutto il Giappone, compresi quelli più distanti da Fukushima. In media un adulto non dovrebbe essere esposto ad oltre 50 millisievert (mSv) di radiazione per anno, al fine di evitare gravi conseguenze per la salute. Per i bambini la soglia massima è di gran lunga inferiore, probabilmente non più alta di 10 mSv. Valori che gli abitanti delle aree più limitrofe superano nel corso di poche settimane.

Ma il cibo, ovviamente, non è l’unica fonte di radiazioni per l’uomo: i livelli, sempre secondo Fukushima-Diary.com, continuano ad aumentare anche nei laghi e nei fiumi a nord di Tokyo, rivelando misure quasi triplicate dalle ultime rilevazioni. Secondo la stessa fonte, le autorità competenti coprirebbero la gravità della situazione, attribuendo eventuali decessi ad altre cause. 


Livelli così elevati di radiazioni nel corpo umano possono comportare malattie cardiache e cancro, tanto per citare quelle più letali. 

Nel frattempo, un recente rapporto Rasmussen, ha scoperto che più di un terzo di tutti gli americani credono che le radiazioni provenienti dalla centrale di Fukushima abbiano causato un danno significativo negli Stati Uniti. 
Questo è probabilmente dovuto al fatto che alti livelli radioattivi sono stati osservati nel suolo, nell’acqua, e anche nel cibo del nuovo continente.


L'11 Marzo a Fukushima



letto e condiviso da: La Crepa nel Muro.


giovedì 27 settembre 2012

Ratti, cancro e politiche transgeniche.



Nuove prove scientifiche di ricercatori in Francia dimostrano che il mais geneticamente modificato provoca il cancro nei ratti, mentre il glifosato, l'erbicida più usato nelle coltivazioni transgeniche, provoca malformazioni nei feti, secondo gli studi realizzati dal Dr. Andrés Carrasco ed altri scienziati in Argentina.
Sebbene le relazioni sul glifosato e gli studi precedenti sui transgenici, hanno mostrato evidenza di gravi problemi per la salute e per l'ambiente, il governo messicano ha autorizzato nel 2012 più di 1.800 ettari di piantagioni a campo aperto, di mais geneticamente modificato, la maggior parte con lo stesso gene della Monsanto (603) che ha causato il cancro nei ratti negli esperimenti francesi.
Nello studio realizzato dal CRIIGEN (Comitato di ricerca e di informazione indipendente sulla genetica), Università di Caen, in Francia, sono stati alimentati 200 ratti per due anni, suddivisi in 10 gruppi, con razioni diverse. Alcuni con mais geneticamente modificato NK603, resistente al glifosato, ma senza essere utilizzato, altri con lo stesso mais GM con glifosato, ed altri con glifosato disciolto nell'acqua che bevevano, oltre a un gruppo di controllo che non ha ricevuto nessuno degli elementi sopra citati.

I ratti alimentati con mais GM sono morti prematuramente ed avevano un'incidenza di tumori del 60-70 per cento contro il 20-30 per cento del gruppo di controllo.
Gilles Eric Seralini direttore di CRIIGEN, ha detto che è uno studio unico al mondo, perché tutti i test che hanno realizzato le aziende (multinazionali del settore, N.d.T) non superano i tre mesi, mentre questo esperimento ha coperto l'intero arco di vita dei ratti.
Infatti, un fattore importante è che la maggior parte dei problemi sono apparsi dal quarto mese, quindi Seralini ha affermato che il tempo è scelto (dalle multinazionali, N.d.T.) per ulteriori esperimenti è stato intenzionalmente breve per evitare la comparsa della maggior parte dei sintomi.

 
Tumori provocati da mais OGM, con e senza Roundup (R)
Alcuni "scienziati" che fungono da copertura dell'industria dei transgenici, legati o finanziati direttamente o indirettamente da questa, attaccano gli studi del CRIIGEN, rilevando presunte incoerenze, come il fatto che anche il gruppo di controllo ha sviluppato tumori. Ma questo è comprensibile, perché vengono usati topi che tendono a sviluppare tumori e a cui non si permette mai di vivere così a lungo. Il dato significativo sta nella grande differenza in percentuale.
Oltre ai tumori, i gruppi di ratti esposti al mais transgenico e glifosato hanno avuto gravi problemi ai reni e al fegato.

Il governo francese, di fronte ai risultati degli esperimenti, ha deciso di aprire un periodo di verifica degli studi. Se fosse confermata la loro tossicità potrebbe decidere di vietarne l'importazione e l'utilizzo anche come foraggio. Seminare mais GM non è consentito in questo paese, proprio per gli studi precedenti sulla potenziale tossicità e l'impatto ambientale del mais NK603 e MON810 della Monsanto.
Invece della premura con cui alcuni biotecnologi - anche in Messico - cercano di spodestare gli esperimenti, l'atteggiamento coerente e responsabile che dovrebbero avere è quello di verificare questo studio e farne altri, visto che i transgenici che sono sul mercato sono stati approvati basandosi quasi al 100 per cento sui dati forniti dalle società che li vendono.

Dal momento che il Messico rappresenta il centro di origine del mais ed è anche il paese con il più alto consumo umano di mais in tutto il mondo, sarebbe logico seguire il principio di precauzione in senso stretto, sia per i rischi alla salute umana che per l'impatto sulla biodiversità e per i molteplici significati che il mais ha in Messico per la sua cultura e la sua popolazione.
Tuttavia, anche se la Commissione di Biosicurezza in Messico (CIBIOGEM) ha ricevuto numerose, ampie e solide angomentazioni scientifiche e tecniche per non permetterne la semina - né sperimentale, né tanto meno pilota o commerciale - di mais transgenico, sono state ignorate da tutti volontariamente mettendo a rischio gli interessi della popolazione per favorire esclusivamente quelli della Monsanto, la multinazionale che controlla oltre l'85 per cento delle sementi geneticamente modificate nel mondo.

L'accordo per garantire gli interessi della Monsanto contro il popolo del Messico e contro il suo principale patrimonio genetico alimentare, è stato siglato da Bruno Ferrari, attualmente segretario dell'Economia, ma precedentemente funzionario della Monsanto.
Nel 2009, Ferrari, allora direttore del ProMéxico, organizzò un incontro tra Felipe Calderón e l'amministratore delegato della Monsanto, al Forum Economico Mondiale di Davos. Al ritorno da tale riunione, il governo ha annunciato di voler interrompere la moratoria esistente dal 1999 contro la semina di mais GM, anche se nessuno dei motivi che gli esperti avevano presentato per sostenere e mettere in atto la moratoria fosse cambiato.
Al contrario, nel corso degli anni, peggiorarono le condizioni di rischio che giustificavano la moratoria sulla coltivazione di mais geneticamente modificato del 1999.

I transgenici usano molte più sostanze tossiche e producono meno dei semi ibridi, oltre ai molti rischi e impatto sulla salute e l'ambiente in continua crescita, poiché le piante diventano sempre più resistenti e richiedono composti sempre più tossici.
Ci sono 10.000 anni di lavoro contadino e decenni di ricerca pubblica agricola nei semi non transgenici che inorgogliscono e sono ampiamente sufficienti a coprire le esigenze di tutta la popolazione del Messico.
Permettere la diffusione di OGM nel paese è un atto di estrema irresponsabilità e un crimine storico.


domenica 16 settembre 2012

Registro Tumori campano: il vaso di Pandora.


L'incredibile decisione del Governo nel silenzio generale.



La Regione Campania, con la legge n.19 del 10 Luglio 2012, ha istituito per il territorio regionale campano il “registro tumori”, strumento indispensabile di monitoraggio sanitario della popolazione. E nonostante le polemiche seguite all'approvazione, su alcuni aspetti e contenuti della legge, si tratta comunque di un passo importante e decisivo verso la realizzazione di uno strumento sanitario essenziale in una regione come quella campana.

L'importanza cruciale di tali registri risiede nel fatto che in nessuna struttura ospedaliera italiana, pubblica o privata, c'è l'obbligo di archiviare i dati relativi alla diagnosi e alla cura dei tumori. Per tenere sotto controllo le patologie oncologiche occorre quindi che qualcuno si assuma il compito di raccogliere in modo sistematico le informazioni, di codificarle e archiviarle per la ricerca scientifica (la famosa ricerca!).
I dati raccolti sono essenziali per le indagini sulle cause del cancro, per la valutazione dei trattamenti da adottare, per la progettazione di interventi di prevenzione e per la programmazione delle spese sanitarie.

Due giorni fa, venerdi 14 settembre, nel silenzio quasi generale, il nostro “bel governo”, ha pensato bene di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge istitutiva regionale di cui sopra, con la giustificazione giuridica (sic!) che essa “contiene alcune disposizioni in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario”.

Voglio ripeterlo.
Disposizioni in contrasto con il piano di rientro dal disavanzo sanitario!
Costo a carico della Regione? 1.5 milioni all'anno.

Non entro nel merito giuridico della questione, perchè di quella e a ragion veduta dovrà occuparsene direttamente l'Alta Corte.
Ma vi sembra logico impugnare una legge del genere adducendo un giudizio di merito basato su “valutazioni” finanziarie? E' possibile anteporre sul piano etico-giuridico un atto valutativo di questo genere a considerazioni di carattere più generale basate sull'interesse collettivo?
E' davvero così importante per i bilanci regionali (e statali) non prodursi in un impegno di spesa di questa consistenza? Siamo davvero sicuri che, a latere di considerazioni più generali, la priorità finanziaria sia realmente quella più urgente?

Credo proprio di NO!

La Campania non è una regione qualunque.
E' la regione dei veleni, dell'immondizia, degli inceneritori. Come quello di Acerra, uno tra i più grandi d'Europa, costruito dalla famigerata Impregilo grazie ad una “buona parola” dell'emerito On. Bassolino. La ditta, che all'epoca versava in cattive acque, si aggiudicò l'appalto grazie alla minore offerta e ad una previsione dei tempi per la costruzione dell’impianto decisamente inferiori a quanto proposto dall’altro concorrente, l’ Enel. Un buon affare, insomma. Soprattutto per i campani. Che si sono visti scaraventare in testa un impianto gigantesco per l'incenerimento dei rifiuti le cui emissioni, è stato dimostrato scientificamente, provocano il cancro. E il capocomico PD, Matteo Renzi, può rendersi ridicolo quanto vuole e rendere al contempo ridicoli tutti coloro che gli credono, se va in televisione ad oltraggiare e sbeffeggiare un'oncologa, affermando il contrario!

Inoltre, è lecito o non è lecito quantomeno sospettare che i rifiuti domestici siano inceneriti insieme a rifiuti ancor più tossici, come quelli industriali (per fare il primo esempio che, ohibò, mi è passato per la testa), considerando CHI gestisce i rifiuti campani? O è assolutamente impensabile coltivare un simile sospetto ignorando centinaia di inchieste giudiziarie che sono state condotte sul tema?

E il Governo, con una decisione simile, può essere tanto spudorato da ignorare una situazione del genere?

Poi però la realtà è una sola: i pochi dati disponibili sull’incremento dei tumori in Campania sono allarmanti. E la situazione generale di degrado ambientale dovuta alla criminale gestione dei rifiuti non è certo una delle ipotesi che viene scartata per prima, nella ricerca delle cause dei tumori! Da nessuno, nemmeno dai contadini che coltivano i campi vicino ad Acerra e alle discariche legali ed abusive sparse un po' ovunque, figurarsi da parte degli oncologi!

Ecco l'importanza cruciale del registro tumori, quantomeno da un punto di vista giuridico. 
Perchè un registro dei tumori renderebbe probabilmente evidente una realtà schifosa e imporrebbe legalmente il risanamento ambientale.

Allora perchè il Governo si oppone ad un misura di civiltà, di legalità, di rispetto umano ed ambientale, una misura pienamente etica, prima ancora di qualsiasi altra connotazione?
Può essere semplicemente finanziario il provvedimento di impugnazione? E se la Corte Costituzionale dovesse stabilire, de iure consulto, la legittimità di tale impugnazione?

Non verrebbe commesso un gravissimo crimine etico e sociale, di capovolgimento della stessa scala gerarchica dei valori condivisi dall'ordinamento giuridico ed istituzionale?

E' evidente però come in realtà aldilà di qualsiasi considerazione di questo genere, la decisione presa dal Governo due giorni fa è del tutto e per tutto una decisione POLITICA. Non certo finanziaria. Ed è una decisione politica tanto grave quanto grave è la situazione campana. Una decisione politica che tiene conto solamente di una tanto labile quanto astratta “ragion finanziaria”, ma che in realtà nasconde un ben più grande e vergognosa Ragion di Stato.

Perchè la verità a volte è drammatica tanto quanto è semplice. Istituire infatti un registro tumori in Campania (ammesso che svolga il suo ruolo in maniera imparziale e scientifica), vuol dire scoperchiare il vaso di Pandora. Ma non solo per la Campania, bensì per l'Italia intera.

Ed è Ragion di Stato perchè se si accertassero correlazioni, tanto scomode alla politica, tra una certa gestione dei rifiuti, una certa gestione dei siti di stoccaggio, compostaggio e smaltimento, tra gli inceneritori e le discariche, da una parte, e l'insorgenza tumorale nelle popolazioni dall'altra, finirebbe un'epoca.
E la pacchia per chi lucra miliardi sulla morte delle persone.

Per fare un esempio: in luglio uno studio condotto dall’Istituto nazionale tumori con la Fondazione Pascale di Napoli ha dimostrato che nell’hinterland napoletano (capoluogo escluso), a Caserta e dintorni si muore di tumore fino al 47% in più che nel resto d’Italia.
Capite di cosa stiamo parlando?

Un Registro Integrato Regionale darebbe alla ricerca oncologica uno strumento utilissimo per formulare casistiche, tipologie tumorali, strategie preventive disegnate su misura per ogni singolo territorio e sarebbe capace di dare risposte concrete alla domanda fondamentale di risanamento ambientale e sanitario.

Invece si dice di NO!

L'Art. 32 della nostra Costituzione, pone nella pietra un principio SACRO, inviolabile e incomprimibile. Quello alla Salute. Forse il primo, in ordine di importanza, tra quelli individuali.
La salute, in quanto indispensabile presupposto per il godimento di tutti gli altri diritti costituzionali, costituisce un diritto fondamentale, la cui lesione impone il risarcimento del danno.

Ah ah, beccati!

Ecco quali sono i VERI soldi che il Governo vuole risparmiare! Ecco qual'è il vero DISAVANZO finanziario che verrebbe causato dall'istituzione di un registro tumori!! Perchè aprendo il vaso di Pandora, ad essere coinvolti nella girandola delle responsabilità sarebbero tutti: ASL, aziende private di smaltimento, amministrazioni comunali, provinciali e regionali, partecipate, consociate, imprese di gestione dei trasporti, del controllo della sicurezza degli impianti, enti di controllo territoriali (come l'ARPA), privati cittadini, industrie e installazioni produttive, aziende o partecipate per il riciclaggio e/o lo stoccaggio, funzionari pubblici (come tecnici comunali, o vigili urbani o responsabili provinciali e regionali), funzionari delle forze dell'ordine, magistrati, commercialisti, avvocati, ingegneri, architetti, notai, perfino contadini. Ci sarebbero tutti. Nessuno escluso.

Vi chiederete: e la camorra? Sarebbe superflua nominarla, quando lo si è già fatto chiamandola con altri mille nomi.

Ma non era “tecnico” questo Governo? Eppur che decisione POLITICA si è assunto la responsabilità di prendere! Ah, già, ma formalmente la sua “presa di posizione” è di natura eminentemente tecnica, per meglio dire finanziaria! Come a voler dire che un Governo tecnico, solo di valutazioni del genere, in quanto tecnico appunto, può assumersi la responsabilità. Che poi tali decisioni abbiano un peso politico enorme, beh, quello è solo un dato incidentale della tecnicalità dell'intervento.

Misteri della politica tecnica.

Va da sé che comunque qualora l'operazione “morbida” alla Corte Costituzionale non dovesse andar a buon fine, ci sarà sicuramente qualcuno che saprà trovare soluzioni alternative affinchè non si apra quel coperchio maleodorante che è l'immondizia campana e tutti i suoi corollari nazionali. E anche se la legge che istituisce il registro tumori dovesse esser dichiarata legittima dalla sentenza della Corte Costituzionale, si troveranno mille maniere per non farla funzionare come dovrebbe.

Ma sarebbero soluzioni decisamente più da “lavoro sporco”. E di soluzioni, il potere, ne trova sempre quante ne vuole, il più delle volte a margine o fuori dalla legalità ufficiale.
Proprio lì, si!, dove comincia quella Ragion di Stato che evidentemente di ragione ha veramente poco, e di Stato ha solo quello di alterazione della coscienza.



(Francesco Salistrari)


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