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giovedì 8 gennaio 2015

MASSONI: comincia la guerra?

Riflessioni a margine sul libro che rivela al mondo l'esistenza di superlogge segrete sovranazionali che governano il mondo da secoli.


di Francesco Salistrari







Dopo molti mesi e molti annunci, anche suggestivi (e propagandistici) esce finalmente il libro del Venerabile Massone Gioele Magaldi (“MASSONISocietà a responsabilità illimitata, La scoperta delle Ur-Lodges).

Un libro che per chi ha seguito fin dalla sua comparsa nel 2010 il movimento d’opinione massonico GOD (Grand’Oriente Democratico), interno al Grand’Oriente d’Italia, era molto atteso. E non solo per le “rivelazioni” che questo libro negli annunci del suo “autore” prometteva, quanto piuttosto per comprendere a che punto sta, oggi, a 4 anni di distanza, la battaglia tra la massoneria “progressista” e la massoneria “conservatrice” (usando appunto una terminologia divenuta pubblica forse per la prima volta in Italia proprio grazie all’opera e alle attività variegate del GOD di Magaldi).

Giole Magladi, Gran Maestro Venerabile, GOD
Ebbene sono passati 4 anni da quando noi poveri piccoli profani ignoranti e non iniziati abbiamo appreso dell’esistenza di questa divisione intermassonica radicale che attiene a due visioni diametralmente antitetiche del mondo, dei rapporti sociali ed economici.

Due visioni che vedono nella prima (progressista) un anelito democratico, di stampo roosveltiano in campo politico e keynesiano in campo economico, e nella seconda (conservatrice) un anelito oligarchico, di stampo reganiano/tatcheriano in campo politico e hayekiano in campo economico. Naturalmente semplificando al massimo e non tenendo conto né delle sfumature, né tantomeno della vastità di due visioni del mondo che si distinguono anche per altri aspetti non marginali.

Beh, il libro MASSONI è uscito, pubblicato da Chiarelettere, con la specificazione che in realtà si tratta del primo volume di una trilogia a cui seguirà una bilogia, per un totale dunque di 5 volumi che parleranno al mondo profano di massoni, politica, economia, intrighi, in altre parole del Potere e delle declinazioni che il Potere ha assunto in chiave moderna e contemporanea.

Un libro che ad una prima lettura, appare molto fluido nella prosa, quasi romanzato e che proprio grazie a questo, immerge in maniera naturale il lettore in una visione dello scontro politico-sociale degli ultimi 70 anni dell’occidente (e del mondo intero) che mette in discussione molti assunti del dibattito politico contemporaneo e passato, riscrivendo i capitoli più oscuri, più significativi e più dirimenti dell’epoca moderna, in una nuova chiave di lettura che sconvolge la visione di senso comune della storia e della realtà, del presente, nel quale viviamo.

Un libro particolare. Intenso. Profondamente interessante.

E fin qui i pregi, tanti, di questo immane lavoro, come detto prima fatica di una trilogia.

Ma veniamo alle cose che ci lasciano perplessi. E da profani, non potrebbe essere altrimenti.

Ma proprio in virtù del fatto che tale libro a profani si rivolge, a buon diritto, da profani ci sentiamo liberi di esporre le nostre considerazioni di carattere generale su quest’opera.

 Innanzitutto in questo primo libro c’è un grande assente. Un assente ingiustificato: il movimento operaio.

Si, perché in MASSONI, tutto ciò che storicamente ha rappresentato e ha determinato, il variegato movimento operaio, attraverso prassi ed elaborazioni politiche, seppur eterogenee, nella narrazione di Magaldi perde totalmente la sua funzione storica, diventando incredibilmente orpello delle dinamiche proprie solo al potere, alle strumentalizzazioni, cooptazioni e impulsi provenienti dal mondo massonico.

Magaldi non è nuovo infatti a presentare il mondo occidentale come “figlio” esclusivo della massoneria, dell’opera e delle idealità di cui una parte fino agli anni ’70 maggioritaria (almeno così dice Magaldi) della massoneria, quella più liberale e democratica, è stata portatrice. Dimenticando, o fingendo di farlo, completamente la dialettica venuta fuori dal mondo del lavoro e del popolo profano in generale. Come se un’intera costruzione sociale, figlia della rivoluzione industriale, fosse frutto solamente di pochi “illuminati” uomini della storia e dei rapporti interni alle logiche di potere (e alle logge).

In parte è vero. Ma cancellare con un colpo di spugna, dalla lavagna della storia, ciò che è stato e ha rappresentato in toto l’esperienza del movimento socialista, operaio e comunista, limitandolo all’opera di pochi massoni che “guidavano” anche tali movimenti e di cui furono essi stessi protagonisti dell’elaborazione filosofica e sociale, appare davvero riduttivo e fuorviante. Proponendo una visione elitaria della storia che può trovare, per quanto ci riguarda, solo parziale veridicità nell’immensa complessità storica di cui si compone una società.

Ma noi siamo profani. Giusto? Quindi…

Un’altra grande contraddizione, probabilmente voluta o inevitabile, che emerge potente da questo scritto, è quella della volatilità, indistinzione, fumosità, che contraddistingue il confine che separa la massoneria cosiddetta conservatrice da quella progressista.

Un confine tanto più labile, quanto nello stesso testo, nell’ultimo capitolo, quello in cui Magaldi fa “parlare” direttamente le due anime massoniche, in un “ricostruito” confronto dialettico tra massoni, appare evidente l’enorme, spregiudicata e ai noi profani improponibile permeabilità di tale confine.

Un confine che, attraverso la lettura degli episodi storici narrati, dell’emersione delle logiche sottese, delle posizioni assunte dai vari personaggi e attraverso la risoluzione di alcuni punti “caldi” dello scontro, appare davvero troppo labile.

Per fare un esempio esplicativo: quando Magaldi ci racconta dei retroscena dei tentati (4) colpi di Stato dagli anni 60 fino a metà degli anni 70 in Italia, fu, dice lui, per merito dell’intervento diretto di Arthur Schlesinger jr e delle logge sovranazionali progressiste, che le svolte autoritarie nel nostro paese furono sventate. Salvo poi, solo qualche anno dopo, indirizzare lo sviluppo del paese proprio nella direzione in cui voleva chi quei colpi di Stato (minacciati, ma non realizzati) li aveva favoriti.
F.Von Hayek e J.M. Keynes
In effetti, proprio in quel preciso tornante storico, Magaldi ci informa del sovvenuto accordo intermassonico (“Massoni uniti per la globalizzazione”) che, di fatto, spalancava le porte alla realizzazione della visione “aristocratica” della società e dell’economia che oggi abbiamo davanti.
Accordo dunque che ha decretato la sconfitta della massoneria progressista? O, caro Magaldi, una massoneria progressista che in realtà, in parte, maggioritariamente, si trovava già schierata in un certo modo? Per intenderci: quando ci si è resi conto che il Keynesianesimo, la dottrina economica che dal dopoguerra in poi ha governato il funzionamento del sistema occidentale, non conduceva ad un capitalismo migliore, dal volto umano, più equo socialmente (cosa peraltro già raggiunta e dimostrata), ma nel lungo periodo, FUORI (!) dal capitalismo, che cosa è successo all’interno delle logge progressiste? Come si spiega, altrimenti, il completo abbandono alla visione neoliberista del mondo da parte di chi per decenni aveva appoggiato una diametralmente opposta visione?

Magaldi a questo proposito, riscrive anche la narrazione delle crisi petrolifere degli anni 70, quelle che più di tutte, convinsero (semplificando) addetti ai lavori e classi dirigenti a ritenere insostenibile il modello keynesiano. E lo fa in modo alquanto convincente, raccontando di quanto le determinazioni dell’Opec e la guerra israelo-araba furono usate e strumentalizzate, volute, implementate, proprio da quella parte della massoneria che voleva chiudere con lo “stato sociale” e l’esperienza keynesiana.

Ma la massoneria progressista, di fronte a tutto questo, cosa ha fatto? Stipula un accordo di non belligeranza per arrivare a: 1) caduta del comunismo sovietico; 2) globalizzazione mercatista mondiale.

E in entrambi i processi, il suo ruolo, è stato marginale.

In che senso? Nel senso che, sia nelle metodologie di gestione della transizione del mondo sovietico al “libero” mercato, sia nell’implementazione delle politiche di globalizzazione mondiale, la visione progressista, democratica, sociale e socialisteggiante, appare non solo minoritaria, ma del tutto assente.

Ci sembra davvero impensabile credere che i grandi massoni progressisti che fecero la storia del dopoguerra, che sconfissero il nazifascismo ed edificarono il mondo del boom economico, abbiano abdicato in maniera così palese e sconsiderata.

Come si può credere che la dialettica inframassonica si sia fermata con quella stipula di non belligeranza? Come è possibile pensare che dinnanzi alla distruzione di quel mondo che la massoneria progressista aveva così orgogliosamente (e tanto orgogliosamente oggi per bocca di Magaldi rivendica) edificato, sia restata inerme ed inerte, spettatrice non pagante?

E ritorniamo al confine che separa queste due massonerie. Dove comincia e dove finisce? Quanto è permeabile? Come si spostano i massoni al di là e al di qua di questo confine?

Ma arriviamo al nocciolo della questione: perché questo libro proprio ora?

L’esplosione della crisi statunitense del 2007, tracimata in tutto il mondo e che ha mandato in tilt il sistema bancario mondiale, precipitando l’Europa in recessione (e oggi in deflazione), ha determinato una situazione in cui gli equilibri geopolitici del mondo venuti fuori dal 1989 in poi sono messi in crisi. In crisi è messo il modello stesso di globalizzazione e in discussione sono proprio le risposte che i poteri dominanti in occidente danno della crisi (o vista da un altro punto di vista, l’utilizzo che della crisi stanno facendo).

Che genere di crisi è quella che stiamo vivendo? Nel libro di Magaldi si intuisce una visione, ma non ci convince. Ci può convincere invece di più l’idea che questo libro sia una dichiarazione di guerra tra massonerie?

Dinnanzi alla messa in discussione della globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta, la cosiddetta massoneria progressista ha lanciato il suo guanto di sfida? Dinnanzi al disegno neoligarchico europeo e occidentale (Tiip e Tpp), dinnanzi alle tensioni con la Russia (e la Cina), dinnanzi all’instabilità del Medio Oriente, la massoneria che difende i valori democratici occidentali rialza la testa?

E’ davvero questa la ragione di questo libro? Il disvelamento dell’esistenza di logge sovranazionali potentissime all’interno delle quali si decidono i destini dell’umanità dalla metà dell’800, corrisponde ad una dichiarazione di guerra? O è un gesto disperato? L’ultimo tentativo per un risveglio popolare che metta in discussione le basi stesse del potere occidentale?

Tutto può essere. Ma questo libro, aldilà dei suoi veri intenti (che noi profani probabilmente non conosceremo mai), presenta una contraddizione formidabile e insuperabile e che attiene, ci spiace dirlo, alla natura stessa dell’organizzazione massonica in sè, una contraddizione insanabile e che, purtroppo, fa un cattivo servizio ai pur nobili intenti dei suoi divulgatori.

Di cosa si tratta?

Eleanor Roosvelt
Diamo per buono che Magaldi stia dicendo tutta la verità (nient’altro che la verità, lo giuro!). Diamo per buono che lo scontro tra due opposte visioni sia davvero arrivato a questo punto. Diamo per buono che la massoneria democratica, quella che difende il modello repubblicano/parlamentare occidentale, borghese, sia schierata in questo frangente storico al fianco degli interessi più genuinamente popolari. Assunto ciò, come si concilia con una visione realmente democratica, popolare, che metta l’uguaglianza degli uomini sopra ogni cosa, che fa della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” del 1948 il proprio manifesto ideologico, con l’esistenza, la potenza e l’impermeabilità di logge massoniche SEGRETE (perché le Ur-Lodges noi le scopriamo solo oggi a distanza di secoli)? Come si concilia il principio democratico della sovranità popolare se i governanti di tutti i governi del mondo sono scelti, imposti da queste logge che non rispondono ad alcun controllo democratico? Come si concilia il principio di uguaglianza dei cittadini in tema di diritti e di fronte alla legge, con una visione e una prassi elitaria dell’azione politica e sociale?

In altre parole: come possiamo fidarci di questo libro?

Come possiamo prendere per buono tutto ciò che dice, al di là della logica stringente e innegabile di alcuni passaggi fondamentali della sua narrazione, quando gli stessi autori di questo libro si dichiarano appartenenti a logge segrete sovranazionali che hanno contribuito alla (anzi hanno determinato la) creazione di quel vasto e complesso meccanismo di “controllo mediatico” della società attraverso televisioni, radio, giornali, cinema, partiti e chi più ne ha più ne metta che fa della disinformazione e del condizionamento sociale la propria ragion d’essere?

Tralasciando lo stucchevole richiamo continuo, in questo primo volume, ai successivi, di questa opera è tanto ciò che ci lascia perplessi, tanto ciò che non ci convince, tanto ciò che ci fa paura e ci lascia con l’amaro in bocca.

Non sappiamo nulla di massoneria, se non un coacervo di informazioni raccattate qua e là e di dubbia validità che nel corso degli anni sono venute fuori, non conosciamo nulla dei riti e dell’esoterismo che la massoneria pratica da secoli (se non da millenni), non sappiamo nulla delle discussioni che avvengono nelle logge, delle decisioni che vengono prese, molte volte a braccetto con fratelli massoni di dubbia (eufemismo) tempra morale ed etica responsabili di crimini contro l’umanità, di raggiri, di omicidi, di truffe, di traffici.

Bene, questo libro, aggiunge davvero poco alla conoscenza profana di questa grande e potentissima organizzazione semi-segreta. Lascia solo intravedere, com’è prassi e costume di questi libri, mescolando e rimescolando le carte di continuo, fugando dubbi per poi ricomplicare il quadro subito dopo.

Una cosa però può essere detta: questo libro, forse, ci aiuta a vedere come anche nella massoneria esiste gente per bene, sinceramente impegnata per il bene del mondo. E questo è un gran servigio per aiutare una prospettiva diversa in chi, nella massoneria, soprattutto in Italia, ha sempre visto solo un pericolo e un male.


Ma saranno gli anni che verranno, a dimostrare se queste persone rappresentino un’insignificante minoranza o se, grazie all’aiuto popolare (che questo libro implicitamente invoca), sarà capace di sconfiggere una volta per tutte i nemici della democrazia, il concetto di ineguaglianza degli uomini, del diritto di pochi a decidere per tutti senza alcuna investitura.



per maggiori info: http://www.grandeoriente-democratico.com/

venerdì 28 giugno 2013

Il mistero delle Piramidi.


Un articolo di grande interesse sulle Piramidi che apre nuovi spazi ad interpretazioni alternative alla archelogia ufficiale. Se i risultati degli studi e delle scoperte citati venissero confermati, si tratterebbe di una rivoluzione copernicana nell'ambito non solo dell'archeologia, ma della comprensione storica complessiva. Un articolo suggestivo che vale la pena leggere dall'inizio alla fine.                         


 25.000 anni fa, le piramidi come fonte free energy? 

 

Una scoperta monumentale (ottobre 2012) che,  dopo quattro anni di ricerca geo-archeologica globale, per qualche motivo non è riuscita a raggiungere il grande pubblico.
Sono state rilasciate le prove scientifiche a sostegno della teoria che le piramidi, la cui costruzione è stata datata a 25 000 anni fa, sono state utilizzate come fonte di energia.

Il recente studio rivela che, fino ad oggi,  il più grande complesso di piramidi del mondo trasmette raggi di energia, segnali elettromagnetici inspiegabili dalla nostra scienza. Prove schiaccianti, sostenute dalla ricerca scientifica di tutta la comunità archeologica, dimostrano che la nostra storia registrata, riguardo le antiche culture, è sbagliata.

Il dr. Osmanagich ha indagato sulle piramidi di tutto il mondo, tuttavia la sua recente scoperta delle piramidi bosniache a Visoko, è la più notevole. Le sue incredibile scoperte sono violentemente attaccate dai media e dagli scienziati e ricercatori.

La prima cosa che le potenze mondiali fanno quando i loro sistemi di controllo sono minacciati (ma non possono eliminare l’idea) è di creare un sistema di disinformazione per far credere che potenti tecnologie nuove o antiche sono una bufala. Eminenti archeologi hanno tentato campagne diffamatorie sul lavoro del Dr. Osmanagich per paura dell’impatto che le sue scoperte avrebbero sul loro lavoro.

E’ arrivato il momento di riscrivere i nostri libri di storia, ma ci sono così tante divisioni tra il vecchio paradigma di pensiero e il nuovo che i conflitti tra i due campi hanno continuato a causare la regressione nella comprensione della tecnologia antica, anziché il suo avanzamento...




 
Piramidi bosniache. Prendere nota dei fatti seguenti. (Dr. Osmanagich):
1) Queste sono le prime piramidi in Europa
2) Sono le più grandi e le più estese del pianeta
3) I lati cardinali hanno l’orientamento più preciso sul pianeta
4) Il calcestruzzo trovato è migliore di quanto di meglio si trovi disponibile oggi.
5) Sono le piramidi più antiche del pianeta
6) Sotto le piramidi c'è la più vasta rete di tunnel e camere preistorici trovati da sempre
7) In queste gallerie sono stati scoperti enormi blocchi che pesano più di £ 18.000 ( 8165 kg )

La scoperta della Valle bosniaca delle Piramidi cambia la comprensione della storia europea e mondiale per sempre. Questo vale anche per il calcestruzzo più antico e più forte datato e per la più grande rete di tunnel sotterranei e le camere.

La datazione al radiocarbonio conferma che il Complesso di piramidi bosniache risale almeno a 25.000 anni fa. 

Questo è stato rivelato da un team internazionale di scienziati guidati dal dottor Sam Osmanagich. 

Scoperto nel 2005, il sito di Piramidi bosniache del “Parco Archeologico del Sole”, che ospita la più grande piramide del mondo, ora è il sito archeologico più attivo del pianeta. I risultati del gruppo rivelano anche un raggio di energia, di diametro di 13 metri che trasmette un segnale elettromagnetico inspiegabile misurato a 28 kilohertz proveniente dal centro della Piramide del sole. Questo fenomeno è stato confermato in modo indipendente dal fisico Dr. Slobodan Mizdrak, Ph.D. dalla Croazia, il professor Paolo Debertolis, antropologo presso l’Università di Trieste in Italia, ingegnere del suono Heikki Savolainen dalla Finlandia e ingegnere GoranMarjanovic ingegnere di elettricità dalla Serbia.
La teoria di Dr. Osmanagich è che quel raggio di energia fu il motivo per quale le piramidi sono state costruite, per fornire a antiche civiltà una potente fonte di energia pulita. 

Questa è già una teoria ampiamente supportato dal libro “The Giza Power Plant” di Christopher Dunn pubblicato nel 1998. La Piramide bosniaca del Sole è di 30% più grande della più grande piramide di Giza e recenti scavi hanno portato alla luce un vasto sistema di labirinti sotterranei preistorici, ulteriori prove a sostegno della teoria della centrale elettrica.
E' possibile che il sistema energetico fondato sui combustibili fossili che oggi utilizziamo sarebbe potuto essere evitato se l’opera dell'inventore Nicola Tesla sull’energia libera non fosse stato soppresso? (1856-1943) I metodi di energia libera brevettati di Tesla sono state respinti a causa della loro incapacità di essere misurato e monetizzato. ”Abbiamo urgente bisogno di cambiare il punto di vista sbagliato che i nostri antenati erano primitivi e di accettare che avevano una conoscenza avanzata sul tessuto della natura e dell’universo, proprio come Nikola Tesla, le cui idee sono state soppresse in quanto non si adattano al modello economico imperante, “afferma Philip Coppens, autore e giornalista investigativo. 

“Le piramidi sono la prova che i nostri antenati sapevano e hanno lavorato con una tecnologia energetica che ora siamo finalmente in grado di misurare, ma non ancora pienamente compresa”. Coppens, insieme a Klaus Dona di Austria e decine di relatori hanno partecipato alla Conferenza Internazionale sulle  Piramidi della Bosnia a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina, che si tiene ogni anno per rilasciare i risultati al pubblico.


Osmanagich ha beneficiato dell'aiuto di una serie di esperti in vari campi che sono venuti a vedere le piramidi bosniache, e anomalie di misura ad essi associati. Era anche presente il noto scienziato inglese e inventore Harry Oldfield, che ha utilizzato un sistema speciale di ripresa per fotografare la presunta onda elettromagnetica (EM) in prossimità della Collina Visocica.

Le strutture piramidali che sono state costruite in Bosnia e in tutto il mondo più di 10.000 anni fa non possono essere replicate dalla scienza moderna e dalla tecnologia nel 21 ° secolo e non c’è spiegazione nella nostra storia su chi potesse averle costruite .


“Ci rendiamo conto che questo posto cambia la nostra conoscenza della storia e come tale le risultanze dovranno sopportare il duro scrutinio. Il nostro team scientifico interdisciplinare utilizza con attenzione la legittima metodologia della ricerca scientifica, spesso con prove testate da due o più laboratori separati “, ha spiegato il dottor Osmanagich, PhD. ”Nonostante un certo scetticismo iniziale, ora abbiamo un team mondiale di centinaia di leader del pensiero in numerose discipline scientifiche tra cui archeologi, geofisici, ingegneri chimici, fisici, ingegneri elettrici, e matematici in grado di raccogliere prove scientifiche per trovare le risposte.”

Caratteristiche geometriche delle piramidi

Sulla base di numerosi sorvoli aerei e dalle immagini spaziali della Piramide bosniaca del Sole, diventa evidente che le caratteristiche geometriche presenti con tre lati presentano la forma geometrica di un triangolo. Anche se tali elementi si presentano in natura, seppur raramente, una forma precisa è raramente replicata su lati opposti di un cumulo. In questo caso, due lati sono triangoli equilateri, con i lati ben definiti. Immagini satellitari del territorio nella parte centrale della Bosnia-Erzegovina (Landsat, Radarsat, Hyperion, Ikonos, per gentile concessione del Dott. Amer Smailbegovic), hanno indicato che ci sono cinque colline che mostrano apparenti anomalie geospaziali di cui due o più parti sono triangolari. Tutte queste colline presentano i lati triangolari e alcuni hanno elementi di gradini con caratteristiche dettagliate sui lati, e terrazze piatte sulla parte superiore. Nel caso della Piramide bosniaca del Sole, tre su quattro facciate mostrano evidenti caratteristiche geometriche. Una evidenza geologica non è indicativa delle irregolarità significative o processi di glaciazione nella zona che altrimenti influenzerebbero l’esistenza, la geometria e la struttura di queste facciate.



Perfetto orientamento – lati cardinali del mondo
Le misurazioni effettuate dall’Istituto Geodetico della Bosnia-Erzegovina indicano che i lati della Piramide bosniaca del Sole (BPS) sono esattamente allineati con i punti cardinali del mondo (Nord-Sud, Est-Ovest); è una delle caratteristiche spesso notata per le piramidi esistenti in Egitto, Perù, Guatemala o in Cina. Il lato nord della BPS è orientato verso il  nord stellare (come la Grande Piramide d’Egitto), in parallelo con la posizione della Stella Polare.

Analisi geologico-sedimentarie





I risultati dei carotaggi, test di affondamento e di scavo limitato effettuati in agosto e ottobre del 2005, proseguiti nel 2006 e 2007, hanno confermato le precedenti osservazioni e hanno rivelato che la superficie delle piramidi è composta da strati di arenaria e blocchi di breccia  che sono stati trasformati e / o tagliati manualmente per adattarsi alle dimensioni richieste. Il legante trovato tra i blocchi di arenaria suggerisce la presenza di un “clastica breccia”, un conglomerato multicolore composta di ghiaia, pietra arenaria e scisto con una matrice connettivale o cemento composto da particelle di carbonio di sabbia di quarzo, feldspato e scaglie di mica. I lati piatti dei blocchi, la zona di contatto e il legante sono chiaramente visibili. Ulteriori informazioni dettagliate della linea di contatto tra i due blocchi di arenaria hanno rivelato che i blocchi sono stati trattati manualmente sottostante e che la superficie era piatta e liscia, con legante applicato successivamente alla superficie.

Triangolo equilatero di tre piramidi principali





Le tre piramidi principali della Valle bosniaca formano un triangolo equilatero. L’Ufficio catastale dalla contea di Visoko ha eseguito delle misure GPS delle colline e ha stabilito che tutti gli angoli sono simmetrici (60 gradi). Le loro misurazioni hanno mostrato che le distanze tra i tre colli sono uguali (circa 2,2 km) con errore inferiore al 2%, verificando le strutture artificiali.

La geometria, la forma, l’orientamento, i materiali di costruzione – tutto prova la pianificazione e l'esecuzione perfetta del complesso.

Piramide del Sole Bosniaca 





La Piramide bosniaca del Sole, con i suoi 220 metri di altezza, è la più grande del mondo. E' completamente coperta da terreno e vegetazione. Durante gli anni 1950 e 1960, il governo locale ha organizzato l'attività di piantagione i alberi. Gli alberi sono riusciti a crescere solo nella metà inferiore della piramide. Lo spessore del terreno sui lati occidentale, settentrionale e orientale della piramide varia dalla parte superiore (20 cm) a quella inferiore (1,5 metri). Ciò è dovuto all’erosione. Il lato sud, che sembra essere danneggiato, ha uno strato di terreno di 3-6 metri. Questo è il motivo per cui questo lato ha perso la sua regolarità. C'è una prova materiale fisica nelle forme e alcuni monoliti  ben conservati di pietra sono stati rinvenuti durante la campagna geo-archeologica nel 2006-2008 e ancora in corso.


Un radar del satellitare ha penetrato la superficie del lato settentrionale della Piramide bosniaca del Sole di quattro metri. Linee nere dritte mostrano sotterranei – sotto-strutture piramidali. Alcuni di loro si intersecano a 90 gradi.




Piramide della Luna Bosniaca



Con la sua altezza di 190 metri, la Piramide bosniaca della Luna è la seconda più grande al mondo: accanto alla Piramide bosniaca del Sole (220 metri) e superiore alla Grande Piramide di Cheope di Egitto (148 metri). È una piramide a tre lati con il plateau proveniente da Est, che porta alla sommità della struttura. Le altre facciate (nord, ovest, sud) corrispondono ai punti cardinali. Per la costruzione di questa piramide, lastre di arenaria e tegole sono stati utilizzati insieme all’argilla come materiale costruttivo.




Lo studio sul campo archeologico della Piramide bosniaca della Luna mostra che sotto gli strati di terra e legno esiste un enorme pietra / argilla struttura, a tre lati “a schiera” con strada lastricata proveniente da est.

Una rete di tunnel sotterranei

Gli esempi dei principali complessi piramidali in tutto il mondo dimostrano che sotto le piramidi, sono stati costruiti dei passaggi sotterranei e camere. E' il caso delle piramidi di Giza (gallerie collegano le piramidi, sfinge, Nilo), Teotihuacan (metropolitana allargata a 4 camere grotta con passaggi), Passo piramide a Saqqara (metropolitana “labirinto”), la Cina (tunnel sotterranei costruiti in pietra arenaria, mattoni e argilla), Tenerife (grotta-tunnel in Guimar). 






Numerosi reperti di campo suggeriscono che una vasta rete di tunnel esiste nella Valle bosniaca delle Piramidi. Si ipotizza (Principal investigator Semir Sam Osmanagich) che il sistema di tunnel collega tutti gli oggetti colossali, pozzi d’acqua e altre strutture importanti. Gli scavi in ​​corso hanno già evidenziato il ritrovamento di diverse forme di monoliti nei tunnel. Centinaia di metri di gallerie sono coperte da supporto in legno. I tunnel non possono essere pozzi minerari; nessun attrezzo, presenza di carbone, argento, oro o qualsiasi altro materiale sono stati ritrovati e sembrano molto più vecchi dell'epoca medievale o romana.
Il fisico Dr. Anna Pazdur della Slesia Università in Polonia ha annunciato, in occasione della conferenza stampa a Sarajevo nell’agosto del 2008, che un grande numero di reperti archeologici era stato trovato nel corso dei quattro anni di scavi. Ulteriore conferma che i tunnel sotterranei sembrano essere una grande rete artificiale dai tempi preistorici. I campioni di carotaggio dalla Piramide bosniaca del Sole e del tumulo Vratnica  hanno dimostrato le proprietà del migliore calcestruzzo (analisi da Istituto dei materiali dell’Università di Zenica, Bosnia e Istituto di Ingegneria Civile dell’Università di Sarajevo, Bosnia)
La prima Conferenza Internazionale scientifica sulla Valle bosniaca delle Piramidi si è tenuta a Sarajevo il 25-30 agosto 2008. Più di 50 esperti provenienti dall'Egitto (20 archeologi leader, geologi ed egittologi,), la Cina, l’Arabia Saudita, Russia, Polonia, Croazia, Regno Unito, Austria, Bosnia e Montenegro hanno concluso / consigliato


(1) che la Valle bosniaca delle Piramidi è “un importantissimo luogo archeologico che richiede ulteriori ricerche pluridisciplinari,”

(2) che la “Seconda Conferenza scientifica si dovrà tenere tra due anni con specialisti delle piramidi provenienti da tutto il mondo”

(3) “che il Centro Studi Piramide deve essere stabilito a Sarajevo” e raccomandato:

(4) che “un corso archeologico a livello di laurea è da stabilire nelle università bosniache come supporto per la BosnianValley del progetto Piramidi.” –
Docente di archeologia classica presso l’Università di Alessandria Dott. Mona Haggagcalled a detto che tale scoperta “sta scrivendo nuove pagine nella storia europea e mondiale".

Fonte: risvegliodiunadea.altervista.org (N d C : sono state effettuate alcune correzioni di traduzione)
fonte secondaria:  La Crepa nel Muro

venerdì 31 maggio 2013

Le mani invisibili del potere.

di Manlio Dinucci.

I «misteri della Repubblica» che Andreotti si è portato nella tomba non sono così misteriosi. Basta leggere il libro «La repubblica delle stragi impunite» del magistrato Ferdinando Imposimato, oggi presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione. Resta da vedere se quella dei «misteri» sia una pagina ormai chiusa della storia italiana. Imposimato, in base a documenti, mette sul banco degli imputati il gruppo Bilderberg. Nato nel 1954 per iniziativa di «eminenti cittadini» statunitensi ed europei, esso ha svolto un ruolo fondamentale nelle operazioni segrete in Europa durante e dopo la guerra fredda. «Il gruppo Bilderberg – conclude il magistrato – è uno dei responsabili della strategia della tensione e quindi anche delle stragi» a partire da quella di Piazza Fontana nel 1969. Di concerto con la Cia e i servizi segreti italiani, con Gladio e Stay Behind, con la P2 e le logge massoniche Usa nelle basi Nato, con i gruppi neofascisti e le gerarchie vaticane. In questo prestigioso club è stato ammesso Mario Monti che, cinque mesi dopo aver partecipato al meeting Bilderberg del giugno 2011, è stato nominato senatore a vita dal presidente della repubblica e incaricato di formare il governo. Nello stesso club esclusivo, che ha la regola del silenzio (gli atti degli incontri sono segreti), è stato ammesso Enrico Letta. Nel giugno 2012, dopo aver partecipato al meeting Bilderberg, ha confermato che «la discussione era a porte chiuse» (alla faccia della declamata «trasparenza») e che all’incontro c’erano «rappresentanti dell’opposizione siriana e russa». Per concordare che cosa è facilmente immaginabile. Monti e Letta sono stati chiamati anche nella Trilaterale, la commissione creata nel 1973 da Rockfeller e Brzezinski, che riunisce «esperti leader del settore privato» di Nordamerica, Europa e Asia su «questioni di interesse globale». Riunisce cioè le più potenti oligarchie economiche e finanziarie che, assieme a servizi segreti e capi militari,  concordano le strategie su scala globale: le grandi operazioni speculative per attaccare monete ed economie nazionali, le campagne mediatiche per demonizzare i nemici, le guerre aperte e segrete per disgregare interi paesi e impadronirsi delle loro risorse. Non a caso Mario Monti –  consulente del gruppo bancario Goldman Sachs, uno dei maggiori artefici della crisi finanziaria che dagli Usa ha investito l’Europa – è stato presidente europeo della Trilaterale. Ne fa parte anche Marta Dassù, prima consigliere del premier D’Alema durante la guerra alla Jugoslavia, poi viceministro degli esteri nei governi Monti e Letta, attiva nel gruppo intergovernativo «Amici della Siria» che arma i «ribelli». Quelli che – ha appurato la commissione Onu di Carla Del Ponte  – hanno usato anche armi chimiche. Enrico Letta ha detto alla Camera che il suo è «il linguaggio “sovversivo” della verità». Il termine «sovversivo», in realtà, è più appropriato (senza virgolette) per definire quanto sta accadendo alla democrazia italiana.


fonte: http://www.globalresearch.ca/le-mani-invisibili-del-potere/5335608

giovedì 16 maggio 2013

Una rivoluzione democratica a guida massonica?


di Francesco Salistrari.

Leggendo l'ultimo articolo di Gioele Magaldi (qui), interessante dall'inizio alla fine, apprendiamo tante notizie “succose” dalle quali estrapolare un quadro molto più netto dell'attuale situazione politica ed economica italiana e non solo dell'Italia.

Inoltre leggendo l'articolo fino in fondo, con attenzione certosina, riusciamo a farci un'idea più chiara della massoneria e di come funzionano i circoli elitari (come il Bilderberg ad esempio) e del ruolo che al loro interno svolgono i personaggi della nostra politica, del mondo imprenditoriale e dei media.

Un articolo che consiglio di leggere, non fosse altro perchè il Magaldi, leader dell'ala democratica e progressista (Grande Oriente Democratico, GOD) del Grande Oriente d'Italia (GOI), ribadisce alcuni concetti sui quali molti stanno già discutendo da tempo, nell'assoluto silenzio e isolamento mediatico e politico.

Un passo molto interessante a questo riguardo è senz'altro questo:

Tutto ciò giova a chi ha speculato per mesi e mesi sulle differenze tra i rendimenti dei vari titoli di stato delle nazioni europee (sarebbe bastato creare degli eurobond, cioè dei titoli di stato europei unificati, per far cessare all’istante qualsivoglia speculazione sul famigerato SPREAD); giova a chi ha i mezzi per acquisire aziende dei vari Paesi in crisi a prezzi di saldo; giova a chi si accinge ad acquistare a prezzi vantaggiosi e stracciati beni e aziende di Stato messi in vendita a quattro soldi per fare cassa e favorire amici e amici degli amici di amministratori pubblici corrotti e infingardi; giova a chi si accinge a speculare sulla privatizzazione di servizi pubblici essenziali per la vita quotidiana (privatizzazione motivata con le stesse pseudo-ragioni con cui si vorrebbe svendere il patrimonio immobiliare e aziendale statale e para-statale: bisogna fare cassa per diminuire il debito pubblico e poi lo Stato deve essere “minimo”, in omaggio ai principi della teologia dogmatica neoliberista); giova a chi desidera avere, nel cuore dell’Europa e dell’Occidente, una massa enorme di disoccupati disperati, rassegnati a costituire una manodopera a buon mercato per i nuovi padroni sovra-nazionali dei mezzi di produzione locali, acquisiti a prezzo di favore proprio grazie alla CRISI; giova a chi ha progettato una de-strutturazione sociale e politica delle lande europee, ri-trasformando i cittadini in sudditi con gli occhi rivolti al basso e solleciti soprattutto della propria sopravvivenza materiale, in modo tale che la sovranità, dal popolo, venga dirottata de facto (salvando le forme esteriori della democrazia, ma svuotandole di senso e contenuti) verso nuovi aristoi, padroni e sorveglianti elitari di un nuovo perimetro concreto del Potere, in cui la stessa politica rappresentativa dei partiti-movimenti sia decisamente subalterna ad ambienti altri, esterni e sopra-elevati rispetto ad essa”.

In queste poche righe, credo sia condensato tutto il senso delle politiche, altrimenti incomprensibili, che vengono portate avanti in Europa fin dall'inizio della crisi (per non considerare il lasso temporale precedente) e quali siano i reali obiettivi di chi queste politiche le vuole, le avalla e le implementa nei vari contesti nazionali.

Senza queste considerazioni, sarebbe impossibile comprendere, ad esempio, il senso del Fiscal Compact, del pareggio di bilancio imposto costituzionalmente, del MES, della politica della BCE, dei sacrifici immani imposti ai popoli europei (soprattutto mediterranei) in nome di questa “benedetta” austerità che a detta di tutti, premi nobel dell'economia compresi, è assolutamente contropoducente per la ripresa economica del continente.
Sentir dire, da parte mia, ad un personaggio tanto informato, tanto addentro alle dinamiche politiche del nostro paese, profondo conoscitore dei meandri della massoneria italiana e internazionale, cose che da anni vado vaticinando nei miei articoli, nei miei scritti, nelle discussioni che intrattengo quotidianamente, non è certo consolante, ma, non nascondo, mi permette di restare più sereno. Perchè, in fondo, mi dico, “forse non sono pazzo”. Perché nell'assoluto silenzio politico e mediatico, nell'inconcludenza delle discussioni di partiti e movimenti, nella distrazione di massa che viviamo riguardo a questi temi, pensare determinate cose, non è facile, anzi, ti porta a considerare la possibilità che tu stia vivendo una sorta di allucinazione cognitiva, un abbandono della realtà, incapace ormai di inquadrare gli eventi e di capire le dinamiche di questo mondo moderno, così follemente lanciato verso il baratro.

Dunque, dopo aver ascoltato e riascoltato l'intervista a Nino Galloni che, tra le altre cose, parla della deindustrializzazione del nostro paese (qui), un'altra voce importante ci lascia intravedere sprazzi di un disegno razionale di indebolimento del nostro paese nel novero europeo e di fronte al mondo, vale a dire una precisa volontà politica che mira a demolire l'ordine democratico ed economico europeo, in nome di interessi multimiliardari di imprese multinazionali, banche e finanza speculativa e che sottintende un nuovo cambio sistemico da parte del capitalismo mondiale.

Come dicevo in altri miei interventi, anche pubblici, la democrazia rappresentativa ha smesso di essere funzionale alla stabilità politica ed economica dell'Occidente e quindi le forze che governano il mondo (il Potere) lavorano e operano per eliminare questo “fastidioso impedimento” che rallenta e ostacola il raggiungimento dei propri fini. Lo svuotamento sostanziale per via tecno-economica della democrazia occidentale, dunque, non è un fine, ma un mezzo. E' il mezzo attraverso il quale i potentati mondiali (e mondialisti) mirano all'instaurazione di un nuovo ordine autocratico, una sorta di neo-aristocrazia politica ed economica per completare l'assoggettamento dei popoli e lo svuotamento dei diritti, processo iniziato negli anni '70, dopo il riflusso delle lotte operaie e studentesche, e scientificamente portato avanti (e a compimento?) ai giorni nostri.

Neo-aristocrazia, per usare proprio un termine che il Gioele Magaldi ha più volte usato nei suoi interventi, pubblici e sul web. Un nuovo modello sociale e politico imposto dall'alto nel più completo e assoluto silenzio e senza la benché minima forma di resistenza sociale e politica.

Quando Magaldi, nel suo articolo, quasi “minaccia” le forze (oscure e palesi) che operano in questa direzione, di stare molto attente perché così come avvenne con la Rivoluzione Francese, il popolo, sotto la guida delle forze massoniche progressiste, potrebbe ribellarsi, mi verrebbe da chiedere: è possibile? E' concepibile che le forze massoniche progressiste, di cui egli è un esponente dichiarato e che si è messo in gioco, possano davvero diventare forza trainante di un blocco sociale di opposizione a questo disegno criminale? E' realmente auspicabile che la massoneria progressista riesca a diventare il traino di un “risveglio sociale” democratico capace di spezzare l'egemonia che le forze massoniche e para-massoniche reazionarie e conservatrici tutt'ora detengono? O sono solo vaticini isolati di un sincero massone?

E soprattutto: cosa stanno aspettando queste forze massoniche progressiste? Non sarebbe tempo di muoversi attivamente nella società al fine di creare una reale e concreta opposizione in accordo con tutte le altre forze democratiche, operaie, studentesche, della società civile non massonica?
Esiste davvero un modo per fermare questa gente?

Domande ingenue, probabilmente. Ma che meriterebbero comunque una risposta.

Una risposta politica immediata.



lunedì 3 dicembre 2012

C'era una volta una stella.



di Francesco Salistrari.

La vita è fatta di storie.
Storie da raccontare, storie da ascoltare. Storie da cui trarre insegnamenti, o avvertimenti, o principi, o tutto ciò che si vuole.
Ed esistono storie che nessuno racconta o che nessuno vuole ascoltare.
La fortuna di una storia rispetto ad un'altra, non dipende dal narratore, almeno non sempre, perchè ci sono storie fuori dal tempo. Ed essere fuori dal tempo, per una storia, può significare due cose, entrambi diverse e antitetiche l'una all'altra.
Infatti, ci sono storie  fuori dal tempo che sono tali perchè capaci di attraversare i secoli, persino i millenni e camminare passo passo con l'uomo, ad accompagnarne pensieri, emozioni, a determinarne i comportamenti, persino.
Ed esistono storie fuori dal tempo nel senso che anche quando raccontate non riescono a diventare parte della cultura generale di un’epoca, ma restano relegate nell'oblio, condivise e tramandate in circoli ristretti, incapaci di imporsi, di lasciare una traccia profonda nel comune sentire.
Può succedere che alcune di queste storie non siano effettivamente capaci di toccare l'animo umano, ma ne esistono alcune che potrebbero esserlo, ma non lo fanno per una svariata serie di motivi. Uno dei quali sicuramente è che una società non è ancora pronta ad accoglierle, ad accettarle, a farle sue, a sentirle nel profondo di sé stessa. E capita anche che, quando ciò avviene, avvenga in maniera repentina, esplodendo nella coscienza sociale come una bomba, regalando sprazzi di consapevolezza prima di allora inimmaginabili, emozioni e sensazioni impensabili, squarci di verità fino ad allora celati.
Ecco, oggi, vorrei raccontarvi una di queste storie.
Una di quelle che potrebbe cambiare la percezione del mondo, innalzare l'animo umano su vette fin'ora mai raggiunte, o restare nell'oblio per sempre, incapace di sfiorare le certezze dell'uomo, di metterne in discussione gli assiomi, di regalare un sogno all'intera umanità.
Non pretendo di essere un buon cantastorie. Perciò perdonatemi se tentando di farlo, probabilmente non ne sarò all'altezza. La storia che sto per raccontarvi contiene dentro di sé i germogli che possono farla fiorire in tutta la sua immane bellezza, perciò se non fossi capace di trasmetterne con capacità i suoi valori, non credo le farei un torto, semmai sarei stato, in qualche modo, complice di una sua, seppur minima, diffusione, in vista di quella, universale, che merita.
Cominciamo dunque.
La storia che voglio raccontarvi, risale all’incirca a quaranta anni fa. E tutto cominciò così.
Era il 1960, quando due scienziati, precisamente due astronomi, Fred Hoyle e il suo allievo Chandra Wickramasinghe, scrutavano lo spazio con i loro strumenti.
Cercavano qualcosa, in mezzo a quelle che vengono chiamate “nubi interstellari”. Le osservavano ormai da anni, basandosi sulla teoria riconosciuta, ricercando dati da comparare, valutare, dimostrare.
Quegli ammassi di polvere stellare, che rappresentano delle vere e proprie fucine di stelle, venivano analizzati dai due scienziati attraverso l'osservazione degli spettri di luce. Quando si cimentarono su questo problema, nel 1960, la teoria accettata prevedeva che lo spettro di estinzione della luce potesse essere adeguatamente spiegato con l'esistenza di grani di grafite; la insoddisfacente corrispondenza tra gli spettri teorici e quelli effettivamente osservati, spinsero Hoyle e Wickramasinghe a cercare altre soluzioni impiegando molecole più strettamente legate alla biologia. Nel 1968 nella polvere interstellare vennero identificate molecole policicliche aromatiche. Nel 1972 si consolidò la evidenza della presenza di porfirina, mentre nel 1974 Wickramasinghe dimostrò che nello spazio sono presenti polimeri organici complessi, specificatamente poliformaldeide ,acido formico, etanolo e radicali. Tutte molecole strettamente collegate alla biologia. Dalla metà degli anni 70 Hoyle e Wickramasinghe si convinsero che i polimeri organici costituissero una parte importante della polvere interstellare e, sebbene ai tempi questa opinione fosse considerata al limite della fantasia, al giorno d'oggi è stata ampiamente dimostrata.
Le implicazioni di una simile scoperta non furono (e in larga parte ancora non lo sono) pienamente comprese e valutate. Scoprire molecole organiche complesse nelle nubi interstellari, potrebbe significare tutto e niente. Per decenni questo favorì l'emergere delle teorie dette della pansmermia, che tentavano di dare una spiegazione esogena alla comparsa della vita sul nostro pianeta (esogenesi), ma che ancora oggi non sono pienamente accettate e verificate.
Le teorie sulle origini della vita sulla Terra, sono tante e tante sono le interpretazioni. Quello che è certo è che ancora una risposta definitiva non è stata fornita.
La scoperta di Hoyle e Wickramasinghe comunque fu il punto di avvio di una profonda discussione su questo tema e diede modo a molti scienziati di riflettere (e a molti di rifiutare) le teorie sulle origini della vita fino a quel momento considerate più attendibili. Il tutto si inserì nel dibattito sempre acceso tra scienziati “creazionisti” e scienziati “atei” e diede nuova linfa a tali storiche polemiche.
Ma la scoperta dei due astronomi, probabilmente ha in sé qualcosa di molto più importante. Un messaggio enormemente più grande di quello che è il “semplice” spiegare l'origine della vita su un singolo, piccolo, infinitesimale, pianeta di un singolo, piccolo, infinitesimale sistema solare di una delle infinite galassie dell'universo. Perchè la storia di questa scoperta ci racconta qualcosa di più. Qualcosa che va aldilà. Qualcosa che potrebbe addirittura mettere d'accordo tutti, “creazionisti” e “atei”. Qualcosa che potrebbe farci intravedere aldilà del velo dei nostri limitati preconcetti.
Molecole organiche nello spazio. Molecole organiche che si formano nelle nubi derivanti da antichissime esplosioni di stelle e che un giorno, condensandosi, daranno vita a nuove stelle, nuovi pianeti, nuovi sistemi solari.
E questa storia ci parla delle stelle, quindi del nostro stesso sole, come nessuno ce le ha mai raccontate e ci fa vedere qualcosa che va aldilà di tutti i dubbi, di tutte le incertezze, interpretazioni, illusioni, fraintendimenti, teorie, idee, manipolazioni, menzogne. Ci fa vedere la dinamica della vita operare dove era impensabile potesse farlo. Ci fa vedere i suoi mattoni fondamentali formarsi in regioni remote, lontano da tutto quello che solitamente accostiamo al termine vita, all’immagine che solitamente ce ne facciamo.
Pensate per un attimo: molecole organiche laddove non esiste nemmeno luce, non esiste ossigeno, sospese nel vuoto, frutto dell’esplosione di una stella, prodromo della formazione di un nuovo sole, nuovi pianeti, quindi nuove albe e nuovi tramonti, nuovi vulcani, nuovi laghi e mari e fiumi.
La scoperta dei due astronomi, nel 1960, trovò un mondo impreparato a questa considerazione e probabilmente lo è ancora oggi, perché incapace, preso com’è dalle sue dinamiche, dalle sue illusioni, a comprenderne il senso profondo, immanente, universale.
La vita nell’universo trabocca.
In ogni anfratto, persino nello spazio vuoto, nel freddo più totale, nel buio, in un’esplosione inimmaginabile, nel caos apparente più assoluto. E proprio laddove tutto sembra caos, a saper guardare, potremmo trovare un messaggio molto chiaro, inequivocabile, la stessa voce di Dio, se siete credenti, sospirare nel silenzio cosmico attraverso l’anelito vitale che nel Tutto si espande.
Gli ingredienti della vita sono presenti ovunque, in ogni dove e in ogni dove sono capaci di nascere, crescere, svilupparsi. Così com’è successo sul nostro piccolo, meraviglioso pianeta, quasi in una magia, per noi così incomprensibile, in realtà così chiara, cristallina.
Hoyle e Wickramasinghe nel 1960 lessero quel messaggio, iscritto negli anfratti del cosmo, impresso a caratteri cubitali tra le stelle, miracoloso eppur così semplice da comprendere. Il messaggio della vita che ci diceva, che ci dice ogni istante: “Io sono qui, ovunque volgiate lo sguardo, alzate la testa, osservate il cielo sopra di voi e potrete scorgermi. Mi ritroverete nella luce tremolante di una stella, nel buio apparente tra stella e stella, nella terra che avete sotto i piedi, del tutto simile a quella lassù, nelle rocce, nell’aria, nel vento, nell’acqua, nel sale, al caldo o al freddo. Io sono qui! E voi siete me ed io sono voi. E tutto quello che vedete è vita e non c’è distinzione, non esiste divisione, separazione. Ascoltate la mia voce possente… che non è altro che la vostra”.
La Vita è onnipresente, presente in ogni cosa, in ogni momento, e in ogni luogo.
Non vi ricorda qualcosa?
La storia di cui due quasi sconosciuti scienziati, più di 40 anni fa, ci misero a parte, ci raccontava proprio questo.
E se per qualcuno può dar conforto, ce lo dimostrava scientificamente.
La materia di cui è composto l’universo, quindi anche noi stessi e tutti gli esseri conosciuti e sconosciuti che popolano questo nostro mondo, pullula di vita. E’ espressione e manifestazione, concretizzazione e messaggio di quell’Unico, Indivisibile, Eterno. L’Uno che è il Tutto. Ed il Tutto che è in Uno.
La Vita.
Nel 1960, due uomini, in un laboratorio, cominciarono a raccontarci questa storia.
Ancora oggi, nessuno l’ha voluta realmente ascoltare.

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