
Dunque un'altra delle bellezze naturali italiane messe a rischio da questa mafia dei rifiuti, dai controlli assenti, da una cultura del territorio e della sua salvaguardia praticamente da medioevo. Non è il primo caso, non sarà l'ultimo. L'Italia, il cui patrimonio territoriale è considerato in tutto il mondo di inestimabile valore, viene quindi messo seriamente a repentaglio da una politica ecologica generale assolutamente carente o non rispettata.
Una situazione non nuova nemmeno a noi calabresi, le cui coste, meraviglie dell'Italia, stanno diventando sempre più sporche, come sporca e impraticabile appare ogni giorno che passa l'acqua del Tirreno dove la politica dell' arraffa-arraffa delle giunte regionali ha allestito un bel banchetto di fondi europei e non ha costruito i depuratori che, da progetto, avrebbe dovuto. Così oggi, sulle coste calabresi, cominciano ad accumularsi anni di depurazione sottodimensionata rispetto al volume dei rifiuti emessi e le conseguenze sono ben evidenti. Basta un bagno per rischiare infenzioni e anche qualcosa in più.
La Procura della Repubblica di Paola, di concerto con l’ufficio ambiente del palazzo di giustizia, con la Polizia provinciale e con la Capitaneria di porto ha apposto i sigilli agli impianti di depurazione dei comuni di Santa Domenica Talao e Acquappesa. Il computo totale dell’inchiesta sulla depurazione dell’alto Tirreno cosentino, partita agli inizi di luglio, è di ben tredici sequestri. Ricordiamo che in precedenza erano finiti nel mirino degli inquirenti i depuratori dei comuni di Santa Maria del Cedro, Grisolia, Maierà (due impianti), Diamante, Aieta, Fuscaldo, Guardia Piemontese e tre impianti di San Nicola Arcella.
Un bel quadro non c'è che dire.
Ma di chi sono le responsabilità? La procura di Paola potrebbe finalmente fare giustizia in questo senso, smascherando i veri responsabili di questo disastro non solo ecologico, ma anche economico (turismo in calo del 35% rispetto a luglio 2008). Ma i nomi dei veri responsabili, forse, li conosciamo già tutti. Saranno condannati? Ne dubito. Anche perchè qui da noi (e Capri in questo non è diversa) sappiamo bene come vanno queste cose, soprattutto quando ad essere coinvolti sono i soliti noti amici degli amici politicanti di mestiere, corsari per vocazione.
(Francesco Salistrari, 2009)
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