lunedì 13 agosto 2012

Il collasso.


Di Dmitri Orlov; 5 Giugno 2012


Ho previsto il collasso per oltre cinque anni. La mia previsione è che gli Stati Uniti collasseranno finanziariamente, economicamente e politicamente in un prevedibile futuro... e questo non è ancora accaduto. Così, inevitabilmente, mi viene fatta la stessa domanda in continuazione: “quando”? E, inevitabilmente, rispondo che non faccio previsioni sulla tempistica. Questo lascia chi mi ha rivolto la domanda insoddisfatto e così penso che dovrei provare a spiegare il perché non faccio previsioni sulla tempistica. Proverò anche a spiegare come si può arrivare a fare certe previsioni, capendo bene e pienamente che il risultato è altamente soggettivo.

Vedete, predire che qualcosa sta per accadere è un po' più facile di predire quando accadrà. Supponete di avere un vecchio ponte: il cemento è spaccato, alcuni pezzi non ci sono più e ci sono ferri arrugginiti che si intravedono. Un ispettore lo dichiara 'strutturalmente a rischio'. Questo ponte cadrà di sicuro a un certo punto, ma in quale data? Questo è qualcosa che nessuno può dirvi. Se insistete per una risposta potreste sentirvi rispondere così: se non cade entro un anno, allora potrebbe rimanere in piedi per altri due. E se ci rimane così a lungo, allora può rimanerci un altro decennio. Ma se rimane in piedi per un intero decennio, allora probabilmente cadrà entro un anno o due, perché, dato il suo tasso di deterioramento, a quel punto non si saprebbe proprio cosa lo tenga ancora su.

Vedete, le stime di tempo sono inevitabilmente soggettive e, se volete, delle impressioni, ma ci sono cose oggettive alle quali fare attenzione: quanto è rimasto della struttura (dato che grandi pezzi di cemento continuano a staccarsi e a cadere nel fiume sottostante) e il tasso al quale si sta deteriorando (misurabile in pezzi di cemento al mese). Molta gente ha problemi a valutare tali rischi. Ci sono due problemi: il primo è che la gente pensa spesso che sarebbe capace di valutare il rischio in modo più preciso se avesse più dati. Non gli passa per la testa che l'informazione che sta cercando non è disponibile semplicemente perché non esiste. E quindi incorpora più dati, sperando che siano rilevanti, rendendo le stime ancora meno precise.

Il secondo problema è che la gente presume di giocare un gioco di possibilità e che sia un gioco onesto: quello che Nassim Nicholas Taleb chiama “errore ludico”. Se guidate su un ponte strutturalmente a rischio tutti i giorni, si potrebbe dire che stiate giocando d'azzardo con la vostra vita. Ma state esattamente giocando d'azzardo? Giocare d'azzardo normalmente implica un gioco di possibilità: i dadi, tirare la monetina, anche se qualcuno è fraudolento. I giochi onesti formano un sottoinsieme piccolo e insignificante di tutti i giochi possibili e possono essere giocati solo in circostanze artificiose, semplificate e controllate, usando un apparato appositamente progettato che funzioni perfettamente. Supponete che qualcuno vi dica che ha appena tirato per 10 volte una monetina ottenendo sempre testa: qual è la probabilità che il prossimo lancio dia ancora testa? Se pensate 50%, allora state scartando la probabilità molto alta che il gioco sia truccato. E questo fa di voi dei babbei.

I giochi fatti direttamente contro la natura non sono mai puliti. Potreste dire che la natura bara sempre: proprio mentre state per vincere il jackpot, il casinò viene colpito da un asteroide. Potreste pensare che tali eventi improbabili non sono significativi, ma risulta che lo sono: il cigno nero di Taleb domina il mondo. In realtà, la natura non bara così tanto perché se ne frega delle vostre regole. Ma queste regole sono tutto ciò a cui ti puoi aggrappare: il ponte è sano se corrisponde all'immagine nella testa del suo progettista. La corrispondenza è quasi perfetta quando è nuovo, ma mentre invecchia ha luogo una notevole divergenza: appaiono delle crepe e la struttura deperisce. A un certo punto più o meno arbitrario viene dichiarato pericolante. Ma nessuno ha in mente il suo collasso perché, vedete, non è stato progettato per crollare: E' stato progettato per restare in piedi. L'informazione su quando collasserà non esiste. C'è un trucco, tuttavia: potete osservare il tasso di divergenza; quando passa da lineare ad esponenziale (cioè, comincia a raddoppiare), allora il collasso non è lontano e potreste anche essere in grado di fissare un limite massimo su quanto tempo possa impiegare a sopraggiungere. Se il numero di pezzi di cemento che si staccano dal vostro ponte continua a raddoppiare, potete calcolare il momento in cui ogni ultimo pezzo del ponte sarà nel fiume e quello è il vostro limite massimo.

Eppure la vostra previsione sarà soggettiva (o, se preferite, basata sulla vostra fortuna come persona he fa previsioni), perché state ancora soltanto giocando con le probabilità. Se misurate che il deterioramento sul vostro ponte è lineare (diciamo che cade un pezzo di cemento ogni mese) allora ne estrapolate che esso rimarrà lineare. Se è esponenziale (2x pezzi di cemento rispetto al mese precedente) allora ne estrapolate che rimarrà esponenziale e, se siete fortunati, così accadrà. Ma le probabilità che esso rimanga in un modo o nell'altro sono strettamente nella vostra testa: non sono prevedibili ma soggettive. Chiamarle “aleatorie” o “caotiche” non aggiunge molto: l'informazione che state cercando semplicemente non esiste.

Per riassumere: è possibile prevedere che qualcosa accadrà con precisione sconcertante. Per esempio, tutti gli imperi alla fine collassano, senza eccezioni. Quindi gli Stati Uniti collasseranno. E qui ho finito. Ma non è possibile prevedere quando qualcosa accadrà, a causa del problema dell'informazione mancante: abbiamo un modello mentale su come qualcosa continuerà ad esistere, non di come inaspettatamente cessi di esistere. Tuttavia, osservando il tasso di deterioramento, o le divergenze dal nostro modello mentale, a volte possiamo dire che la data è vicina. Il primo tipo di previsione – che qualcosa collasserà – è estremamente utile, perché vi dice come evitare di mettere a rischio ciò che non potete permettervi di perdere. Ma ci sono situazioni in cui non avete scelta. Per esempio, se foste nati in un impero sull'orlo del collasso. Ed è qui che il secondo tipo di previsione – che qualcosa collasserà molto presto – risulta molto utile, perché vi dice che è tempo di tirar via la vostra pancetta dal fuoco.

Permettetemi di sottolineare ancora una volta: il processo di giungere a tali previsioni è soggettivo. Lo potete ragionare oppure lo potreste basare su un certo formicolio dietro il collo. Tuttavia, la gente ama teorizzare: alcuni dichiarano che gli eventi in questione sono aleatori, o caotici, e quindi continuano nel formulare modelli matematici di aleatorietà e caos. Ma la tempistica su eventi “improbabili” su larga scala non è aleatoria o caotica, è sconosciuta. Con eventi regolari su scala ridotta, gli statistici possono barare facendo la media fra di essi. Questo è utile se state vendendo delle assicurazioni – contro eventi che potete prevedere. Naturalmente, un evento su larga scala può ancora cancellarvi mettendo il vostro riassicuratore/sottoscrittore fuori mercato. C'è l'assicurazione sugli incendi, quella sulle alluvioni (non più tanto adesso; negli Stati Uniti ora viene sottoscritta direttamente da chi paga le tasse), ma non c'è assicurazione sul collasso, perché non c'è modo di stimare oggettivamente il rischio.

Inserendo la citazione preferita da tutti di Yogi Berra: “Fare previsioni è difficile, specialmente se riguardano il futuro”. Be', mi permetto di dissentire: fare previsioni sul passato è altrettanto difficile. L'URSS è collassata inaspettatamente nel 1991, cogliendo di sorpresa gli “esperti”. La causa profonda del collasso rimane avvolta nel mistero e così la ragione della sua tempistica esatta. Esperti del Cremlino si sono orientati a scommettere su  spostamenti di minor conto all'interno del Politburo, economisti esperti erano completamente convinti della superiorità del capitalismo di libero mercato sull'economia pianificata socialista, gli esperti di strategia militare potevano dibattere sui meriti dell'Iniziativa Strategica di Difesa (non ce n'era nessuna), ma erano tutti completamente ciechi quando l'intera Unione Sovietica si è piegata su sé stessa ed è scomparsa. In modo simile, gran parte degli esperti politici negli Stati Uniti sono convinti nella loro stima delle probabilità che Obama sarà o non sarà rieletto nel novembre 2012. Quello che non possono darvi sono le probabilità che le elezioni non si terranno e che nessuno arriverà alla presidenza. Notate, queste probabilità non sono zero e possiamo stare sicuri che un tale giorno arriverà. Semplicemente non sappiamo quando.

Gli esperti possono fare previsioni soltanto all'interno delle proprie aree di specializzazione. Sono per costituzione incapaci di prevedere quando la loro area di specializzazione subirà un fallimento spontaneo dell'esistenza. Non essendo un esperto in nessuna di queste discipline, sapevo che l'URSS avrebbe collassato più o meno un anno prima che lo facesse. Come lo sapevo? Guardando con cura e rendendomi conto che le cose non possono continuare a lungo nella stessa direzione. Sto facendo la stessa cosa con gli USA ora. Così, guardiamo insieme.
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Il governo federale statunitense sta attualmente spendendo 300 milioni di dollari al mese. Per far questo, “prende in prestito” circa 100 milioni di dollari al mese. Il termine “prendere in prestito” è fra virgolette perché gran parte di quel nuovo debito è creato dal Tesoro e comprato dalla Federal Reserve, così, in essenza, il governo scrive solo un assegno di 100 milioni di dollari a sé stesso ogni mese. Se questo continuasse per sempre, allora il dollaro americano diventerebbe senza valore, quindi è in atto una pressione per portare le banche centrali straniere ad assumersi loro stesse una parte di questo debito. Lo possono fare, naturalmente, ma, vedendo che il dollaro americano è sulla strada per diventare senza valore, hanno ridotto le loro partecipazioni del Tesoro americano piuttosto che aumentarle. Nessuno può dire quanto a lungo possa durare il dispiegamento di questo scenario, quindi ciò che si cerca in una situazione simile sono i segni della disperazione.

Di recente c'è stata attività a raffica intorno alla Cina: Il Segretario di Stato Hillary Clinton e il Segretario del Tesoro Timothy Geitner, entrambi con un ampio seguito, sono andati in Cina per una visita di alto livello, durante la quale la copertura delle notizie negli Stati Uniti è stata dominata da servizi su un attivista cinese cieco che era trattenuto agli arresti domiciliari, dai quali è fuggito rifugiandosi all'ambasciata americana e al quale alla fine è stato consentito di lasciare il paese e venire negli Stati Uniti. Difficilmente qualcuno in Cina sa chi sia questa persona e la reazione ufficiale cinese alle richieste per il suo rilascio erano del tipo “certo, chi se ne frega” (anche il fatto che Hillary abbia rinunciato a truccarsi è stato considerato degno di nota).

Perché una tale cortina fumogena? Che cosa stavano nascondendo? Bene, un paio di problemi interessanti. Primo, esce fuori che la Cina ora può monetizzare il debito statunitense direttamente. Giusto, la capacità di stampare moneta statunitense ora è distribuita fra Stati Uniti e Cina. C'è una linea privata speciale fra Pechino ed il Tesoro americano e la Cina può comprare il Titoli del Tesoro americano senza passare da nessun meccanismo di mercato o rendere il prezzo pubblico. Secondo, ora la Cina può comprare direttamente le banche americane. Ai bei tempi, i tentativi da parte di forze straniere di usare i Titoli del Tesoro americani per comprare azioni nelle imprese negli Stati uniti era considerato come un atto di guerra. Oggigiorno, pare, non tanto. Fondamentalmente, Hillary e Timmy sono andati in Cina ed hanno detto: “prendetevi il nostro sistema finanziario, per favore!” Quello che hanno ottenuto è l'equivalente finanziario di una pompa di morfina sottocutanea: qualcosa che viene fornito ai malati terminali di cancro per la terapia del dolore continuativa. Ma se si secca prima che il paziente muoia? Sarebbe doloroso, no?

Gli Stati Uniti stanno sanguinando di soldi in altri modi: i singoli ricchi si stanno spostando all'estero e rinunciano alla cittadinanza americana in numero sempre maggiore, come i topi che abbandonano la nave che affonda. Un esempio di alto profilo è Eduardo Saverin, uno dei fondatori di Facebook, che ha rinunciato alla propria cittadinanza americana prima del ridicolo fiasco che è stato il lancio di Facebook in borsa. Il congresso è occupato a redarre leggi che fermino questo tipo di cose, o almeno di renderle un enorme spreco dal punto di vista fiscale. C'è anche una provvigione nel procedimento di ritiro del passaporto se la IRS decide che il titolare deve più di 50.000 dollari. Qualcuno dovrebbe fare qualcosa! Non è possibile rinunciare alla propria cittadinanza e comprare voti al Congresso allo stesso tempo? Dovrebbe... In ogni caso, possiamo stare certi che quello che ora è solo un rigagnolo si trasformerà in un'alluvione. Questo è ciò che ho visto in Russia dopo il collasso del Soviet: la ex elite del Soviet ha perduto ogni fiducia nel sistema, ha provato ad accaparrarsene un pezzo ed è scappata via con quello. Questo modello continua anche ai giorni nostri: una volta che qualcosa collassa tende a rimanere collassata per lungo tempo.

E perché non dovreste voler scappare come topi se vi è capitato di essere uno dei tanti milionari temporanei che hanno fatto fortuna nell'economia degli Stati Uniti e non la volete perdere? Il sistema finanziario americano è andato e da ora è chiaro che non sarà ripristinato. Caso in questione: Jon Corzine, ex Senatore, ex Governatore del New Jersey, ex capo della MF Global, ha fatto qualche scommessa, poi si è precipitato sul suo conto corrente per coprire le perdite. E' in galera? No, è ancora a piede libero e non ha nulla da temere. Inoltre, si trova in alto nella lista dei donatori della campagna di Obama. JP Morgan ha appena riportato una perdita negli scambi di 2 miliardi di dollari (in realtà di più, tipo 8 milioni di dollari). Si sta facendo niente per questo? Naturalmente no! La JP Morgan ha una lunga e orgogliosa storia di cattiva gestione dei rischi, che fossero dovuti all'uso di modelli matematici assurdi (Valore a Rischio) o che fossero dovuti all'avere dei trader dal nickname tipo “la Balena” (the Whale) che decidono spontaneamente di essere Dio e di rovinarsi enormemente. Siccome tutto questo è stato fatto coi fondi bloccati dei contribuenti (come altre grandi banche americane, JP Morgan dipende dal sostegno vitale del governo) ci sono state delle discussioni sul fatto che la Balena potesse coprire, o scommettere, o  giocare d'azzardo (coi soldi pubblici). Ma nessuno conosce più la differenza ormai e potete star sicuri, nessun altro andrà in galera per queste operazioni.

E questo ci porta al sistema politico. I politici sono anche soltanto vagamente interessati a riformare il sistema finanziario? No, ne sono troppo spaventati. La legislazione di riforma finanziaria, così com'è, è stata abbozzata dalle compagnie finanziarie stesse e dai loro lobbisti. I politici avrebbero paura di avvicinarvisi, per timore di mettere a rischio i loro contributi per la campagna elettorale. Finché i fondi per le elezioni scorrono nei loro scrigni e finché nessuno dei loro amici banchieri va mai in galera, rimarranno indifferenti alla finanza. Ciò che li rende sempre più paranoici è la loro sicurezza fisica. Entrambi i partiti hanno ripetutamente esibito un atteggiamento bipartisan  indecoroso, quando è capitato di far passare leggi che compromettono le libertà civili, che aumentano il controllo sociale e la sorveglianza e che tolgono diritti ai loro cittadini. Il bilancio per la sicurezza nazionale del 2013 promette di superare il trilione di dollari. Ancora una volta, il parallelo con l'URSS pre e post collasso colpisce: anche lì il sistema politico non era riformabile, svuotato e usato per vantaggi personali, come un servizio personale per gente ricca e potente. Criminali come Boris Berezovsky sono stati in corsa per una carica pubblica solo per avere l'immunità dalla prosecuzione che ne derivava. Questo schema continua ancora oggi, specialmente in Ucraina: perdi un'elezione e vai in galera. Vieni rieletto e usi i votanti che non hanno votato per te come tirassegno. Una volta che un sistema politico collassa, ognuno nega strenuamente che gli sia avvenuto, ma poi tende a rimanere collassato per lungo tempo.

Ciò che tende a cambiare piuttosto improvvisamente è il commercio. Se avete abbastanza imbrogli politici, un alto livello di corruzione e stato di diritto che va nel dimenticatoio, la vita quotidiana va avanti come prima, per un po', finché all'improvviso non più. A San Pietroburgo, in Russia, la differenza fra le estati del 1989 e quella del 1990 è stata impressionante, perché dall'estate del 1990 il commercio si è arenato. C'erano scaffali vuoti nei negozi, molti dei quali erano chiusi. La gente rifiutava di accettare soldi come pagamento. Le importazioni si sono prosciugate e il solo modo per procurarsi cose ambite come lo shampoo era da qualcuno che aveva viaggiato all'estero, in cambio di gioielli o altri oggetti di valore. E questo è avvenuto nonostante il fatto che l'URSS avesse un piano di affari generale migliore: “Vendi petrolio e gas, compra tutto il resto”. Mentre il piano degli Stati Uniti è ridotto a: “Stampa soldi, usali per comprare tutto il resto” (gran parte degli oggetti di consumo, più di ¾ del petrolio usato per spostarli e tutto il resto).

Il petrolio importato, naturalmente, è il tallone d'Achille del commercio americano. L'economia americana è stata costruita intorno al principio che i costi di trasporto non contano. Ogni cosa percorre lunghe distanze sempre, prevalentemente su gomma, alimentate da benzina o diesel: la gente va al lavoro, guida per andare a fare spesa, accompagna i propri figli da e per diverse attività; i beni vengono spostati in magazzini coi camion e il prodotto finale di tutte queste attività – la mondezza – viene a sua volta trasportata in camion per lunghe distanze. Tutti questi costi di trasporto non sono più trascurabili. Piuttosto, stanno rapidamente diventando una grande limitazione dell'attività economica. Lo schema ricorrente degli anni scorsi è un picco del prezzo del petrolio seguito da un altro giro di recessione. Potreste pensare che questo schema possa continuare all'infinito, ma stareste semplicemente estrapolando. Molto più importante, c'è ragione di pensare che quello schema arrivi a una fine piuttosto improvvisa. 
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E' una proprietà generale delle cose che le stesse si custuiscano lentamente e collassino in fretta. Esempi di questo tipo abbondano (edifici, ponti, dighe, imperi militari, economie, supernove...) I controesempi – cose che appaiono improvvisamente e poi decadono lentamente – sono difficili da trovare (mi vengono in mente funghi e cetrioli, ma questi sono manifestazioni di un processo associato di crescita lenta e collasso repentino, quello che avviene normalmente proprio dopo il primo gelo). Qualche tempo fa, mi è venuto in mente che la curva a campana simmetrica comunemente usata per modellizzare l'esaurimento globale di petrolio, conosciuta come curva di Hubbert della teoria del picco del petrolio, dovrebbe in realtà essere asimmetrica, come quasi tutto il resto, ma mi mancava la matematica per spiegare questo punto.

Alla fine il Prof. Ugo Bardi mi è venuto in aiuto con un modello meravigliosamente semplice e chiaro, che ha chiamato Effetto Seneca. Diversamente da altri modelli come quello originale de “I Limiti dello Sviluppo”, che, anche se riabilitato, è troppo complicato da afferrare per molta gente ad una prima lettura. L'Effetto Seneca è la semplicità in persona. Questo modello inizialmente comprende due elementi: una risorsa di base ed un'economia. Il tasso di sviluppo della risorsa di base è proporzionale sia alla dimensione della risorsa di base, sia alla dimensione dell'economia. Allo stesso modo, l'economia declina nel tempo a un tasso proporzionale alla sua dimensione. Impostate le condizioni iniziali, fate partire la simulazione ed ottenete una curva a campana simmetrica. Ora aggiungete un terzo elemento, che può essere chiamato con vari nomi, “burocrazia”, “inquinamento” o “sovraccarico”: tutti i requisiti imprescindibili o gli inevitabili effetti collaterali dell'avere un'economia. Questo elemento non contribuisce al tasso al quale viene sviluppata la risorsa di base. Anch'essa declina a un tasso proporzionale alla sua dimensione. Dirottate qualche frazione del flusso di risorsa a questo elemento, avviate il modello e ne risulta una curva asimmetrica: sale lentamente e scende rapidamente, il Dirupo di Seneca. Più grande è la frazione dirottata, più la curva è asimmetrica:

C'è un problema con questo modello: noi non sappiamo realmente quali elementi dell'economia siano produttivi (nel senso che contribuiscono al tasso al quale la risorsa di base viene convertita in capitale) e quali siano non produttivi e quindi appartengono al contenitore burocrazia/inquinamento/sovraccarico. Quando guardiamo il mondo, vediamo le due cose sommate insieme e non possiamo vederle separatamente. Con questo dettaglio nascosto alla vista, il collasso diventa difficile da vedere: la gente potrebbe morire di fame, ma ci sono anche un sacco di grassi burocrati che si spartiscono, arrostiscono e mangiano a vicenda le loro grosse chiappe, e questo mantiene la media un po' più a lungo. Ma si può ancora ribattere a parte basandosi sul fatto che certe cose semplicemente smettono di accadere. La progressione dalla quale premunirsi è: le cose diventano più grandi, quindi all'improvviso si fermano. 

Un problema associato è che la frazione di risorse che finiscono nella burocrazia/inquinamento/sovraccarico normalmente cominciano essendo ragionevoli (un quarto o un terzo più o meno) ma più l'economia si avvicina al collasso, più alta diventa questa frazione. Possiamo osservare questo nell'economia americana: sempre più risorse sono state allocate in salvataggi, progetti pasticciati di “stimolo economico” e sicurezza nazionale; sempre più inquinamento (e costi associati) dall'estrazione petrolifera offshore e dallo sviluppo di risorse energetiche marginali e sporche come il petrolio da scisti è le sabbie bituminose. Mentre la parte produttiva dell'economia comincia a fallire, i burocrati aumentano la disperazione ma, essendo burocrati, tutto ciò che possono fare è aumentare all'infinito il fardello burocratico, accelerando la scivolata verso il basso. Gran parte delle persone hanno sentito parlare della glasnost e della perestroika di Gorbaciov, ma ma c'è stata un terza iniziativa, l'accelerazione (uskorenie): il tentativo disperato di portare la moribonda economia sovietica a funzionare meglio. Invece, il risultato è stato che l'ha portata allo shock.

Sempre più grandi, poi all'improvviso si fermano. Diamo un'occhiata all'esempio della vendita al dettaglio negli Stati Uniti. C'era una volta l'industria locale, che vendeva prodotti in piccoli negozi. Nel corso di pochi decenni, l'industria si è spostata in altri paesi, prevalentemente in Cina e i piccoli negozi sono stati messi fuori mercato dai grandi magazzini, poi dai centri commerciali, il cui culmine è Walmart, che praticano il “taglia e brucia al dettaglio”. Siccome la maggior parte di quello che vendono è importato, svuotano l'economia locale di denaro e questa è costretta a chiudere, lasciando la devastazione al loro passaggio. Walmart ora si sta espandendo in Cina, essendosi finalmente reso conto che non funziona vendere cose in un paese che non produce cose, una volta che quel paese ha finito i soldi. In paesi in cui il dettaglio non esiste più l'ultima spiaggia è il ricorso agli acquisti su Internet, grazie a UPS e FedEx. E una volta che i servizi di UPS e FedEx saranno inaccessibili a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia o indisponibili a causa del mancato mantenimento di strade e ponti, l'accesso locale ai beni di importazione sarà perduto. 

Similitudini col servizio bancario americano. C'erano una volta piccole banche di quartiere che attingevano ai risparmi della gente, per poi prestare a singoli individui o a imprese, aiutando l'economia locale a crescere. Nel corso di pochi decenni, queste piccole banche di quartiere sono state rimpiazzate da poche, enormi megabanche, le quali, dopo il 2008, sono diventate di fatto di proprietà del governo. Una volta che le megabanche chiudono le loro succursali locali, l'accesso locale ai soldi è perduto.

Similitudini con le spedizioni globali. C'erano una volta molte piccole navi, chiamate carrette del mare, che venivano caricate e scaricate da scaricatori di porto nei porti locali, usando paranchi e reti da carico. Poi le spedizioni via mare sono state 'containerizzate' e per spostare i cargo serviva un porto per container. Poi le navi container sono diventate incredibilmente enormi, Poi, quando i prezzi del petrolio sono aumentati, sono dovuti ricorrere al “vapore lento”, tirando via i pistoni dai motori ed andando più lenti dei velieri di un tempo. Al posto del commercio 'punto a punto', queste gigantesche navi container possono operare solo all'interno di reti 'centro e raggi', con i 'raggi' forniti da qualche treno meno efficiente energeticamente e da camion a lunga distanza molto meno efficienti energeticamente. Queste navi sono ora al limite del 'vapore lento'. Il prossimo passo è, ovviamente, 'niente vapore'. 


Similitudini con la medicina. C'erano una volta i medici condotti – dottori generici che rispondevano alle chiamate delle famiglie ed avevano un ambulatorio di quartiere. Alla fine sono stati rimpiazzati da mega-ospedali e giganteschi centri medici con personale specializzato che, nel tempo sono diventati inaccessibili alla popolazione comune. Gli Stati Uniti stanno attualmente spendendo il 17% del PIL in cure mediche, molti dei mega-ospedali saranno costretti a chiudere. La popolazione, per un po', avrà accesso al dottore virtuale ed alle medicine ordinate via Internet e, in caso di malattia grave o emergenza, l'evacuazione medica rimarrà un'opzione per coloro che se la potranno ancora permettere. 

Lo stato delle infrastrutture delle comunicazioni negli Stati uniti sono un caso particolarmente interessante. Gli Stati Uniti sono attualmente indietro rispetto a gran parte delle nazioni sviluppate nell'accesso a Internet. Molta gente nelle zone rurali degli Stati uniti deve affidarsi ai cellulari per l'accesso a internet, il che mette gli Stati Uniti al livello di Cambogia, Vietnam, Indonesia e Filippine. Tuttavia, il servizio dei cellulari è molto più costoso negli Stati Uniti che in uno qualsiasi di quei paesi. Dato che molti prodotti e servizi sono ora disponibili quasi solo su Internet e che Internet richiede una costante fornitura di elettricità, lo stato della rete elettrica negli Stati Uniti costituisce un caso ancora più interessante. E' una rete pesantemente sovraccarica di vecchie linee di trasmissione e centrali di trasformazione, alcune delle quali risalgono agli anni 50. 

Ci sono oltre 100 centrali nucleari, che stanno diventando vecchie e pericolose, ma le vite di servizio sono state artificialmente allungate attraverso l'estensione delle licenze. Non ci sono piani e non ci sono soldi per smantellarle e per sequestrare i rifiuti ad alta radioattività in una località sotterranea geologicamente stabile. Se privati sia di elettricità di rete, sia dal diesel per un lungo periodo di tempo, questi impianti andrebbero in fusione à la Fukushima Daiichi. Vale la pena di accennare che i disastri nucleari, tipo Chernobyl, sono un ingrediente potente nel precipitare i collassi politici. Siccome ciò che impedisce ad una tale serie di disastri di avvenire è la rete elettrica, seguita dal diesel, esaminiamole a loro volta. 


Per quanto riguarda la rete elettrica, l'incidenza di grandi interruzioni di potenza è stata  recentemente vista raddoppiare ogni anno. Sì, stiamo commettendo l'errore indotto di estrapolare questa tendenza nel futuro ma, data la posta in gioco, non dovremmo farlo? Perlomeno, vorremmo sentire una ragione valida per cui non dovremmo. L'incidenza delle grandi interruzioni di potenza può solo raddoppiare un gran numero di volte prima che sia tempo di tirar fuori le pasticche di ioduro di potassio e prima che i prezzi delle parrucche salgano alle stelle. 

Al contrario, naturalmente, i generatori diesel possono essere mantenuti accesi continuamente per i 15-20 anni che serviranno per chiudere, liberare dal combustibile e decommissionare tutte i reattori nucleari e svuotare le vasche di stoccaggio dei rifiuti nucleari. I paesi a cui manca una rete elettrica affidabile tendono ad affidarsi ai generatori diesel. Attualmente c'è molta pressione sulle forniture di diesel (link aggiunto dal Traduttore), specialmente da quando il Giappone ha messo tutta la sua capacità di generazione nucleare fuori rete, a seguito del disastro di Fukushima Daiichi, con prezzi alti del diesel e carenze a macchia di leopardo in molti paesi. Osservando l'aumentata incidenza delle interruzioni di potenza e i picchi dei prezzi, molte aziende negli Stati Uniti hanno installato generatori d'emergenza diesel e si ritrovano a farli andare anche quando la potenza di rete è disponibile, quando la richiesta in tal senso parte dalle aziende elettriche.

Non molto, negli Stati Uniti, continua a funzionare una volta che la rete elettrica sia inattiva. All'inizio di quest'anno, una parte centrale di Boston dove lavoravo in quel momento (Back Bay) si è oscurata a causa dell'incendio di un trasformatore. Per quasi un'intera settimana ogni attività economica dell'area è stata chiusa. Senza corrente, non c'è riscaldamento o acqua calda, non c'è acqua corrente o, più spaventoso, non c'è depurazione delle acque reflue, non c'è aria condizionata (il che è fatale, a causa dei colpi di calore, in posti come Atlanta, in Georgia, che hanno spesso un'umidità del 100% accoppiata a temperature estive al di sopra di quella corporea). I sistemi di sicurezza e i sistemi di punti vendita smettono di funzionare. I cellulari e i computer portatili non possono essere ricaricati. I tunnel autostradali e della metro si allagano e i ponti levatoi non si aprono per far passare il traffico navale – come ad esempio le chiatte cariche di diesel. Possiamo essere sicuri che il diesel continuerà ad essere fornito a tutti gli impianti nucleari attivi anche se tutto il resto crolla?

Questo è il momento, durante le mie conferenze, nel quale qualcuno si alza e dice: “Tutto questo è distruzione e tenebre, non è vero?” Al quale dico, “Per lei, forse, se lei non ha alcun altro piano che aspettare che tutto si aggiusti magicamente da sé”. Vedete, costruire qualcosa che funziona richede molto tempo e sforzo. Le cose smettono di funzionare in fretta, ma rimpiazzarle richiede tempo e farlo richiede pratica (con questo intendo  dire imparare dai propri numerosi errori). Se aspettate fino a quell'ultimo momento in cui, in uno spasmo di orrore, penserete fra voi “oh merda, Dmitry aveva ragione!” allora sì, distruzione e tenebre saranno i vostri affascinanti nuovi commilitoni. Ma se avviate il vostro collasso prima e lo attraversate velocemente, allora le vostre chance di sopravvivere è molto probabile che siano sostanzialmente superiori a zero.  

Così, per favore, non chiedetemi “quando?” - pensateci da soli. Vi ho dato gli strumenti di cui avete bisogno per giungere alle vostre conclusioni, basandovi su di essi potreste essere in grado di far partire il vostro collasso ed attraversarlo velocemente. 


domenica 12 agosto 2012

Il lancio della moneta.



E probabilmente sapremo trovare il modo di lasciarci soli, l'un l'altro.
Come sempre siamo stati, in fondo. Soli.
Ognuno si chiuderà a riccio dentro se stesso, abbandonando gli altri alla propria vita, ai propri problemi, senza avere la benchè minima capacità di guardarci negli occhi e parlarci con l'anima, una volta almeno. Saremo sbigottiti dal comportamento di alcuni, rattristati da quello di altri, impauriti da altri ancora. E' la paura, la paura di restare senza niente. Prima di tutto, la paura.
Che ci attanaglierà le viscere, che ci bloccherà la parola, che ci impedirà di capire, di vedere.
Resteremo chiusi nel nostro silenzioso risentimento e ci lasceremo portare ovunque sarà possibile.
Qualcuno impazzirà. Qualcuno si toglierà la vita.
Vedremo sparire volti che ci sono stati familiari per tanto tempo, senza capirne il perchè, intuendo il dolore, ma senza farlo proprio. Sarà difficile sobbarcarsi il dolore degli altri e comprenderlo. E vederlo. E porvi rimedio.
Ci sarà solo il nostro dolore. Quello del nostro esiguo orizzonte. Quello fatto di sbuffi e risvegli, nella notte.
Sarà dura alzarsi dal letto. Sarà dura addormentarsi.
Vivremo lo sgretolarsi di una realtà senza capirla, anelando con tutte le forze un ritorno al passato. Come bambini che non vogliono crescere.
Tutto questo ci succede. Un giorno alla volta.
Una folata di vento si alza dal nulla ed un pensiero insieme ad essa, vola via.
Esisterà un luogo dove vanno i pensieri?! Dentro di noi, c'è di sicuro. E a volte tornano indietro.
Cosa ci si può inventare?
Quale potrebbe essere un'idea?
Un valore...
Un valore inestimabile, incalcolabile, eterno. Che sopravviva a qualsiasi tempo, a qualsiasi epoca, a qualsiasi ideologia, a qualsiasi tiranno. Che sovrasti ogni governo ed ogni legge.
L'umanità lo possiede?
Può essere il denaro?
Si, il denaro E' un valore.
Un valore che sopravvive dal tempo dei tempi. Un pensiero, un'idea talmente radicata da cangiar forma e adattarsi ad ogni circostanza, ad ogni situazione, da guidare la storia dei popoli.
Il denaro è un'ideologia che pervade tutte le ideologie, che prescinde da tutti i tipi di economie, che vive nell'uomo.
Il denaro è la difesa.
Il denaro ci rende diversi l'un l'altro, perchè vogliamo sentirci diversi l'un l'altro.
Il denaro non è solo possesso, è amore.
E' forse questo il valore “universale” che condivide l'umanità?
E' possibile?
L'istinto di dominazione è una peculiarità umana come specie?
Non lo so. Non posso rispondere a queste domande. Molti hanno avuto la superbia di tentare una risposta, senza successo.
Ma c'è un sentimento che vive e combatte con il denaro dalla notte dei tempi. E' l'amore filiale. E' la determinazione costante di voler difendere a tutti i costi, anche della vita stessa, i propri figli, fino alla fine. E' un sentimento che ci accomuna tutti. E salvo quella infinitesima percentuale di comportamenti diversi che pur si osservano, capiamo tutti che esiste qualcosa di veramente importante.
La vita.
Eh si. Riflettendoci bene ogni essere umano, chi in misura minore, chi in misura maggiore, comprende l'immensità dell'importanza della vita.
Che sia la sofferenza per la sofferenza di un figlio, o la sofferenza per un gruppo di persone, o una nazione, o un popolo, o l'umanità nel suo complesso, non conta l'ampiezza. E' un sentimento condiviso. Collettivo.
Ma forse ci è stato insegnato a vedere le differenze e poche volte le affinità.
Forse ci è stato insegnato a considerarci diversi, a prescindere. Diversi nel modo di vestire, di comportarsi, in quello che vogliamo. Diversi.
Forse ci hanno detto che è meglio per tutti credere che esistano per forza persone buone e persone cattive. Da qualsiasi latitudine si vogliano guardare “buono” e “cattivo”. Non importa.
Ma cos'è che rende un uomo cattivo o spinge un altro a comportarsi bene?
Secondo la mia stupida visione, è la gradazione di intensità dell'incapacità a considerare gli altri alla stessa stregua dei propri figli. Quella sfumatura di grigi che ognuno si porta con se.
Comprendiamo l'importanza fondamentale della vita, ma non riusciamo a proiettarla abbastanza lontano da noi stessi. Il grado di intensità di questo fascio luminoso che si sprigiona dai nostri corpi è determinato dal grado di intensità della nostra consapevolezza a capire che si tratta di un fascio benefico. Come l'emissione di una serie di onde a bassa frequenza capace di riallineare i nostri squilibri.
Lo scambio di queste onde, si può chiamare interazione sociale, cicalio di sottofondo, ma anche ugo. Non ha importanza.
Esiste.
C'è.
Ed è allineato a quello analogo della terra. Di quella creatura così meravigliosa che ci permette di esistere, di essere qui, di provare un sentimento, di apprezzare una lacrima.
E' meraviglioso il regalo che ci è stato fatto.
L'universo pullula di vita. Sprigiona da ogni sua forza, da ogni suo movimento, legge, equilibrio.
L'universo è un'infinita incubatrice che vaga nel nulla.
Siamo troppo importanti, come esseri, come espressione profonda di questo grande spettacolo, da poter preoccuparci di qualcosa di così infimo e di inefficiente come farci la guerra l'un l'altro.
La guerra di classe. La guerra di popolo. La guerra di frontiera. La guerra di borsa. Commerciale. Fredda. Lampo. Preventiva. Intelligente. Di Pace. Strategica. Culturale. Di razza. Di religione. Di aggressione. Da strada. Urbana. Civile. Di liberazione. Di indipendenza. Di conquista. Di rapina. Di potere. Dinastica. Moderna. Locale. Limitata. Rivoluzionaria. Politica. Insurrezionale. Guerrigliera. Al terrorismo.
Perchè tutte queste definizioni?
La guerra E' una sola.
Quella contro l'uomo.
E' la nostra guerra interiore.
Quella di tutti i giorni.
E' così paradossale da sembrare vero.
E siam talmente convinti che sia vero, da farlo essere vero.
La dicotomia tra vero e falso, nella nostra logica, è solo un modo per chiamare in modo diverso le facce della stessa moneta.


Bisogna lanciarla in aria ed aspettare il suo verdetto. 

Non farci la guerra mentre la moneta viene giù.
Quanti morti. Quanta sofferenza.
Per cosa?
Per cosa poi?
Per quella maledetta moneta che una volta lanciata, non è mai scesa a terra.
Molte volte ho sentito la parola furto.
In centinaia di migliaia di occasioni.
Una parola che è stata accostata ad ogni genere di comportamento umano.
Ma il più colossale, è questo.
Rubiamo la nostra umanità all'altro come fosse merce. Senza vedere nei suoi occhi. Senza saper cogliere quel fascio di luce benefico che vive in ognuno di noi, fin dalla nascita.
Non possiamo essere gli adulti che siamo guardando ai bambini che eravamo.
Non può essere.

(Francesco Salistrari)

sabato 11 agosto 2012

La dittatura delle sementi.

L’atto fondante dell’UE prevedeva la libera unione di stati in un organismo sovranazionale che avrebbe mantenuto e sviluppato in pace l’economia dei paesi membri. Ma se ci riflettiamo, è davvero un’unione “libera” di stati? Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto . Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – ne esistono di benemerite anche in Italia – che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.
La sentenza ha preso di mira specificamente una di queste associazioni, la francese (ma nota in tutto il mondo) Kokopelli, che si batte per la biodiversità. Già nel 2008 questa associazione era stata condannata, per scambio di sementi antiche, a una multa di 35 mila euro: esosa punizione per un gruppo di volontariato, volta a renderne impossibile di continuare l’attività. Invece l’attività è continuata, grazie allo sforzo e ai contributi dei volontari. Invece oggi, un’altra grossa società che l’ha trascinata in giudizio davanti alla Corte d’appello di Nancy, la «Graines Baumaux», approfittando della sentenza della Corte europea ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente – «la cessazione di tutte le attività dell’associazione», pericolosa per il business , alla faccia della libertà d’opinione e d’azione. Si noti che la direttiva europea non osa vietare semplicemente e puramente lo scambio di sementi antiche: non vigono forse da noi tutte le libertà possibili e immaginabili? Lo fa obliquamente. Se si chiede di includere queste varietà nel catalogo ufficiale lo si ottiene – pagando profumatamente – e da quel momento diventa legale commerciarle. Il fatto è che queste varietà antiche e tradizionali sono di dominio pubblico, non appartengono a nessuno, e quindi nessuno ha interesse a sborsare per iscriverle nel catalogo. Ammettiamo che qualche buon samaritano lo faccia: dopo vent’anni, se nessuno le re-iscrive nel suddetto catalogo, comunque ne escono (e scambiarsele ridiventa un delitto).Ovviamente, l’inghippo è escogitato per favorire le multinazionali delle sementi, che hanno i soldi e l’interesse economico di iscrivere nel registro ufficiale i loro semi ibridi, OGM, di loro proprietà o comunque brevettati. A causa di questa regolamentazione, accusa Semailles (un’altra associazione francese) «più dell’80% della biodiversità è scomparsa» dai campi europei.
Pardon, debbo correggermi: per iscrivere una semente nel catalogo ufficiale, pagare non basta. Occorre che la varietà in oggetto risponda ai criteri di «Distinzione, Omogeneità e Stabilità» (DHS nella lingua di legno eurocratica), qualunque cosa ciò significhi. Ma cosa significano esattamente questi criteri discriminanti? «Implicano che le sementi siano pochissimo variate», rispondono a Kokopelli:

«Solo varietà ibride F1 o varietà lignee quasi cloniche rispondono a questi criteri. Tali criteri sono stati stabiliti al solo scopo di aumentare la produttività nelle prassi di agricoltura industriale».
un video interessante in merito…

La Corte europea, nella sua motivazione , ha giustificato il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali con l’obbiettivo, che giudica superiore ad ogni altro, di ottenere «una accresciuta produttività agricola»; concetto che ripete per 15 volte nel testo. Quasi che l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite come il Bangladesh, bisognose di aumentare le loro rese alimentari. Due volte però la Corte giunge a sostenere che la legislazione proibizionista in vigore serve a scongiurare «la

coltivazione di sementi potenzialmente nocive» (per contro, è legale che gli oncologi somministrino ai malati di cancro chemioterapici tutti di altissima tossicità, fra cui la ciclofosfamide, definita
«cancerogena» dall’Istituto Superiore di Sanità italiano > chemio.pdf).

È il caso di notare che le sementi antiche e tradizionali sono già il risultato di una selezione – una selezione compiuta dagli esseri umani da diecimila anni – con l’ovvia conseguente eliminazione di specie «potenzialmente nocive» fin dalla preistoria, e che queste piante hanno nutrito la popolazione europea da millenni.
Ma è questo il nucleo di «progressismo» che è la dottrina ufficiale del potere eurocratico: l’esperienza plurimillenaria che l’umanità si è tramandata (la «tradizione») non conta nulla, non è che tenebra e sospetta superstizione; l’ultima parola cui dar fiducia, in fatto di sementi, è quella della «scienza», qual è rappresentata da Monsanto, Syngenta e le relative lobbies da queste pagate).
Lo stesso Avvocato Generale della Corte europea (ossia il «suo» avvocato) ha fatto notare l’assurdità di questo pretesto, rilevando giustamente che l’iscrizione obbligatoria al Catalogo non dichiara come scopo quello di proteggere i consumatori contro un qualche rischio sanitario o ambientale, a cui la legislazione vigente non fa’ alcun riferimento. A dire la verità, la Corte ha preso la sua decisione contro il parere del suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principii della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci. Uno dei tre dogmi del liberismo: non

vige forse trionfalmente la «libera circolazione di uomini, merci e capitali»?
Ebbene, per una volta la Corte ha infranto il dogma ed ha dato torto alla sua Avvocatura Generale, altra cosa che non succede spesso, per non dire mai. Forse – chissà – perchè la potente lobby dei sementieri,

la European Seed Association, durante la procedura ha avuto modo di far conoscere alla Corte il suo disaccordo con l’opinione dell’Avvocatura Generale; come oggi si rallegra in un comunicato della totale convergenza della Corte con le sue vedute. Fortunata coincidenza. (CJEU confirms validity of European seed marketing legislation)
«Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti?», si domanda la sconfitta Kokopelli. Forse perchè non c’è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura

del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per
lasciare in campo solo quelle brevettabili. L’agro-industria e le sue lobbies difendono la regolamentazione con l’argomento che essa permette di garantire il finanziamento della ricerca per specie «più resistenti e più produttive». Strano che in nome del libero mercato si pretenda la regolamentazione. La finanza invece, come ha preteso, è stata completamente deregolamentata , sicchè oggi può vendere ogni genere di titoli tossici, titoli sub-prime e prodotti derivati, fino ai CDS, che consentono di assicurarsi contro il fallimento di qualcun altro, con cui non si ha parte, in pratica puntando sul suo fallimento. Stranissima poi l’invocazione della regolamentazione per favorire la ricerca; di solito la ricerca pretende di essere totalmente deregolata, manipolare i geni umani, ibridarli con geni di maiali, utilizzare feti abortiti (volete buttarli via?) per la famosa ricerca sulle cellule staminali che guarirà tutte le malattie…

È il bello della nuova forma di governo, la tecnocrazia pan-europea, che sta sostituendo i governi eletti dopo averli esautorati, resi irresponsabili e privati della sovranità nelle decisioni che contano.
Per intanto, la drastica riduzione delle varietà e la preferenza date alle artificiali che questa sentenza porta, non solo ridurrà ancor più la biodiversità, ma priverà l’alimentazione degli europei delle 15-30 mila sostanze (se ne scoprono di continuo di nuove) immuno-attivanti, anti-ossidanti, coenzimatiche, essenziali per la salute umana che si trovano nelle verdure e frutta naturali, e che l’amico medico Giuseppe Nacci chiama «vitamine» in quanto fattori vitali (1). Già la coltivazione con fertilizzanti eccessivi «impedisce alle piante di assorbire dal terreno i minerali più importanti, come Selenio, Germanio, Ferro…» per non parlare dell’impoverimento dovuto alla conservazione in celle frigorifere, o l’avvelenamento da pesticidi.
Ora diventa ogni giorno più chiaro che nelle verdure più comuni sono contenuti migliaia di fito-sostanze e complessi chimici, di cui si va scoprendo ogni funzione immuno-stimolante, detossicante, preventiva, a

volte, contro il cancro. «Un semplice pomodoro appena colto da un terreno assolutamente privo di sostanze tossiche – scrive Nacci – può contenere 10 mila sostanze chimiche diverse, ognuna delle quali è una ‘vitamina’, cioè un fattore coenzimatico o un anti-ossidante. Ciò vale per tutte le verdure, gli ortaggi, i frutti, i tuberi…». Il sapore e l’odore che le specie antiche e tradizionali hanno più deciso rispetto alle moderne, spesso è dato proprio da questi fattori attivi ed essenziali.
Quante meno sostanze contengono le poche varietà permesse, uguali in tutto il mondo, non è dato sapere. Non è cosa che interessi la «ricerca» delle multinazionali.
UN CONSIGLIO PER LA LETTURA:
1) Giuseppe Nacci, «Diventa medico di te stesso», Editoriale

Programma, 334 pagine, 19 euro. Impressionante l’elenco contenuto in
questo libro di sostanze presenti nei vegetali, di cui è stata
appurata l’attività salutare. Oltre al menadione (vitamina K),
inositolo (vitamina I), stigmasterolo (vitamina M), l’acido tiuotico
(vitamina N), gli isprenoidi sono almeno 200, i bioflavonoidi 5 mila.
E ancora: indoli glucosinati (nel cavolo), llecitine, stilbeni,
(Resveratrol), tannini, terpeni, fito-enzimi proteolitici, minerali
organici…


venerdì 10 agosto 2012

Non è tutto massone quel che luccica.




Cari “fratelli” del Grande Oriente Democratico,
vorrei spendere alcune parole sull'articolo pubblicato sulle pagine del vostro sito in risposta ad un post apparso su questo blog qualche giorno fa (Cui Prodest?”).
Innanzitutto per dovere (e precisione) di cronaca è giusto sottolineare come il vostro caro Gran Maestro Magaldi all'evento di Frosinone, ha espressamente fatto il nome di Mario Draghi, ma anche di Mario Monti, indicandoli come affiliati, mentre per quanto riguarda Prodi, Napolitano e D'Alema, sono stati nominati da altri relatori nelle discussioni avvenute durante il corso della giornata (una parte delle quali qui).
Va però sottolineato cari “fratelli” che il vostro buon Gioele non ha fatto una piega, né ha smentito. Chi tace acconsente? Può darsi.
Ma non fermandoci a questo, sono decisamente sorpreso del fatto che vi siate presi la briga di rispondere ad un insignificante post di un insignificante blog seguito da pochi lettori e con poca visibilità. E' davvero curioso.
Non è che forse il post in questione sollevi qualcosa che in qualche modo va a toccare un nervo scoperto della vostra organizzazione?
La portata dell'arroganza con la quale si ribatte alle affermazioni del mio post è pari solo alla nebulosità REALE della vostra organizzazione che, dite quello che volete, rimane segreta (o semi-segreta). Segreta in quanto è evidente che non siano pubbliche né le finalità e le azioni che la massoneria opera nel nostro paese, né i suoi rituali, né le discussioni che fa nè le decisioni che prende (tranne quelle che volete rendere tali), né tantomeno si può considerare trasparente il fatto che eminenti esponenti della vostra organizzazione (o di altre consimili) che occupano ruoli chiave nella politica e nell'economia del nostro paese, NEGHINO recisamente la loro appartenenza, né si capisce come possa essere definita non segreta una associazione che al suo interno può favorire le cosiddette logge coperte e super segrete che operano al di fuori di qualsiasi controllo democratico, senonchè appare evidente come il nome della massoneria compare moltissime volte in affari oscuri del nostro passato e del nostro presente (mafia, p2, gladio ecc.).
Con questo non sto affermando che la massoneria sia mafiosa, operi nell'illegalità più totale come la p2 o in organizzazioni paramilitari come gladio, ma è evidente che abbia svolto un ruolo anche in queste tristi vicende italiote. Ma aldilà di questo, l'articolo della Costituzione (il 18 e successive modifiche dopo lo SCANDALO P2), richiamato nel mio post, parla chiaro. E quando ponevo la domanda se fosse legittimo per un esponente della massoneria ricoprire incarichi pubblici mi riferivo a chi, come Mario Monti, nega recisamente di farne parte, anzi pubblicamente ne prende le distanze. Siccome la democrazia tra i vari principi basilari annovera senz'altro ai primi posti (per poter essere tale e funzionare), il principio della trasparenza, quello che vi chiedo è: come può essere democratico per un elettore eleggere un suo rappresentante SENZA SAPERE se sia o meno affiliato alla massoneria? Senza conoscere quali siano i fini di tale organizzazione (considerando le varie correnti al suo interno di cui voi dell'Oriente Democratico ne siete solo un'espressione)? E' inutile arrampicarsi sugli specchi usando parole come meta-politica o consimili che nella realtà pratica delle cose NON significano assolutamente niente. Perchè la massoneria E' un'organizzazione ANCHE politica. Di altissima influenza politica. E questa sua caratteristica ne fa, a tutti gli effetti, una forza trasversale che opera nella politica e fa politica nel pieno senso del termine. Era questo che veniva sottolineato ingenuamente (e non ignorantemente come vorreste far credere con l'arroganza che vi contraddistingue) nel mio post.
Se poi vogliamo parlare dell'osservanza da parte degli affiliati dei principi costituzionali del nostro paese, aldilà delle enunciazioni formali, resta da vedere se tale osservanza sia reale e concreta e a quali livelli. E sembra proprio che dai fatti che sono usciti nel corso degli anni, molti dei vostri confratelli tali principi se li sono messi più volte sotto i tacchi. Anche il fascismo formalmente rispettò lo Statuto Albertino e le regole formali della “democrazia liberale” del tempo. Chiaro no?
Questo non significa una condanna in toto della massoneria in quanto tale, né una denigrazione generale del ruolo progressivo che parti pur importanti (ed in questi ultimi tempi purtroppo sempre meno consistenti) della massoneria possano svolgere nella società italiana.
Poi vogliamo parlare dei patrioti massoni?
Beh, cari “fratelli” massoni, sono nato e vivo in una terra (la Calabria) che di patriottismo è morta. Una terra colonizzata dai vostri grandi principi di libertà e di democrazia che per noi calabresi, siciliani, pugliesi, campani, lucani, ha significato morte, distruzione, povertà, sudditanza. La colonizzazione militare ed economica del sud della penisola ad opera del nord sotto la guida “illuminata” dei grandi massoni del tempo, ha significato guerra civile (spacciata vergognosamente per brigantaggio), 2 milioni e mezzo di morti, repressione, violenza, stupri, distruzione, espropriazione delle terre, ruberia delle ricchezze, creazione di un blocco sociale di potere per la sua storia, anche recente, assolutamente illiberale ed antidemocratico. La questione meridionale, cari “fratelli” nasce proprio da qui. Quindi prima di venirmi a propinare il solito trito e ritrito orgoglio patriottico e a santificare le figure protagoniste dell'unificazione, dovreste avere anche il buon gusto e la decenza di non assurgervi al ruolo di insegnanti di storia e di civiltà con popolazioni come la mia che della VOSTRA storia e della VOSTRA arroganza hanno subito immani tragedie e sofferenze. Chiaro?
E poi smettiamola con questa mitologia che la massoneria sia l'artefice di tutti gli avanzamenti della democrazia nel corso della storia dell'occidente! Non se ne può più! Ci si dimentica del ruolo della società civile, dell'attivismo femminista, delle forze contadine ed operaie, dei movimenti di lotta, dei movimenti pacifisti, di tutta quella storia di conquiste e di libertà che non sono frutto dell'azione della massoneria, ma del sangue dei POPOLI. Quindi basta! Prendetevi i meriti che avete, mi sta bene, ma non tutti! E' insopportabile.
Poi vogliamo parlare del ruolo che oggi la massoneria dominante (quella che vi affannate a chiamare conservatrice) svolge nelle pieghe di questa crisi? Vogliamo sondare a fondo le responsabilità STORICHE che esponenti chiave del sistema bancario, politico e finanziario euroatlantico appartenenti alla massoneria internazionale e nostrana, stanno prendendosi? Vogliamo parlare di quello che significherà per le popolazioni europee questa crisi nei prossimi mesi e nei prossimi anni? Vogliamo vagliare i rischi che la democrazia in quanto tale sta oggettivamente correndo?
Viste anche le parole che il vostro Magaldi ha pronunciato più volte e pubblicamente, denunciando la deriva antidemocratica ed oligarchica della massoneria (o della parte dominante della massoneria), bisognerebbe fare quadrato comune tra tutti i sinceri democratici di questo paese, e non solo. Se le sfide sono così difficile come lo stesso Magaldi a Frosinone ha ampiamente sottolineato, c'è bisogno di molto di più. A partire da un cambio radicale della vostra stessa organizzazione, che venga allo scoperto, che si renda trasparente, che sia davvero capace di allontanare da voi pregiudizi e falsità, leggende e distorsioni, che si offrano agli italiani e al mondo i contorni reali di cosa sia la massoneria democratica e del ruolo aperto, politico, chiaro e inequivocabile, che può giocare in questa cruciale fase storica.
Quindi, cari “fratelli”, se, come anche voi stessi nell'articolo sottolineate, “combattiamo lo stesso nemico”, un pizzico di trasparenza in più e soprattutto meno spocchia sarebbero gradite.
Curate, ut valeatis!

(Francesco Salistrari)


mercoledì 8 agosto 2012

Ritratto di umana follia.


L'economia non è altro che una teoria che viene realizzata. E' l'interazione dei soggetti coinvolti nella realizzazione pratica di tale teoria che determina la realtà storica di una data società.

La vita è diventata come uno sportello delle Poste.
Un vetro che ci divide dall'altro ed una fessura sotto cui far passare il denaro.
E' quello l'unico contatto che ci è permesso.





L'idea del profitto è l'idea che sta affossando l'umanità nel baratro delle sue egoistiche illusioni.
Un mondo dominato dal profitto non può essere un mondo razionale, perchè il profitto non è razionale. Sembra esserlo ma non lo è. La razionalità del profitto è l'egoismo, che esclude i concetti di bene comune, di condivisione, di solidarietà, di benessere, di collettività.
Il profitto rappresenta la campana a morto della pietà umana e della sua grande meraviglia.
A ben guardare il profitto non è nemmeno un concetto economico. Il termine OIKONOMIA, che viene dal greco, vuol dire letteralmente “amministrazione delle cose domestiche”. Nell'amministrazione delle ricchezze domestiche non può esistere il profitto, ma al massimo una spesa, un risparmio e un investimento. Il profitto è avulso da questo contesto. Ed è avulso fintanto che il bene della casa viene messo al primo posto ed in secondo piano gli interessi individuali dei singoli inquilini.
E' per questo motivo che una oikonomia basata sul profitto, come quella nella quale viviamo, è una devianza. Perchè un guadagno, un profitto, viene sempre fatto a discapito di qualcuno. Nell'economia dello scambio (di mercato) quando qualcuno guadagna, c'è sempre (sempre!) qualcuno che perde. Non può esistere un profitto senza una perdita.
Il profitto è letteralmente un furto. Nel nostro mondo economico, purtroppo, legale.
E' furto di risorse che dovrebbero essere comuni, è furto di futuro, di speranza, di umanità.
La logica del profitto, che non è mai logica universale, impone determinate regole e condotte capaci di generare una miriade di conseguenze drammatiche.
La logica del profitto è quella che spinge un deviante a compiere un atto di barbarie per appropriarsi di un bottino (in ultima istanza un profitto), ma è anche quella che permette ad un investitore o ad un manager di preferire di non rispettare una regola ambientale piuttosto che penale per massimizzare la propria quota di guadagno. E' la logica che impone la messa al bando di tutte quegli avanzamenti tecnologici contrari ai detentori di tecnologie concorrenti ma più dannose (vedi pesticidi, energia, ricerca medica ecc.). E', alla fin fine, la logica che frena il progresso e l'evoluzione umana.
La logica economica del profitto ha svolto il suo ruolo storico nello sviluppo delle forze produttive mondiali fintanto che l'accesso alle risorse e le competenze tecniche erano limitate. Sono ormai decenni che questo ruolo si è esaurito. Ed è un assoluto sacrilegio continuare ad affidare ad una logica produttiva (e sociale) vecchia di secoli il futuro dell'umanità.
Cosa può esserci di positivo in una logica che determina la necessità di una crescita economica illimitata per rendere possibile il suo perpetuamento?
Come può essere razionale un sistema che regola il suo sviluppo sulla crescita ad infitum sulla base di un mondo finito di risorse e di spazio?
C'è qualcosa che non funziona.
E credo che un po' tutti ce ne accorgiamo.
Intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c'è. E' tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di che si tratta, ma l'avverti. E' un chiodo fisso nel cervello. Da diventarci matto” (dialogo tratto dal film “Matrix”).
E' vero. Abbiamo tutti la sensazione che qualcuno, in qualche modo, ci stia fregando.
Non ci rendiamo conto però che in realtà a fregarci siamo l'un l'altro.

(Francesco Salistrari)

martedì 7 agosto 2012

Riusciremo ad uscirne senza un Quarto Reich?


Chiedo scusa per gli strafalcioni storici che faranno indignare qualcuno, sono pronto a correggerli se qualcuno me li fa notare. Mi darete del nazista, dell’antisionista, del semplicista, del complottista …. pazienza; spero sia possibile ancora dire cosa si pensa, anche se è vietato e rischioso.
Trovo alcune similitudini con la crisi del ’32 e la crisi di oggi, e siccome qui non si sa come andrà a finire, non è male vedere come è andata a finire allora.
Che io sappia, nel 1932 la Germania era alla frutta: si annegava nell’iperinflazione creata ad hoc dalla banca centrale di proprietà dei soliti, fondata quando la Germania aveva perso la prima guerra col nome ingannevole di “Deutsche Bank”, che di “Deutsch” aveva solo il nome e che serviva a sottomettere la popolazione, distruggere lo Stato sociale, evitare che gli Unni rialzassero la cresta.
Oggi il teatrino si ripete con la Banca d”Italia”, con la Banca Centrale “Europea” etc., in realtà, tutti club privati e non certo nazionali creati per soggiogare le popolazioni europee e finanziare le “Privatizzazioni” degli Stati indebitati, col risultato di arricchiere i soliti ai danni dei molti. E siccome non mi trovo fra i “soliti”, vorrei che la cosa cambiasse.
Oggi si soffre ugualmente per l’iperinflazione, ma stavolta è un’iperinflazione relegata alla finanza; ovvero la Finanza è supercapitalizzata, mentre il settore economico soffre di una grave deflazione monetaria. Ovvero, le banche sono strapiene di denari virtuali mentre l’economia soffre di una carenza di liquidità che la sta distruggendo.


Con il trattato di Versailles, detto “tradimento di Versailles” dagli intenditori, vennero imposte agli sconfitti condizioni capestro insostenibili che certamente avrebbero scatenato una reazione appena possibile. Simili le condizioni capestro che ci troviamo ora con i tradimenti di Maastricht e Lisbona che ci stanno mettendo in ginocchio come i Tedeschi nel ‘32. Ma reagiremo prima di non essere più in grado di farlo? Lo faremo con la violenza? Con l’intelligenza? E dopo?

Dopo, nella Germania del ’32, venne Adolfo, finanziato dai soliti banchieri.
Perché gli permisero di creare il terzo Reich non lo so; col senno di poi, fu una bella mossa per far distruggere i PIIGS fra di loro; poi entrare a gamba tesa invadendo mezza Europa, tirando bombe a grappolo sulle città e bombe atomiche sui civili, riindebitandoci coi soliti soldi creati dal nulla per poter ricostruire ciò che avevano distrutto loro, e creare in Europa una bella colonia amerikana. E risultare come salvatori in bei libri di storia che averebbero scritto loro, i “salvatori”. Vietando a chiunque di parlare del passato in certi toni, come sto facendo io.

Adolfo lo tirarono in guerra: la Polonia istigata da Francia ed Inghilterra dichiarò dopo innumerevoli stragi di cittadini tedeschi sui confini, che entro pochi giorni sarebbe entrata a Berlino. Adolfo li prese d’anticipo, ed in Polonia entrò lui il giorno dopo. I Russi presero la palla al balzo, ed avendo – guarda caso – 11.000 carri armati già parcheggiati sui confini russo-tedesco-polacchi, entrarono pure loro in Polonia. Inghilterra e Francia fecero come oggi continuano a fare con la Libia, la Siria, l’Iraq; dichiararono guerra alla Germania. Stranamente non alla Russia, che aveva la stessa colpa di aver invaso la Polonia. Un’aggravante non da poco era che Adolfo aveva appena chiuso la banca dei soliti e creato una banca Nazionale, creando una reazione del mondo ebreo, che sin dal 1934 aveva dichiarato “guerra al Terzo Reich: prima pagina del “Guardian” di Londra >. Non sopportavano il baratto senza soldi col quale Adolfo aveva importato generi alimentari soprattutto dal Sud America, di cui la Germania era sprovvista, scambiandoli coi prodotti ad alto valore aggiunto Tedeschi.
Sionista che gli dichiarò la guerra economica, emanando l’embargo ai prodotti tedeschi. Anche Gheddafi aveva creato la sua moneta; che sia una coincidenza? E così iniziò la seconda guerra mondiale; e i Tedeschi la stavano vincendo finchè non entrarono – come 20 anni prima – in guerra gli americani, con una potenza di fuoco travolgente.
Mi si dice che gli Americani persero solo 10.000 soldati nella seconda guerra mondiale (mi bacchettino le mani gli Storici, ma non credo a dati ufficiali; questi sono dati ufficiosi ma di prima mano). Mi dispiace per ogni essere umano morto, ma rispetto ai 20.000.000 di europei morti è il 2 per mille. Con un risultato politico ed economico eccellente (per loro) e che ancora subiamo. Un’ottima coreografia, cinica ma di effetto.
Se gli americani non fossero entrati in guerra, ora non avremmo 80 basi americane in Italia, l’Afganistan non sarebbe il maggior produttore di eroina del mondo, non ci sarebbe l’olocausto palestinese, la Libia sarebbe il paese del Nordafrica più prosperoso, il petrolio lo potremmo comperare in lire; non avremo l’Euro, Draghi, Monti, Prodi ed altri bancheri al posto di comando; non avremmo una polizia sovranazionale con sede a Vicenza con la licenza di uccidere eventuali “Terroristi”, non ci sarebbe una NATO pronta a invadere la Siria e l’Iran in cui si sta ripetendo la farsa della Libia; non avremmo la medicina su impronta USA che ci propina la chemioterapia, le vaccinazioni, l’Amalgama al mercurio, l’Aids, la Suina, la Mucca pazza ed altre cazzate supportate da studi “scientifici” e da premi nobel creati ad hoc che con la medicina non hanno nulla da fare: pura propaganda per vender farmaci tossicissimi. Non avremmo la Borsa, e Derivati, gli Swap, i Titoli di Stato ed i Debiti Pubblici. Che mi sembrano i problemi principali di oggi. Staremmo peggio? Boh, se oggi lo chiedi agli Spagnoli o ai Greci direbbero di no; se lo chiederai fagli Italiani fra 6 mesi, direbbero lo stesso dei Greci oggi.
Che i colpevoli siano i Sionisti, i Bildenberger, la Trilaterale, i Rettiliani, non lo so; ma so che il Terzo Reich non aveva debito pubblico, che dal ‘32 al ‘34 la politica economica di Adolfo fece calare i disoccupati da 6 milioni a 1,5, che l’inflazione era del 0,25% l’anno. In percentuale, la disoccupazione scese allo 0,25% dal 25% che A.H. trovò al suo insediamento. E il tutto mandando a casa i finanzieri, che a quel tempo erano rappresentati da alcuni Ebrei, e creando un banca di Stato che aiutava l’economia, non la finanza; finanzieri che oggi riandrebbero mandati a casa, ma in modo definitivo. Ripeto che non credo siano né ebrei né bildenberghiani; è un’associazione camaleontica ben organizzata che prende l’etichetta che le pare quando le pare. Nel 3° Reich non era ammessa l’opposizione, il Führer era appoggiato da tutta la stampa, che era di regime; ma oggi non accade lo stesso? Se non ci fosse un certo Internet, crederemmo ancora che Draghi stia facendo l’interesse del popolo europeo, che Assad è un bastardo, che Gheddafi era il nemico del popolo libico, e la Nato ha fatto bene a bombardare uccidendo 15.000 civili libici per salvarli dalle angherie di un matto.
Alzarmi la mattina a far ginnastica vestito da Hitlerjugend o da Balilla certo non mi sarebbe andato a genio, ma l’avventura in cui Adolfo si era messo consisteva di contrastare lo strapotere economico anglo-americo-sonista. Che oggi è più forte che mai. Da questo punto di vista, peccato che non abbia vinto lui. E noi italiani con lui. Sì, perché di fatto abbiamo perso; abbiamo vito solo col voltabandiera all’ultimo minuto; ma abbiamo perso anche in altri campi: abbiamo dovuto rinunciare all’indipendenza politica accettando nel governo la mafia che ha permesso l’invasione Yankee della Sicilia, all’indipendenza economica cedendo la proprietà di Bankitalia e della BCE, all’indipendenza territoriale cedendo Istria e Dalmazia, all’indipendenza militare accettando di avere gli americani in casa fino ad oggi e gli F35 di fattura americana nell’aeronautica militare. Ma se ci si rompe un pezzo, come facciamo nel caso che dobbiamo combattere l’amerikano?
Oggi, 70 anni dopo la caduto del 3° Reich, ci troviamo falliti, emigrati, guidati da banchieri che si stanno spartendo i resti di un’Italia a pezzi. Mi alzo la mattina con la paura di avere la Finanza che mi multi perché non sono “congruo” o perché non rientro nello studio di settore; sono certo che una delle 4 compagnie telefoniche mi stanno fregando sulla bolletta; che l’Enel fa lo stesso; che le Banche sono fuori soglia di usura su metà dei conti, che il Mutuo è “alla francese” come tutti i mutui, cioè ricapitalizza gli interessi mensilmente, il che è illegale. Ovvero, che tutto ciò che è isitituzionale è una fregatura. La gente non ride più, non riesce a risparmiare più, le aziende chiudono, gli Americani si stanno preparando a usarci come trampolino di lancio per azioni contro Siria e Iran, e i partiti baruffano su cazzate. Giornali e televisioni parlano di stragi e omicidi travisando sempre il vero; è ormai una prassi interpretare all’incontrario quello che si legge sui quotidiani.
La Borsa fà da ago di bilancia dell’economia, e io continuo a non capire perché; io in borsa non gioco, e se la borsa và bene non ci guadagno niente; perché allora se va male ci devo perdere? Che la borsa “bruci” 40 miliardi mi preoccupa molto: ma come si fanno a bruciare 40 miliardi? Non sarebbe meglio dire che si sono trasferiti altrove? Ai “soliti”?
Allora, cosa dobbiamo fare? Avete un’alternativa al 4° Reich? A un Signor xy che tira fuori le palle al posto nostro e ci guida come una mandria di pecore verso la libertà? Per farci magari ammazzare nella nobile impresa, e finire più schiavi di prima?
La gente è ancora stradisinformata, e pur odiando le azioni di Monti, adesso che le sente sulla propria pelle, non si rende ancora conto di cosa sta accadendo, che questo è solo l’inizio, che Monti e la cricca al Governo ci vuole schiavi. Schiavi dell’Euro, un’unità di valore col nome accattivante che finalmente ci fa sentire uniti. Uniti nella disgrazia, uniti nella truffa pepetrata da politici corrotti.
QUINDI? Quindi svegliamoci, invadiamo le banche, Equitalia, l’Agenzia delle Entrate che i soldi adesso deve distribuirli, non prelevarli; invadiamo il Parlamento, esigiamo dei referendum su una decina di argomenti; se tornare alla Lira, se emettere il denaro senza emettere titoli di Stato (ovvero, se riappropriarci di Bankitalia), se ricusare il Debitro Pubblico creato dalle banche che hanno posseduto illegittimamente Bankitalia per 50 anni (ovvio che si), se vogliamo i dazi sulle merci dei Cinesi (in Brasile, che ha un’economia severa, una Smart d’importazione costa 35.000€!!), se vogliamo legalizzare le droghe punendo solo chi la usa togliendo il tal modo i finanziamenti ad una malavita e svuotando le carceri, se vogliamo mandare a casa la guardia di finanza creando un sistema fiscale automatizzato con un’aliquota del 10% che è più che sufficiente in uno Stato che crea la propria moneta invece di mendicarla alle Banche mondiali, se vogliamo i casini aperti, se vogliamo uno Stato sociale, se vogliamo gli F35 al posto degli Ospedali, se vogliamo privatizzare l’acqua, se vogliamo la Tav, se vogliamo gli Yankee e la Nato a Sigonella e i sottomarini nucleari alla Tavolara. Informare la popolazione che la creazione e gestione del denaro in modo indipendente, toglierebbe 700 miliardi di costi annui; a questo punto un referendum sulla sovranità monetaria avrebbe risultati scontati.
Richieste semplici, che cambierebbero l’Italia in un mese, ma se le vogliamo in 10, non cambia nulla; se lo vogliamo il 10 milioni, forse si. Fratelli d’Italia (e non solo i fratelli massoni) l’Italia s’è desta? Direi di no: dorme. E dormendo affonderà nel mare degli squali. Peccato, era un bel paese.
(Antonio Miclavez)


sabato 4 agosto 2012

Un uomo, una deriva.


Nichi Vendola.
Lo definirei “Un uomo, una deriva”.
L'emblema della deriva della sinistra italiana.
Completamente incapace di pensare un modello socio-economico diverso, di proporre una visione realmente alternativa al neo-liberismo dominante, di rispondere concretamente alle esigenze del popolo italiano (ma in generale dei popoli del mondo).
Nichi Vendola rappresenta la visione antropomorfizzata di un'agonia. L'agonia del pensiero alternativo dei partiti cosiddetti di sinistra.
E non è un caso che sia così.
Per chi non lo sapesse, Nichi Vendola, leader attuale di SEL, faceva parte di quella “rifondazione” Comunista che pretendeva di rappresentare in parlamento gli interessi dei lavoratori e delle classi subalterne italiani. Quella stessa “rifondazione” Comunista che ha approvato le prime misure legislative che hanno dato avvio alla precarizzazione del mondo del lavoro italiano. Misure che hanno contribuito, insieme alle altre dinamiche, a ingigantire il divario sociale tra i possessori di ricchezza e i lavoratori salariati. Quello stesso Vendola che faceva parte di quei governi che hanno dato avvio alla privatizzazione selvaggia del patrimonio statale e delle aziende pubbliche di questo paese, compresi i beni comuni. Quegli stessi governi che hanno dato il via libera (senza peraltro approvazione parlamentare) ai bombardamenti in Serbia e l'occupazione del Kosovo. Quegli stessi governi che hanno garantito l'ingresso nell'euro e nella “cornice” europea, forma moderna di dittatura oligarchica della finanza e delle banche, che ha favorito la sostanziale deindustrializzazione del nostro paese.
Cosa avrà da dirci di più di quello che ha fatto questo sommo poeta del nulla?
Cosa vorrà proporre agli italiani? Quale alternativa allo sfacelo economico verso il quale galoppiamo a tutta velocità?
Un accordo organico e politico/programmatico con il PD e l'UDC, per creare le condizioni di una vera alternativa in Italia.
Ma non era la stessa proposta dei governi Prodi (e D'Alema)? Ma non è stato appunto grazie (anzi a causa) di quei governi che il paese è andato alla deriva? Non sono stati proprio quei governi ad “indorare” una pillola indigesta con la promessa di future conquiste sociali ed economiche?
E' facile adesso dare la colpa ai vent'anni del potere berlusconiano. E presentarsi come i salvatori della patria. E' facile far passare l'idea che gli sconquassi economici di oggi siano solamente l'effetto delle politiche di centro-destra. Il fumo negli occhi degli italiani del berlusconismo e dell'anti-berlusconismo ha oscurato per un vent'ennio la verità fondamentale del nostro paese e del potere europeo (ed atlantico): non esiste nessuna differenza di fondo tra gli schieramenti politici parlamentari (presenti oggi e ieri nei parlamenti italiani).
Deindustrializzazione italiana.
L'incapacità di questa classe politica nel suo complesso a rendersi autonoma rispetto ai poteri forti internazionali (rappresentati egregiamente e trasversalmente in tutto l'arco costituzionale) non solo è stata tenuta nascosta con una finta “lotta” tra centro-destra e centro-sinistra, ma anche con la capacità magistrale di far passare praticamente sotto silenzio tutte le “riforme” cruciali che hanno determinato gli sfaceli di oggi.
E oggi, il poeta del tavoliere viene qui e vorrebbe farci lezioni di democrazia? Vorrebbe regalarci speranza? Vorrebbe farci credere che esista una via d'uscita affidandoci proprio a coloro che ci hanno affondato?
Vogliamo parlare del PD?
No, meglio di no, per carità.
Il PD è "il simbolo del peggio del peggio del peggio, l’epitome di tutta quella complessa sinergia fra ignoranza, supponenza, e bramosia di potere, che ha distrutto il paese che amo" (Alberto Bagnai).
E' inutile.
Come è inutile qualsiasi forza politica o movimento che proponga come alternativa l'alleanza con questo cancro italiano. Che NON propone una alternativa al neo-liberismo, ma che al contrario appoggia in parlamento proprio un governo (tecnico? Aahahahahhahahah) espressione diretta del pensiero neo-liberista. Che NON propone nessuna risoluzione concreta del problema del debito italiano (non a caso non ho scritto pubblico, leggete Bagnai) se non quella di svenderci come paese ai fondi privati (MES), alle regole assurde del Fiscal Compact, ai mercati dei titoli (e dei capitali), alla potenza economico-produttiva tedesca e francese, regalando di fatto le scelte decisionali più importanti in mano ad un gruppo oligarchico di tecnocrati non eletti democraticamente (e quindi illegittimi).
La democrazia così è solo un bluff. Un inganno bell'e buono.
Con quale faccia questi signori ci vengono a propinare soluzioni che NON affrontano i nodi cruciali dei problemi che l'Europa (e il mondo occidentale nel suo complesso) oggi vive? Con quale credibilità ci vengono oggi a spiegare che una maggiore integrazione politica ed economica europea sia la soluzione ad un problema che proprio questa integrazione ha causato?
Come fa un uomo che si dice di sinistra, che si dice dalla parte dei deboli e degli sfruttati, che di dice difensore di diritti e libertà, che auspica un mondo più equo e sostenibile, appoggiare proprio quei poteri contrari a questi principi?
Nichi Vendola, ci è o ci fa?
Sinceramente io ne ho le palle piene di questa gente. Non so voi, ma io NON ci sto.

(Francesco Salistrari)

giovedì 2 agosto 2012

L'Ilva di Taranto: paradigma di schiavitù e morte.


Come si possono bruciare otto ore del proprio tempo, ogni santo giorno, fra miasmi velenosi, rumore e frustrazione, nell’occupazione di un lavoro senza sbocchi, privato di ogni passione e di crescita umana? Sarebbe meglio farla finita per sempre!
Il nostro tempo e la qualità della vita, sono i beni più preziosi che abbiamo e li dobbiamo custodire gelosamente, e nessuno ce li può sottrarre; tanto meno ad un prezzo così alto. La vita dell’uomo “dell’Ilva di Taranto non ha alcun senso e valore. Non conta un cazzo! Domani, dopo trentacinque anni di inutile e duro lavoro (se mai ci arriverà), non sarà altro che uno fra i milioni di minchioni che hanno sacrificato la loro esistenza sull’altare dell’industrialesimo pagano.
L’uomo “dell’Ilva di Taranto, ha una percentuale altissima di ammalarsi di cancro, e quindi, di morire. Per lui, sarebbe il male minore, ma per i suoi cari, una vera tragedia. Un uomo, può donare la sua vita per nobili ideali, ma non per gli sporchi interessi di quattro papponi crilinali, ignoranti e inquinatori.
L’uomo ragionevole, muore per un calcio sferrato dal suo cavallo o per essere caduto ubriaco dal fienile o, colpito da un fulmine in una notte di tempesta, mentre cerca di radunare il suo gregge di pecore. L’uomo ragionevole, muore annegato, dopo essere caduto con la sua bicicletta in un fossato, di notte, tornando dall’osteria verso casa – muore di fatica, dopo avere dissodato, con la sola forza delle sue braccia, un campo di patate. L’uomo ragionevole, muore soffocato dall’ultimo boccone della sua cena o, avvelenato dalla puntura di una vipera – muore per un colpo di pugnale al cuore, sferratogli dal suo acerrimo nemico, per una parola di troppo. L’uomo ragionevole, muore da uomo, perché la memoria delle sue azioni, sia da conforto per tutti quelli che lo hanno amato.
La morte dell’uomo “dell’Ilva di Taranto”, si consuma dentro il vuoto, di un’esistenza inutile e la sua memoria, non é che un brivido freddo dentro il cuore dei suoi famigliari.
L’uomo ragionevole cerca l’autonomia e la libertà, in una condizione di autenticità e di qualità della vita. Non c’è motivo al mondo, tale da costringerlo a lavorare all’Ilva di Taranto. Meglio sarebbe per lui, vivere di espedienti e trovare ristoro, nel freddo di una baracca di lamiera e cartone. Meglio sarebbe per lui, che fosse la carità, a soddisfare i suoi bisogni, e le notti stellate, i suoi sogni.
Io amo l’uomo dell’Ilva di Taranto, e nutro per lui un’infinita pena, ma non sarà certo questo mio romantico e cristiano sentimento, che potrà riscattare la sua esistenza. Conosco e comprendo perfettamente, i motivi che l’hanno spinto ad una scelta tanto estrema, ma alla fine, non lo posso e non lo voglio giustificare.
L’uomo dell’Ilva, si deve ribellare e riappropriare dell’unica cosa che è capace di produrre miracoli, e in grado di riesumare autentiche passioni e vere motivazioni: la terra.
La terra, è il vero potere; il solo potere al quale possiamo serenamente sottometterci sapendo che, domani, per noi sarà un altro giorno, un giorno nuovo, pieno di aspettative e di speranze, di sana fatica e sereno riposo. L’uomo della terra, ha il potere di riconvertire la schiavitù in libertà, il lavoro in fatica, la frenesia in pace, lo  smarrimento in consapevolezza e la morte nella vita. Oggi, il suo respiro è profondo, e i suoi nervi scattanti. Armonia ed equilibrio, fanno danzare la sua anima, fra campi di grano e prati erbosi, e la vita, nel sentimento della fede, si riconcilia con il mistero della morte.
L’uomo dell’Ilva di Taranto deve decidere adesso, se essere uno schiavo del nulla, o un uomo libero della terra. Domani, sarà per lui, troppo tardi.
Gianni Tirelli

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