mercoledì 17 marzo 2010

Ipocrisia.












L'ipocrisia fa male.
E' come una ferita che non si rimargina più.
E fa ancora più male quando sei costretto ad usarla come scudo.
Viviamo in un mondo che ci insegna ad essere ipocriti, a sorridere a comando, a compiacerci l'un l'altro per nulla.
Siamo come pecore pronte alla tosatura. In fila. Bianche e contente.
Ipocriti si diventa o si affonda.
Nell'anonimato, nella solitudine vuota delle nostre stanze.
Ipocrisia non è dire bugie agli altri.
Ipocrisia è dirle a se stessi per non sentirsi soli.
Ipocrisia è sopravvivere in un mondo di sopravvisuti, di profughi e viandanti.
Ipocrisia è guardarsi allo specchio e vedere solo il muro.

(Francesco Salistrari, 2010)

venerdì 12 marzo 2010

Overdose.












Siamo drogati.
Tutti quanti.
Mentre qualcuno si arricchisce vendendoci la droga.

Che si chiama talk show.

Grande Fratello.

Telegiornale.

Siamo tutti assuefatti a questo stile di vita.

E non ci importa se qualcuno muore per permettere a noi di vivere nell'agio.
Non ci importa se miliardi di persone vivono di nulla solo per dare ai nostri figli
la playstation per giocare.
Il computer per scaricare la musica da internet.

Non ci interessa sapere dove cuciono i nostri vestiti, assemblano le nostre auto,
impacchettano il nostro cibo.
Siamo drogati e quindi non facciamo domande.

Compriamo la nostra dose e siamo contenti.

Felici di avere una casa, una macchina, il viaggio prenotato, il cellulare touch screen.

Felici di fare regali a natale.
Di brindare insieme alle nostre famiglie.

Siamo drogati e non ce ne accorgiamo.

Potremmo andare in overdose, ma gli spacciatori questo, non ce lo diranno mai.

(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 11 marzo 2010

Sabbia e vento.











Sento sabbia e vento sul viso, taglienti come rasoi.
E non riesco a scorgere le ombre davanti a me.
Oscurato è il mio cammino tra voi.
C'è qualcosa di meschino in tutto questo.
E la vostra finta compassione mi infastidisce.
Mi logora.

Sabbia e vento sono il mio destino e quello del mio tempo.
E lo condivido con voi, che fate finta di non vedere.
Ciechi e ottusi, come tutti,
me compreso.
Ci è stato negato il futuro eppur non volete ammetterlo.
Vi limitate a biasimarmi continuando a non capire nulla di me.

Sabbia e vento sono il mio destino.
Questo è il mio tempo.
Il vostro è già passato e credete di vivere nel futuro.

(Francesco Salistrari, 2010)

mercoledì 10 marzo 2010

Odio vs Odio.















Non piango per voi o le vostre anime.
Non ho più compassione nè pietà.
Misericordia, amore...
Sono parole cancellate dal mio cuore da tempo.

E ricambio il vostro odio con l'odio.

L'odio con il quale lasciate morire i bambini africani.
Con lo stesso odio con il quale distruggete le foreste.
Con il quale vendete la droga.
L'odio con il quale armate i vostri fucili.

Non posso piangere per voi, nè perdonarvi.
Non possono porgere un'altra guancia che non ho.
Ho solo il mio cuore straziato da opporvi.
Ed un cuore sanguinante è più potente di mille fucili.

Ricambio il vostro odio con l'odio.
L'ultimo sentimento che questa umanità al declino è capace di provare.


(Francesco Salistrari, 2010)

lunedì 8 marzo 2010

Pupazzo di neve.


Folgori e tuoni dal tuo cielo buio,

pioggia e grandine cadono dal cuore,

fango e ghiaccio sui tuoi piedi.


Sei fradicio di nostalgia ghiacciata,

sei il fiocco di neve congelato a terra,

ed il calore non ti ridarà vita.


Tuoni e fulmini sulla tua testa persa,

amore come neve, freddo e candido,

amore come ghiaccio, tagliente e indifferente.


C’è la tormenta che imperversa

e scappi inutilmente da questo freddo,

tempo selvaggio di un cuore malato.


Sulla tua vita c’è l’inverno rigido,

di sale e fango, di neve e freddo,

sulla tua vita è caduta la coltre del rimpianto.


Nuvole nere addensano il tuo futuro contorto

e neve sferzante sfregia il tuo viso,

sei il pupazzo di neve che vedi laggiù.


Hai il naso di carota ed il cappello,

la sciarpa rossa ed i guanti di lana.

Sei tu il pupazzo che vedi.


Presto arriverà di nuovo il sole,

ma tu sei un pupazzo di neve

e ti scioglierai nella calura che verrà.


Di te resteranno solo pochi oggetti

ed il ricordo di un freddo terribile.

L’inverno è passato e quel pupazzo con lui.


(Francesco Salistrari, 2003)


venerdì 5 marzo 2010

Lettera di un condannato.












Una cella buia senza uscite,
senza finestre,
fatta di lucido metallo freddo.
Tutto intorno.
Sento i rumori del mondo solo nella testa,
non c'è acustica qui.
Così lontano è il parlottìo della gente.
E' quasi grottesco averlo desiderato un tempo.
Quando si è costretti tutto è diverso!
E tutto ciò a cui prima si dava poca importanza,
all'improvviso diventa vitale.
Un ricordo, un'immagine,
un suono lontano nella testa,
divengono i legacci della realtà.
Una realtà dura,
decisamente inaccettabile.
Ma la cella non svanisce e con essa le colpe,
innumerevoli.
E poco contano il rimorso o il rimpianto.
Perchè tanto nessuno è disposto a crederti.
La cella è un giudizio espresso.
E' la condanna che solo la morte può estinguere.
Forse siamo ciò che facciamo,
o è ciò che facciamo che ci fa essere ciò che siamo.
O forse è solo destino.
E allora è inutile dare la colpa
a chi mi ha rinchiuso in questa cella.
Imprecare servirebbe solo
a peggiorare questa lenta agonia.

(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 4 marzo 2010

Il Sole.












Chiudo gli occhi e vedo il sole,
i suoi raggi obliqui,
dita miracolose da cui sgorga la vita.

Chiudo gli occhi e vedo il colore della luce,
che è senza colore,
e che è tutti i colori.

Se chiudete gli occhi quando è notte
il sole, lo si può solo sognare.
Quando è buio
i colori, li si può solo immaginare.

C'è freddo di fuori
e tetri sono i rumori,
bianchi, diafani fantasmi nell'ombra.

L'ovatta del mondo è la coperta che tutto ricopre.
E' il manto che tutto nasconde.

C'è il gelo di fuori
ed ogni cosa è un cimelio.
Fragile cristallo simulato.

E' notte di fuori
e tutto è spento.
Muto schermo a nevischio.

Chiudo gli occhi e la luce riappare.
Possiamo anche morire,
ma il sole vivrà.

Arde ogni istante nella vita addormentata,
nel gelo cinereo,
sulla corteccia invecchiata,
nella morte incartapecorita.

C'è la notte là fuori.
Ma se chiudete gli occhi, domani,
il sole sarà là ad aspettarci.

Impaziente dolce bambino.

(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 2 marzo 2010

Cosa sto facendo adesso?















Molti credono di sapere qualcosa di me.
Alcuni ne parlano, giudicano, ipotizzano. E molti credono di sapere chi hanno di fronte.
Non esagero nel dire che tutti si sbagliano.
Potreste credere di conoscermi pur solo leggendomi, o anche leggendomi. E le parole che scrivo per molti potrebbero vestirsi di significati particolari.
Vi assicuro che non è così.
Potrei essere qualunque persona, ombra tra le ombre, senza volto.
Potrei essere la vostra coscienza o la coscienza di un folle, o la follia divenuta coscienza.
E a tutti potrei raccontare solo bugie.
Sta a chi crede di conoscermi, credermi.
Sta a chi crede di guardarmi, scorgermi.
Eppure non è così semplice.
Sapeste com'è difficile penetrare a fondo nel cuore di una persona!
Si vivono vite intere senza conoscersi realmente.
L'uomo buono è assolutamente indistinguibile dall'uomo malvagio.
Del resto, chi è deputato a stabilire cosa è male, cosa è bene?
Siamo troppo simili per comprenderci.
Siamo esseri troppo complicati da poter funzionare davvero.
La semplicità è quasi sempre una virtù.
In questo caso, l'unica virtù.
Ci specchiamo l'un l'altro ogni giorno rinfacciandoci quella virgola fuori posto. Senza capire realmente ciò che stiamo facendo.
Ecco, ad esempio, sapete dirmi cosa sto facendo adesso?

(Francesco Salistrari, 2010)

mercoledì 24 febbraio 2010

Ronzio nella testa.













Il viso che mi guarda da un sogno, non è più il suo.
E forse non lo è mai stato.
Troppo tempo è passato.
Trope cose.
Troppa pioggia ha lavato queste strade.
Le sue mani dolci che mi accarezzavano, restano attimi scolpiti nella pietra.
Le sue parole, la sua voce, la sua dignità, qualcosa di speciale.
E quel suo sorriso, capace di accendermi in un tocco.
Di consentirmi di afferrare la vibrazione del mondo, altrimenti inafferrabile.
Son tante le cose che ricordo e tante quelle che ho scordato.
Ed il rimpianto m'inchioda al mnuro delle mie responsabilità.
Troppa strada ho messo tra te e me.
Troppo son cambiato.
Troppo stupido, lo sono sempre stato.
Capace di non capire che il tuo era lo sguardo dell'eternità.
Capace di confondere l'acqua con la sabbia.
Capace di essere incapace.
Cieco a non vedere in te la luce che avrebbe reso la mia vita un giorno senza notte.
Sordo a non comprendere che le tue erano le uniche parole che avrei voluto sentire.
Perdonami se puoi.
Perchè io, credo, non riuscirò mai a farlo.

(Francesco Salistrari, 2010)

sabato 20 febbraio 2010

E lo sai...















Non ci sono occhi che non possano amarti,
pur solo guardandoti.

Labbra che non possano bramarti,
pur solo dischiudendosi distanti.

Sei il vento che entra dalla finestra
e spazza la polvere.

Sei la spuma delle onde
ed il sale del mare.

Non ci sono mani che non vorrebbero toccarti,
pur solo sfiorandoti.

Non esiste anima che non resti folgorata
da un tuo semplice sorriso.

Seri sangue che ribolle e lo sai.
Sei lacrima che luccica e non ti interessa.

Quando ti ho conosciuta il mio cuore si è fermato.
Da allora non ha ripreso a battere ancora.

mercoledì 17 febbraio 2010

A volte...ma solo a volte.












A volte è come rimanere solo in ogni istante.
Come piangere e non capire il perchè.

A volte...ma solo a volte, è come camminare e non arrivare mai.

Gridare senza che nessuno ti senta.
Come saper volare, ma aver dimenticato come si fa.

A volte...ma solo a volte.

Quando il tempo piange ed il giorno invecchia.
Quando ti rannicchi nei rimorsi.
Quando il cielo si stringe e non riesci a respirare.

A volte...ma solo a volte.

E' come cadere e non toccare terra.
Come sorridere, ma senza sorriso.
Come guardare e non vedere niente.

Negli occhi scuri della notte non c'è ragione.
Perchè nel buio non esiste colore.

A volte...ma solo a volte.

Quando un telefono squilla e nessuno risponde.
Non c'è verità nel cuore della gente.
Perchè nel sonno anche i sogni svaniscono.

(Francesco Salistrari, 2010)

lunedì 15 febbraio 2010

Il grande vecchio.











Il cielo a volte sembra stanco come un vecchio.

Sembra quasi riflettere su questa umanità che scorge dall'alto.

Ed il mondo si cancella in questa striscia d'oriente.


La luna, sua compagna di sempre, sembra quasi triste nel gettare luce sulla notte che incombe.
Viso graffiato dal tempo e dagli inganni.

E la sua voce si inabissa su questo specchio d'incanto.
E noi, inconsapevoli, le rispondiamo ogni giorno.

Il cielo, a volte, sembra quasi come un vecchio.
Che si appoggia al suo bastone e riprende fiato.
Sembra esser perplesso da ciò che succede.
E l'unica cosa che può fare, è stare a guardare.

E questo sogno si scioglie su banchise lontane.
Simile a mare spumoso smosso dal vento.

(Francesco Salistrari, 2010)

sabato 13 febbraio 2010

Camminare.















Un vecchio stanco che cammina per strada,
occhi distanti,
rughe come carta strappata.

Gli anni son passati,
troppo presto,
troppo uguali a se stessi.

E la sofferenza ha disegnato i suoi lineamenti,
spietata scultrice del volto della gente.

Quanti chilometri hanno percorso le sue gambe!
Quante albe e tramonti hanno scorto i suoi occhi!
Quante volte il suo petto si è alzato e abbassato,
mai domo.

La vita gli è scivolata via una goccia alla volta,
simile ad un rubinetto difettoso.

E' questa la vita.
Per lui e chiunque altro.
Continuare a camminare è la sola cosa che possiamo fare.


(Francesco Salistrari, 2010)

giovedì 11 febbraio 2010

Neoplasia d'amore.






Tocco le cose e, simile a Medusa, le trasformo in pietra,
i miei capelli serpenti,
i miei occhi dardi avvelenati,
la mia bocca alcova di maleficio.
Catene sono le aspettative degli altri,
catene sono i loro sorrisi bugiardi,
la loro finta comprensione.
Sono il cancro malato dei sentimenti degli altri.
Prima o poi questa neoplasia finirà con l’uccidere anche me.

(Francesco Salistrari, 2010)

martedì 9 febbraio 2010

Gemelli per sempre.















Amare, morire.

Identica sorte per l'anima.


Morire, amare.

Entrambi un soffio sperso nell'aria.


Entrambi una condanna e un favore.

Entrambi tremendi e meravigliosi.

Entrambi ricompensa.

Entrambi castigo.


Condannati a morire o ad amare.

Qual'è la differenza?


Amore. Morte.

Indistinguibili perché destinati ad essere eterni.


(Francesco Salistrari, 2010)


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